Esteban Chaves esulta al San Martino di Castrozza © LaPresse
Esteban Chaves esulta al San Martino di Castrozza © LaPresse

Chaves, il Giro riporta il sorriso

A 12 mesi dall’Etna e la mononucleosi, il colombiano torna ad esultare a San Martino di Castrozza. Sfortunato Vendrame, López guadagna 44″ ai big

L’anno scorso il Giro d’Italia sembrava poter rappresentare la rinascita di Esteban Chaves dopo un lungo periodo difficile che aveva portato ad un 2017 al di sotto delle aspettative: la splendida vittoria sull’Etna al termine di una fuga da lontano ed il secondo posto in classifica generale dopo nove tappe avevano fatto pensare che il corridore capace di vestire la maglia rosa e salire sul podio nel 2016 fosse tornato. E invece dopo il giorno di riposo è arrivato il crollo verso Gualdo Tadino e quel Giro si rivelerà addirittura l’ultima corsa della stagione di Chaves: il responso dei medici, infatti, è stato mononucleosi con la squadra che ha preferito fermarlo fino a quando non si fosse ristabilito pienamente.

Ma dopo due anni ricchi di problemi, ci vuole parecchio tempo per ritrovare la forma migliore anche nel caso in cui la salute regga: l’inizio di 2019 di Chaves è stato abbastanza al di sotto dei suoi livelli migliori, e anche le prime salite vere di questo Giro d’Italia lo avevano respinto senza appelli. Ma il colombiano della Mitchelton-Scott non si è mai arreso e negli ultimi giorni lo abbiamo visto più volte all’attacco per provare a rendere meno amaro il bilancio del Giro della squadra che si era presentata in Italia con ben altri obiettivi: ad Anterselva ha chiuso secondo beffato dalla straordinaria cavalcata di Peters, oggi ci riprovato ed in salita ha fatto di tutto fino a che finalmente non è rimasto solo al comando andanto a prendere la sua terza vittoria in carriera al Giro d’Italia. Un successo, quello odierno di Chaves, che rappresenta alla perfezione questo momento della sua carriera: tanti tentativi senza mai arrendersi fino a quella che si spera possa essere una rinascita.

Undici all’attacco dal primo chilometro
La fuga di giornata è partita proprio nel primo chilometro di gara dopo la partenza ufficiale, avvenuta oggi con il gruppo fermo e con il piede a terra: sono stati subito in cinque a portarsi davanti, ma in poche pedalate sono rientrati altri sei corridori e così al chilometro 2 avevamo un drappello di undici corridori all’attacco. Ma nonostate il gruppo buono si sia formato molto velocemente, questo non vuol dire che sia stata una passeggiata ottenere il via libera dal plotone: i fuggitivi hanno infatti dovuto prima vincere un braccio di ferro di alcuni chilometri con il gruppo inseguitore per i continui rilanci e contrattacchi che tenevano il gap attorno ai 30″. Alla fine da dietro hanno alzato bandiera bianca al chilometro 10 e così la fuga ha potuto finalmente prendere il largo.

Il drappello dei battistrada era composto da Esteban Chaves (Mitchelton-Scott), Amaro Antunes (CCC), Andrea Vendrame (Androni-Sidermec), Manuele Boaro (Astana Pro Team), Ivan Santaromita e Marco Canola (Nippo-Vini Fantini-Faizanè), Marco Marcato (UAE), François Bidard (AG2R La Mondiale), Manuel Senni (Bardiani-CSF), Pieter Serry (Deceuninck-QuickStep) e Olivier Le Gac (Groupama-FDJ): nessuno di loro rappresentava un pericolo per la maglia rosa o per le altre posizioni di vertice della classifica, il migliore era Serry con un’ora e sei minuti di ritardo, quindi la Movistar si è potuta limitare a fare un lavoro di controllo senza doversi spremere più tanto.

