Julian Alaphilippe festeggia il successo a Bagnères de Luchon © Quick-Step Floors - Getty Images
Julian Alaphilippe festeggia il successo a Bagnères de Luchon © Quick-Step Floors - Getty Images

Julian, dicci se si pois farci amare come siamo

Una maxifuga porta il Tour de France sui Pirenei, e a Bagnères de Luchon vince di nuovo Alaphilippe. Quinto Pozzovivo, no contest tra i big, caos gendarmi

Non lo dirà certo Julian Alaphilippe, che a Bagnères de Luchon ha centrato un’altra splendida vittoria nell’arco di una stagione che per lui sta assumendo i contorni dell’indimenticabilità; né lo diranno gli altri fuggitivi di giornata, che in ogni caso ci hanno provato, e alcuni di loro anche risalendo un po’ in classifica, in quella zona grigia che sta oltre il decimo posto, ma ben prima dello sbraco: è il caso di Damiano Caruso, oggi 16esimo della generale, o di Domenico Pozzovivo, che entra in top 20 (20esimo, proprio). Per entrambi la top 10 è lontanissima in termini di minuti, e un’altra maxifuga da una decina di minuti – quand’anche venisse attuata – potrebbe non bastare al siciliano per rientrarci. Resta comunque per lui la possibilità di chiudere tra i 15 un Tour de France iniziato nei panni del gregario: più che degna partecipazione, quindi. Stesso discorso per Pozzovivo, sostituendo nel ragionamento il numero 20 al 15.

Un’altro che non lo dirà sarà senz’altro Geraint Thomas, che supera indenne un’altra giornata piena di insidie, non foss’altro perché la prima delle tre tappe pirenaiche, per di più dopo un giorno di riposo, poteva comunque rivelarsi traditrice per qualcuno. Così non è stato, e l’attuale maglia gialla si ritrova 24 ore più vicina al sogno di una carriera (e di una vita). Né lo dirà Peter Sagan, che senza colpo ferire conquista la sesta maglia verde in carriera, a patto di portare la bici a Parigi naturalmente.

Ma tutti gli altri sì, potranno dirlo. Cosa? Esattamente questo: che giornata inutile! E nel “tutti gli altri” possiamo ricomprendere anche gran parte del pubblico, che magari si aspettava se non altro qualche schermaglia tra i big, e si è ritrovato con l’ennesima tappa interlocutoria di un Tour interlocutorio tout-court, almeno fin qui. Vedremo se domani cambieremo radicalmente idea su questa edizione della Boucle, ma fin qui il pollice resta verso.

 

I gendarmi danno grande spettacolo…
Per far partire una fuga grande ci vuole uno spazio grande! Così avrebbe detto il tizio della pubblicità tanti anni fa, e non avrebbe detto male: 47 uomini all’attacco sono uno sproposito, e per muoversi hanno dovuto aspettare appunto lo sproposito del chilometro 100, oggi nella 16esima tappa del Tour de France 2018, la Carcassonne-Bagnères de Luchon, 218 km totali, prima frazione dell’atteso trittico pirenaico.

Fino a quel punto, non è che non fosse successo niente: media altissima (47.7 nelle prime due ore di gara), tanti tentativi che hanno visto molto attivi i soliti Warren Barguil e Julian Alaphilippe, impegnati nella lotta per la pois (un punto Gpm a testa per i due, sulle due piccole côte di inizio percorso), una breve azione solitaria anche di Damiano Caruso, il ritiro dell’acciaccato Tim De Clercq (Quick-Step Floors), ma soprattutto un evento che definire clamoroso è poco: una protesta di alcuni agricoltori, esplicitata con il piazzamento di diverse balle di fieno a dimezzare di fatto la carreggiata, e con un sit-in degli stessi manifestanti, è stata sgomberata con le cattive da una géndarmerie in versione ultrafascio.

