Damiano Cima vince a Santa Maria di Sala © LaPresse
Damiano Cima vince a Santa Maria di Sala © LaPresse

In Cima al mondo

Giro d’Italia, a Santa Maria di Sala il lombardo della Nippo-Vini Fantini-Faizanè resiste per un’incollatura al rientro del gruppo e vince alla grande

L’hashtag #Grintare, utilizzato sin dal principio dal team, è stato sbeffeggiato da molti, che attribuivano a tale concetto un vuoto slogan di marketing volto a nascondere i risultati sportivi non all’altezza. Ma per quei tanti detrattori, alcuni dei quali in passato attivi in altre formazioni (azzardiamo, ma non andiamo lontani dalla realtà), dopo numerose volte in cui hanno potuto sorridere e sogghignare, oggi è una giornata triste.

Il merito è tutto di Damiano Cima, unico a svettare in una Nippo-Vini Fantini-Faizanè protagonista, bresciano escluso, di un Giro indubbiamente sotto la sufficienza. Colpa in parte dei tanti problemi che in primavera hanno fermato Osorio e Zaccanti, i due migliori scalatori, a cui si somma il definitivo stop di Moreno Moser. Fra fughe e traguardi volanti, il venticinquenne di Lonato del Garda, fratello maggiore di quell’Imerio suo compagno di squadra, aveva già disputato una Corsa Rosa più che buona; con oggi, invece, i voti ovviamente si alzano sino a toccare la lode. Alzi la mano chi lo pensava vittorioso in una tappa, per giunta come quella odierna.

Per cui vale ancora una volta rinfrescare una delle regole auree del ciclismo: sono i corridori a fare la corsa, non viceversa. Frazione sulla carta banale, volata scontata, tra le più noiose a priori dell’intera edizione 102. E invece così non è: pathos sino all’ultimo, un’ora palpitante fra l’inseguimento del gruppo e i tre attaccanti, mai come oggi meritevoli di alzare le braccia al cielo. Almeno per una volta, la classe operaia va in paradiso.

Frazione per velocisti con arrivo nel veneziano, c’è l’abbandono di Conti
Dopo tanta, ma veramente tanta, fatica nell’ultima settimana, i velocisti tornano a consolarsi con la diciottesima frazione del Giro d’Italia, la Valdaora-Santa Maria di Sala di 222 km. Frazione caratterizzata da tanta discesa e pianura, con l’agevole Passo Cimabanche a trasferire la carovana da Alto Adige a Veneto; l’unica altra variazione è lo zampellotto verso Pieve d’Alpago, ma non ammirare uno sprint pare assai complesso.

143 i corridori partenti dalla località della Val Pusteria; a mancare rispetto a ieri è uno dei fuggitivi, vale a dire Valerio Conti. Il romano della UAE Team Emirates soffre da alcuni giorni per un igroma ischiatico e la tappa di mercoledì ha accentuato il problema sino a sconsigliarne la presenza nella quattro giorni conclusiva. Si chiude comunque un ottimo Giro per il laziale, con sei giorni vissuti in maglia rosa come ricordo da conservare per tutta la vita.

Tanti km prima che si formi la fuga, in tre a comporla
Corsa che parte alle 12.15 e subito iniziano gli scatti: il primo tentativo vede la presenza di Bakelants, Bohli, Denz, Frapporti, Gogl e Maestri, ma già al km 14 vengono riassorbiti. La lotta per centrare la fuga è furiosa tanto che a Cortina, al km 45, si giunge con il gruppo spezzato in più tronconi a causa della elevata andatura tenuta (la prima ora sarà con una media di 50 km/h). E proprio dopo l’uscita dalla sede olimpica del 1956, al km 54, si forma l’azione buona.

A comporla tre unità, quantità ridotta e gradita al plotone. Ci sono due dei soliti sospetti, vale a dire il bresciano Damiano Cima (Nippo-Vini Fantini-Faizanè) e il reggiano Mirco Maestri (Bardiani CSF). Assieme a loro uno degli “assenti” di questa edizione, vale a dire il tedesco Nico Denz (AG2R La Mondiale), finalmente rimessosi dopo i problemi di salute che lo hanno tormentato sin dalla crono bolognese.

Il gpm a Cima, il vantaggio sale di colpo
Da qui il plotone lascia fare, con due formazioni che si piazzano in testa per tenere sotto controllo il margine: sono la Bora Hansgrohe di Pascal Ackermann, alla ricerca di quei punti fondamentali per riappropriarsi della maglia ciclamino, e la Israel Cycling Academy di Davide Cimolai, che giunge ad una novantina di km da casa e che, soprattutto, tra i pochi velocisti ancora in gara pare essere quello che meglio ha superato le frazioni di montagna.

