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Non chiamateli semplici velocisti

Tour du Rwanda 2020, nella dura tappa in altura di Rusizi vince il colombiano Restrepo (Androni) davanti all’eritreo Girmay, che diventa il nuovo leader

Dal nostro inviato

Se ci limitiamo ad un aspetto puramente numerico, solo la Deceuninck-QuickStep e la UAE Team Emirates hanno vinto più dell’Androni-Sidermec in questo primo scorcio del 2020: gli uomini di Gianni Savio hanno conquistato oggi l’ottavo successo stagionale grazie al colombiano Jhonatan Restrepo, capace di imporsi in una bellissima terza tappa del Tour du Rwanda; dopo il pugno sbattuto sul manubrio per l’epilogo di ieri, per il 25enne originario di Pácora nel dipartimento del Caldas si tratta della terza vittoria stagionale dopo le due tappe conquistate alla Vuelta al Táchira, a cui si aggiungono alcuni validi piazzamenti al Tour Colombia 2.1.

Restrepo ha davvero iniziato questa stagione con il piede giusto e ancora una volta l’Androni potrebbe aver trovato l’uomo giusto da rilanciare verso palcoscenici più prestigioso. Le qualità del corridore, resistente su salite di media difficoltà e dotato di un ottimo spunto in volata, erano già emerse sporadicamente nei tre anni con la maglia della Katusha dove però era mancata la giusta continuità, nel 2019 invece aveva iniziato bene dopo essere sceso di un gradino, ma poi la sua stagione è terminata a maggio con la chiusura improvvisa della Manzana-Postobón: Savio non si è fatto scappare l’occasione, gli ha dato fiducia ed in queste primi due mesi scarsi è stato senza dubbio ripagato.

Prime salite e spettacolari tratti ad alta quota
Questa terza tappa del Tour du Rwanda 2020 segnava in certo senso un cambio di scenario in corsa: nei 142 chilometri da Huye e Rusizi hanno fatto capolino le prime salite di una certa entità, ed inoltre si trattava di un percorso in cui dal chilometro 30 al chilometro 100 circa si pedalava costantemente a più di 2000 metri di quota, con un picco a 2509 metri che era anche il punto più alto di tutta questa edizione della corsa africana. Il passaggio nel Parco Nazionale della Foresta di Nyungwe è stato molto suggestivo anche perché per svariati chilometri di sali-scendi immersi nel verde e nella natura quasi incontaminata, a fare compagnia ai corridori c’erano solo uomini dell’esercito disposti quasi ogni 200 metri (motivi di sicurezza, il confine con la Repubblica Democratica del Congo non è lontano) e soprattutto diverse specie di primati, babbuini anubi e alcune scimmiette tipiche di queste montagne.

In avvio di tappa, dove il panorama era ancora dominato da risaie e campi di grano, il primo corridore a mettersi in evidenza è stato l’etiope Temesgen Buru che è rimasto in avanscoperta fino al chilometro 18. La fuga buona, però, è partita poco più avanti all’inizio del primo dei quattro gran premi della montagna di oggi: il gruppo di testa era composto da 8 elementi ed assieme ad un generoso Buru c’erano anche il suo compagno di nazionale Filimon Debay, Joseph Areruya e Samuel Mugisha (Ruanda), Dawit Yemane (Eritrea), Didier Munyaneza (Benediction Ignite), Hendrik Kruger (ProTouch) e Cristopher Jurado (Terengganu). Sulla “Cima Coppi” di questo Tour du Rwanda, al chilometro 59.3 chilometri, il vantaggio degli otto di testa era di 3’40”.

La Total forza il ritmo, il leader Fedorov resta dietro
Nel passaggio attraverso la Foresta di Nyungwe, i battistrada hanno guadagnato un altro minuto raggiugendo il vantaggio massimo di 4’40”, ma da quel momento il plotone ha decisamente cambiato passo ed i continui cambi di pendenza e di direzione si sono fatti sentire nella gestione della corsa. Mentre davanti restavano in sette per le difficoltà del panamense Jurado, dietro la Total Direct Energie ha iniziato a martellare con decisione ed il gruppo principale si è così spezzato: la maglia gialla di Yevgeniy Fedorov era nella seconda parte e quindi erano tante le formazioni che avevano interesse a tenere alta l’andatura.

La prima parte del plotone è rientrata sui fuggitivi al chilometro 100, durante il lungo tratto in picchiata che da quasi 2400 metri di altitudine portava prima fuori dalla foresta, e poi giù ancora fino a meno di 1600 metri all’imbocco della salita finale di Bushenge (5.6 km al 5.4%) dove il paesaggio era caratterizzato da intere colline dedicate alla coltivazione di piante da tè. Anche oggi tantissimo era il pubblico sulle strade, in particolare negli ultimi chilometri con una folla oceanica (difficile da contenere) sul traguardo di Rusizi: il Tour du Rwanda aveva fatto tappa qui solo una volta in passato nel 2016, ma il traguardo era posto in un’altra zona del distretto.

