L'altimetria della 19esima tappa del Giro 2019
L'altimetria della 19esima tappa del Giro 2019

La rubrica pensieRosa #18 – Vegni ci riprova

Pillole di Giro 2019 in libertà: gioie ed emozioni di Nippo&Manzoni, il disegno della corsa che ripercorre quello del 2018, i maxischermi a casa Carapaz…

I promossi della Anterselva-Santa Maria di Sala
Se la regola è che c’è da promuoverne tre per tappa, oggi siamo direttamente a cavallo: Damiano Cima, Mirco Maestri, Nico Denz. Poi dei tre solo uno ha vinto, ma gli altri li premiamo in contumacia!

Rimandiamo un po’ di squadre
Ci sarebbe da rimandarne un bel po’, invece, dato che una fuga così ridotta, in una tappa così facile, la fai andare all’arrivo solo se ti impegni. Su tutti mettiamo dietro la lavagna la Groupama-FDJ, che non ha tirato perché non voleva dare a Pascal Ackermann, rivale di Arnaud Démare nella classifica a punti, la possibilità di vincere e fare bottino pieno a Santa Maria di Sala, col risultato che comunque il tedesco della Bora, pur arrivando secondo, ha strappato la ciclamino al francese. Per il resto, rivedibile (nel senso che l’abbiamo vista davvero poco) la Israel Cycling Academy, e mettiamoci pure la Dimension Data che pretende di spiegare le sconfitte con le altrui scie (presunte) dalle moto…

Emozioni Manzoni
Una volta Mario Manzoni, quando correva, fu protagonista di una polemica con Mario Cipollini. In realtà Cipollini era il protagonista e Manzoni la vittima, in qualche modo. I ricordi sono offuscati dalla polvere del tempo, poteva essere un Giro d’Italia (anzi, quasi certamente) di un quarto di secolo fa, e c’era una contestazione di Re Leone nei confronti del collega, reo di una qualche manovra azzardata in volata. Il Manzoni più o meno in lacrime che quel giorno quasi invocava pietà al tiranno (“Tu vinci sempre, lascia qualcosa anche a noi che siamo costretti a sgomitare per un piazzamento”) ci torna in mente ogni volta che ci imbattiamo in qualche immagine o intervista dell’attuale direttore sportivo della Nippo-Vini Fantini. Ogni volta, un senso di tenerezza quasi. Che oggi abbia potuto esultare anche lui per la vittoria del suo Damiano Cima, e che sia apparso in tv con tutta la soddisfazione stampata sul volto, e la gioia che sgorgava dagli occhi come in quel lontano dì le lacrime, è anche questa una carezza al cuore che ci porteremo dietro da questo bel Giro 102.

Il Giro degli altri
Aspettavamo questa frazione 18 per capirne di più sulla classifica a punti e ci ritroviamo con un nuovo ribaltone, con Pascal Ackermann che ristrappa la ciclamino ad Arnaud Démare, 226-213, al terzo posto sale Damiano Cima a 104; un Cima che è protagonista assoluto della giornata, si riprende la vetta della classifica dei traguardi volanti (83 punti contro i 78 di Masnada e i 58 di Maestri), insidia lo stesso Masnada per la combattività (siamo 63-58 per Fausto) e addirittura vola al comando della classifica delle fughe, spodestando colui che sembrava non spodestabile, ovvero Marco Frapporti: 932-816 in favore del vincitore di oggi, con Maestri che incalza a 742. Tra le graduatorie che invece non cambiano, quella delle squadre (Movistar con 27’01” sulla Bahrain e 28’04” sull’Astana), quella dei giovani (Miguel Ángel López conserva 2’04” su Sivakov e 8’34” su Carthy) e quella dei Gpm, con Giulio Ciccone che a 229 continua a guardare dall’alto in basso Carapaz (66) e Masnada (57).

L’Ecuador ai piedi di Carapaz
Giungono dall’Ecuador immagini di festa sempre più condivisa da quel lontano popolo che si trova a sognare intorno a questo nuovo eroe chiamato Richard Carapaz. A parte i videomessaggi dei politici di turno inviati alla maglia rosa, fanno notizia i maxischermi allestiti qua e là nel paese, in particolare nella provincia del Carchi da cui il corridore proviene. Lassù tra le Ande si respira aria di storia, e si percepiscono gli sguardi internazionali puntati – una volta tanto, e per motivi positivi – su quelle remote località. Tanto che, a guardare i volti di quei nuovissimi appassionati di ciclismo, quasi quasi vorremmo pure noi che questo sogno diventasse realtà. Perché, come dicono i tifosi di Richard, “molto meglio il ciclismo che le partite della nazionale di calcio: qui vinciamo, lì perdiamo sempre…”.

L’àncora di salvezza è il Giro
Cercando riferimenti per provare a risalire alla citata (più su) polemica con Cipollini, ci siamo imbattuti nell’ordine d’arrivo dell’unica vittoria di Mario Manzoni al Giro: anno 1997, frazione di Cava de’ Tirreni, 14 italiani ai primi 14 posti: Manzoni Giraldi Molinari Mondini Piccoli Zanette Loda Vatteroni Paluan Brognara Roscioli Lietti Bonetti Pumar. Il movimento scoppiava di salute (eravamo peraltro in piena era Pantani), la serie A del ciclismo mondiale pullulava di squadre italiane, ma il Giro era quello che era, onestamente. Con tutto il rispetto per i 14 di cui sopra, fate un confronto col peggior ordine d’arrivo di quest’anno. Se il movimento italiano va giù, l’àncora di salvezza è una e una sola, la sua maglia è rosa, il suo nome è Giro. Lavoriamo per preservarlo sempre più in salute!

Accoppiata vincente?
L’anno scorso Pratonevoso fu un arrivo di cui alla vigilia tutti dicemmo peste e corna, salvo accorgerci che quel facile “unipuerto” fece accendere la prima spia della riserva sul cruscotto di Simon Yates, spalancando le porte all’indimenticabile impresa di Chris Froome il giorno successivo; erano terz’ultima e penultima tappa. Stavolta Mauro Vegni ci riprova: arrivo in salita abbordabile al venerdì (per lunghezza e pendenze, San Martino di Castrozza pare proprio la copia carbone di Pratonevoso), frazione adatta a ribaltoni da lontanissimo al sabato. Andrà come nel 2018? Carapaz è autorizzato ai peggiori riti apotropaici…

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