Dylan van Baarle supera Jack Haig al traguardo © ASO/Broadway
Dylan van Baarle supera Jack Haig al traguardo © ASO/Broadway

La battaglia è solo nella fuga

Dylan van Baarle batte Jack Haig e conquista l’ultima tappa del Critérium du Dauphiné. Nessun attacco tra i big, Jakob Fuglsang porta a casa la corsa

Il Team Ineos vince ancora al Critérium du Dauphiné e di nuovo con un corridore proveniente dai Paesi Bassi: se ieri lo squadrone britannico aveva esultato con Wout Poels, oggi a tagliare per primo il traguardo è stato il 27enne Dylan van Baarle alla seconda vittoria stagionale dopo che nel mese di febbraio aveva conquistato la classifica finale del Herald Sun Tour; per lui si tratta anche della prima vittoria in carriera in una corsa World Tour. Il Delfinato della Ineos si chiude quindi con un altro sorriso che non può cancellare il bruttissimo incidente di Froome, ma che aiuta a guardare avanti con più ottimismo: la forza della squadra sta proprio che anche senza il suo uomo di punta, riesce sempre ad essere competitiva.

Per quanto riguarda invece la classifica finale del Critérium du Dauphiné, un finale abbastanza deludente senza attacchi tra i big: Jakob Fuglsang, supportato da un’ottima Astana, ha portato a casa il secondo successo in carriera in questa corsa (la vinse già nel 2017) senza grosse preoccupazioni e adesso vede aumentare le proprie credenziali in vista del Tour de France. I Grandi Giri non hanno mai portato particolare fortuna al corridore danese che al massimo ha conquistato un 7° posto in Francia nel 2013 ed è difficile pensare che a 34 anni possa esserci una svolta decisa, ma il 2019 di Fuglsang è stato fino ad oggi straordinari: tra classiche e corse a tappe, il peggior piazzamento finale della stagione è stato un sesto posto e allora magari finalmente per una volta potrebbe riuscire ad essere costante per tutte e tre le settimane ed a portare un risultato che sarebbe anche molto meritato.

La fuga non preoccupa l’Astana
Questa ultima tappa del Criterium del Delfinato proponeva un percorso di appena 113.5 chilometri con partenza da Cluses e arrivo in Svizzera a Champéry: in programma c’erano ben sette gran premi della montagna, di cui due di prima categoria, ma alla fine le pendenze non si sono rivelate abbastanza selettive per avere attacchi importanti, anche in presenza di una classifica generale ancora abbastanza corta. Il primo gpm di giornata era posto appena 6500 metri dopo il via ufficiale ed è stato il solito Julian Alaphilippe a transitare in prima posizione per assicurarsi la prima posizione nella speciale classifica: lo stesso Alaphilippe era poi nelle prime posizione al chilometro 10 quando all’inizio della salita della Côte de Rond si è formata la fuga che si è poi rivelata decisiva per la vittoria di tappa.

Oltre al francese della Deceuninck-QuickStep, davanti c’era Dylan van Baarle (Ineos), Jack Haig (Mitchelton-Scott), Felix Grossschartner (Bora-Hansgrohe), Carlos Verona (Movistar), Sébastien Reichenbach (Groupama-FDJ), Sepp Kuss (Jumbo-Visma), Julien Bernard (Trek-Segafredo), Carl Fredrik Hagen (Lotto-Soudal), Hermann Pernsteiner (Bahrain-Merida), Alessandro De Marchi (CCC) e Warren Barguil (Arkea-Samsic), poi in un secondo momento dopo la Montée des Gets si è unito dal gruppo di testa anche il tedesco Nils Politt (Katusha-Alpecin). Davanti erano quindi in 13 e dopo 25 chilometri di corsa il loro vantaggio era già nell’ordine dei tre minuti: tra i battistrada i più vicini alla maglia gialla Jakob Fuglsang erano Pernsteiner e Barguil, rispettivamente diciottesimo a 5’49” e diciannovesimo a 6’15” in classifica generale questa mattina alla partenza, e l’Astana ha potuto quindi controllare senza grossi patemi.

Si ritira Adam Yates, secondo in classifica
La quarta salita di giornata era quella di prima categoria del Col du Corbier a circa 65 chilometri dall’arrivo, ma anche qui dal gruppo principale nessuno si è mosso e così la fuga ha potuto incrementare ancora il proprio vantaggio portandolo fino ad massimo di 4’15”. Il piccolo colpo di scena di giornata è arrivato quando mancavano 50 chilometri alla conclusione: il britannico Adam Yates, secondo in classifica generale a soli 8″ da Jakob Fuglsang e fino a quel momento regolarmente nel gruppo principale, si è improvvisamente ritirato dalla corsa. Già pochi minuti dopo il ritiro si è venuti a sapere che già da questa mattina Yates era alle prese con la febbre, probabilmente un regalo molto poco gradino portato dal maltempo dei giorni scorsi ed in particolare di ieri.