Sull’ultima salita restano in 10, due gli Androni
Erano appena una trentina i corridori che facevano parte del gruppo di testa ai piedi dell’ultimo gpm di giornata e l’Androni-Sidermec era in una posizione assolutamente favorevole potendo contare su tutti e cinque i suoi elementi, compreso uno stoico Gavazzi tutto bendato ed incerottato dopo la caduta di ieri. In salita sono partiti subito gli attacchi, anche perché dalla vetta mancavano appena 15 chilometri all’arrivo e soprattutto non c’era subito discesa per recuperare se si restava indietro: il primo a muoversi è stato l’estone Rein Taaramäe (Total) che però ha finito col pagare a caro prezzo la sua azione, perché non ha avuto la forze di agganciarsi quando in vista del gpm si sono avvantaggiati dieci corridori.

Il gruppetto di testa era composto tutto da potenziali favoriti per la vittoria finale: la Nippo Delko poteva contare su Biniam Girmay e Mulu Hailemichael, la Israel aveva lo svizzero Patrick Schelling e l’eritreo-svedese Awet Andemeskel, la nazionale dell’Eritrea era presente addirittura con tre uomini, Henok Mulubrhan, Natnael Tesfatsion e l’impressionante Dawit Yemane (era in fuga), c’erano poi tre colombiani, Carlos Julián Quintero (Terengganu) ed i due dell’Androni-Sidermec, Daniel Muñoz e Jhonatan Restrepo, quest’ultimo in netta ripresa dopo qualche problema nella tappa del primo giorno. Insomma, la corsa è ancora lunga ma è difficile immaginare che a lottare per la vittoria finale sia qualcuno che non era presente in questo drappello.

Restrepo per la tappa, Girmay per la maglia
Altri corridori sono poi riusciti a rientrare sulla testa della corsa ai meno 5, ma l’ultimo chilometro offriva una sorpresa che per alcuni poteva essere abbastanza inaspettata: dalle cartine era infatti segnato un tratto di salita, ma i corridori si sono trovati davanti un vero e proprio muro con la prima rampa di 200 metri al 15%, e poi altri tratti al 7% prima che la strada spianasse negli ultimi 400 metri. Proprio qui c’è stato l’attacco di Jhonatan Restrepo a cui si è accodato Biniam Girmay: il giovane talento eritreo aveva come obiettivo quello di staccare il connazionale Henok Mulubrhan e conquistare la maglia gialla e l’allungo del colombiano era l’azione giusta a cui accordarsi. Alla fine sotto al palco delle premiazioni erano entrambi soddisfatti: Restrepo per la terza vittoria in maglia Androni, Girmay per la sua prima maglia gialla in carriera che adesso vorrebbe difendere fino all’epilogo a Kigali.

Ancora una volta gli eritrei sono presenti in massa nelle prime posizione, ma per il momento la vittoria sfugge: oltre a Girmay secondo a 1″ da Restrepo, l’ordine d’arrivo vede Henok Mulubrhan terzo a 9″ e Natnael Tesfatsion quarto a 11″ che ha anticipato lo spagnolo José Manuel Diaz (Nippo), lo svizzero Patrick Schelling (Israel) ed il colombiano Carlos Julián Quintero (Terengganu). Per l’Androni è arrivato anche l’ottavo posto di Daniel Muñoz a 20″, l’undicesimo di Davide Gabburo a 51″ ed il tredicesimo di Simone Ravanelli a 1’02”.

Domani tappone di 206 km e 4200 metri di dislivello
Dopo tre tappe la classifica generale del Tour du Rwanda 2020 vede al comando Biniam Girmay con 5″ di vantaggio su Henok Mulubrhan, 12″ su Carlos Julián Quintero, 18″ su Natnael Tesfatsion e Patrick Schelling, 30″ su Daniel Muñoz, 38″ su Awet Andemeskel e José Manuel Diaz, 53″ sul vincitore di oggi Jhonatan Restrepo. Il bello però è appena iniziato perché domani la quarta tappa sarà una vera e propria maratona di montagna su e giù lungo le sponde del Lago Kivu: in programma ci sono 206.3 chilometri, otto gran premi della montagna di cui tre di prima categoria ed un totale di 4279 metri di dislivello. Gli ultimi 30 chilometri della tappa saranno poi quasi tutti in discesa, ma con squadre da soli cinque corridori non sarà facile controllare la corsa e potrebbero volare distacchi d’altri tempi.