Tom Dumoulin a ruota di Primoz Roglic in discesa © Team Sunweb/Tim van Wichelen/Cor Vos
Tom Dumoulin a ruota di Primoz Roglic in discesa © Team Sunweb/Tim van Wichelen/Cor Vos

Dumoulin titanico, ma osando un po’ di più…

L’olandese si avvicina al doppio podio Giro-Tour, ma qualche mossa durante la 19a tappa del Tour de France non ha convinto del tutto

Da anni, ormai, gli elogi per la condotta di corsa di Tom Dumoulin si sprecano. D’altronde è chiaro, fin dai tempi della sconfitta patita per mano di Fabio Aru alla Vuelta 2015, che di corridori bravi a gestirsi come l’olandese non ce ne sono altri in gruppo. Il nativo di Maastricht sa essere a dir poco superlativo quando deve correre sulla difensiva, come abbiamo visto al Giro 2017, dove non solo ha dato un saggio di come deve agire un passista-scalatore quando è in una posizione di vantaggio rispetto agli scalatori puri, ma ha anche dimostrato, ad Oropa, di poter sfruttare la sua condotta conservativa, che lo vede non rispondere ai cambi di ritmo e riprendere, successivamente, gli avversari salendo del suo passo, per infilzare tutti quanti i rivali.

Il nativo di Maastricht, tuttavia, in questa stagione si è trovato in situazione tattiche molto particolari e diametralmente opposte rispetto a quelle che lo avevano visto protagonista in passato, sia alla Vuelta 2015 che al Giro 2017, e, in questi casi, non è riuscito a trovare il bandolo della matassa.

Verso Bardonecchia una valutazione sbagliata
La prima situazione è quella, ormai già iconica, che lo ha visto contrapposto a Chris Froome nella tappa del Giro 2018 con arrivo a Bardonecchia, che prevedeva anche la scalata del Colle delle Finestre. Qua Dumoulin, dopo aver perso le ruote del keniano sullo sterrato della mortifera salita sopraccitata, ha preferito cercare la collaborazione di Thibaut Pinot e del suo fido gregario Sebastien Reichenbach. Peccato, però, che lo svizzero sia un corridore scadente sul passo e totalmente negato in discesa, il quale, mettendosi davanti a tirare, non ha fatto altro che il gioco di Froome, che, così, è riuscito a dilatare il proprio vantaggio tra la discesa del Finestre e le dolci pendenze del Sestriere, lanciandosi verso l’impresa che tutti noi abbiamo ammirato.

Tom, in quest’occasione, avrebbe dovuto raccogliere il guanto di sfida lanciatogli da Froome e dare il tutto per tutto sulla discesa del Finestre per chiudere subito sul rivale. Impresa fattibile, viste le sue enormi doti quando la strada scende, e che gli avrebbe evitato il rammarico di aver perso il Giro perché, parole sue, “Reichenbach scendeva come una vecchia nonna”.

Anche oggi qualche mossa discutibile
Nella tappa odierna del Tour de France, in una situazione totalmente nuova per lui, Dumoulin si è mosso in modo altrettanto discutibile. Beninteso che quanto sta facendo l’olandese in questa Grande Boucle assume contorni a dir poco titanici. Il portacolori della Sunweb, infatti, sarà, verosimilmente, il primo corridore dal 1998 ad oggi, ovvero da quanto l’immortale Marco Pantani fece la doppietta, ad arrivare sul podio sia al Giro che al Tour. Tutto ciò non può essere sminuito e merita solo un applauso. Tuttavia, quanto visto oggi, ovvero un Dumoulin che, dopo un paio di scatti nemmeno troppo convinti, corre sulla difensiva inseguendo un indemoniato Roglic per tutto l’Aubisque e successiva discesa, non può che far storcere il naso.

Ma non per l’essenza del correre per il 2° posto in sé, che, per quanto sia brutto da vedere, resta digeribile in alcune situazioni. Ma per averlo fatto contro Geraint Thomas, il quale, non ce ne voglia, non è Miguel Indurain o Eddy Merckx, ma un corridore di 32 anni che, prima di oggi, non era mai arrivato nei 10 in un grande giro e per quanto, ad occhio, possa sembrare inscalfibile non è assolutamente detto che lo sia. Dinnanzi a un corridore di cui non si conoscono i limiti e con un Roglic scatenato che poteva diventare pericoloso anche per l’alfiere del Team Sky, qualora non ne avesse avuta per rispondere ai suoi continui attacchi, se Tom avesse avuto il coraggio di osare, lasciando l’onere dell’inseguimento sulle spalle della maglia gialla, non tanto in discesa, quanto, ovviamente, in salita, magari si sarebbe potuto aprire uno spiraglio anche per lui, considerando quanto il terreno, tra salita con pendenze mai troppo impervie e discesa terribilmente tecnica, era adatto a lui.

Invece il vincitore del Giro 2017 ha preferito inseguire sempre Roglic in prima persona, con le sue indubbiamente notevoli trenate, le quali fanno un gran male agli scalatori puri, ma che contro un corridore come Geraint Thomas, passista scalatore e storico vagone del Team Sky, particolarmente abituato ad andature sostenute e costanti, non hanno sortito alcun effetto se non quello di permettergli di non preoccuparsi troppo degli affondi dello sloveno. Alla fine, l’ex saltatore, è riuscito comunque ad andarsene in discesa, e, complici gli abbuoni, ha guadagnato 30″ sul capitano della Sunweb. Ora i due, alla vigilia della crono finale, sono divisi da soli 19″ e, per quanto Tom resti favorito per il 2° posto, l’esito della battaglia che vedremo domani non è certamente scontato. Poteva anche andare peggio a Dumoulin, assolutamente, ma, con un po’ di voglia di osare in più, magari, quel colpo che diceva di avere in canna per vincere la Grande Boucle sarebbe riuscito a spararlo.

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