Di fatto, quel che non sarebbero riusciti a fare i pochi contadini contestatori, ovvero bloccare la corsa, son riusciti a farlo alla stragrande i poliziotti dalla faccia cattiva: per disperdere quei quattro disperati, i brutos in divisa hanno usato spray urticanti al pepe. La genialità della manovra (del tutto coerente con l’andazzo generale, in Francia in Italia e dappertutto, diciamolo pure) si è esplicata nel momento in cui lo spray al pepe è finito negli occhi dei corridori del gruppo che passava in quegli istanti. Caos su caos, i ciclisti son dovuti correre all’auto del medico o alle ammiraglie per sciacquarsi copiosamente la faccia o farsi in qualche modo soccorrere con del collirio, e la corsa è stata fermata per un quarto d’ora abbondante. Occorrono troppe parole per definire tutto ciò?

 

Una fuga enorme, e per Gilbert una caduta paurosa
Al km 100 allora ecco la fuga, 44 su cui sono rientrati poco dopo altri 3 uomini, per un totale di 47. Su queste pagine siamo abbastanza folli, come sapete (e se avete letto il titolo di quest’articolo ne avrete avuto l’ennesima conferma…), ma non al punto da appiopparvi un elenco di tal fatta, per cui andiamo a saltelli: tra i 47, presenti Warren Barguil con altri 4 Fortuneo-Samsic (la squadra più massicciamente presente); la maglia bianca Pierre-Roger Latour con altri due AG2R, Guillaume Martin (Wanty-Groupe Gobert) con un compagno, Damiano Caruso e Greg Van Avermaet con Tejay Van Garderen a completare un interessantissimo terzetto BMC; Bauke Mollema e altri tre Trek-Segafredo; un tris di Bahrain-Merida composto da Domenico Pozzovivo e dai fratelli Izagirre; l’accoppiata Quick-Step Julian Alaphilippe-Philippe Gilbert; Daniele Bennati più due altri Movistar; Adam Yates scortato da Mathew Hayman (Mitchelton-Scott); Robert Gesink (LottoNL-Jumbo); tanti altri.

La fuga ha preso subito un margine prepotente, è transitata dal traguardo volante di Saint-Girons al km 124, e qui Peter Sagan (Bora-Hansgrohe) ha vinto senza far nulla la maglia verde: dato che infatti i suoi più immediati inseguitori non hanno fatto punti, matematicamente lo slovacco ha conquistato la relativa classifica, dato il margine incolmabile che aveva già messo insieme nelle prime due settimane di gara. I suoi più immediati inseguitori non hanno fatto punti nel senso che non erano in fuga, e addirittura uno di loro – Arnaud Démare (Groupama-FDJ) – si trovava ampiamente staccato dal gruppo e più vicino al fuori tempo massimo (comunque evitato alla fine) che al resto del gruppo.

Le salite vere si trovavano a fine tappa, e sono state approcciate con un vantaggio di circa 7′ sul gruppo, e con Philippe Gilbert che, giocando d’anticipo, aveva allungato in vista dell’approdo al Portet d’Aspet. Il Vallone Aerostatico è salito sulla celebre (anche tristemente, pensando a Fabio Casartelli) salita con un minutino sul gruppetto dei fuggitivi, il quale intanto perdeva tantissimi pezzi metro dopo metro. Al Gpm Alaphilippe ha bruciato Barguil nella volata per il secondo posto e ha proseguito da solo, ma il brivido maggiore l’abbiamo vissuto in discesa, laddove Gilbert è caduto oltre un parapetto di pietra, nel vuoto (un salto di oltre due metri!).

Il belga è stato in realtà bravissimo a cadere, pur dopo aver sbagliato traiettoria all’ingresso di una curva a sinistra a 60 km dal traguardo: Philippe ha sganciato il piede dal pedale, e una volta assodato mentalmente che non avrebbe evitato la caduta, ha cercato un assetto che gli permettesse un impatto il più possibile controllato sul basso muretto. Una volta colpito il parapetto, e catapultatosi in avanti, ha poi scaricato la maggior parte dell’energia cinetica con le mani sul parapetto stesso, finendo poi oltre. In questo modo la velocità di atterraggio, più di due metri più giù, è stata molto minore di quanto avrebbe potuto essere, e di fatto il grande belga è risalito dal piccolo burrone con danni apparentemente limitati (escoriazioni), e pronto a riprendere la bici e ripartire, non prima di aver mandato un pollice di ok alla telecamera, rivolto ai cari a casa. Momenti di gran paura, comunque. Il ritiro per Gilbert sarebbe comunque giunto a sera, quando a freddo sono emersi problemi al ginocchio sinistro (tra cui un’emorragia), da cui la decisione di non ripartire domani. Più che mai meritato il numero rosso di supercombattivo di giornata con cui è stato premiato a fine tappa, in ogni caso.

