Sergio Higuita si impone alla Vuelta a España © Getty Images
Sergio Higuita si impone alla Vuelta a España © Getty Images

While my Higuita gently wins…

Fuga buona per Sergio Higuita a Becerril de la Sierra, Roglic resta padrone della Vuelta, López attacca e risale in classifica. Valverde torna secondo

Eppur si muove… la classifica. Ma non è una rivoluzione, piuttosto una rotazione: quella ormai classica, degli uomini che si avvicendano alle spalle di Primoz Roglic, lui stella fissa, in questa Vuelta a España 2019 che si avvia rapidamente alle battute finali. Non rapidamente come ieri, nella famosa tappa di Guadalajara corsa a medie record. Oggi si è andati più tranquilli, le forze rimaste sono quello che sono e nessuno ambisce a tirarsi il collo più del necessario. Sicché le quattro salite presenti sul percorso della tappa 18 non hanno provocato sconquassi, semmai aggiustamenti.

L’uomo del giorno è Miguel Ángel López, l’unico che abbia avuto la voglia di attaccare, e che abbia raccolto qualcosa di tangibile: intanto una maglia bianca, di cui si sentiva legittimo proprietario, ma che da diversi giorni era sulle spalle di Tadej Pogacar. Una risalita in classifica che gli permette (parliamo sempre di Superman) di mirare nuovamente al podio. La consapevolezza che Roglic resta inattaccabile per la roja.

Questo il bottino di López; da parte sua, Alejandro Valverde non ha fatto nulla di più che stare sulle ruote del colombiano dell’Astana, ma beneficia pure lui di qualche risultato: il suo compagno Nairo Quintana, certo provato dalle fatiche della fuga di ieri, ha perso nuovamente terreno, non tantissimo ma quanto basta per cedere nuovamente la piazza d’onore al murciano. I gradini inferiori del podio restano comunque tutti di marca Movistar, per il momento.

L’altro uomo del giorno, poi, è pure lui colombiano, ma si affaccia giusto ora al ciclismo che conta: Sergio Higuita, da poco 22enne, cresciuto nella Manzana Postobón e passato alla Euskadi-Murias a inizio 2019, è poi transitato direttamente nel World Tour, maglia EF Education First, sin da maggio. Molto portato per le gare a tappe, ha subito raccolto piazzamenti di peso al Tour of California e successivamente al Giro di Polonia, prima di essere gettato nella mischia dei GT in questa Vuelta. Non avesse perso un’era geologica nei ventagli di ieri sarebbe in top ten, ma l’esperienza serve anche e soprattutto a evitare trabocchetti come quello della tappa di Guadalajara. In mancanza di questa, ci vuole un surplus di cuore, e oggi Higuita ha mostrato di avere carenze sul fronte del coraggio: entrato nella fuga del giorno, si è lanciato in un attacco solitario a più di 50 km dall’arrivo, e ha tenuto alla grande il ritorno degli uomini di classifica, precedendoli a Becerril de la Sierra e festeggiando così in un colpo solo la prima vittoria nel World Tour, la prima vittoria in un grande giro, e la certezza di essere atteso a un futuro luminoso sulle tre settimane. Nell’infinito elenco di giovani rampanti sbocciati nel 2019, uno spazietto per il ragazzo di Medellín è d’obbligo.

 

La fuga del giorno lascia i big in stallo
La partenza della 18esima tappa della Vuelta a España 2019, Colmenar Viejo-Becerril de la Sierra di 177.5 km, è stata molto promettente: fuga che non è riuscita a partire subito, e di conseguenza ritmo sostenuto e molteplicità di attacchi sin da prima del Puerto de Navacerrada, primo dei quattro colli di giornata. Su questa salita è stato Wout Poels (Ineos) a provare insistentemente a prendere il largo, se l’è scalata tutta solo e ha scollinato con 45″ sui primi inseguitori, un drappellino capeggiato dall’immancabile Geoffrey Bouchard (AG2R La Mondiale), sempre più saldo detentore della maglia a pois di migliore scalatore.

