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Carapaz, Roglic e quella sporca dozzina

Giro d’Italia, a Frascati succede il caos: l’ecuadoriano vince, lo sloveno guadagna ancora. Dumoulin finisce a terra, domattina decide se proseguire

Doveva essere una classica tappa interlocutoria, lunga, nervosa ma pressoché ininfluente ai fini dell’esito della corsa. E invece la quarta tappa del Giro d’Italia 2019 rimarrà alla mente per aver costretto uno (se non il principale) dei grandi favoriti per il successo finale a dover mettere da parte i sogni di gloria. E chi indossa la maglia rosa, invece, esce ulteriormente rinfrancato, cavandosela alla perfezione anche in un particolare dove solitamente non è sempre impeccabile.

Per Frascati non parte Molano, tre i fuggitivi
L’indigestione di km, dopo le due giornate precedenti, prosegue anche nella quarta tappa del Giro d’Italia. Stavolta si scavalca la fatidica quota 230 con la Orbetello-Frascati di 235 km, nuovo appuntamento della rapida discesa dello Stivale. Frazione ondulata. nel senso più letterale del termine, con un dolce ma continuo saliscendi fino all’arrivo laziale; gli ultimi 2.5 km sono al 4.4% di pendenza pressoché continua, per un traguardo che non taglia fuori i velocisti ma non favorisce certo i puncheur.

Un non partente, il colombiano Juan Sebastián Molano, fermato dalla sua UAE Team Emirates per valori anomali; l’ex Manzana nei prossimi giorni verrà sottoposto a diversi esami per capire la ragione di tali risultati. Il km 0 viene oltrepassato alle 11.34 e già al km 3 si forma la fuga di giornata; presenti tre reduci dell’azione domenicale, vale a dire i bresciani Damiano Cima (Nippo-Vini Fantini-Faizanè) e Marco Frapporti (Androni Giocattoli-Sidermec) e il reggiano Mirco Maestri (Bardiani CSF).

Il gruppo lascia spazio, Frapporti e Maestri a caccia dei traguardi
Se la prende comodissima il gruppo, tanto che al km 13 il margine dei tre rappresentanti delle Professional ammonta a 8′. Il disavanzo massimo di giornata viene toccato attorno al km 45, quando sono ben 12’35” a separare le due entità. Nel mentre viene scavallato l’unico gpm di giornata a Manciano; al km 32.8 passa per primo Frapporti, che così si porta a quota 4 punti nella speciale graduatoria.

L’andatura è blanda; molto, anche troppo. La media della prima ora è infatti di poco inferiore ai 33 km/h. Groupama-FDJ e Lotto Soudal decidono ciascuna di mettere un uomo a lavorare, segnatamente Miles Scotson e Thomas De Gendt, che fanno diminuire il ritardo, tanto che al km 80 il gap è di 7’30” per poi scendere a 6′ al km 110. Il traguardo volante di Vetralla (km 114.9), unico momento che interrompe la monotonia, vede Maestri anticipare Cima e Frapporti. Dopo 6’40” passa il plotone, con Arnaud Démare tutto tranquillo a prendersi i 5 punti in palio per la maglia ciclamino.

Caduto e ritiro per Breschel, dietro lavorano in tre
Scende a 173 corridori la composizione della carovana: per colpa di una caduta nei km precedenti alza bandiera bianca Matti Breschel, esperto danese della EF Education First. Groupama e Lotto si fanno da parte, lasciando il Team Jumbo-Visma a capitanare il gruppo senza un vero interesse; e così il vantaggio dei tre torna a salire prepotentemente, tanto che ai meno 90 km il disavanzo ammonta a 9′. Da segnalare una foratura per Marco Frapporti, che senza faticare rientra sui due colleghi che, giustamente, hanno alzato il piede per attenderlo.

Proprio in questa fase cambia la situazione in gruppo: Bora Hansgrohe, Deceuninck-Quick Step e UAE Team Emirates mettono a lavorare un uomo ciascuna, segnatamente Cesare Benedetti, Pieter Serry e Tom Bohli, che danno una netta accelerazione alla carovana: ai meno 80 km il gap è sceso a 7’20”, ai meno 70 km 6’20” mentre ai meno 60 km solo 5’40” separano testa e corpaccione della corsa.

Tante forature, a Cima lo sprint intermedio
I tre battistrada vendono cara la pelle, continuando con cambi regolari la propria marcia. Nella pancia del gruppo, intanto, non mancano le forature prima dell’ingresso a Monterotondo; Giacomo Nizzolo, Caleb Ewan, Davide Formolo, Alexis Vuillermoz, Markel Irizar, Nathan Brown, Andrea Vendrame, Lucas Hamilton e altri ancora devono farsi assistere dalle rispettive ammiraglie per sostituire le ruote danneggiate, rientrando senza fatica.

