Uno scorcio della Commezzadura-Anterselva © LaPresse
Uno scorcio della Commezzadura-Anterselva © LaPresse

La rubrica pensieRosa #17 – Uscite autostradali

Pillole di Giro 2019 in libertà: la mano dell’uomo nel cuor della natura, il ciclismo e gli sport minori, chi vince e non è noto, chi non vince e farà decimo (Formolo)

I promossi della Commezzadura-Anterselva
Mikelone, va bene, ci hai convinti, ti promuoviamo. “E per Mikelone intendo Mikel Landa”, avrebbe detto qualcuno tempo fa. Quel Landa che nel finale oggi ha attaccato, ha guadagnato (poco, ma di più era difficile), e con quest’azione non ha fatto altro che aumentare il livello del rimpianto che gli resterà cucito addosso dopo questo Giro. A meno che… è un “a meno che” che non auguriamo certo al secondo dei promossi, Richard Carapaz, che continua a costruire – un mattoncino dopo l’altro – la sua clamorosa vittoria al Giro: tonico, efficace, solidissimo. Una bottarella di autostima la diamo pure a Esteban Chaves, sempre alla ricerca del se stesso che fu: oggi non è andato lontano dalla vittoria, e quello è un filo che gli auguriamo – prima o poi – di riannodare.

E per i rimandati un giro di penalità
Non si può non rimandare Vincenzo Nibali, ahilui, nel giorno più difficile (a detta dello stesso Squalo dopo l’arrivo), nella speranza – per i suoi tifosi – che solo di un leggero passaggio a vuoto si tratti: domani potrà quantomeno recuperare, e poi si vedrà. Thomas De Gendt ha fatto poche fughe in questo Giro che invece ha spesso premiato gli attaccanti di giornata: e quando ne prende una buona, non riesce a essere efficace. Quanto al non essere efficace, Bob Jungels ne sa qualcosa: sono quasi tre settimane che non ne azzecca mezza, oggi ha invece indovinato la fuga, era uno dei 18 in avanscoperta… e si è piazzato… 18esimo.

Militi ignoti
I vincitori di tappa del Giro, questi conosciuti. Spesso lo sono, in effetti, nel senso che sappiamo chi sono. A volte non proprio, a volte ti vince uno che non l’aveva mai fatto prima, neanche da dilettante, vedi alla voce Nans Peters, che tra l’altro sconta pure la pena di non avere un cognome particolarmente originale, fatto che lo condanna a restare “uno dei tanti”. Anche se vincere una tappa del Giro, noi gente normale, daremmo quasi un braccio per poterlo fare… Nans come tanti prima di lui: quei militi ignoti della bicicletta, quei corridori che son riusciti a inserire il proprio nome nell’albo d’oro, anche solo in uno spazietto, nella casellina di una singola tappa: fate un gioco, andate a cercarvi i risultati del passato, dall’anno scorso andando a ritroso. Ne ritroverete tanti, di nomi che avete rimosso dalla memoria. “Questo qui ha fatto il ciclista? E ha vinto pure una tappa al Giro???”; e pensate: “questo qui” invece, quel giorno, non lo dimenticherà mai.

Il Giro degli altri
Giornata pro Fausto Masnada, che con la fuga di oggi muove più di una classifica: si prende la vetta dei traguardi volanti ai danni di Damiano Cima (78-67 il punteggio per il brembillese), e conquista la leadership pure nella combattività, superando Giulio Ciccone (63-46); oltre a ciò risale al terzo posto dell’ormai pleonastica classifica dei Gpm (primo è Ciccone con 229, secondo Carapaz con 66, Fausto è a quota 57), mentre a dare una scossetta nelle fughe è Mirco Maestri, che raggiunge i 570 punti (Marco Frapporti sempre primo con 816, Cima secondo con 760). Assestamenti tra i team, con la Bahrain che sale al secondo posto, a 27’01” dalla lontanissima Movistar, mentre l’Astana scende al terzo posto a 28’04” dagli spagnoli. Per il team kazako si consola parzialmente Miguel Ángel López, il quale consolida la maglia bianca dei giovani (2’04” su Pavel Sivakov, 8’25” su Hugh Carthy), e infine appuntamento a domani per un ritorno di pulsazioni battenti per la ciclamino: vedremo se Arnaud Démare saprà difendere la testa della classifica a punti, che da diversi giorni guida a quota 200, inseguito a 187 da Pascal Ackermann (e a 83 da Richard Carapaz).

Siamo tutti dei grandi sciatori e sport invernali
La citazione nel titolo è una delle più belle che conosciamo, e appena possibile la riproponiamo, e quale miglior momento che l’arrivo del Giro d’Italia in uno stadio del biathlon? Cogliamo lo spunto per una riflessione sullo status dei vari sport, per avere un’idea della tenuta popolare di questa o quella disciplina. Ci sono sport dei quali il grande pubblico si accorge dell’esistenza solo in presenza di un grande campione nazionale che catalizza tutte le attenzioni: l’effetto Tomba, tanto per essere chiari e conseguenti con la citazione; e ci sono altri sport che sono seguiti in massa indipendentemente da tutto (probabilmente solo il calcio corrisponde a questa descrizione). Il ciclismo è un po’ nel mezzo, nel senso che se c’è il grande campione (cfr. Pantani) richiama folle oceaniche, ma di base ha un seguito buono per tradizione: si può fare un parallelo con la Formula 1 (seguitissima quando vince la Ferrari, comunque seguita quando la Rossa non vince), che ha numeri probabilmente maggiori rispetto ai nostri. Che fare per rendere strutturale il grande seguito per il ciclismo, che fare per avvicinarlo più al calcio che agli “sport minori”? La via è il Giro. Far diventare ancora di più il Giro un appuntamento irrinunciabile per tutti, una sorta di Festival di Sanremo dello sport, e badate che ci siamo meno lontani di quanto non si pensi. Il Giro in Italia come il Tour in Francia. Crederci e lavorarci? Si. Può. Fare!

Paesaggi e pedaggi
La vedete la foto in alto, in apertura di puntata? È presa dall’alto, in uno dei passaggi più belli, paesaggisticamente parlando, della tappa di oggi. Il fotografo è stato particolarmente abile, perché dall’inquadratura ha sapientemente escluso lo scorcio che si sarebbe visto subito sulla destra del fiumiciattolo; se non ci avete fatto caso nel corso della diretta tv, ve lo diciamo noi cosa c’era lì: un’autostrada. La strada provinciale e accanto la ciclabile, strette tra il torrente e il bosco montuoso, non bastano evidentemente per il traffico delle lunghe percorrenze. E non siamo qui per fare moralismo ambientalista, siamo utilizzatori d’autostrade e le troviamo anche di gran comodità; poi però vedi certi scorci, e non dipende da te, non è una cosa che controlli: il rimanerci male è una reazione automatica.

Formolo Decimo Meridio
Che a volte sappia anche fare il gladiatore lo sappiamo bene, e alla Liegi l’ha dimostrato in più di un’occasione; non solo alla Liegi, naturalmente. Davide Formolo oggi è stato in fuga, e anche quando va all’attacco in questo modo è un bel lottatore. Al termine della tappa Roccia si è ritrovato al decimo posto della classifica generale. Nel 2017 Davide si piazzò alla fine proprio decimo nella corsa rosa. E nel 2018? Bravi, avete indovinato: decimo. Se riesce a difendere la posizione fino a domenica (e ovviamente si guardi bene dal guadagnare terreno!) metterà a referto un tris di 10 che neanche il Galiazzo dei tempi d’oro…

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