In discesa il gruppetto alle spalle di Poels si è rimescolato, nel senso che il gruppo si è rifatto sotto ma poi sono ovviamente partiti altri contrattacchi, finché al km 54 sei uomini non hanno raggiunto il battistrada: il citato Bouchard, Sergio Higuita (EF Education First), Tobias Ludvigsson (Groupama-FDJ), il combattivo (!) Louis Meintjes (Dimension Data), Nick Schultz (Mitchelton-Scott) e Tao Geoghegan Hart (Ineos). Non era ancora finita, perché ai piedi del Puerto de la Morcuera son rientrati anche Nelson Oliveira (Movistar), Omar Fraile (Astana), Neilson Powless (Jumbo-Visma), Jonas Koch (CCC) e Óscar Rodríguez (Euskadi-Murias): in questo plotoncino le avanguardie degli uomini di classifica lasciavano presagire qualcosa. Però nel frattempo il gruppo, che sulla prima salita si era selezionato in maniera seria, aveva rallentato parecchio l’andatura, permettendo molti rientri e lasciando spazio alla fuga. Di fatto, la situazione si avviava a una lunga fase di stallo.

Il gruppetto di testa si è infine completato al km 70 con l’arrivo di Hermann Pernsteiner (Bahrain-Merida), anche lui voglioso di riscatto dopo la stangata patita ieri. Il vantaggio dei 13 davanti è volato oltre i 5′, Bouchard si è preso il Gpm, e nel fondovalle successivo (eravamo già oltre il km 100, a 70 dalla fine) Meintjes e Koch hanno provato ad anticipare, destinati comunque a essere ripresi dagli altri fuggitivi sulle rampe del Puerto de la Morcuera (seconda scalata da un versante diverso).

 

López rompe l’equilibrio sulla penultima salita
Proprio sulla seconda Morcuera, la salita più dura di giornata, l’Astana ha rotto il traccheggio in essere e – dopo una poco intellegibile trenata dei Trek-Segafredo – l’ha messa giù dura a partire dai -65. I fratelli Izagirre, Manuele Boaro e Dario Cataldo hanno aperto la strada, Jakob Fuglsang ha finalizzato il lavoro di trenaggio, e infine Miguel Ángel López ha dato luogo all’annunciato attacco: mancavano 61 km al traguardo e 4 alla vetta.

Primoz Roglic ha subito messo il fido Sepp Kuss a tirare, e il gruppo si è sfoltito di tutti i comprimari: alle spalle del duo Jumbo-Visma non restavano che Alejandro Valverde e Nairo Quintana scortati dal solido Marc Soler (Movistar), Tadej Pogacar (UAE Emirates), Rafal Majka (Bora-Hansgrohe) e un ancora sorprendente Carl Fredrik Hagen (Lotto Soudal). Majka ha provato un contrattacco a 1 km dal Gpm, Kuss è saltato e Pogacar ha mostrato per la prima volta un minimo segno di cedimento. Comunque in discesa gli inseguitori si sono raggruppati, López non era comunque lontano (20″ al massimo ha guadagnato il colombiano) e c’era spazio per recuperare.

A poco è servito a MAL trovare per strada il fuggitivo Fraile, che gli ha dato sì una mano a rientrare sul drappello dei fuggitivi, ma non ha potuto impedire che la stessa cosa facessero Roglic e soci (tra l’altro Powless si era a propria volta fermato dalla fuga per aspettare la maglia rossa e dare un contributo al ricongiungimento). A 38 km dalla fine il primo assalto di López veniva così annullato. Il Puerto de Cotos era però appena cominciato, e restavano 13 chilometri di salita per riprovarci.

 

Higuita s’invola, López ci riprova sul Puerto de Cotos
Intanto la situazione al comando della corsa era cambiata, perché dopo il Gpm della Morcuera-bis, vinto come al solito da Bouchard, Sergio Higuita si era involato in discesa, a oltre 50 km dalla fine. Il colombiano aveva tenuto un ritmo forsennato lungo la picchiata, e aveva guadagnato rapidamente un minuto sugli ex compagni di fuga. Un margine che sarebbe cresciuto fino al minuto e mezzo una volta che gli altri attaccanti della prima ora erano stati raggiunti dagli uomini di classifica.

