Marta Bastianelli trionfa in maglia di campionessa europea © Photonews
Marta Bastianelli trionfa in maglia di campionessa europea © Photonews

The best boost Beastianelli

Marta, in maglia di campionessa europea, vince il Giro delle Fiandre a coronamento di una gara perfetta. Ottimo quarto posto per Sofia Bertizzolo

Nella seconda giovinezza che Marta Bastianelli sta vivendo in questi ultimi anni, la forte atleta laziale s’era tolta molte delle soddisfazioni che non era riuscita ad ottenere in precedenza: la 31enne di Lariano è riuscita a vincere una tappa al Giro Rosa, s’è imposta in prestigiose gara di un giorno del Women’s World Tour come la Gent-Wevelgem e la Ronde van Drenthe e ha conquistato anche un bellissimo titolo europeo con la maglia della nazionale; alla lista mancava solo una grande Classica Monumento e oggi Marta è andata a prendersi anche quella al termine di un Giro delle Fiandre corso da autentica campionessa, attaccando in prima persona e gestendo il finale in maniera assolutamente impeccabile.

In questa stagione, Marta Bastianelli ha cambiato squadra lasciando la Alé Cipollini per andare alla formazione danese Team Virtu gestita da Bjarne Riis che oggi era presente in ammiraglia e proprio la campagna fiamminga era il primo grande obiettivo dell’anno. Fin dalle prime gare di questo 2019, Bastianelli ha messo in mostra un ottimo stato di forma: in ogni corsa disputata finora – e con oggi sono dieci – non è mai uscita dalle prime otto, ha vinto la Omloop van het Hageland, ha fatto quarta alla Strade Bianche e poi ha vinto ancora la Ronde van Drenthe. Nelle ultime due settimane l’attenzione di Bastianelli e della sua squadra si era concentrata proprio sul Giro delle Fiandre, al punto da saltare il Trofeo Alfredo Binda di Cittiglio dove avrebbe corso da leader del Women’s World Tour: Marta si è trasferita in Belgio, ha affinato la condizione tra De Panne, Gent-Wevelgem e Dwars door Vlaanderen e oggi si è concretizzata la giornata perfetta.

Squadre italiane protagoniste in fuga
Per questa sedicesima edizione del Giro delle Fiandre femminile, gli organizzatori avevano predisposto un percorso di ben 159.2 chilometri con 10 muri e altri quattro settori di pavé sparsi lungo la prova. Il percorso impegnativo ed il chilometraggio elevato hanno fatto sì che fin dai primissimi chilometri il gruppo lasciasse andare via una fuga concedento anche un vantaggio abbastanza importante, un fatto abbastanza inusuale per il ciclismo femminile. Dopo appena cinque chilometri sono state le squadre italiane a mettersi in evidenza: ad andare all’attacco sono state infatti Silvia Valsecchi della BePink, Ilaria Sanguinetti della Valcar-Cylance, Giulia Marchesini dell’Aromitalia-Basso Bikes-Vaiano e la russa Kseniia Dobrynina della Servetto-Piumate-Beltrami TSA.

Sul quartetto di testa, che per pochi secondi è stato anche rallentato da un passaggio a livello chiuso, sono poi rientrate anche la francese Séverine Eraud (Doltcini-Van Eyck) e le neerlandesi Chanella Stougje (Hitec Products) e Kylie Waterreus (Health Mate): a quel punto con sette atlete al comando della corsa il vantaggio ha iniziato a lievitare toccando prima i 3’15” a 130 chilometri dal traguardo, poi dopo un flessione è risalito fino a toccare il massimo di 3’40” quando mancavano ancora ben 110 chilometri prima della conclusione. Insomma, sebbene non si vedano tutti i giorni fughe del genere tra le donne, la situazione era ampiamente sotto controllo.

Diverse cadute, si ritira Coryn Rivera
Purtroppo i primi chilometri di gara sono stati caratterizzati anche da alcune cadute, in particolare nell’avvicinamento ai tratti di pavé della Lippenhovestraat e della Paddestraat. In una è finita a terra la statunitense Coryn Rivera che il Giro delle Fiandre lo aveva nel 2017 e che dopo essere risalita in sella è stata poi costretta ad un ritiro molto anticipato, in un’altra invece è stata la Boels-Dolmans a riportare le conseguenze peggiori perché Amy Pieters, Chantal Blaak e Jip van den Bos hanno tutte assaggiato l’asfalto, con l’ultima che ha terminato lì la sua corsa.

Nei chilometri centrali della corsa c’è stato comunque poco da segnalare dal punto di vista della pura cronaca: qualche caduta, un ritmo molto regolare da parte del gruppo e le sette fuggitive che riuscivano a pedalare in ottimo accordo per difendere il proprio vantaggio. Una svolta è arrivata sul celebre Kapelmuur a poco più di 70 chilometri dall’arrivo: Giulia Marchesini è stata la prima a perdere contatto dal gruppetto di testa, il plotone invece ha iniziato ad accelerare anche se nessuna atleta ha provato uno scatto. Dopo il Muur il vantaggio della fuga era sceso a due minuti, ma a quel punto le atlete hanno trovato un lungo tratto in asfalto con il vento contrario in cui le inseguitrici hanno ricompattato la corsa: Silvia Valsecchi ha mollato la presa a 53 chilometri dall’arrivo, poi anche Ilaria Sanguineti, Kseniia Dobrynina, Séverine Eraud, Kylie Waterreus e Chanella Stougje sono state riprese ai meno 47 chilometri.

