Matteo Trentin vittorioso a Gap © Getty Images
Matteo Trentin vittorioso a Gap © Getty Images

Trentatré contro Trentin, ma è Matteo il più forte

Il campione europeo stacca i compagni fuga a 14 km dall’arrivo e vince la 17a tappa del Tour de France sul traguardo di Gap

Aveva una vittoria nelle gambe e lo sapeva lui stesso, ma il traguardo di Gap era quasi sicuramente l’ultima occasione possibile per un corridore delle caratteristiche di Matteo Trentin: dopo svariate top10 di giornata e soprattutto dopo la grande prestazione verso Bagnères-de-Bigorre dove si piazzò sesto in una tappa, il campione europeo in carica aveva messo nel mirino proprio la diciassettesima frazione di questo Tour de France e non ha fallito. Il corridore di Borgo Valsugana, che compirà 30 anni il prossimo 2 agosto, è in un grande periodo di forma che gli permette di esaltare al massimo le sue doti sul passo ed il salita e oggi ha vinto da vero fenomeno: nessuno tra i protagonisti di questa tappa poteva stargli dietro e lui si è preso addirittura il lusso di giungere tutto solo all’arrivo.

Per Trentin si tratta della terza vittoria in carriera al Tour de France dopo quelle di Lione nel 2013 e Nancy nel 2014, ma questa è anche la sua vittoria numero otto nei Grandi Giri, un bottino davvero niente male per un corridore che non è un velocista puro. E sorride anche la Mitchelton-Scott che a questo Tour de France si era presentata puntando forte sul britannico Adam Yates per la classifica generale: come successo al gemello Simon al Giro d’Italia, Adam non è praticamente mai stato della partita, ma la squadra ha saputo reagire al meglio a queste difficoltà e il bilancio è nettamente in attivo grazie a quattro vittorie di tappa; e ancora la corsa non è finita.

Vanno in fuga 34 corridori
La diciassettesima tappa del Tour de France proponeva un percorso di 200 chilometri esatti tra Nîmes e Gap: una giornata di avvicinamento alle decisive frazioni alpine con tanta pianura o falsopiani ed il solo Col de la Sentinelle (5.2 km al 5.4%) a 9 chilometri dall’arrivo come vero ostacolo da superare per la vittoria. Se fossimo stati nella prima settimana di corsa sarebbe stato un traguardo quasi certamente alla portata di uomini da classiche veloci e resistenti, ma con questa collocazione è diventato terreno di caccia per i fuggitivi da lontano: era l’epilogo scontato e lo sapeva anche l’organizzazione di ASO che, come misura per combattere il grande caldo, ha annunciato che oggi il tempo massimo sarebbe stato calcolato non da quello del vincitore, ma da quello del gruppo dei favoriti.

Chi però si aspettava parecchi chilometri di battaglia fatta di scatti, controscatti e gruppetti ad inseguirsi tra i loro sarà rimasto un po’ deluso: la partenza è stata sì velocissima, con il belga Thomas De Gendt ad inaugurare le danze, ma sono bastati pochi minuti di corsa vera affinché in testa di formasse il gruppo che poi sarebbe andato fino all’arrivo. Inizialmente erano 34 all’attacco e si potrebbe pensare ad una fuga abbastanza facile da centrare per i corridori e le squadre interessate: in realtà non è stato così per la Arkéa-Samsic e per la Total Direct Energie che non sono riuscite a piazzare almeno uno dei loro lì davanti, e così si sono trovare costrette ad inseguire.

