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Mollo? Ma che mollo, è Mulu!

Nella seconda tappa del Tour du Rwanda 2020, il giovane etiope Hailemichael scatta nel finale e centra la prima vittoria da professionista

Dal nostro inviato

La Nippo Delko Marseille ha vinto la seconda tappa del Tour du Rwanda, ma lo ha fatto con l’uomo che in pochi si aspettavano di vedere protagonista oggi. Sul traguardo di Huye l’uomo più gettonato per la vittoria era il giovane talento eritreo Biniam Girmay visto che quello strappo in salita a un chilometro e mezzo dall’arrivo sembrava l’ideale per esaltare le caratteristiche di un velocista resistente in salita come quelle del 19enne della squadra francese: ed invece a sfrecciare in prima posizione è stato il suo compagno di squadra Mulu Hailemichael, 21enne scalatore tascabile (non arriva a 160 cm per 50 kg) che viene dall’Etiopia e che ha saputo giocarsi benissimo le proprie carte nel finale di corsa.

L’anno scorso al termine di una tappa identica ad imporsi fu Merhawi Kudus che attaccò proprio sull’ultima salitella e riuscì ad anticipare il plotone: lo stesso ha fatto oggi Mulu Hailemichael che al traguardo era entusiasta per la sua prima vittoria da professionista. Dietro al successo del portacolori della Nippo c’è anche un pizzico di Italia visto proprio nel nostro paese ha avuto la possibilità di fare esperienza e crescere come corridore: l’anno scorso qui al Tour du Rwanda s’era fatto notare non solo per le sue qualità in salita, ma anche per evidenti limiti tecnici in discesa ed in gruppo, oggi invece grazie alla stagione con la maglia dell’allora Team Dimension Data Continental, il buon Hailemichael è un ciclista decisamente più completo ed a suo agio in tutte le situazione. E non è un caso che lui stesso nell’intervista abbia confermato l’importanza di un anno di gare in Italia con i dilettanti nel suo processo di sviluppo.

Tanta bagarre nei primi chilometri
In questa seconda tappa, dalla capitale Kigali si puntava verso Huye, importante centro universitario del paese: il percorso, lungo complessivamente 120.5 chilometri, prevedeva tre salite nei primi 38 chilometri e poi un lungo tratto di falsopiano fino allo strappetto finale alle porte di Huye, 1500 metri con pendenze troppo facili per chiamarlo il Muro di Huye e quindi altri 1500 metri di pianura per giungere al traguardo. Proprio l’avvio di tappa è stato molto scoppiettante con attacchi a ripetizione da parte dei padroni di casa: il più attivo è stato senza dubbio il 22enne Didier Munyaneza (Benediction Ignite XL) che dopo aver trionfato al Tour du Sénégal lo scorso mese di novembre ed al Campionato Nazionale su strada nel 2018, è determinato a lasciare il segno qui nel suo quarto Tour du Rwanda.

Al primo attacco di Munyaneza hanno risposto addirittura Mulubrhan e Areruya, secondo e ottavo della generale, ed il gruppo non ha ovviamente lasciato spazio. Il ritmo altissimo ed i continui attacchi, hanno anche fatto sì che sulla seconda salita il plotone si spezzasse in due parti con il leader Yevgeniy Fedorov nella seconda, ben circondato dai compagni di squadra: dopo l’inteso sforzo di ieri, il kazako ha sofferto un po’ la partenza veloce, ma poi è riuscito a salvarsi con la Vino-Astana Motors che ha fatto un buon lavoro. Nel frattempo però, superata la seconda salita, gli scatti sono continuati e s’è formato un quintetto con Munyaneza accompagnato dai compagni di squadra Byukusenge e Manizabayo, più Moise Mugisha (Skol) e Mehari Tewelde (Eritrea): quando l’azione sembrava poter prendere margine, da dietro c’è stato un altro contrattacco di cinque corridori ed al chilometro 32 il gruppo è tornato nuovamente compatto.