 

Caruso ci riprova, il gruppo dorme parecchio
In discesa Alaphilippe è rimasto solo per un po’, quindi si è ricomposto un gruppetto da cui più avanti, ai piedi del Col de Menté (a 54 km dalla fine e a 7 dalla vetta), Barguil – pure lui era caduto sulla discesa del Portet d’Aspet – ha ispirato un contrattacco a cui hanno prontamente risposto Robert Gesink e Damiano Caruso. Il siciliano della BMC è stato molto bravo a stare sempre nel vivo della corsa, e la sua presenza in quest’azione lo conferma: avrebbe potuto essere l’allungo buono, era quindi il caso di restare agganciati. Barguil si è presto staccato, su un forcing di Gesink a 6 dalla vetta, e i due superstiti hanno proceduto in splendido accordo fino in cima, mentre il margine sul gruppo maglia gialla si dilatava ulteriormente, fino a sfondare il muro degli 11′.

In vista del Gpm però un gruppetto di altri fuggitivi ha rimesso nel mirino i due battistrada, e tra questi (c’era anche Pozzovivo) è stato ovviamente il solito Alaphilippe a esibire lo spunto migliore, andando a superare Gesink e Caruso proprio sul traguardo Gpm, per prendere i punti che gli servivano a mettere in cassaforte la maglia a pois per un’altra giornata (33 lunghezze di vantaggio su Barguil già dopo il Menté, destinate a diventare 49 a fine giornata).

In discesa Alaphilippe ha nuovamente allungato, poi su di lui s’è portato Gregor Mühlberger (Bora), quindi nel fondovalle prima del Portillon sono rientrati – tra una schermaglia e l’altra nel sempre più folto drappello – altri uomini, fino a comporre – a poco più di 30 km dalla fine – un gruppo di 17 unità, quello da cui sarebbe uscito il vincitore di giornata; e a questo punto possiamo citarli tutti, questi 17: Alaphilippe e Mühlberger li abbiamo appena riportati; Gesink e Caruso ovviamente c’erano, e c’erano anche Domenico Pozzovivo con Gorka Izagirre, Guillaume Martin, Latour col compagno Mathias Fränk, Yates, Marc Soler  e Andrey Amador per la Movistar, Michael Valgren (Astana), Rudy Molard (Groupama-FDJ), Mollema, Barguil e infine Jelle Vanendert (Lotto Soudal). Tutti gli altri componenti del gruppone di 47, staccati o direttamente dispersi. Il gruppo maglia gialla, tirato sempre dagli Sky (Luke Rowe, poi Jonathan Castroviejo), si è trovato a questo punto a oltre 12′ dai primi, un distacco troppo esagerato perché qualcuno decidesse di lasciarlo crescere ancora: detto fatto, la Movistar per un tratto ha rilevato i bianco-orcati al comando del gruppo, dando una discreta limata al gap.

 

Su e giù dal Portillon, Yates attacca e cade, Alaphilippe festeggia
Partiamo subito dal dire che il lavoro della Movistar non era prodromico per alcunché di rilevante ai fini della classifica: un accenno di allungo di Mikel Landa praticamente in cima, a un chilometro dal Col du Portillon, ultima ascesa di giornata, e stop. Dietro all’alavese si è mosso Chris Froome per primo (e non Geraint Thomas: interessante), ma poi tutti i big si sono accodati ed è finita lì; in precedenza, lungo la salita, giusto un paio di scatti di Jakob Fuglsang (Astana) e Ilnur Zakarin (Katusha-Alpecin), nient’altro. Tutto rinviato a domani.