All’attacco ci sono anche Trentin, Oss e Pasqualon
A ravvivare i chilometri iniziali di questa diciassettesima tappa, soprattutto dal punto di vista del ritmo, ci han pensato proprio le due squadre francesi Arkéa-Samsic e Total Direct Energie che hanno fatto di tutto per far rientrare un proprio uomo nel gruppo di testa: subito si sono messe a tirare per non far salire il distacco oltre i 30″, poi hanno provato a sganciare Elie Gesbert e Anthony Turgis senza successo e quindi si sono rimesse a lavorare il testa al plotone, soprattutto la Total, forse più per punizione che per una reale speranza di cambiare le cose. Tanti corridori anche di spicco hanno provato a convincere i ragazzi di Jean-René Bernaudeu a desistere, ma per 35 chilometri il vantaggio degli uomini di testa, nel frattempo passati da 34 a 33 per una foratura di Magnus Cort, non ha superato i due minuti e solo a quel punto da dietro si sono definitivamente arresi per la gioia di molti dei favoriti per la classifica che sognavano una giornata tranquilla.

Il folto drappello di testa era composto da Daniel Oss e Lukas Pöstlberger (Bora-Hansgrohe), Kasper Asgreen (Deceuninck-QuickStep), Alexis Gougeard (AG2R La Mondiale), Dylan Teuns (Bahrain-Merida), Nelson Oliveira (Movistar), Omar Fraile e Gorka Izagirre (Astana), Simon Clarke e Tom Scully (EF Education First), Chris Juul-Jensen e Matteo Trentin (Mitchelton-Scott), Greg van Avermaet e Michael Schär (CCC), Sven Erik Bystrom, Rui Costa, Sergio Henao e Vegard Stake Laengen (UAE Team Emirates), Bauke Mollema, Thomas Skujins e Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), Nicolas Roche (Sunweb), Natnael Berhane, Jesús Herrada, Anthony Pérez e Pierre-Luc Périchon (Cofidis), Thomas de Gendt e Jens Keukeleire (Lotto-Soudal), Nils Politt (Katusha-Alpecin), Xandro Meurisse e Andrea Pasqualon (Wanty-Groupe Gobert), Edvald Boasson Hagen e Ben King (Dimension Data).

Alla fine la prima ora di corsa è volata a 51.7 km/h di media ma nei chilometri successivi tutti hanno potuto tirare un po’ il fiato: il gruppo ha finalmente lasciato fare ed il vantaggio è lievitato, i fuggitivi invece la tensione dell’inizio s’era un po’ allentata perché avevano capito che sarebbe stata la loro giornata. Tra i battistrada il migliore in classifica generale era il belga Xandro Meurisse che però partiva con 28’25” di ritardo nei confronti di Julian Alaphilippe e aveva quindi un ampio margine di libertà. L’unica classifica che la fuga era in grado di minacciare era quella a squadre con la Trek-Segafredo rappresentata da tre uomini contro l’uno solo della Movistar che era in testa: gli spagnoli, spesso molto interessati a primeggiare in questo campo, oggi hanno lasciato fare e così a fine tappa è arrivato il sorpasso, forse solo provvisorio.

Più di un quarto d’ora di vantaggio
Per tutta la fase centrale di corsa l’unico fatto da annotare è stato il vantaggio sempre in crescita per gli uomini di testa: dopo la fatica iniziale, infatti, il gap ha superato i sei minuti al chilometro di gara 65, ha toccato i dieci minuti a metà percorso e poi ai meno 35 chilometri è arrivato per la prima volta addirittura a più di un quarto d’ora. Per i 33 fuggitivi l’indicazione dei 35 chilometri al traguardo è stata quella che ha fatto scatenare i primi movimenti decisivi per la vittoria di tappa: fin lì l’accordo era stato buono, ma da un allungo di Alexis Gougeard hanno iniziato ad emergere i reali valori in campo. Ed in vista della salita del Col de la Sentinelle non è stata tanto questione di anticipare o aspettare la volata, ma semplicemente chi aveva più energie non poteva farsi sorprendere e dove restare davanti per non perdere il treno buono.

