Esteban Chaves festeggia a San Martino di Castrozza © LaPresse
Esteban Chaves festeggia a San Martino di Castrozza © LaPresse

La rubrica pensieRosa #19 – Un volto familiare

Pillole di Giro 2019 in libertà: il ritorno dei Chaves alla corsa rosa, il giorno di pausa dei Movistar, la sfida Hatsuyama-Clarke per la nera, il marketing territoriale…

I promossi della Treviso-San Martino di Castrozza
Non lo vogliamo dare un premio di consolazione ad Andrea Vendrame, che era lì lì per giocarsi la tappa e un doppio salto di catena gli ha messo letteralmente i bastoni tra le ruote? Nonostante quello, secondo posto memorabile. Promosso Primoz Roglic in quanto dà un segnale di vitalità dopo giorni mogi mogi, e allora a maggior ragione menzione d’onore per l’unico tra gli uomini di classifica ad aver guadagnato davvero nel finale: Miguel Ángel López. Se tanto ci dà tanto, presto parleremo ancora di lui.

Con amarezza, qualche rimandato
Non è stato un Giro indimenticabile per Amaro Antunes, che oggi aveva la responsabilità di segnare un 1 in schedina per la CCC, e invece s’è lasciato sfuggire l’occasione, e il rammarico per lui è tanto maggiore quanto minima è stata alla fine la differenza tra il suo terzo posto e la vittoria (12″ soltanto). A sorpresa rimandiamo la Movistar, che nel finale si è come dissolta intorno a capitan Carapaz e al sergente Landa: gambe molli in finale di Giro, o semplice strategia conservativa in vista dell’impegnativa frazione di domani? Infine un moto di rimpianto per Simon Yates, che qualche giorno fa pareva essersi ripreso ma che nuovamente non sta tanto bene: già già, il gemello visto nel 2018 ci è mancato davvero tantissimo in questo Giro.

Chavito avito avito
Avito ovvero letteralmente “degli avi”, si usa in genere in merito alle proprietà ereditate, ma per un calembour da quattro soldi che metta in relazione Esteban ai suoi genitori possiamo starci e usarlo. I signori Chaves, che bello rivederli dopo quel fragoroso momento di Sant’Anna di Vinadio 2016, quando la loro sportività strinse in un abbraccio il vincitore Nibali (vincitore ai danni del loro figliolo, beninteso) e strinse il cuore di tutti quelli che assistettero alla scena. Oggi li abbiamo rivisti, e solo felicità per loro, per la vittoria del pargolo, finalmente. Se la meritavano, una simile rentrée. E non vogliamo che questo sia l’ultimo dopotappa in cui li vediamo con bandiera, sorriso e saggezza d’ordinanza.

Il Giro degli altri
Nel sostanziale immobilismo che ha caratterizzato questa tappa 19 per quel che riguarda tutte le classifiche accessorie del Giro, spiccano due soli assestamenti: l’Astana che supera la Bahrain al secondo posto della graduatoria per team (prima è la Movistar, ora con 22’28” sui kazaki e 24’11” sugli arabi), e Miguel Ángel López che consolida la maglia bianca, portando a 2’54” il vantaggio su Sivakov e a 9’18” quello su Carthy. Per il resto, davvero, cambia nulla, coi leader Ciccone (Gpm), Ackermann (punti), Cima (traguardi volanti e fughe) e Masnada (combattività). Bonus track: per la maglia nera la lotta è invece apertissima, se la stanno giocando colpo su colpo Sho Hatsuyama (il detentore) e Will Clarke (che lo “insegue” a 2’24”): per la cronaca, il giapponese paga da Carapaz la bellezza di 5h21’10”: ci sarà da tifare anche per lui, fino a Verona.

Il marketing territoriale esiste e lotta insieme a noi
A guardare alcuni paesaggi sfiorati dalla corsa rosa ci mettiamo nei panni dello spettatore che dall’estero dice “ah però, quest’Italia, quasi quasi un viaggetto prossimamente ce lo facciamo qui o là”, dove “qui o là” sono questa tale costiera, o quel tale altopiano, o quell’altro panorama lacustre, o quelle colline dolci e serene… magnifici panorami, scorci pittoreschi, borghi soavi, natura irruenta… parliamo come una guida del Touring Club, e invece è solo la coniugazione più perfetta del concetto di marketing territoriale: un matrimonio naturale col ciclismo. Niente di meglio, se tante volte l’amministratore locale di turno si chiedesse come investire in futuro: “Tre semplici parole: Giro, di, Italia”, questo il suggerimento che dovrete sussurrare al vostro sindaco.

Ieri abbiamo sbagliato
A volte ci si fida troppo della memoria, e si trascura un controllino in più che male non farebbe; e il sonno della memoria genera mostriciattoli, tipo l’idea che l’anno scorso il finale di Giro si sia consumato tra la facile Pratonevoso e la decisiva frazione del Finestre. E invece no, dopo la tappa di Bardonecchia, resa immortale dall’impresa di Froome, c’era ancora quella di Cervinia, prima della passerella romana. Dimenticanza da censura! Chiediamo venia ai lettori, a Vegni (che chiamavamo in causa), a Nieve (che quella tappa la vinse) e a tutto il Cervino, pietra su pietra…

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