Giulio Ciccone vince a Ponte di Legno © LaPresse
Giulio Ciccone vince a Ponte di Legno © LaPresse

Ciccone, like a champion!

Giro d’Italia, Giulio vince in fuga il tappone del Mortirolo. Nibali attacca in salita, Carapaz tiene ma Roglic perde 1’20” ed ora è terzo

Nel 2016 al primo anno da professionista ed a soli 21 anni di età, Giulio Ciccone si era presentato al Giro d’Italia e subito era riuscito a vincere una tappa con arrivo a Sestola mettendo in mostra grandi qualità ed un potenziale che subito aveva fatto sognare tanti tifosi italiani: negli anni a venire l’allora corridore della Bardiani-CSF era stato un po’ condizionato da problemi fisici e sfortuna, pur riuscendo a vincere una corsa impegnativa come il Giro dell’Appennino la sua crescita sembrava essersi un po’ arrestata ma il carattere e la vocazione per la corsa d’attacco non era mai venuta meno.

Quest’anno con il passaggio alla Trek-Segafredo sembra arrivato anche un bel salto di qualità per Giulio Ciccone che in questo Giro d’Italia ha dimostrato una grande condizione fisica fin dal primissimo giorno quanto riuscì addirittura a far segnare il miglior tempo sull’ascesa del San Luca: per la maglia dei gran premi della montagna il 24enne abruzzese si è poi visto spesso all’attacco ed in fuga, a volte anche in maniera decisamente troppo dispendiose, ma quando è servito ha fatto anche un grande lavoro per il suo capitano Bauke Mollema e comunque ha dimostrato un bel ritmo su tutte le salita. Tanti tentativi che però non gli avevano mai dato l’opportunità di lottare per la vittoria di tappa: l’occasione buona per Ciccone si è presentata oggi nell’attesissimo tappone del Mortirolo e non se l’è fatta sfuggire ed è diventato il quinto corridore italiano ad alzare le braccia in questa edizione della corsa rosa. L’ultima volta che accadde? Proprio nel 2016, sempre con Ciccone protagonista.

Ma la sedicesima tappa del Giro d’Italia, nonostante l’annullamento del Passo Gavia per oggettiva impraticabilità della strada, è stata caratterizzata anche da una grande battaglia tra gli uomini di classifica con Vincenzo Nibali all’attacco e Richard Carapaz a rispondere presente grazie al supporto di una Movistar che continua a non sbagliare un colpo: salvo colpi di scena saranno loro due a giocarsi la vittoria finale anche perché oggi lo scatto in salita dello Squalo della Bahrain-Merida ha fatto perdere terreno a Primoz Roglic che ora è scivolato in terza posizione in classifica generale e con 2’09” di ritardo non può neanche più contare sulla cronometro finale per ribaltare la classifica.

Tutti mettono uomini nella fuga di giornata
Con l’obbligato cambio di percorso per l’impossibilità di salire sul Passo Gavia, la nuova tappa misurava 194 chilometri e l’avvio è rimasto inalterano con il Passo della Presolana e la Croce di Salven subito nei primissimi chilometri. In previsione del Mortirolo e soprattutto sul successivo insidioso falsopiano finale verso Ponte di Legno era facile aspettarsi che tutti gli uomini di classifica provassero ad inserire uno o più uomini nella fuga di giornata, e così infatti è stato: già dopo un paio di chilometri al comando della tappa c’era un quintetto con Villella (Astana) e Chris Juul-Jensen (Mitchelton), ma altri corridori sono poi usciti dal gruppo dove la Movistar ha tenuto un’andatura regolare per non sfinirsi già all’inizio.

