Josip Rumac prima di una sgambata © Cicloweb
Josip Rumac prima di una sgambata © Cicloweb

C’è anche un pistone croato nel motore Androni

Josip Rumac, fresco bicampione nazionale, si racconta: tra una carriera da viaggiatore, un movimento (quello del suo paese) con pochi supporti federali e l’imminente via al Sibiu Tour

A separare Szeged, ultimo avamposto ungherese e crocevia del triplo confine magiaro-serbo-rumeno, e Sibiu, centro che più centro non si può nel disegno della Romania, sono circa 400 km. Tra i campi di girasole e i prati, talora incolti, che costeggiano l’autostrada, Josip Rumac è comprensibilmente stanco della sequenza di trasferimenti che, come ogni ciclista degli anni ’10 che si rispetti, deve affrontare per passare da una corsa all’altra.

Non ha neppure avuto il tempo di festeggiare, questo ventiquattrenne di Opatija (nota in italiano come Abbazia), il doppio titolo nazionale conquistato nell’ultimo finesettimana di Sibenik, possedendo contemporaneamente per la prima volta in carriera la maglia a scacchi biancorossa sia di campione croato a cronometro che di campione in linea. Dopo il successo domenicale, Rumac si è subito sobbarcato quasi 400 km in auto per raggiungere la comitiva della sua Androni Giocattoli-Sidermec, con cui ha affrontato gli ultimi 1100 km addentrandosi nella Transilvania profonda per partecipare al Sibiu Cycling Tour, al via nel tardo pomeriggio di domani con un prologo tra le strade della città. Lo sentiamo per farci raccontare il tanto atteso raggiungimento della doppietta e non solo.

Sabato la cronometro, raccontaci qualche dettaglio in più della gara
«È stata una giornata molto dura: non solo per il percorso di 29.1 km quanto per il forte vento e per il caldo, dato che c’erano 40 gradi. Sono partito per ultimo, per cui è stato più semplice per me dato che conoscevo i tempi degli altri. Bisognava spingere forte, non è stato agevole ma ce l’ho fatta»

E poi domenica la gara in linea
«La gara si è disputata su una distanza di circa 120 km ma il dislivello era di oltre 2000 metri. In ognuna delle sei tornate c’era da affrontare una salita di circa 4 km al 6/7% a cui aggiungere l’ultimo km con punte al 13%. Dopo due giri e mezzo in tre abbiamo fatto la differenza staccando gli altri: eravamo io, Radoslav Rogina della Adria Mobil e Viktor Potocki della Ljubljana Gusto Santic. Abbiamo collaborato per un paio di giri fin quando ho attaccato in salita: solo Rogina è riuscito a rientrare in discesa e da questo punto abbiamo deciso di darci cambi regolari. All’ultimo km abbiamo iniziato a controllarci: a 300 metri dal traguardo, sul tratto più duro, sono partito e l’ho staccato»

Soprattutto in questo periodo in cui il movimento sloveno è diventato tra i primi al mondo la domanda giunge spontanea: come mai c’è così tanta differenza a livello numerico con il ciclismo croato?
«Non abbiamo tanti ragazzi nelle categorie giovanili anche per una carenza di squadre: di fatto non abbiamo nessun team che possa assicurare loro di crescere. Non ci sono persone che lavorano per i giovani; e non bisogna dimenticare anche il costo per dare ai ragazzini il materiale per allenarsi e gareggiare. In questo momento in Croazia siamo solo in tre a correre in formazioni UCI e a fine anno Rogina si ritira: per il futuro questo è veramente un problema. Il principale problema riguarda però la federazione, che deve supportare le squadre e invece ritiene che non ci siano cose da sistemare: non dico che non lavorano, però di certo dovrebbero fare di più. È un peccato, perché rispetto a pochi anni fa l’interesse per questa disciplina è in crescita anche da noi. E sì che solo 5 anni fa c’erano molti più professionisti croati che adesso. In Slovenia ci sono tante persone che aiutano i ragazzi a correre anche in Italia e Austria, il supporto ai giovani che iniziano a praticare il ciclismo non manca»

Dopo il podio al Mondiale juniores 2012 (dietro a Mohoric ed Ewan, ndr) hai iniziato la carriera tra i grandi con il vivaio della Etixx
«Essere subito ingaggiato dalla squadra di sviluppo di uno dei principali team al mondo è stato perfetto: avevamo un gruppo fortissimo con Alaphilippe, Vakoc, Wisniowski e Hirt. Mi sono spesso sacrificato per i compagni e sono stato felice di farlo. Nel 2015 sono passato alla Adria Mobil dove ho trascorso un anno molto formativo, imparando tanto; i tre anni seguenti sono stati comunque importanti prima di questa occasione con la Androni»

Come sta andando questa annata? Come sei entrato in contatto con il team?
«Quest’anno ho fatto quasi tutte le gare in Francia e le classiche Belgio, chiudendole tutte nel primo gruppo dopo aver lavorato per i compagni. Sono molto felice dunque di questa esperienza. La squadra ha preso parte in passato al Tour of Croatia e so che in questa zona geografica ci sono degli interessi per alcuni sponsor in un paese che, come detto, si sta appassionando sempre più al ciclismo»

A proposito di Tour of Croatia, dopo i problemi che hanno portato alla cancellazione della corsa, fortunatamente ci sarà il nuovo CRO Race
«Vladimir Miholjevic di sicuro organizzerà una bella gara ad inizio ottobre: ho parlato con lui ai campionati nazionali e mi ha anticipato che ha già la lista delle squadre e il disegno delle sei tappe. Non saranno frazioni difficilissime ma saranno comunque combattute. E per noi dell’Androni, fra arrivi in volata e su strappetti, ci sarà spazio per far bene»

Quali sono le tue aspettative per l’imminente Tour of Sibiu?
«È la seconda volta che partecipo, non è una gara semplice perché, oltre a noi e alla Gazprom, ci sono alcune Continental di qualità. Come Androni possiamo ottenere buoni risultati: Daniel Muñoz in salita può fare molto bene così come Kevin Rivera, poi per le volate il nostro uomo è Matteo Pelucchi. Non sarà di certo semplice, ma di sicuro faremo di tutto per riuscirci».

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