Cinque in fuga con il vincitore del 2015 Nsengimana
La salita di Nyamabuye, la terza, era anche la più difficile di questa prima parte di gara e finalmente al chilometro 34 è andata via la fuga buona: i protagonisti di questo attacco erano Dawit Yemane (Eritrea), Moise Mugisha (Skol), Eric Manizabayo (Benediction), Negasi Abreha (Etiopia) e soprattutto il 27enne Jean Bosco Nsengimana, vincitore del Tour du Rwanda 2015 ma con una gamba che non sembra più essere quella degli anni migliori; da notare la presenza di Yemane dopo che i tecnici della nazionale eritrea non avevano gradito molto la passività della squadra nella giornata di ieri, con vittoria sfumata per 15″. Il quintetto di testa, nonostante la presenza di ben tre uomini a soli 29″ di Fedorov in classifica, ha ricevuto il via libera dal gruppo che si è rialzato ed ha lasciato salire la differenza in termini di tempo: il massimo vantaggio per i cinque di testa è stato di circa 4 minuti.

Lasciatasi alle spalle la terza salita di giornata, i corridori si sono trovati di fronte un’ottantina di chilometri decisamente più scorrevoli ed in cui per il gruppo non era difficile tenere sotto controllo la fuga. Le squadre dei favoriti per la tappa non potevano farsi beffare dalla fuga per due giorni di fila, ed infatti le squadre dei favoriti della tappa sono riuscite a trovare una sorta di accordo per lavorare assieme: il grosso è ricaduto sulle spalle di Total Direct Energie e Androni-Sidermec, la Nippo Delko invece ha fatto qualcosa di meno a causa dei problemi di salute di Rémy Rochas, già sofferente ieri e oggi costretto al ritiro.

Munyaneza offre a Hailemichael la sponda vincente
Ai meno 25 chilometri il ritardo del plotone era già sceso a 1’05”, ma davanti non si sono arresi facilmente: certo, anche da dietro hanno fatto i loro conti, ma il 19enne etiope Abreha ha messo in mostra una gamba decisamente interessante attaccando da solo e resistendo fino a proprio allo strappo all’ingresso di Huye a meno di tre chilometri dall’arrivo. A quel punto è iniziata la lotta per la vittoria di tappa e ancora una volta il primo ad accendere la miccia è stato il ruandese Didier Munyaneza, assolutamente scatenato oggi: ancora una volta, però, sono stati gli altri a trarre beneficio del suo scatto, perché Mulu Hailemichael ha fiutato l’occasione seguendolo e poi contrattaccando nell’ultimo chilometro. Il piano della Nippo Delko era di portare Girmay in volata, ma proprio per via delle poche forze a disposizione Hailemichael aveva il compito di seguire eventuali attacchi nel finale per non far scoprire il compagno di squadra troppo presto: una volta davanti, però, il giovane etiope ha capito che c’era la possibilità di andare per il successo, e non se l’è fatto chiedere due volte tentando pochi metri di vantaggio sul gruppo lanciatissimo per la volata.

Il generoso Didier Munyaneza ha provato a tenere duro fino all’ultimo, ma alla fine ha dovuto digerire un’altra beffa con il quarto posto all’arrivo nonostante si fosse meritato certamente qualcosa di più. Rammarico c’è anche in casa Androni-Sidermec per un finale in cui poco ha girato per il verso giusto: ai 250 metri finali una mossa forse un po’ troppo spregiudicata di Edwin Avila ha innescato una caduta che ha coinvolto lo stesso colombiano ed il valtellinese Francesco Gavazzi che stava cercando di lanciare la volata al compagno di squadra Jhonatan Restrepo, poi capace di chiudere in seconda posizione lasciandosi dietro il favorito Biniam Girmay, terzo come anche ieri. Probabilmente il vantaggio di Hailemichael sarebbe stato comunque incolmabile, ma Restrepo si è comunque sfogato con un paio di pugni sul manubrio, mentre da stasera Gavazzi dovrà fare i conti con diverse escoriazioni a braccia e gambe.

Fedorov resta in maglia di leader
Nell’ordine d’arrivo odierno troviamo i primi 50 corridori tutti con lo stesso tempo: dietro ai già citati Hailemichael, Restrepo, Girmay e Munyaneza, troviamo gli eritrei Tesfom, Debesay e Tesfatsion, il francese Cardis, il ruandese Areruya e l’altro eritreo Eyob. In classifica generale è rimasto praticamente tutto invariato con piccole differenza dovute solamente al gioco dei piazzamenti: il kazako Yevgeniy Fedorov resta in maglia gialla con 15″ su Henok Mulubrhan, ma domani le cose potrebbero cambiare perché nella Huye-Rusizi (142 km) ci sarà da affrontare la salita di Bushenge (5.6 km al 5.4%) a circa 15 chilometri dall’arrivo ed è quindi facile aspettarsi una certa selezione, anche tra i favoriti per la vittoria finale.