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Ciclismo su pista, la grande riforma che verrà

Dal 2021 cambia tutto: nuovo nome per la Coppa del Mondo che si sposta in estate, i Mondiali vanno ad ottobre. E le squadre private già s’infuriano

Da quando è stato eletto come nuovo presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale nel settembre del 2017, David Lappartient è stato estremamente attivo sul fronte delle riforme e ancora lo sarà nei prossimi mesi. Attorno al motto “il ciclismo di domani, si costruisce oggi”, Lappartient ha lanciato l’Agenda 2022 che punta a ristrutturare il ciclismo attraverso cinque punti, che vanno da una maggiore autorevolezza dall’UCI al garantire risultati credibili, passando per il sostegno alla federazione nazionali, al definire obiettivi concreti per il ciclismo professionistico fino al valorizzare tutte le varie discipline per far diventare il ciclismo lo sport del ventunesimo secondo.

Le prime riforme hanno riguardato il ciclismo su strada, con gli importanti interventi sul Women’s World Tour con la nascita di una nuova categoria di squadre e nuovi standard organizzativi, e ovviamente con la tanto discussa e criticata rivoluzione in campo maschile di cui però al momento non si ancora molto, ma Lappartient ed i suoi uomini non si sono fermati lì: la scorsa settimana è infatti giunta la notizia che anche il ciclismo su pista si rifarà pesantamente il look a partire dal 2021. Proviamo a vedere più nel dettaglio di cosa si tratta, preannunciadovi che le reazione negative non hanno tardato ad arrivare.

La Coppa del Mondo cambia nome e collocazione
Non è certo un mistero che l’attuale Coppa del Mondo abbia un formato poco attraente per le televisioni, per il pubblico e per gli organizzatori, ma dopo anni di sofferenza negli ultimi anni il numero delle tappe era tornato a salire passando da sole tre prove fino ad uguagliare il massimo storico di sei della scorsa stagione ed di quella del prossimo inverno. A partire dal 2021 invece si tornerà indietro e per regolamento le tappe in programma saranno solo tre, ma il cambiamento non starà soltanto nel numero: la novità principale, infatti, è che il periodo di riferimento non sarà più tra ottobre e gennaio, bensì in estate tra i mesi di luglio e settembre. Questo significherà che potranno rientrare nel gioco anche i velodromi scoperti? Difficile, ma staremo a vedere.

La nuova competizione estiva sarà un appuntamento fondamentale per la qualificazione a Campionati del Mondo e Giochi Olimpici, ma fa sorgere dei dubbi per quanto riguarda la compatibilità del ciclismo su strada: Tour de France e Vuelta a España rischieranno infatti di togliere molta visibilità alla manifestazione che fino ad oggi, dal punto di vista ciclistico, non aveva alcuna concomitanza. E questo vale anche per gli atleti polivalenti che dovranno cercare di combinare strada e pista nello stesso periodo: qualcuno lo ha già fatto, basti vedere alcune edizioni della Sei Giorni delle Rose di Fiorenzuola, ma tra i grandi giri maschili ed una corsa come il Giro Rosa tra le donne, non sarà facile trovare il giusto equilibrio.

Cone il cambio di data, arriva anche un nuovo nome per la Coppa del Mondo che dal 2021 diventerà Coppa delle Nazioni. Questo è il punto che ad oggi ha scatenato le critiche maggiori a livello internazionale, non tanto per la denominazione, quanto per il fatto che la partecipazione sarà aperta alle sole rappresentative nazionali e non, come accade ad oggi, anche a team privati che si sono dimostrati capaci di ottenere ottimi risultati. Il futuro di formazioni come la britannica Huub Wattbike Test Team o la neerlandese Beat Cycling Club (ma in tutto sono 38 le squadre di pista registrate all’UCI) può quindi essere in pericolo e sembra un grosso peccato perché queste squadre arricchivano il campo partenti e davanti possibilità a molti atleti, in maniera diretta o liberando posti nelle varie nazionali, di competere ad alto livello: in due giorni una petizione lanciata dalla Beat ha già raccolto più di 5000 firme.

Il Campionato del Mondo si sposta ad ottobre
Assieme alla Coppa del Mondo, cambia inevitabilmente data anche il Campionato del Mondo che da marzo (grossomodo) si sposterà ad ottobre: il percorso di avvicinamento resta quindi molto simile a quello attuale, ma anche in questo caso resta da valutare il discorso delle eventuali sovrapposizioni con gli ultimi appuntamenti di prestigio del ciclismo su strada. Uno spostamento della rassegna iridata era comunque già previsto per il 2023 quando la Scozia ed in particolare la città di Glasgow ospiteranno la prima edizione UCI Cycling World Championships, la mega manifestazione che si terrà ogni quattro anni e che concentrerà in un’unico periodo ed in un’unica sede tutti i Campionati del Mondo delle varie displine ciclistiche: in questo modo i vertici di Aigle si aspettano dei calendari più uniformi di stagione in stagione.

Il dubbio però riguarda cosa succederà in occasione degli anni olimpici, ad iniziare dal 2024 con i Giochi Olimpici di Parigi attualmente previsti tra il 2 ed il 18 di agosto: se si confermerà il piano annunciato dall’UCI, le gare a cinque cerchi rischiano di inserirsi nel bel mezzo della Coppa del Mondo e comunque sarebbero ad appena due mesi di distanza dal Campionato del Mondo rendendo molto difficile la preparazione per quegli atleti che vorranno puntare ad essere al 100% ad entrambi gli appuntamenti. Il grosso rischio sarebbe quello di avere un’edizione dei Mondiali estremamente svalutata come qualità della partecipazione.

Per l’inverno è in arrivo una nuova competizione
Il cambio di casa di Coppa del Mondo e Campionato del Mondo, andrebbe a creare un grosso buco nel calendario del ciclismo su pista per quanto riguarda i mesi invernali, fino ad oggi quelli chiave per l’attività degli atleti: per riempirlo l’UCI ha pensato ad un nuova circuito di gare i cui dettagli verranno presentati solamente nei prossimo mese di settembre quando ci sarà la prossima riunione del Comitato Direttivo; qualche cosa però possiamo provare ad intuirla e ricavarla dal comunicato dell’UCI della scorsa settimana in cui venivano presentate tutte queste novità.

La prima edizione della nuova serie di gare si disputerà tra novembre 2021 e febbraio 2022 e si propone di “aumentare il fascino del ciclismo su pista attraverso un formato dinamico e attraente, ideale sia per le televisioni che per gli spettatori direttamente presenti agli eventi, semplice da capire e seguire anche per coloro che si avvicineranno a queste discipline per la prima volta”. Insomma, tante belle parole ma poca concretezza sul come effettivamente si svolgeranno le gare, se non per il fatto che “atleti selezionati parteciperanno a livello individuale con i colori della propria nazionale”: e anche qui, quindi, un’altra mazzata per le squadre private.

Difficile quindi dare un giudizio completo sulla riforma, senza conoscere come effettivamente sarà organizzato questo nuovo circuito. Una nostra idea, è che si potrebbe provare a prendere spunto dall’atletica per allestire una serie di una decina di meeting in giro per il mondo, in cui le varie discipline della pista vengano proposte a rotazione e riducendo il numero di atleti in gara ed il numero dei vari turni intermedi per comprimente il tutto in serate da circa 3 ore al massimo: dal punto di vista sportivo forse non sarebbe il massimo, da quello dello spettacolo invece potrebbe funzionare andando dritti al sodo della competizione e tenendo il tutto in tempi più idonei ad una trasmissione in diretta televisiva.