Petr Vakoc in sella alla sua bicicletta © Justin Setterfield/Getty Images
Petr Vakoc in sella alla sua bicicletta © Justin Setterfield/Getty Images

Petr Vakoc, l’avventura continua!

Il corridore ceco tornerà in gruppo nel 2019 dopo un anno di stop: vi proponiamo la sua storia, raccontata in prima persona, dall’incidente in Sudafrica al nuovo contratto

È notizia di ieri che nel 2019 il 26enne corridore ceco Petr Vakoc tornerà a gareggiare in gruppo tra i professionisti dopo un drammatico incidente che l’ha visto coinvolto nel gennaio 2018. Il talentuoso portacolori della Quick-Step Floors in carriera ha vinto una Freccia del Brabante, un Campionato Ceco e altre corse, ha partecipato a Giro d’Italia, Tour de France e Giochi Olimpici e vanta anche una medaglia di bronzo conquistata ai Giochi Europei di Baku nel 2015.

Dopo l’incidente la squadra di Patrick Lefévère non gli ha mai fatto mancare il proprio supporto e adesso, nonostante un anno di stop, gli ha rinnovato il contratto per dargli la possibilità di tornare ad essere un ciclista professionista. Per raccontare la sua storia ed il suo percorso verso il ritorno in gruppo Petr Vakoc ha avviato un blog, Petr Vakoc 100, dal numero di giorni che mancano al suo rientro: vi proponiamo la traduzione della sua storia, dall’incidente fino alla firma del nuovo contratto.

Perché 100 giorni? Perché sto tornando!

Sono stato investito da un camion e sono fortunato di essere vivo. Dopo tre operazioni, mesi di riabilitazione e aumenti graduali dei carichi di allenamento sembra che io possa essere in grado di tornare. Non tornare solo ad una vita normale, ma tornare a correre. Il mio obiettivo è di essere di nuovo sulla linea di partenza a 100 giorni da oggi.

È un sentiero con una fine incerta, ma che è comunque una meta. Sono entusiasta di correre di nuovo. E non solo correre, vincere! Sto lavorando sodo per tornare ai livelli di prima e anche più in alto. Voglio condividere la mia storia con gli appassionati e con le persone che stanno superando ostacoli nelle loro vite. Sto iniziando questo cammino con umiltà, perché ci puoi provare davvero alla grande, ma ci sono cose che sono fuori dal tuo controllo.

Come quando vieni investito da una macchina. Puoi scegliere strade poco trafficate, pedalare con le luci accese anche durante il giorno e dare precedenza alle macchine quando sei sulla strada principale. Ma in un attimo, un guidatore distratto o la semplice sfortuna ti possono mandare a terra e la tua vita può finite. Sono grato di essere vivo, di essere in grado di tornare ad una vita normale, e nonostante alcune conseguenze permanenti di essere in missione per tornare nel gruppo.

Sicuramente non è possibile prevenire tutti gli incidente, ma sono convinto che i rischi di possano ridurre. C’è un’ostilità inutile tra guidatori e ciclisti: le persone in macchine spesso non si rendono conto di quanto sia pericoloso passare a pochi centimetri dai ciclisti. Per me, questo è stato un argomento di grande interesse negli ultimi mesi: vorrei cambiare la situazione in meglio. Magari introducendo la regola di superare i ciclista con una distanza minima di un metro e mezzo, come accade già in alcuni paesi.

Il mio obiettivo è di tornare a gareggiare a febbraio. Ho un sostegno immenso dalla squadra, ho l’opportunità di prendermi il mio tempo per tornare in saluta ed in forma, senza pressioni di mettermi alla prova nelle ultime corse dell’anno o di essere pronto subito all’inizio di quello successivo. Lo apprezzo molto, nello sport professionistico non è qualcosa dare per scontato. Quindi posso concentrare tutte le mie energie a tornare in piena forma. Se tutto andrà secondo i piani, tra esattamente 100 giorni mi attaccherò di nuovo un numero alla schiena e sarò alla partenza con il resto del “Wolfpack”.

Auguratemi buona fortuna!