In gruppo la selezione è solo da dietro
Con la fuga ormai annullata ci si potevano aspettare attacchi nel gruppo, ed invece sul Kanarieberg e sul Taaienberg s’è registrato solo un timido tentativo di Tiffany Cromwell (Canyon) che non è stata seguita da nessuna: nonostante ciò, l’andatura del gruppo è rimasta molto alta e nelle retrovie molte atlete hanno iniziato a perdere contatto. Lo stesso è accaduto anche sul Kruisberg dove il ritmo elevato ha fatto esplodere il plotone di testa molto più dello scatto di Katarzyna Niewiadoma (Canyon) e dei rilanci di altre atlete tra cui una molto brillante Soraya Paladin (Alé). A 22 chilometri dalla conclusione in testa corsa avevamo ancora un gruppo forte di una trentina di unità, ma c’era ancora da affrontare la sequenza più dura di tutto il percorso.

Sull’Oude Kwaremont scatta Marta Bastianelli
Ed infatti una volta arrivati sull’Oude Kwaremont sono iniziati i fuori d’artificio e ad aprire le danze è stata un’ottima Sofia Bertizzolo, anche lei passata alla Virtu quest’inverno, che ha fatto un forcing notevole proprio per favorire la compagna di squadra Marta Bastianelli. Appena Bertizzolo si è spostata è stata Marta Bastianelli a partire e questo scatto ha fatto male a tante: nonostante sulla carta fosse già la più veloce tra le atlete di testa, la laziale ha voluto prendere in mano la corsa per eliminare più rivali possibili e rendere più facili da controllare gli ultimi chilometri, per non rischiare di essere messa in mezza come accaduto alla Dwars door Vlaanderen quando l’essere la migliore allo sprint le ha fruttato solo un secondo posto visto che Ellen van Dijk era scappata via.

Con Marta Bastianelli si sono mosse anche Katarzyna Niewiadoma, Marianne Vos, Annemiek van Vleuten e Cecilie Uttrup Ludwig, con la danese della Bigla che ha provato a rilanciare proprio nell’insidioso tratto in falsopiano in pavé in cima all’Oude Kwaremont. Appena rientrati sull’asfalto a circa 17 chilometri dall’arrivo, il quintetto di testa è immediatamente diventato un quartetto: una sfortunata Marianne Vos è stata infatti vittima di una foratura della sua ruota posteriore e ha perso tantissimo prima che riuscisse a trovare qualcuno in grado di aiutarla. Tra le inseguitrici un’altra foratura ha appiedato Lotte Kopecky, ma a quel punto era chiaro che le prime quattro avevano oggi una marcia in più su tutte le altre.

Sul Paterberg restano davanti in tre
L’ultimo muro prima dei 13 chilometri finali in pianura era il Paterberg con le sue pendenze micidiali su cui Annemiek van Vleuten ha provato a fare il vuoto come gli era riuscito alla Strade Bianche: ma sia Marta Bastianelli che Cecilie Uttrup Ludwig si sono incollate a ruota della forte atleta della Mitchelton-Scott, è stata invece Katarzyna Niewiadoma a perdere irrimedialmente contatto dalle prime. Da dietro invece c’è stato il disperato tentativo di reazione di Ellen van Dijk e Chantal Blaak che hanno staccato il resto del gruppetto, ma che hanno visto ancora Sofia Bertizzolo seguirle come un’ombra per mettere il Team Virtu in una posizione di clamoroso vantaggio tattico.

Negli ultimi chilometri Marta Bastianelli, Annemiek van Vleuten e Cecilie Uttrup Ludwig hanno tutte collaborato con regolarità in testa sebbene fosse chiaro che nel caso di arrivo in volata a tre la netta favorita sarebbe stata proprio l’italiana: alle loro spalle invece Blaak, Van Dijk e Bertizzolo sono andate a ripredere Niewiadoma e così si è creata una situazione di tre contro tre (con Bertizzolo giustamente passiva) che ha reso bellissimi i 10 chilometri finali. Il vantaggio ha oscillato tra i 20″ ed i 30″, ma davanti sembravano cedere secondi solo quando c’era qualche attimo di incertezza nei cambi.

Bastianelli gestisce il finale alla perfezione
A 2400 metri dalla conclusione Annemiek van Vleuten ha salto una rotazione al comando del terzetto e poi ha subito provato ad attaccare partendo dalla terza posizione, ma non è riuscita a sorprendere le compagne di fuga e a quel punto l’arrivo allo sprint è diventato pressoché certo, anche perché con le inseguitrici a soli 15″ il rischio era di perdere anche un posto sul podio. Nel lunghissimo rettilineo finale è stata ancora Annemiek van Vleuten a lanciarsi per prima, ma oggi contro questa Marta Bastianelli non c’era davvero niente da fare: l’azzurra della Virtu ha subito saltato Cecilie Uttrup Ludwig, ha preso la scia della neerlandese della Mitchelton e negli ultimi 100 metri ha messo la freccia prendendosi anche il tempo di esultare a braccia alzate prima della linea.

Van Vleuten ha chiuso in seconda posizione con Ludwig in terza, mentre a soli 7″ Sofia Bertizzolo ha completato il trionfo della Virtu prendendosi la quarta piazza davanti a Ellen van Dijk, Katarzyna Niewiadoma e Chantal Blaak, quest’ultima rialzatasi leggermente e finita a 10″. Un gruppo più numeroso è arrivato a 55″ di distacco regolato in volata da Lisa Brennauer con la campionessa italiana Marta Cavalli (Valcar) all’undicesimo posto, Soraya Paladin (Alé) al dodicesimo, Elisa Longo Borghini (Trek) al diciassettesimo ed Elena Cecchini (Canyon) al ventunesimo. Una grandissima giornata per il ciclismo italiano con Marta Bastialli che diventa la seconda donna a vincere il Giro delle Fiandre dopo il trionfo di Elisa Longo Borghini del 2015, ma siamo sicuri che il suo fantastico 2019 le riserverà ancora tante gioie.

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