All’inizio la fuga buona era composta da ben 21 corridori e anche la squadra del leader in classifica ha voluto mettere davanti un punto d’appoggio che potesse venire utile nel finale. Per la Movistar tra i fuggitivi c’era il costaricano Andrey Amador, poi c’erano Damiano Caruso e Antonio Nibali per la Bahrain-Merida, Pello Bilbao, Davide Villella e Jan Hirt per l’Astana, Chris Juul-Jensen e Mikel Nieve per la Mitchelton-Scott e anche un compagno di squadra di Primoz Roglic, il neerlandese Koen Bouwman (Jumbo-Visma); ma all’attacco da lontano c’erano anche corridori con obiettivi diversi come Nathan Brown e Joe Dombrowski (EF Education First), Mattia Cattaneo e Fausto Masnada (Androni-Sidermec), Giulio Ciccone (Trek-Segafredo), Diego Ulissi (UAE Team Emirates), Jai Hindley (Team Sunweb), Francisco Ventoso e Lukasz Owsian (CCC Team), Michael Schwarzmann (Bora-Hansgrohe), François Bidard (AG2R La Mondiale) e Mikkel Honoré (Deceuninck-QuickStep).

La Movistar controlla in relativa tranquillità
Per quanto riguarda la maglia rosa di Richard Carapaz, l’unica ragione di pericolo rappresentata da questa fuga di 21 uomini era la presenza di compagni di squadra degli altri big che avrebbero potuto attaccare sul Mortirolo, altrimenti di minacce dirette non ce n’erano: tra i battistrada il più vicino al leader ecuadoriano era Joe Dombrowski che partiva dal quindicesimo posto con quasi un quarto d’ora di ritardo, e così la Movistar ha potuto tenere sotto controllo la situazione con relativa tranquillità. Lo squadrone spagnolo si è messo compatto in testa al gruppo e inizialmente ha cercato di tenere il gap stabile attorno ai tre minuti, ma addirittura lunga la discesa della Presolana da dietro hanno recuperato qualcosa.

A partire alla cima della Croce di Salven e dalla discesa che ha portato la corsa in Val Camonica, la fuga ha iniziato gradualmente a guadagnare aumentando allo stesso tempo le proprie possibilità di lottare per la vittoria di tappa o comunque di scollinare il Mortirolo davanti al gruppo dei favoriti: a 150 chilometri i 21 fuggitivi avevano 3’20” di vantaggio, poi sulla pedalabile salita di Cevo il gap è cresciuto ancora fino a toccare i 4’40” quando i corridori avevano davanti a loro anche ben 105 chilometri di strada. Rientrato in Val Camonica e poi approcciata la strada per Aprica, il gruppo ha continuato a perdere terreno dagli uomini di testa (anche a causa di una generale sosta fisiologica) e si è arrivati ad avere una differenza di cinque minuti e mezzo tra le due parti della corsa: ma il vantaggio massimo Ciccone ed i suoi compagni di avventura lo hanno toccato a 40 chilometri dall’arrivo, proprio ai piedi del Mortirolo, quando i cronometri hanno segnatato un gap di ben 5’50” a favore della fuga, complice anche un allungo di Ventoso che ha fatto cambiare ritmo a tutti gli altri 20.

Nibali attacca a 35 km dall’arrivo
Se per i primi 155 chilometri la corsa ha vissuto assai poche emozioni, lo stesso non si può dire del finale di corsa perché il Mortirolo non ha deluso le attese ed i corridori si sono dati grande battaglia, sia nel gruppo di testa che in quello della maglia rosa. Davanti sul ritmo e sulle accelerazioni di Giulio Ciccone e Jan Hirt sono prima rimasti in sei, poi nell’ordine si sono staccati Joe Dombrowski, Fausto Masnada, Mikel Nieve e per ultimo Damiano Caruso che ha fatto per un po’ l’elastico ma ha perso definitivamente contatto a circa un chilometro dalla vetta: i due corridori di Trek-Segafredo e Astana Pro Team sono stati indiscutibilmente i più forti in salita tra i fuggitivi, tanto che sono riusciti a limitare benissimo le perdite nei confronti del gruppo dei migliori dove di certo non si è saliti al risparmio.