Senza più il rivale più vicino in classifica, la situazione è diventata ancora più favorevole all’Astana, a cui la fuga stava benissimo anche per portare via gli abbuoni a tutti gli altri. Una decina di chilometri dopo il ritiro di Yates, ha abbandonato la corsa anche Steven Kruijswijk che in classifica generale era nono a 1’20”, mentre questa mattina non era proprio partito Michael Woods, 14° a 2’24”: probabilmente erano in tanti in gruppo a non essere al 100% oggi ed a meno di un mese dal Tour de France non c’era voglia di rischiare, ma questo ci fa intuire anche come mai nessuno abbia provato a ribaltare la corsa partendo da lontano.

Haig e Van Baarle restano a giocarsi la tappa
Sulla salitella del Pas de Morgins che ha portato la corsa ad entrare in territorio svizzero, c’è stato un po’ di movimento nel plotone con AG2R La Mondiale e UAE Team Emirates che hanno iniziato a tirare per riavvicinarsi alla fuga e un bel contributo è arrivato poi anche dal Team Ineos che pure poteva contare su un proprio rappresentante nel gruppetto di testa. A 20 chilometri dall’arrivo al termine di una lunghissima discesa il gruppo maglia gialla si era portato a 1’50” dalla testa della corsa e un’altra decina di secondi è stata recuperata sulle prime rampe della Côte des Rives, seconda ed ultima ascesa di prima categoria di giornata con i suoi 8.5 chilometri al 6.2%: la Ineos sembrava intenzionata a provare qualcosa con Wout Poels, ma la corsa è cambiata nuovamente quando tra uno scatto e l’altro tra i fuggitivi sono rimasti al comando solo un generoso Jack Haig e proprio Dylan van Baarle.

A 15 chilometri dall’arrivo, quindi, il Team Ineos non ha più forzato l’andatura e si è dato un ritmo regolare per non compromettere l’assalto alla vittoria di tappa del proprio uomo. Van Baarle e Haig nel frattempo avevano preso 25″ di vantaggio su Carl Fredrik Hagen (Lotto) e Julian Alaphilippe (Deceuninck) che tra l’ultima parte di salita, e la discesa successiva ricca di tornanti, ha tirato a tutta per provare a rientrare. Nonostante il forcing di Alaphilippe, i due battistrada hanno continuato a guadagnare ed a 6 chilometri dall’arrivo, quando la strada è tornata a salire verso Champéry, il francese ha mollato la presa: a quel punto per la vittoria di tappa era una cosa a due, anche perché nel plotone degli uomini di classifica era tornata davanti l’Astana ancora con un maiuscolo Magnus Cort Nielsen ed il gap dalla testa era nuovamente tornato sopra ai due minuti.

Tutto facile per Van Baarle e Fuglsang
Nell’ultimo tratto di salita verso Champéry, le pendenze erano decisamente troppo blande per inventarsi qualcosa ed anche i due superstiti della fuga iniziale sono arrivati assieme a giocarsi la vittoria di tappa in volata. Epilogo non ha sorpreso perché Dylan van Baarle era il più veloce sulla carta, ma anche perché negli ultimi chilometri Jack Haig non si è mai risparmiato continuando a dare tirate importanti per tenere lontano non si sa bene chi: il corridore della Ineos è stato anche bravo a lasciare in prima posizione il rivale australiano, e poi lo ha fulminato con uno sprint lungo lanciato a più di 200 metri dall’arrivo. Il norvegese Carl Fredrik Hagen ha chiuso terzo a 50″, poi a 1’12” si sono piazzati nell’ordine Warren Bargui, Sepp Kuss e Sébastien Reichenbach, quindi a 1’16” è arrivato Julian Alaphilippe.

Sull’ultima facile salita nel gruppo del leader si è segnalato solo un piccolo aumento del ritmo portato dalla Groupama-FDJ, ma alla fine sono stati ben 11 a chiudere tutti assieme a 1’59” dal vincitore di giornata: l’australiano Richie Porte ha perso invece 6″ di più, peggio invece è andata a Dylan Teuns che nei confronti degli altri uomini di classifica ha perso 39″. Il Critérium du Dauphiné 2019 si è concluso così con Jakob Fuglsang nuovamente sul gradino più alto del podio, secondo posto a 20″ per lo statunitense Tejay van Garderen mentre terzo a 21″ è stato il tedesco Emanuel Buchmann; Wout Poels ha guadagnato anche lui una posizione per il ritiro di Yates e ha chiuso quarto a 28″ mentre Thibaut Pinot ha superato Dylan Teuns con i due rispettivamente quinto e sesto.

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