Carboni è il dodicesimo uomo
Nonostante la resa del gruppo e la presenza in fuga di un compagno di squadra, Giovanni Carboni non ne voleva sapere di rassegnarsi ad una tappa anonima: il corridore della Bardiani-CSF, già maglia bianca per alcuni giorni dopo la fuga di San Giovanni Rotondo, si è ritagliato uno spazietto per recuperare posizioni nel plotone ed è scattato per provare a riportarsi sui battistrada che in quel momento avevano circa un minuto di vantaggio. Il giovane corridore marchigiano ha trovato la collaborazione del canadese Guillaume Boivin, portacolori di una Israel Cycling Academy che era stata la formazione più determinata a tenere vivo l’inseguimento ai fuggitivi: i due si sono lanciati in una missione che pareva impossibile con Carboni che, nell’attraversamento del Montello, si è poi lanciato tutto da solo come se fosse una cronometro.

Nel tratto in salita verso Santa Maria della Vittoria, Giovanni Carboni si è riportato a soli 30″ dal gruppo di testa ma a quel punto per svariati chilometri è rimasto fermo lì riuscendo faticosamente a recuperare pochissimi secondi: davanti non hanno fatto nulla per aspettarlo, anche perché in molti avevano paura di dover fare i conti con uno scalatore in più, ma alla fine quando la strada è tornata a salire verso Valdobbiadene il corridore della Bardiani-CSF è finalmente riuscito a diventare il dodicesimo componente del gruppo di fuga. Giovanni Carboni è rientrato a 108 chilometri dall’arrivo dopo un inseguimento di circa 30 chilometri che ha causato anche un po’ di nervosismo, poi superato visto che di energie ne erano già state spese parecchie e quello rimaste sarebbero poi servite per la salita finale di San Martino di Castrozza.

Canola anticipa la salita finale
Il vantaggio della fuga ha continuano costantemente a crescere chilometro dopo chilometro: al gran premio della montagna di terza categoria del Passo San Boldo, chilometro 66, il ritardo del plotone era di 7’40”, mentre al secondo gpm di giornata in località Lamon il gap era stato cronometrato in 8’30”. Proprio in cima a questa salitella di quarta categoria, c’è stato lo scatto di Manuele Boaro che voleva provare a prendere un po’ di margine per anticipare gli altri fuggitivi sulla salita finale e guadagnarsi così un piccolo vantaggio sugli scalatori migliori: per il valido passista dell’Astana il problema è stato di non essere seguito da nessuno e così, dopo essere rimasto per un po’ a 10-15 secondi, ha preferito rialzarsi, aspettare gli ultimi undici e rivedere i propri piani.

Proprio in vista della salita la fuga ha toccato il vantaggio massimo di 9’45”, un margine di assoluta tranquillità per andare a giocarsi la vittoria di tappa visto che l’ascesa di San Martino di Castrozza misura 13.6 chilometri con una pendenza media del 5.6%. La Nippo-Vini Fantini-Faizanè, galvanizzata dal successo di ieri di Damiano Cima, ha provato subito prima della salita con Marco Canola che è riuscito a fare quello che probabilmente sperava di fare in precedenza Manuele Boaro: il vicentino ha preso 20″ di vantaggio, e così ha potuto difendersi quando alle sue spalle ci sono state le prime accelerazioni dei più bravi in salita tra i fuggitivi. A 8 chilometri avevamo quindi in testa alla corsa un quintetto formato da Bidard, Canola, Chaves, Serry e Vendrame, con Antunes e Carboni a pochi secondi di distanza.