I primi chilometri del Puerto de Cotos, invero assai facili, sono trascorsi senza brividi, poi a 8 km dalla vetta un breve tentativo di Geoghegan Hart ha riaperto le ostilità, e López, che non aspettava altro, non si è fatto pregare e ha piazzato il suo bravo contropiede. Roglic ha chiuso riportando sotto gli altri, compreso un sofferente Pogacar. Altra breve trenata di Kuss, altro scattino di Geoghegan Hart, ed ecco che a 6 km dal Gpm López ha dato una botta più forte della precedente: una rasoiata di quelle belle, a cui hanno potuto rispondere solo Valverde e Roglic. Pogacar ha mostrato la corda ed è rimasto più indietro con Quintana e Majka.

Quando ha visto che Tadej e Nairo non avevano grande agio, il polacco li ha piantati sul posto e si è portato sul terzetto che era più avanti. Pogacar ha provato a rispondere a Majka, Quintana è rimasto più indietro con Hagen, ma il giovane sloveno della UAE non ne aveva per riportarsi su Roglic e compagnia, ed è rimasto a lungo da solo a finirsi in un inseguimento destinato a non avere successo.

Al Gpm Higuita è transitato con 40″ sul gruppetto Roglic e un minuto su Pogacar, il quale aveva meno di 20″ su Quintana. Non si scollinava subito, ma erano previsti ancora 7 km di falsopiano prima della discesa, e lì Tadej ha subìto il prevedibile ritorno di Nairo, Hagen e Meintjes, consumatosi a 21 km dal traguardo; intanto Majka dava qualche cambio a López (sempre passivi Roglic e Valverde) e le distanze rispetto alla maglia bianca si ampliavano.

 

Tappa a Higuita, bianca a López, e Valverde torna secondo
La discesa, velocissima, è stata interpretata con cattiveria da un Higuita senza freni, che si è presentato ai piedi della rampetta finale (4 km al 2.5%) con ancora più di mezzo minuto di vantaggio. Il 22enne di Medellín ha tenuto molto bene nei chilometri conclusivi, respingendo per quanto possibile il naturale riavvicinamento del quartetto inseguitore. Se Valverde avesse subodorato la possibilità di un successo di tappa avrebbe probabilmente reso le cose molto più complicate per il fuggitivo, ma così non è stato: Don Alejandro si è accontentato di gestire il ritrovato secondo posto in classifica, continuando a non collaborare con López, e così si è conclusa con il lieto fine la favola giornaliera.

Sergio Higuita ha vinto la tappa con 15″ sul gruppetto inseguitore, in cui non senza sorpresa Roglic ha preceduto Valverde al termine di una volatina tiratissima. Majka ha chiuso al quarto posto, López – cronometrato a 17″ – al quinto. A 1’16” è arrivato il quartetto composto da Hagen, Meintjes, Quintana e Pogacar, passati in quest’ordine. Top ten di giornata chiusa da Óscar Rodríguez a 3’47”. Wilco Kelderman (Sunweb) e James Knox (Deceuninck-Quick Step) hanno pagato 4’50”. 11’46” il distacco di Dylan Teuns (Bahrain), che era decimo in classifica.

Movimenti in classifica: Primoz Roglic resta inattaccabile in rosso, Valverde risale in seconda posizione a 2’50” dallo sloveno; terzo Quintana a 3’31”, López è ora quarto a 4’17”, Pogacar quinto a 4’59”, Majka sesto a 7’46”. Seguono Kelderman a 9’46”, Hagen a 11’50”, Knox a 12’44”, Marc Soler (Movistar) a 21’09”. Higuita risale al 14esimo posto a 32’09”; Gianluca Brambilla (Trek) è il primo degli italiani, 40esimo a quasi 2 ore.

Domani la 19esima tappa porterà il gruppo da Ávila a Toledo: 165 km facili, ma con un arrivo su una rampetta (ultimo km al 7% con punte più sensibili nei 500 metri finali) su cui sarà facile prevedere qualche buco. Pochi secondi in ballo comunque, nell’attesa dell’ultima frazione di montagna in programma sabato.

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