Nell’altro comune della periferia romana, ossia Mentana, si disputa il secondo traguardo volante (km 186.7); non c’è alcuna lotta fra i tre, con Damiano Cima a passare al comando, per una equa suddivisione fra i tre dei passaggi intermedi. E la salitella verso il comune della periferia cambia le carte in tavola: dopo essere tornati a circa 4’30” di ritardo, Deceuninck e la UAE terminano di lavorare, con un Bohli che istantaneamente passa dalla testa alla coda con la barra dell’energia quasi azzerata.

Da dietro lavorano, Cima non ce la fa e si stacca
Rimane quindi solo la Bora Hansgrohe a lavorare con il solito Benedetti, affiancati in posizione di controllo dalle formazioni degli uomini di classifica; al cartello dei 40 km dalla fine il distacco scende a 3’55”. Il vento cambia direzione dopo Guidonia Montecelio, diventando favorevole e regalando così ai tre coraggiosi del giorno qualche ulteriore granello di speranza in più. Ma dopo essere passati ai meno 30 km con 2’40” di ritardo, in testa al gruppo arrivano a lavorare con profitto la Israel Cycling Academy e il Team Katusha Alpecin, dando una accelerata netta: e ai meno 25 km le speranze si riducono, per un gap sceso di poco sotto ai 2′.

Groupama-FDJ e Lotto Soudal tornano a dettare il ritmo, allungando il gruppo in maniera violenta. Quasi in contemporanea cambia la situazione tra i fuggitivi: a 20.3 km dal termine Frapporti allunga su un dentello, trovando la risposta di Maestri; non ce la fa, invece, Cima, che deve terminare i sogni di gloria. La rinnovata spinta di Frapporti e Maestri è da applausi, ma il plotone è famelico e come unico desiderio di andarli a riacchiappare: ai 15 km dalla fine il disavanzo è di 55″ che scende a 35″ ai meno 13 km.

Attaccanti ripresi ai meno 10 km, Nizzolo non ce la fa e si stacca
Da segnalare a 12.5 km dall’arrivo una caduta nelle retrovie del plotone coinvolge Cesare Benedetti, Victor Campenaerts (Lotto Soudal), James Knox (Deceuninck-Quick Step) e Tobias Ludvigsson (Groupama-FDJ), che si rialzano senza conseguenze. L’incedere del gruppo è ancora incredibile e per i due superstiti dell’azione del mattino la fine dell’avventura giunge a 10.5 km dalla conclusione, per un’azione che è durata la bellezza di 222 km.

Deceuninck, Mitchelton e Movistar tirano veramente forte per tenere i rispettivi capitani al riparo dai guai, tanto che la sfrenata velocità fa staccare Giacomo Nizzolo in uno zampellotto a 8 km dalla fine. Una leggerissima discesina fa ulteriormente aumentare l’incedere, con il tachimetro che supera i 60 km/h. Ed è qui, a 6.5 km dalla fine, che cambia l’esito della tappa odierna. E non solo.

Una caduta cambia il Giro: a terra c’è Dumoulin, Nibali salvo per un pelo
Mentre pedala tra i primi 20 del gruppo, Salvatore Puccio si volta per controllare la posizione di Pavel Sivakov. Ma il siciliano del Team Ineos si distrae e incoccia con la ruota posteriore di Lucas Hamilton, innescando una caduta generale: chi è direttamente alla sua ruota è Vincenzo Nibali, che non si sa in quale pertugio riesce a passare senza venir coinvolto. Ma sono tanti gli atleti che fanno i conti con l’asfalto: c’è Ben O’Connor, assistito da tre compagni del Team Dimension Data che lo rimettono subito in sella.

Ci sono ben quattro del Team Katusha Alpecin, vale a dire Marco Haller (dolorante alla mano ma niente di rotto), Reto Hollenstein, Viacheslav Kuznetsov e Daniel Navarro, che è costretto al ritiro. C’è Chad Haga che finisce a bordostrada senza conseguenze, cavallerescamente aiutato a rialzarsi da Koen Bouwman e Pawel Poljanski. C’è Fausto Masnada, ci sono Jan Hirt con Ion Izagirre.

E c’è soprattutto lui, Tom Dumoulin. Il capitano del Team Sunweb si rimette in piedi e subito si guarda le gambe, vedendo che dal ginocchio sinistro scorre copioso del sangue. Sale in sella, provando a pedalare ma sentendo, come dichiara nel dopotappa, poca forza dall’arto; lo aspettano i suoi fedeli gregari ma neppure provano ad inseguire.

Una seconda caduta coinvolge Landa e Pozzovivo, davanti restano in pochi
In ragione della caduta, davanti rimangono solamente una ventina di elementi con due uomini di classifica, la maglia rosa Primoz Roglic e Richard Carapaz. Con loro Diego Ulissi, Pascal Ackermann, Arnaud Démare, Caleb Ewan, Elia Viviani e qualche gregario di questo o di quello. Alle loro spalle la situazione è caotica, tanto che in una rotonda ai meno 5 km vanno giù senza conseguenze Mikel Landa e Domenico Pozzovivo, che comunque rimangono distanziati. La colpa, stando alle lamentele dello spagnolo, è di Simon Yates.