25 gennaio 2018: incidente in Sudafrica
Ho la sensazione di svegliarmi da un incubo. Realizzo gradualmente come è successo. Non so dove mi trovo, cosa stia succedendo e perché sia sdraiato sulla strada. Bob Jungels, il mio compagno di squadra, è piegato sopra di me: sembra essere in shock. E il tremendo dolore alla mia schiena. Ho appena messo assieme i pezzi. Africa, ritiro, ciclismo: devo essere caduto…

Ho saputo che siamo stati investiti da un camion. Laurens! Lui è qui con noi. Come sta? Starà bene, dice Bob. L’ambulanza sta arrivando. Mi sono accorto che non sento le mie gambe, inizio ad avere paura ma in questo momento mi concentro solo a respirare. Sto provando a muovere le gambe, ci riesco appena. Per fortuna andrà bene. L’asfalto è duro per la mia schiena, non resisto più. Siamo in mezzo alle montagne, a 80 dall’ospedale più vicino. La barella non è molto più comoda, il viaggio sembra infinito, ma non voglio antidolorifici, devo controllare il mio corpo. So che qualcosa non va con la mia schiena, ma muovo ancora le gambe e voglio continuare così. Fortunatamente l’ospedale è ben equipaggiato e mi mandano a fare una TAC. Prima di ogni movimento dico allo staff dell’ospedale: “State attenti! State attenti!”.

Sto provando a mettere apposto il più possibile la parte centrale del mio corpo. Sei vertebre sono rotte, un tendine lacerato e ho una commozione cerebrale. Domani mi opereranno. Ho incontrato Laurens in Terapia Intensiva, ha il bacino rotto ma per il resto sta bene.

26 gennaio 2018: la prima operazione
Sono stato operato nel pomeriggio, non prima. Non mi importa. Ho ingurgitato così tanti antidolorifici che ho dormito per la maggior parte del tempo e non mi sono accorto di nulla. Mi sono svegliato la mattina successiva. Le mie gambe! Provo a vedere se riesco a muoverle: sì, ci riesco. Sono sollevato, andrà bene. Ne uscirò. Sono collegato a dispositivi e mi fa male tutto, ma so che andrà bene. Mio fratello e mia mamma arriveranno a breve, hanno preso il volo prima che fossi portato in ospedale. Sono pazzi, mi dico. Ma pensandoci adesso, non riesco ad immaginare essere in Africa senza loro. Mio padre è rimasto a casa per essere pronto a prendere il loro posto più avanti. Non so quanto resterò qui. La mia famiglia è fantastica!

29 gennaio 2018: cammino!
Mi hanno dato un busto. Posso alzarmi dal letto per la prima volta, faccio i miei primi piccoli passi. È una grande sensazione essere di nuovo in piedi. Ho bisogno di supporto e riesco a fare solo pochi passi, ma ogni giorno va meglio. Esce il mio carattere competitivo, devo riuscire a fare sempre di più ogni giorno. Una volta esagero, e svengo. Per fortuna ho chiesto a mio fratello di reggermi e aiutarmi a stendermi sul tavolo più vicino. Un’infermiera di riporta in camera. Decido di rallentare un po’.

8 febbraio 2018: torno in Repubblica Ceca
Sto volando a casa. Penso ad alcune opzioni per continuare il mio recupero. Scelgo di andare a Praga. Gli specialisti dell’ospedale Motol sono tra i migliori a trattare gli incidenti spinali in tutta Europa e voglio essere vicino alla mia famiglia. Non so ancora cosa mi aspetta. So che forse serviranno altre operazioni, ma spero non siano necessarie. Lo spostamento dall’aeroporto è come un brutto film. Mi portano come se fossi un sacco di patate, non un uomo con le vertebre rotte.

Realizzo quando sono stato fortunato di aver incontrato i professionisti che si sono presi cura di me dopo l’incidente. Niente era preparato all’aeroporto. Doveva essere una lettiga per me, ma mi hanno chiesto di andare all’aereo camminando con le stampelle. Non sono ancora riuscito a camminare per un centinaio di metri, quindi non è possibile. L’infermiera non parla inglese. Mia mamma è lì come me e organizza tutto all’ultimo momento, tutto va liscio. Il volo è infinito, ma un aereo medico mi aspetta a Francoforte. Ho sempre desiderato volare su un jet privato, ma non avrei mai pensato così. L’ambulanza è all’aeroporto e così tutto il viaggio da Francoforte all’ospedale dura meno di due ore.