E proprio nel drappello dei big è stata la Bahrain-Merida a mettere subito in chiaro quali fossero le intenzioni odierne di Vincenzo Nibali: il primo a mettersi a tirare sulle prime rampe del Mortirolo è stato il laziale Valerio Agnoli, poi è toccato a Domenico Pozzovivo che ha dato un’ulteriore scrematina, anche se probabilmente non ai livelli che si sarebbe aspettato Nibali. E così è toccato proprio allo Squalo prendere l’iniziativa quando mancavano al traguardo poco più di 35 chilometri, quindi circa 7 chilometri al gpm: nessuno ha provato a seguire Nibali che però ha insistito nella propria azione, con la maglia rosa Richard Carapaz tranquilla nel gruppetto potendo contare sui compagni di squadra Mikel Landa e sulla rivelazione Antonio Pedrero, gregario di grandissima qualità fin qui nella corsa rosa.

Sul Mortirolo va in crisi Roglic
La Movistar ha scelto di affrontare il Mortirolo con un ritmo regolare potendo contare su una netta superiorità numerica ed è riuscita a tenere Vincenzo Nibali a distanza di sicurezza e soprattutto quasi sempre nel campo visivo. Il leader della Bahrain-Merida è stato poi raggiunto dal britannico Hugh Carthy (EF) che in poche pedalate ha staccato il gruppetto Carapaz per riportarsi sull’italiano. Alle spalle di questa strada coppia, oltre al trio Movistar c’erano anche Primoz Roglic, Bauke Mollema e Miguel Ángel López che era riuscito a superare un momento di appannamento ad inizio salita: proprio un tentativo di rilancio dell’andatura da parte dal colombiano dell’Astana è stato fatale a Primoz Roglic (e Bauke Mollema) che ha perso contatto ed è andato in difficoltà sulle durissime rampe di una salita poco adatta alla sue caratteristiche e forse anche alla sua ancora scarsa esperienza a questi livelli.

Avvicinandosi alla cima del Mortirolo, i corridori hanno incontrato un vero e proprio diluvio con la pioggia ha indirito enormente il finale e creato non poche preoccupazioni per la discesa: ma con il passare dei chilometri gli uomini di classifica hanno trovato per strada anche i gregari che facevano parte della fuga, e così Nibali ha potuto contare su un breve aiuto dal fratello Antonio e López ha avuto una mano da Villella. A circa 2 chilometri dal gran premio della montagna un’accelerazione di Miguel Ángel López ha messo fine all’azione di Vincenzo Nibali il cui vantaggio sempre rimasto nell’ordine dei 10″, massimo 15″: oltre al colombiano sono rientrati anche Richard Caparaz ed un eccezionale Mikel Landa nella veste di gregario, ma poco dopo la Movistar ha ritrovato Andrey Amador che di fatto è andato a sostituire Antonio Pedrero che aveva terminato il proprio lavoro. La squadra di Eusebio Unzué non sta sbagliato una mossa in questo Giro d’Italia e sarà ancora più difficile da attaccare in futuro se continuerà così.

Nessuno rischia nella discesa bagnata
Anche la discesa del Mortirolo è nota per non essere proprio tra le più agevoli che si possano trovare in Italia, ma le difficilissime condizioni meteo con pioggia e scarsa visibilità, e probabilmente anche il fatto che da qui a Verona avremo altre tappe di montagna, hanno fatto sì che nessuno tra gli uomini di classifica di questo Giro d’Italia si prendesse troppi rischi. Miguel Ángel López aveva allungato nelle ultime centinaia di metri di salita trovando il punto d’appoggio di Pello Bilbao e l’ha potuta affrontare davanti, nel gruppetto maglia rosa invece l’ha fatta tutta in testa Amador con Landa, Carapaz, Nibali e Carthy a ruota in quest’ordine, mentre è stato costretto ad osare qualcosina di più lo sloveno Primoz Roglic che allo scollinamento aveva 1’20” di ritardo dai rivali diretti: lo sloveno della Jumbo-Visma, in compagnia di Simon Yates e Bauke Mollema, ha recuperato quasi 40″, ma poi ha potuto solo limitare i danni negli ultimi 15 chilometri tutti in costante leggera salita verso il traguardo.

