Daryl Impey esulta al traguardo © ASO/Pauline Ballet
Daryl Impey esulta al traguardo © ASO/Pauline Ballet

Una giornata utile solo per Impey

Il sudafricano vince in fuga la nona tappa del Tour de France, secondo Tiesj Benoot. Gruppo a 16 minuti, Julian Alaphilippe conserva la maglia gialla senza problemi

Nel 2013 era stato il primo corridore africano a vestire la maglia gialla al Tour de France e oggi Daryl Impey è diventato il secondo a vincere una tappa imitando il suo connazionale Robert Hunter vincitore a Montpellier dodici anni fa. Quest’anno Impey, 34enne sudafricano della Mitchelton-Scott, aveva vinto una tappa e la classifica finale del Tour Down Under per il la seconda volta consecutiva, aveva chiuso sul podio alla Cadel Evans Great Ocean Road Race e poi sempre nei primi mesi della stagione aveva fatto doppietta strada e cronometro ai Campionati Nazionali del Sudafrica: in seguito per lui c’era stato qualche piazzamento e tanto lavoro per i capitani di giornata, fino ad oggi quando ha sfruttato al meglio il suo giorno di libertà.

Ed in fondo non ci sorprende vedere Daryl Impey sul gradino più alto del podio della corsa a tappe più prestigiosa della stagione, soprattutto dopo aver gestito alla perfezione un finale di corsa tutt’altro che banale e che poteva favorire maggiormente un corridore più adatto alla salita: ma stiamo parlando di un corridore che nelle sue giornate migliori ha dimostrato di essere veloce in caso di volata, forte sul passo e resistente sulle salite non troppo lunghe, tutte caratteristiche che risultano utilissime per una fuga su un percorso vallonato.

La fuga parte al chilometro 15
Fin dal termine della tappa di ieri, si sapeva che con ogni probabilità nella giornata di oggi il plotone avrebbe lasciato ampio spazio ad una fuga da lontano con i protagonisti chiamati a concentrarsi esclusivamente sui giochi per la vittoria anziché sul tentativo di rimonta degli inseguitori: tanto erano gli elementi a favore di un attacco a lunga gittata, ad iniziare da una classifica già abbastanza lunga, per proseguire poi con un Julian Alaphilippe in stato di grazia che quasi certamente sarebbe stato l’uomo da battare sul traguardo di Brioude e che quindi avrebbe trovato ben poca collaborazione. Il primo corridore a provare un timido scatto in testa al primo chilometro è stato il francese Alexis Vuillermoz (AG2R), di certo non una sorpresa nel giorno della festa nazionale, ma poi è partito subito in contropiede il tedesco Nils Politt (Katusha-Alpecin) che nei tratto iniziale in leggera discesa è rimasto al comando con un centinaio di metri di vantaggio sul plotone.

Attorno al chilometro 10, mentre Nils Politt veniva ripresa da un gruppetto di attaccanti comprendente anche Wellens e Van Aert, nel gruppo s’è verificata una brutta caduta che ha coinvolto Alessandro De Marchi e Alexis Vuillermoz: il francese è riuscito a ripartire, il friulano della CCC invece ha riportato una ferita abbastanza profonda al volto ed è stato costretto al ritiro dalla corsa per recarsi in ospedale a valutare la presenza di eventuali fratture. Nel tratto in leggera salita verso Chambles la situazione in testa è cambiata più volte e molto rapidamente, addirittura con la maglia gialla Julian Alaphilippe a muoversi in prima persona per stoppare un tentativo a suo avviso troppo pericoloso: la mossa del francese della Deceuninck-QuickStep ha smorzato un po’ di entusiasmi, e così al chilometro 15 è uscito dal plotone un drappello di 14 corridori, tutti lontani in classifica, che non ha incontrato resistenza alle sue spalle.