Il gap al km 60 è già di 3’30” e rimane in questo ordine di grandezza grossomodo fino al km 100; è una volta giunti in prossimità del rifornimento di Ponte nelle Alpi, al km 110, che il vantaggio del terzetto esplode, passando rapidamente fino al massimo di 6’30”, toccato al km 115 sulle rampe della salitella verso Pieve d’Alpago. In vetta (km 118.1), mentre iniziano a scendere alcune gocce, è Damiano Cima a passare per primo dopo un miniscatto – che causa il disappunto di Denz, giustamente convinto della non necessità di questa mossa.

In azione anche la Dimension Data, il grosso del lavoro è della Israel
Il gruppo, che scollina dopo 5’45”, viene tirato da Guy Niv per la Israel Cycling Academy, da Jay McCarthy per la Bora Hansgrohe e ora anche da Scott Davies per il Team Dimension Data, interessata a rivitalizzare un Giro sulla falsariga della stagione (spoiler: abbondantemente negativo) con la volata di Ryan Gibbons. La breve discesa che porta la corsa giù dall’Alpago il plotone spezzarsi momentaneamente, con quanti nelle retrovie che prudentemente non si assumono il minimo rischio.

L’andatura del gruppo aumenta e all’altezza dei meno 80 km il disavanzo è sceso a 4’15”, abbassando sotto quota 4′ ai meno 77 km nel transito a Vittorio Veneto; è sempre la Israel la formazione più attiva, con il già citato Niv e Awet Andemeskel all’opera. Poco prima dell’ingresso a Conegliano una banale scivolata coinvolge Luke Durbridge (Mitchelton-Scott) e Lukasz Owsian (CCC Team), che si rialzano senza problemi pur se sanguinanti- l’australiano al gomito sinistro e il polacco al ginocchio e al gomito destro.

Il traguardo volante sorride a Démare, i tre guadagnano spazio
Il traguardo volante di Conegliano (159.5) non vede la minima lotta fra i battistrada, con Maestri a passare al comando davanti a Cima e Denz; ben differente, invece, la battaglia in gruppo in ragione della presenza di punti in palio nella classifica. Lo sprint è fra riservato ai due sfidanti, con Arnaud Démare che, trainato come d’abitudine da Jacopo Guarnieri, ha la meglio su un Pascal Ackermann a cui va comunque bene perdere solo un punto. Il francese, ora, porta a 14 lunghezze il proprio margine (205 contro 191).

Dopo lo sprint intermedio il gruppo si rilassa e concede ai tre fuggitivi di tornare a guadagnare, entrando negli ultimi 50 km con 4’20” dalla loro, salendo a quota 4’30” ai meno 40 km. A tirare nel plotone sono sempre le tre compagini sopracitate, che incrementano il proprio impegno con almeno due uomini ciascuna, a cui si somma anche la Deceuninck-Quick Step, ancora a secco di vittorie in questo bizzarro Giro.

In tanti lavorano a tutta, ma il margine è sempre interessante
La collaborazione fra i tre attaccanti è massima e la velocità è sempre sopra i 50 km/h fa sì che ai meno 30 km possano contare su 3’40”. E a questo punto la paura assale il gruppo: Andemeskel, Dunne, Neilands, Niv e Plaza per la Israel, Benedetti, McCarthy e Poljanski, Schwarzmann per la Bora, Davies, Gebreigzabhier e anche O’Connor per la Dimension Data, Frølich Honoré e Serry per la Deceuninck si alternano al lavoro, ma non si coordinano alla perfezione.

E la progressione evidenzia una andatura sì elevatissima del plotone ma che ancora lascia speranza per i fuggitivi: ai meno 25 km il margine è di 3’05”, sceso a 2’35” ai meno 20 km e a 2′ tondi al traguardo volante di Scorzè (km 205.1), dove Cima si trova in testa davanti a Denz e Maestri, cementando per altro la situazione nei traguardi volanti. La progressione (7″ al km guadagnati dal plotone) si mantiene costante e al cartello dei 10 km dall’arrivo il trio ha ancora 1’10”.

Anche Formolo a tirare, Denz è il più generoso (e il più forte)
Quando mancano 8 km si assiste ad un cambio di scenario: il gap è ancora attorno al minuto e Dimension Data e Israel si spostano, mentre arriva anche la Lotto Soudal per Tosh Van der Sande. Meno 7 km, 55″; meno 6 km, 50″; meno 5 km, 45″; meno 4 km, 40″. La Bora chiama addirittura Davide Formolo a lavorare, giusto per dare l’idea come la compagine tedesca sia tutta votata alla causa del campione tedesco. La Groupama-FDJ, d’altro canto, prosegue nel suo disinteresse, pur portandosi nell’avanguardia del plotone.