21 febbraio 2018: un’altra operazione
Mi hanno operato di nuovo. Non ci ho pensato molto. Il mio corpo avrebbe potuto recuperare senza altri interventi, ma sarebbe stato rischioso. Avrebbe significato scordarmi ogni sport per sempre. Non c’erano altre opzioni se volevo essere in piena forma. Ho avuto una settimana per riposarmi e poi ecco arrivare la terza operazione. Come si dice, il meglio arriva alla fine. Mi sono svegliato con un dolore da matti al pezzo. Ho perso parte di una costola, ma ho una struttura metallica al posto della prima vertebra lombare. Sono stupito da ciò da dove può arrivare la medicina moderna. Ogni respiro è doloroso, e lo è anche ogni piccolo movimento, ma devo farcela. Ho perso molto sangue quindi mi fanno delle trasfusioni. Il mio primo pensiero, devo informare gli addetti dell’antidoping.

17 marzo 2018: vado a casa!
Potete immagine quanto ho aspettato questo giorno. Ho passato quasi due mesi in ospedali. Soprattutto gli ultimi giorni sono stati molto lunghi. Ma mi sento bene e devo restare in ospedale solo per la riabilitazione. Gli esercizi sono perfetti e c’è un superbo team di fisioterapisti che si prendono cura di me. Ma essere a casa è fantastico. Il mio comodo letto, cibo salutare e aria fresca.

A casa pensiamo con mio fratello a come regolare i rulli per permettermi di pedalare da sdraiato. Non mi permettono ancora di sedermi. Spingere sui pedali non è così importante come allenamento, ma aiuta a velocizzare il recupero. E mi diverto un sacco! Le endorfine mi aiutano a tenere la mente positiva. Ovviamente, cerco di aggiungere qualcosina ogni giorno. Sono sdraiato a terra, quindi non devo spaventarmi di svenire. Ho aggiunto due ore di esercizi e mi portano a fare riabilitazione nel bagagliaio di una macchina su un materasso. Mi sento di nuovo uno sportivo professionista.

14 maggio 2018: via il busto
Finalmente! Mi posso togliere il busto. E posso sedermi. Libertà! Posso andare a mangiare a ristorante, andare in macchina, viaggia e la cosa principale, pedalare sulla mia bici. Per il momento solo su una cyclette, ma è comunque bellissimo! Inizio a muovere la schiena. Le mie idee selvagge che andrò a fare yoga e inizierò a muovere la schiena erano troppo ottimistiche. Dopo quattro mesi senza alcun movimento, devo essere molto cauto. Aggiungo nuovi esercizi. Mi piace vedere i progressi. Riesco a tenere il buonumore, seguo i miei miglioramenti dall’incidente e non faccio paragoni con le mie prestazioni prima dell’infortunio.

1 giugno 2018: la prima pedalata all’aperto
Dopo un paio di settimane, mi arriva il via libera dai dottori: posso pedalare all’aperto. Fantastico! Mi sento come se fossi all’inizio della stagione prima della prima gara. Emozionato, un po’ nervoso, pieno di aspettative. Sento il vento, mi piace vedere la strada scorrere sotto le ruote, guardo il cambiamento del paesaggio. È come se pedalassi per la prima volta e capisco perché amo così tanto questo sport. La paura di vedere una macchina superarmi è passata, non sono spaventato. Sento pura gioia di essere in grado di girare i pedali e sono grado che il mio corpo di sta mettendo in forma.

26 giugno 2018: i Campionati di Repubblica Ceca
So che non è ancora il momento di ricominciare a correre. Aiuto con i preparativi. Assieme Roman Kreuziger, Pavol Habera e Jiří Langmajer giriamo un video per la sicurezza sulle strade. È un argomento importante per me e qualcosa a cui voglio dedicare energie nel futuro. Mi coinvolgono a disegnare il trofeo del vincitore e ho l’opportunità di guardare l’affascinante processo di produzione alle vetrerie Moser. Mi godo la corsa come apripista e spettatore. L’atmosfera è bellissimo, non vedo l’ora di correre di nuovo!