Fuga di 15, poi rientra anche Soler
Nel gruppo di testa i 14 protagonisti erano Lukas Pöstlberger (Bora-Hansgrohe), Oliver Naesen (AG2R La Mondiale), Ivan García Cortina e Jan Tratnik (Bahrain-Merida), Tony Martin (Jumbo-Visma), Simon Clarke (EF Education First), Daryl Impey (Mitchelton-Scott), Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), Nicolas Roche (Sunweb), Jesús Herrada (Cofidis), Tiesj Benoot (Lotto Soudal), Romain Sicard (Total Direct Energie), Edvald Boasson Hagen (Dimension Data) e Anthony Delaplace (Arkéa-Samsic) e appena partita la loro fuga, il gruppo principale ha subito lasciato fare ed il distacco è salito velocemente. La mancanza di reazione ha portato ad un paio di contrattacchi da parte di uomini di squadre non rappresentate là davanti: primo a muoversi, quando il gap era nell’ordine dei 40″, è stato lo spagnolo Marc Soler (Movistar), poi un poco più avanti s’è lanciato all’inseguimento anche Rui Costa (UAE). Da notare come all’attacco non c’era nessun corridore italiano, ma soprattutto c’erano solo due francesi, un dato abbastanza inusuale per il 14 luglio.

Tra i battistrada il meglio collocato in classifica generale era Nicolas Roche che però aveva circa 23 minuti di ritardo e nulla sarebbe cambiato con il rientro di Marc Soler e Rui Costa, ma davanti non c’era l’intenzione di far tornare sotto tanto facilmente due uomini in più che avrebbero certamente dato fastidio per la tappa: nonostante questo i due inseguitori solitari non hanno mollato perché sapevano che attorno al chilometro 33 sarebbe iniziato il durissimo Mur d’Aurec-sur-Loire, una rampa di 3200 metri all’11% medio dove i 14 uomini al comando non avrebbero certo spinto a tutta. E infatti Marc Soler è riuscito a riprendere i corridori davanti a lui diventando così il quindicesimo fuggitivo, ed anche Rui Costa si era avvicinato parecchio riportandosi a soli 25″ dalla testa della corsa: il portoghese della UAE però non ha potuto chiudere il gap, anche perché dopo la salita la giuria ha fermato tutte le macchine davanti a lui e gli altri fuggitivi non lo hanno aspettato.

Pöstlberger gioca d’anticipo
In cima al gran premio della montagna del Mur d’Aurec-sur-Loire il gruppo della maglia gialla è passato a ritmo blando e aveva accumulato già nove minuti di ritardo, ma nei chilometri successivi il gap tra fuga ed inseguitori è arrivato a toccare i dieci minuti e mezzo: è stato a quel punto che la Deceuninck-QuickStep ha iniziato ad aumentare leggermente l’andatura per tenere stabile il distacco ed avere quindi la possibilità di affrontare con più tranquillità il finale di tappa. Per circa una sessantina di chilometri c’è stato ben poco da segnalare in corsa, con il plotone che procedeva a ritmo regolare ed i fuggitivi che avevano capito che la vittoria di tappa sarebbe andata ad uno di loro quindici. Le prime scaramucce in testa sono iniziate sulla salita di terza categoria della Côte de Guillaumanches, a poco più di 60 chilometri dal traguardo, con uno scatto di Simon Clarke subito neutralizzato dagli altri.

Il tentativo di Clarke ha portato un po’ di nervosismo nel gruppetto di testa e alla prima occasione utile sono ripartiti gli attacchi: a 44 chilometri dall’arrivo, su una breve contropendenza, è partito l’austriaco Lukas Pöstlberger (Bora-Hansgrohe) con il chiaro intento di anticipare la salita della Côte de Saint-Just e tutto solo è riuscito a guadagnare fino a 45″. Ai meno 23 chilometri, anche il resto della fuga si è completamente sgretolato e dietro a Pöstlberger sono rimasti solo Nicolas Roche, Marc Soler, Jasper Stuyven, Daryl Impey, Tiesj Benoot, Jan Tratnik e Oliver Naesen, mentre un cliente pericolosissimo in caso di volata come Edvald Boasson Hagen era ormai tagliato fuori.