Ai meno 30 chilometri il gruppo in fuga si è spezzato e sono rimasti davanti solo 11 uomini: c’erano Alexis Gougeard e Ben King, gli iniziatori, ma anche il campione olimpico Greg van Avermaet, il campione europeo Matteo Trentin, l’altro italiano Daniel Oss e poi corridori di qualità come Gorka Izagirre, Toms Skujins, Tom Scully, Pierre-Luc Périchon, Vegard Stake Laengen e per ultimo è riuscito ad accodarsi anche il danese Kasper Asgreen. Nonostante un accordo non proprio ottimale, questi attaccanti hanno preso una quarantina di secondi di vantaggio sugli inseguitori: è diventata quindi una sorta di corsa ad eliminazione con il francese Gougeard primo ad alzare bandiera bianca ai 23 chilometri dall’arrivo, poi in vista dell’inizio ufficiale della salita anche altri hanno iniziato a cedere.

Trentin attacca 14 km dall’arrivo
In questa fase di corsa chi non ha minimamente provato a nascondersi è stato Matteo Trentin con delle trenate impressionanti che hanno messo in croce le gambe di molti dei battistrada: a volte in queste situazioni di fuga esporsi così tanto rischia di essere controproducente perché ci si può ritrovare facilmente tutti contro, soprattutto se sulla carta si è anche il più veloce allo sprint come nel caso di Trentin. Ma il corridore della Mitchelton-Scott oggi stava troppo bene per fare calcoli o giochini tattici: nessun atteggiamento difensivo quindi, ma è stato proprio lui ad attaccare poche centinaia di metri prima dell’inizio del Col de la Sentinelle per poter fare la salita con il proprio ritmo.

Lo scatto di Matteo Trentin è avvenuto a poco più di 14 chilometri dalla conclusione e l’espressione e l’atteggiamento di chi era rimasto con lui fino a quel momento (Oss, Asgreen, Van Avermaet, Izagirre, Skuijns, Herrada e Périchon) sembravano quelli di sollievo di chi si era appena liberato di una grossa sofferenza. Nessuno ha anche solo accennato a seguire Trentin che è scappato via e nessuno l’ha più rivisto: Périchon ha provato a lanciarsi al suo inseguimento ma è rimbalzato all’inizio, poi proprio vicino al gran premio della montagna a 9 chilometri dall’arrivo è stato il danese Asgreen a muoversi, ma a quel punto il vantaggio del campione europeo era già attorno ai 40″.

Trentin vince, Alaphilippe sempre in giallo
Al traguardo il vantaggio di Matteo Trentin è stato di 37″ su Kasper Asgreen e di 41″ un piccolo drappello di inseguitori regolato da Greg van Avermaet davanti a Bauke Mollema, Dylan Teuns e Gorka Izagirre; Daniel Oss si è piazzato settimo classificato con 44″ di ritardo, poi a 50″ troviamo Pierre-Luc Périchon e Tom Skuijns, quindi Jesús Herrada a 55″. Più attardati tutti gli altri tra cui segnaliamo Edvald Boasson Hagen a 1’26”, Sergio Luis Henao a 1’35”, Xandro Meurisse a 2’53”, Andrea Pasqualon a 3’55”, Thomas De Gendt e Rui Costa addirittura a 5’49” dopo aver mollato nel finale.

Per il plotone degli uomini di classifica è stata una giornata tutto sommato tranquilla, ad eccezione dell’incidente avvenuto proprio all’inizio del Col de la Sentinelle tra il tedesco Tony Martin ed il britannico Luke Rowe con il primo ha provato a buttare pericolosamente fuori strada il rivale ed il secondo che ha risposto con una manata: ed alla fine in una tappa che doveva essere di puro trasferimento sia la Jumbo-Visma che il Team Ineos si ritrovano in gara con un uomo in meno visto che la giuria ha deciso di espellere entrambi dalla corsa. Il plotone è giunto al traguardo con 20’10” di ritardo e Julian Alaphilippe arriva così alle tappe decisive ancora in maglia gialla: l’unica novità ai piani alti della classifica è rappresentata dal belga Xandro Meurisse che grazie alla fuga è risalito fino alla tredicesima posizione a 11’08” dalla testa.

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