Invece per la vittoria di giornata, tutto aperto e battagliato. Subito out Barguil, quindi Fränk (che lavorava per Latour); il primo affondo è stato di Valgren (con Molard a ruota), ma non ha portato da nessuna parte. Gesink, rientrato con Pozzovivo prima di tutti gli altri ai -17 (e -7 dalla vetta) su Valgren, ha subito proposto un contropiede col lucano della Bahrain; i due sono andati, quindi sono stati raggiunti prima da Mollema (ai -15), poi da Gorka Izagirre, Soler e Yates ai -14. Infine è riuscito a rientrare anche Alaphilippe, ma non appena Yates lo ha visto, ha pensato bene di sgasare al contrattacco: mancavano 13 km al traguardo, e il britannico della Mitchelton prendeva il largo.

L’azione del gemello è stata notevole e gli ha permesso di guadagnare in fretta un mezzo minuto sui primi inseguitori, mentre il gruppetto di Caruso era a quasi un minuto; solo in vista del Gpm, more solito, Alaphilippe ha allungato sugli altri (ultimo a mollarlo, Pozzovivo), e per converso ha accorciato sul battistrada: in discesa Yates si trovava a gestire 15″ di margine sullo scatenato francese a pois, il quale si è prodotto in un furioso inseguimento su una picchiata che non mancava di insidie, prima fra tutte la presenza di tratti umidi alternati a tratti perfettamente asciutti.

Sarà stata la pressione crescente che sentiva alle sue spalle, sarà stato un semplice errore indipendente da tutto il resto, fatto sta che su una curva a sinistra ai -7 il primo uomo (in corsa… comunque sì: Adam) è scivolato. Il tempo di rialzarsi e rimettersi in sella, che Alaphilippe gli passava accanto evitando di fare ciao ciao con la manina, anche se avrebbe potuto. Al contrario, Julian per qualche secondo ha indugiato, non riuscendo a decidere se fosse il caso di aspettare lo sfortunato Yates, o tirar dritto. Dopo qualche tentennamento, il francese ha optato per l’unica soluzione sensata: tirare dritto.

Ed è andato, con pieno merito, a cogliere il suo secondo successo di tappa in questo Tour che lo vede decisamente tra i protagonisti. Izagirre, rientrato con Mollema su Yates, ha preceduto Adam, centrando il secondo posto (quinta piazza d’onore per la Bahrain in questa Boucle) a 15″ dal vincitore, con l’olandese della Trek che ha chiuso quarto; a 18″, quinto posto per Pozzovivo; a 37″ troviamo Gesink, a 56″ Valgren e Mühlberger, a 1’10” Soler, a 1’18” Latour e Caruso. Via via gli altri fuggitivi.

Il gruppo, aperto dal trenino Sky (Michal Kwiatkowski primo del plotone e 21esimo di giornata), ha chiuso la tappa a 8’52” dal vincitore; tra gli uomini di classifica, o più o meno tali, pagano 12″ (praticamente un buco) Zakarin e Nieve.

Nella generale tutto è sostanzialmente immutato, quindi, con Geraint Thomas davanti a Chris Froome (1’39” tra i due capitani Sky) e Tom Dumoulin (Sunweb) a occupare la terza piazza a 1’50”; quindi abbiamo Primoz Roglic (LottoNL) a 2’38”, Romain Bardet (AG2R) a 3’21”, Landa a 3’42”, Steven Kruijswijk (LottoNL) a 3’57”, Nairo Quintana (Movistar) a 4’23”, Fuglsang a 6’14” e Daniel Martin (UAE Emirates) a 6’54”.

Domani tra minitappa (Bagneres de Luchon-Saint Lary Soulan di 65 km), partenza in salita (subito il Peyresourde; seguiranno Val Louron e scalata verso il traguardo) e start con le griglie (prima si muoveranno i primi 20 della generale; poi dal 21esimo al 40esimo, e così via), l’avvio sarà abbastanza convulso ma anche il prosieguo promette scintille. Magari non direttamente legate alla questione griglie (l’innovazione rischia di restare una boutade con poca incidenza), quanto al fatto che in una frazione del genere chi vuol vincere il Tour è obbligato a fare qualcosa. Qualcosa di diverso dal nulla evidenziato oggi. Sarà dura, ma ce la faremo.

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