Benoot e Impey staccano tutti
Come si poteva immaginare, Pöstlberger ha approcciato in testa le prime rampe della Côte de Saint-Just (3.6 km al 7.2% medio) ma il suo margine era di appena 10″ e ben presto ha visto piombarsi addosso i primi inseguitori. A mettersi in evidenza come i più brillanti in salita sono stati Tiesj Benoot e Nicolas Roche con un paio di allunghi a testa che hanno fatto male a tutti gli altri: i due sono riusciti a tenere a distanza lo sloveno Jan Tratnik, ma proprio nelle ultime centinaia di metri di salita è rinvenuto fortissimo da dietro il sudafricano Daryl Impey. Il corridore della Mitchelton-Scott ha ripreso i due colleghi di Lotto Soudal e Sunweb poco prima del gpm e, sapendo di essere il più veloce in caso di volata, si è subito messo davanti a tirare per tenere lontani tutti gli altri e avere così meno rivali da controllare.

L’ultimo gpm era posizionato ai meno 13 chilometri, ma a 8 chilometri c’era un altro breve strappo che è stato fatale a Nicolas Roche: davanti infatti, sentendosi battuto, Tiesj Benoot ha provato un altro scatto che ha fatto staccare l’irlandese della Sunweb, ma non il corridore africano che ha tenuto bene il belga e che da quel momento si è ritrovato in una situazione pressoché ideale per la vittoria. A quattro chilometri dall’arrivo il vantaggio di Benoot e Impey sui cinque più immediati inseguitori era di 14″ che sono rimasti pressoché invariati al triangolo rosso dell’ultimo chilometro quando Benoot ha smesso di collaborare con Impey e si è messo in scia in attesa della volata.

Impey fa sua una volata senza storia
Sulla carta la volata a due era nettamente sbilanciata a favore di Daryl Impey che per di più negli ultimi 15 chilometri aveva messo in mostra un’ottima condizione fisica e probabilmente per Tiesj Benoot non ci sarebbe stato niente da fare in ogni caso: certo, però, le chance di vittoria non aumentavano con una volata molto telefonata come quella lanciata dal corridore della Lotto Soudal addirittura a 250 metri dal traguardo. Impey ha quindi avuto vita facile nell’andare a conquistare la prima vittoria in carriera in un Grande Giro mentre per Benoot questo secondo posto è comunque il miglior piazzamento del 2019.

A 10″ si è preso la terza posizione anticipato Oliver Naesen e Jasper Stuyven, rispettivamente quarto e quinto con lo stesso distacco, poi uno stremato Nicolas Roche ha chiuso sesto a 14″ e Marc Soler, bravo nonostante la grande fatica iniziale per rientrare sulla fuga, si è piazzato settimo a 21″. Per tutti gli altri otto componenti della fuga i ritardi al traguardo sono stati compresi tra 1’50” e sette minuti e mezzo circa.

Julian Alaphilippe resta tranquillo in maglia gialla
Alla fine per il gruppo del leader è stata una giornata di relativa tranquillità e nel finale di tappa, quando i fuggitivi hanno accelerato nella lotta per la vittoria parziale, il ritardo ha superato addirittura il quarto d’ora. L’unico sussulto l’ha offerto Romain Bardet, originario proprio della città di Brioude dove era posto il traguardo: il francese dell’AG2R La Mondiale ha provato uno scatto sulla Côte de Saint-Just portandosi dietro Riche Porte (Trek-Segafredo) e George Bennett (Jumbo-Visma), ma il Team Ineos ha fatto buona guardia e la prima parte del gruppo era già tornata compatta prima del gran premio della montagna. Quello di Bardet è stato più che altro uno scattino per soddisfare i tanti tifosi che ha nella zona, ma come già visto a La Planche des Belles Filles la sua condizione fisica sembra troppo deficitaria per puntare ad obiettivi di prestigio in questo Tour de France.

Gli uomini di classifica sono quindi arrivati tutti assieme al traguardo con 16’25” di ritardo dal vincitore Daryl Impey (Nibali si è rialzato nel finale per salvare la gamba in vista di qualche fuga nei prossimi giorni) e Julian Alaphilippe potrà così vivere almeno un’altra giornata in maglia gialla domani nella decima tappa da Saint-Flour ad Albi: saranno 217 chilometri abbastanza accidentati, ma comunque adatti ad un arrivo in volata dove qualche sprinter potrebbe presentarsi però con le gambe molto appesantite.

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