Nel tratto finale abbiamo prima visto le discussioni tra Giulio Ciccone e Jan Hirt, con il ceco che per alcuni chilometri è rimasto passivo facendo innervosire l’abruzzese della Trek, salvo poi tornare a collaborare seppur al minimo indispensabile per non creare una rottura totale dell’accordo. Poi alle loro spalle la Bahrain-Merida ha scelto di fermare Damiano Caruso e c’è stata quindi l’alleanza con la Movistar per guadagnare più tempo possibile nei confronti di Primoz Roglic: Caruso, Nibali, Landa e Carapaz hanno tutti lavorato in testa al gruppetto e hanno ricominciato a guadagnare terreno su Roglic, Mollema, Yates e Nieve; per lo sloveno una giornata difficile in cui, ancora più di altre volte, s’è avvertita la mancanza di una squadra all’altezza visto che Bouwman, che era in fuga, ha potuto lavorare solo per poche decine di metri in salita.

Ciccone va a vincere, Carapaz sempre in rosa
Negli ultimi 7 chilometri Giulio Ciccone e Jan Hirt hanno ritrovato quel minimo di collaborazione che ha permesso loro di tenere un vantaggio sufficiente per giocarsi la vittoria di tappa e lo sprint a due non ha avuto storia, nonostante l’italiano abbia lavorato decisamente di più del ceco nel falsopiano: nell’ultimo chilometri Hirt si è messo di nuovo a ruota, ha fintato di partire lungo per far lanciare lo sprint a Ciccone, ma il corridore della Trek non ha dato allo scampo al rivale che non ha avuto la forza neanche di uscire dalla scia. Per Ciccone si tratta anche della seconda vittoria stagionale visto che a febbraio s’era imposto nella seconda tappa del Tour du Haut-Var in Francia.

A 1’20” è arrivato in terza posizione Fausto Masnada che è rimasto solo fin dal Mortirolo ed è riuscito a cogliere un altro bel piazzamento per l’Androni-Sidermec. La presenza di Masnada ha quindi portato via anche gli ultimi abbuoni al gruppo dei migliori con Vincenzo Nibali che ha chiuso quarto a 1’41” seguito nell’ordine da Hugh Carthy, Richard Carapaz, Mikel Landa e Joe Dombrowski, Damiano Caruso s’è rialzato negli ultimi metri ed è finito a 1’46”, mentre crisi nera nell’ultimo chilometro per Miguel Ángel López che è finito (con Mattia Cattaneo) a 2’03” perdendo quindi 22″ dal gruppetto maglia rosa. La giornata no di Primoz Roglic s’è tradotta in un ritardo di 1’22” da Carapaz e Nibali, mentre hanno pagato anche di più il giovane Pavel Sivakov (che ha perso la maglia bianca) e Rafal Majka.

In classifica generale adesso Vincenzo Nibali è salito in seconda posizione, ma il suo ritardo dalla maglia rosa Richard Carapaz è rimasto invariato a 1’47” e deve comunque guardarsi ancora dallo sloveno Primoz Roglic che segue terzo a 2’09”; attenzione anche a Mikel Landa che in salita oggi è andato fortissimo e adesso è quarto a 3’15” con ancora qualche speranza di agguantare il podio, soprattutto se Roglic continuerà a perdere in salita. Dietro i distacchi iniziano ad essere pesanti: Mollema è quinto a 5’00”, Majka sesto a 5’40”, López settimo a 6’17”, Yates ottavo a 6’46”, Sivakov nono a 7’51”, Jan Polanc decimo a 8’06”. Domani nella tappa di Anterselva i gap nella generale potrebbero cambiare ancora per via degli ultimi chilometri, tutti in salita e anche abbastanza impegnativi: difficile fare sconquassi, ma la tappa ed il freddo di oggi potrebbero rimanere nella gambe a qualcuno.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

Versione stampabile