Chaves attacca a ripetizione
Le pendenze abbastanza dolci della salita di San Martino di Castrozza non erano propriamente adatte alle caratteristiche degli scalatori puri e per Esteban Chaves non è stato facile liberarsi della scomoda di compagni di corridori che avrebbero potuto bruciarlo in volata nel caso in cui la corse si fosse risolta solo nell’ultimo chilometro: nel giro di circa 5 chilometri si sono contate almeno 8 accelerazioni del colombiano della Mitchelton-Scott, che però ogni volta vedere Bidard, Serry e Vendrame rientrargli sotto, mentre Canola, Carboni e Antunes facevano l’elastico. Alla fine per Chaves l’allungo buono è stato quello ai 2700 metri finale, dopo che poco prima un salto di catena aveva fatto perdere tantissimo tempo ad Andrea Vendrame: il corridore dell’Androni era sembrato fino a quel momento il più brillante a resistere agli scatti del colombiano e con il suo spunto veloce poteva essere il favorito per la vittoria.

Dopo il suo scatto, Esteban Chaves ha tirato dritto senza più voltarsi e cercando di tenere alto il ritmo anche quando la strada spianava sensibilmente: la sua vittoria serve anche a rendere meno amaro il bilancio del Giro della Mitchelton-Scott che era venuta in Italia con ben altri obiettivi. Negli ultimi 2 chilometri la situazione è mutata più volte alle spalle e alla fine ha fatto vedere chiaramente chi tra i suoi inseguitori ne avesse di più nelle gambe: a soli 10″ di distanza è stato lo sfortunatissimo Andrea Vendrame a prendersi la seconda posizione, poi terzo posto per Amaro Antunes a 12″ e quarto per Giovanni Carboni a 24″. Il belga Pieter Serry e il francese François Bidard invece erano stati colori che più si erano spremuti per rispondere alle varie accelerazioni di Chaves e nel finale hanno pagato terminando rispettivamente quinto a 32″ e sesto a 35″. Ritardi superiori al minuto per Marco Canola (settimo), Manuele Boaro (ottavo) e Manuel Senni (nono), mentre sono finiti a circa quattro minuti Marco Marcato (undicesimo) e Ivan Santaromita (dodicesimo).

Forcing Astana nel gruppo, López guadagna
Per tutto il giorno il gruppo maglia rosa è stato tirato dagli uomini della Movistar che, come abbiamo visto, hanno tenuto un’andatura regolare dando ampio spazio ai fuggitvi che hanno poi occupato tutte le prime 12 posizioni dell’ordine d’arrivo: sulla salita di San Martino di Castrozza, però, lo scenario è cambiato e l’Astana ha fatto un gran forcing con tutti i suoi effettivi che ha portato allo scatto di Miguel Ángel López nel tratto un po’ più impegnativo a circa 5 chilometri dalla conclusione; la maglia bainca di questo Giro d’Italia è molto lontano in classifica, ma dopo i problemi della cronometro di San Marino e del Lago Serrù sta cercando di recuperare il più possibile e oggi il suo scatto ha fatto più selezione di quando ci potesse aspettare da una salita molto pedalabile.

Inizialmente l’allungo di López aveva trovato la risposta di Mikel Landa e degli uomini di classifica, ma il basco si è poi rialzato e ha lasciato andare via il colombiano la cui progressione non accennava a scemare: a quel punto alle spalle del corridore dell’Astana si sono un po’ ricompattati, Landa si è portato in testa svolgendo come sul Mortirolo un ottimo ruolo di gregario per la maglia rosa Richard Carapaz, ed anche la timida accelerazione di Primoz Roglic nell’ultimo chilometri si è risolta con un nulla di fatto. Alla fine Miguel Ángel López è riuscito a guadagnare ben 44″ su tutti gli altri favoriti, ma in classifica è sempre sesto anche se ora a 5’33” da Carapaz e 3’17” dal terzo gradino del podio attualmente occupato da Roglic: domani l’ultima resa dei conti in salita con Nibali che potrà contare sull’appoggio di Caruso e Pozzovivo che oggi negli ultimi chilometri hanno addirittura messo la Bahrain in superiorità numerica nei confronti della Movistar. Basterà?

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