Richard Carapaz bandiera dell'Ecuador © LaPresse
Richard Carapaz bandiera dell'Ecuador © LaPresse

La rubrica pensieRosa #15 – Lenin presidente d’Ecuador

Pillole di Giro 2019 in libertà: continua il momento d’oro di Carapaz, continua il momento lacrimevole di Landa, Roglic paga per le prostate altrui…

I promossi della Ivrea-Como
Dario Cataldo e Mattia Cattaneo meritano una promozione in coro, perché uno ha vinto e l’altro no, ma entrambi hanno dato vita a una fuga a cui era difficile credere (in due contro il destino), e che invece si è conclusa con successo, a riscatto delle vite da mediano che corridori del genere si trovano a vivere: prima o poi la ruota gira anche per noi! Terza promozione del giorno per Simon Yates, dotato di una tempra che andrebbe imbottigliata e venduta al dettaglio: tutti ne avrebbero bisogno, nei momenti di sconforto!

Qualche rimandato lo trovi anche sul Lario
Ci sembra un po’ di sparare sulla Croce Rossa, ma come non rimandare Primoz Roglic oggi, nel giorno in cui ha fatto collezione di intoppi, e al termine del quale si ritrova di colpo spogliato dei panni di favorito principale della corsa rosa? Ma magari riuscirà a riprendersi da martedì in avanti. Rimandiamo anche Pavel Sivakov, che non è stato brillante come nei giorni scorsi (ma ci sta, alla sua età), e infine pollice verso per Pascal Ackermann, che ha perso ancora un traguardo volante dal diretto rivale per la ciclamino Arnaud Démare.

Da Lenín a Carapaz, Ecuador sottosopra!
Avere un connazionale al comando del Giro d’Italia sta mettendo le ali ai piedi al popolo ecuadoriano, che vive questo inebriante transfert attraverso cui si sente in cima al mondo, e va benissimo così, siamo contenti per la gioia che Richard Carapaz sta regalando ai suoi compatrioti. Anche il presidente del paese sudamericano ha fatto i complimenti al corridore, via social, e ciò ci ha permesso di scoprire che si chiama Lenín (di nome: il cognome è Moreno), cosa che provocherà invidia in tutti i veterocomunisti d’occidente; ma abbiamo scoperto anche che un po’ ci sta marciando, su questa popolarità di Carapaz, dato che da più parti è stato accusato di opportunismo, proprio lui che aveva promesso tagli ai fondi per lo sport (“Tanto non vinciamo mai una medaglia”), e che ora si riscopre gran tifoso di questo giovane sportivo sulla cresta dell’onda. Ai fratelli ecuadoriani possiamo dire solo una cosa: non è che qui sia poi così diverso, quando la politica incrocia lo sport c’è spesso rumore di specchi scalati da qualcuno con le unghie…

Il Giro degli altri
Torna a muoversi la classifica a punti, e lo fa con un traguardo volante vinto da Démare, e quindi ciclamino rafforzata: 200 punti per il francese, 187 per Ackermann; il terzo è Carapaz a 78. L’ecuadoriano è invece secondo nella classifica Gpm, staccato dal primo (Giulio Ciccone) di uno sproposito di punti: 171 son quelli della maglia azzurra, 66 quelli del primo inseguitore; al terzo posto Mattia Cattaneo (a 43) ha scavalcato Zakarin. Netto avvicinamento di Miguel Ángel López a Pavel Sivakov nella classifica dei giovani, ma il russo mantiene il primato con 7″ di margine; anche qui il terzo è lontano, si tratta di Valentin Madouas staccato di 8’39” da Pavel. Non cambiano le graduatorie da battaglia (Frapporti guida le fughe, Cima i traguardi volanti e Démare la combattività), e non cambia nemmeno la classifica a squadre, con la Movistar più o meno irraggiungibile con 26’31” di vantaggio sull’Astana e 30’16” sul Team Ineos.

Quando ti scappa la pipì
A volte capita nei momenti meno opportuni, certo che quando scappa, scappa, e c’è poco da farci: trattenere si può fino a un certo punto, dopodiché in un modo o nell’altro “le acque si aprono”. Certo non è usuale sentire che l’ammiraglia di un campione di ciclismo risulta irreperibile perché i suoi occupanti avevano un’urgenza idraulica; e invece è proprio ciò che è accaduto oggi alla vettura Jumbo-Visma che seguiva il gruppo dei big. L’auto aveva appena assistito Primoz Roglic, quindi, al pensiero di “ok siamo a posto, cosa vuoi che succeda proprio ora”, il direttore sportivo e i suoi aiutanti si sono fermati per la pipì. Invece “proprio ora” è successo che Primoz ha avuto un problema meccanico, e non ha trovato l’ammiraglia col cambio bici disponibile. Ha dovuto prendere il mezzo di Tolhoek, e forse anche per questo è poi caduto sulla discesa del Civiglio. L’episodio è grottesco ma spalanca uno scenario che da sempre abbiamo sottovalutato: l’urgenza del brevetto di quella toilette da viaggio di cui tutti prima o poi potremmo aver bisogno.

Mikel Landa eroe triste
Ieri scuoteva la testa in segno di disappunto, perché ritrovarsi con un compagno di squadra in maglia rosa annullava di fatto le sue ambizioni di vincere il Giro. Oggi i suoi compagni arrivati nei primi gruppi erano sul palco a festeggiare il primo posto nella classifica a squadre, lui era in disparte da qualche parte a leccarsi le ferite dell’anima. Non prima d’aver agito da gregario per il suo nuovo capitano Carapaz. Anche questo è Mikel Landa; soprattutto questo, verrebbe da dire giudicando anni di carriera…

Elezioni o classifica generale?
Confrontare la classifica pre-secondo riposo con quella che avremo al termine del Giro è un po’ come mettere accanto gli exit poll con i risultati definitivi del voto: a volte i primi ci prendono… spesso sbagliano in pieno!

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