Luglio 2018: allenamenti a Livigno
Parto per l’Italia una settimana prima del resto della squadra e abituarmi all’ambiente di alta montagna. Non vedo l’ora dell’arrivo dei ragazzi, i più li incontro dopo sei mesi. È un’esperienza emozionante essere in grado di allenarmi di nuovo con loro. Spero di essere in grado di affrontare almeno una piccola parte delle sessioni di allenamento. Sto facendo veloci progressi nelle mie prestazioni, mi alleno ogni due giorni e riesco ad andare per quasi quattro ore. A volte mi faccio trainare da una macchina su per le salite, ma per il resto vado bene. Sono euforico e mi convinco che inizierò di nuovo a correre alla fine dell’estate.

Luglio 2018: Tour de France
Lascio le Alpi direttamente per i Pirenei e incontro il resto della squadra al Tour nel giorno di riposo. Guardo una tappa da una macchina al seguito, un giornata molto intensa. Philippe Gilbert è vittima di un’orrenda caduta finendo in un fosso. Siedo in macchina e guardo un gruppo di persone calarsi nel burrone per recuperarlo. Sono stordito, tutto ciò che ho passato negli ultimi mesi mi ripassa nella mente e spero che Phil stia bene. Dopo alcuni minuti viene fuori e coperto da una chiazza di sangue completa i 60 chilometri restanti, anche se dopo si scoprirà che aveva una rotula rotta. La fase finale della tappa è incredibilmente eccitante, siamo a pochi metri dal gruppo di testa, ma quasi non abbiamo informazioni di come stia andando: la televisione non funziona, il segnale è troppo debole per seguirla online e abbiamo solo informazioni parziali dalla radio. Julian Alaphilippe va alla grande. E vince! Non riesco a descrivere la sensazione di quando sei testimone di una vittoria al Tour di un tuo compagno e grande amico.

Agosto 2018: battuta d’arresto
Questo non me lo aspettavo. Un’esame in Belgio conferma che ho i nervi danneggiati nella mia gamba sinistra. Era stata più debole fin dall’inizio, un tendine del ginocchio non lavora bene. Non sono in grado di correre. Non si nota così tanto quando pedalo, ma manca una percentuale alla prestazione. Sento di migliorare gradualmente, ma nessuno può prevedere se la gamba si rimetterà pienamente in sesto. Il ritorno in gruppo è posticipato. Non gareggerò quest’anno. Ma ho la voglia di prepararmi per la prossima stagione. Questo non mi fermerà.

Settembre 2018: Stati Uniti
Parto per gli Stati Uniti d’America per allenarmi la. Mio fratello si è trasferito a Seattle in primavera, è una grande occasione per fargli visita. Adoro l’idea di passare un po’ di tempo assieme e allenarmi sulle montagne di Washington. Trascorre le due settimane successive in Colorado con un amico ad un’altitudine di circa 2000 metri sul livello del mare. È un posto fantastico per allenarsi. I miei risultati in allenamento, iniziano ad avvicinarsi a quelli delle gare.

Ottobre 2018: nuovo contratto e ritorno
Un altro esame in Belgio. Ho fatto grandi progressi in allenamento, ma c’è ancora incertezza su quando sarò in grado di correre. I nervi della mia gamba sinistra sono ancora danneggiati ed il processo di guarigione è lento. Lo sviluppo è positivo e, soprattutto, i test prestazionali vanno bene. Non è chiaro quanto mi limiterà durante le gare e se sarò in grado di tornare ai miei livelli precedenti, ma la squadra mi appoggia. Dovrei ricominciare a gareggiare a febbraio. Sono grato per tutto il supporto degli altri corridori, dei direttori sportivi, della dirigenza. Posso dedicare tutte le mie energie alla riabilitazione e ad allenarmi per essere in grado di tornare nella forma migliore. Non sento pressione dalla squadra. Questa non è la regola nello sport professionista. Ho firmato un anno di contratto. L’avventura continua!

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