Jay McCarthy e Michael Schwarzmann per la Bora Hansgrohe e Jacopo Guarnieri per la Groupama-FDJ tirano a tutta fino all’imbocco dello strappetto a 1800 metri dalla fine, quando in azione entra Marco Marcato. L’accelerata del veneto riduce ulteriormente la composizione del drappello, che vede Conti, Ulissi, Schwarzmann, Ackermann, Carapaz, Sénéchal, Viviani, Roglic, Ewan, Van der Sande e Démare.

Lavora per Ulissi la UAE, Carapaz parte e se ne va. Ewan cerca di chiudere
La UAE si gioca anche la carta Valerio Conti, enfant du pays, che prende in mano la situazione ai meno 1.4 km; Marcato, Schwarzmann, Van der Sande e anche Viviani si staccano, con il campione italiano che non può prendersi la rivincita dalla delusione di ieri. Conti, Ulissi, Sénéchal, Carapaz, Roglic, Ewan, Ackermann e Démare, questo l’ingresso all’ultimo km; il capitano della Groupama-FDJ è quello che più patisce, perdendo qualche metro ma rifacendosi sotto ai meno 600 dopo un rallentamento.

A 420 metri dalla fine parte Richard Carapaz; l’impressione è che Ulissi possa seguire la sua ruota, ma il toscano preferisce rimanere fermo e cercare che ad iniziare l’inseguimento siano altri, specificatamente Roglic, il quale non ha l’intenzione di esporsi in prima persona. Ad accorgersi che il sudamericano sta prendendo metri su metri è Caleb Ewan, che a meno di 300 metri dalla conclusione contrattacca in maniera decisa, come era solito fare nelle tante classiche italiane under 23 in cui è stato protagonista.

Vince l’ecuadoriano, sul podio Ewan e Ulissi
I metri che ha guadagnato il portacolori del Movistar Team sono però tanti e, pur con le forze al lumicino, riesce a mantenere quel minimo distacco che gli consente di conquistare la seconda tappa della sua carriera al Giro d’Italia, dopo la piovosa giornata di Montevergine di Mercogliano nel 2018. Secondo per poco Caleb Ewan (Lotto Soudal), che dimostra di essere, fra quelli qui presenti, il velocista più adatto agli arrivi mossi.

Terzo con rammarico Diego Ulissi (UAE Team Emirates), che ha perso l’occasione di interrompere un digiuno di vittorie al Giro che dura dal 2016. Seguono a 2″ Pascal Ackermann (Bora Hansgrohe), Florian Sénéchal (Deceuninck-Quick Step) e Primoz Roglic (Team Jumbo-Visma) a 2″ e Valerio Conti (UAE Team Emirates) a 14″.

Gli uomini di classifica a 18″, Dumoulin in pesante ritardo
Ritardo di 18″ per il gruppo dei big, con Miguel Ángel López (Astana Pro Team), il ripreso Arnaud Démare (Groupama-FDJ) e Simon Yates (Mitchelton-Scott) a completare la top 10. Nel medesimo drappello presenti Nibali, Majka, Mollema, Geoghegan Hart, Formolo, Gallopin, Zakarin, Jungels, Chaves, Vuillermoz e Caruso.

Gap di 25″ per Pavel Sivakov, di 31″ per Hugh Carthy, di 36″ per Pello Bilbao, 44″ per Mikel Landa, di 1’20” per Tanel Kangert, di 1’51” per Ben O’Connor. Mentre per Tom Dumoulin, contornato dai suoi gregari, l’inseguimento al secondo Trofeo Senza Fine pare definitivamente compromesso: ritardo di 4’04” per il capitano del Team Sunweb, al quale gli applausi del pubblico romano non risollevano il morale.

Roglic aumenta il vantaggio, domani probabile sprint a Terracina
In classifica Primoz Roglic (Team Jumbo-Visma), che diventa il primo ad indossare per le prime quattro tappe la maglia rosa dai tempi di Petacchi nel 2003, porta a 35″ il margine su Simon Yates e a 39″ su Vincenzo Nibali. Miguel Ángel López e Diego Ulissi pagano 44″, Rafal Majka 49″, Bauke Mollema 55″, Damiano Caruso 56″, Bob Jungels 1’02” e Davide Formolo 1’06”. Richard Carapaz risale a 1’21”, Ilnur Zakarin è a 1’36”, Mikel Landa naviga a 1’49”. Tom Dumoulin, infine, è 56° a 4’30”: solo domani il nativo di Maastricht deciderà, in base a come il ginocchio dolorante risponderà, se proseguire o meno questo Giro diventato maledetto.

Domani frazione apparentemente semplice ma che, almeno all’inizio, è potenzialmente pericolosa: la Frascati-Terracina di 140 km parte subito con due salite dei Castelli Romani verso Rocca Priora e Rocca di Papa nei primi 25 km. Gli ultimi 40 km sono tutti pianeggianti per cui difficilmente non si risolverà con una volata a ranghi compatti. Ma in un Giro come questo non si può escludere nulla, citofonare Dumoulin.