Un momento di svolta per la fuga pare giungere a 3700 metri dalla linea d’arrivo: Denz, autore delle trenate più efficaci, guadagna qualche metro prima che Maestri vada a chiudere. E i tre iniziano pericolosamente a guardarsi, perdendo quell’incedere che aveva caratterizzato la marcia; quasi in contemporanea, in testa al gruppo la Nippo, con il leader designato Marco Canola, arriva a rompere i cambi.

Il gruppo si avvicina, ma è troppo tardi: vince Cima, per sé e per il team
Meno 3 km, 32″; meno 2 km, 27″, giusto poco prima che la Groupama-FDJ gesti definitivamente la maschera e inizi a lavorare seriamente. Arco dell’ultimo km, solo 14″ separano i tre attaccanti e il plotone lanciato a tutta nel lungo rettilineo finale. I fuggitivi si controllano, troppo, tanto che è ancora una volta Nico Denz a prendere in mano la situazione mettendosi in testa per tenere alta l’andatura, sacrificando parte delle energie per la volata.

Il tedesco dà una nuova accelerata a 500 metri dall’arrivo, anticipando il suo sprint a questo punto; dalla sua ruota esce Maestri ai 250 metri e poi, ai 200 metri, Cima. Il lombardo fa la sua volata sul lato sinistro, guadagnando sempre più sui rivali; ma anche il gruppo ha iniziato lo sprint e giunge a velocità folle, come un’onda impetuosa che lo va sempre più ad insidiare. Così, però, non è, e veramente per un pelo, quantificabile sì e no in un paio di metri: Damiano Cima può così tagliare il traguardo per primo, ottenendo una vittoria che vale una carriera.

Prima stagionale per lui, quarta carriera da pro’ (le precedenti tutte in Cina); e per la Nippo-Vini Fantini si tratta non solo della prima affermazione al Giro, dove sinora erano giunti al massimo terzi con Malaguti a Forlì nel 2015, quanto addirittura la prima nelle corse disputate in Italia con un corridore battente bandiera italiana.

Ackermann, dalla rabbia per la piazza d’onore alla gioia per la ciclamino
Solo un paio di metri, come detto, hanno impedito ai velocisti di aver la meglio; il battuto di giornata è Pascal Ackermann, furioso per non aver centrato la terza vittoria. Ma il tedesco della Bora Hansgrohe si può comunque consolare per la riconquista della maglia ciclamino. Il tedesco, ora, guida con 13″ sull’unico avversario che può impensierirlo e la consapevolezza di aver ripreso la casacca gli fa passare la rabbia non appena scende di sella.

Terza posizione per Simone Consonni (UAE Team Emirates), autore di una volata di rimonta che cementa la sua buona forma. Seguono Florian Sénéchal (Deceuninck-Quick Step), Ryan Gibbons (Team Dimension Data), un Manuel Belletti (Androni Giocattoli-Sidermec) giunto con la catena a terra per un contatto con Consonni, Davide Cimolai (Israel Cycling Academy), un Arnaud Démare deluso per uno sprint in cui si è trovato imbottigliato, Sean Bennett (EF Education First) e Mirco Maestri (Bardiani CSF), decimo giusto davanti al compagno di avventura Nico Denz.

Graduatoria invariata, domani arrivo in salita a San Martino di Castrozza
In classifica tutto rimane così com’era – tranne per 9″ presi da Hugh Carthy: Richard Carapaz (Movistar Team) guida con 1’54” su Vincenzo Nibali (Bahrain Merida) e 2’16” su Primoz Roglic (Team Jumbo-Visma). Seguono Mikel Landa (Movistar Team) a 3’03”, Bauke Mollema (Trek-Segafredo) a 5’07”, Miguel Ángel López (Astana Pro Team) a 6’17”, Rafal Majka (Bora Hansgrohe) a 6’48”, Simon Yates (Mitchelton-Scott) a 7’13”, Pavel Sivakov (Team Ineos) a 8’21” e Davide Formolo (Bora Hansgrohe) a 8’59”.

Domani si torna a salire con una frazione che non dovrebbe causare grossi scossoni in classifica: partenza da Treviso e arrivo, 151 km più tardi, a San Martino di Castrozza. Passaggi iniziali fra Montello, colline del prosecco e Passo di San Boldo che porta la corsa nel bellunese; lo stappo di Lamon è ininfluente e tutto si decide nei 13.6 km di salita fino all’ombra delle arcinote Pale. L’ascesa altro non è che la fase iniziale del Passo Rolle, facile (5.6% la pendenza media sempre costante) e in cui fare la differenza è estremamente difficile.

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