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Restrepo, e sono 4! Il colombiano si prende anche la crono al Tour du Rwanda

Prima di quest’anno l’unico corridore capace di vincere quattro tappe nella stessa edizione del Tour du Rwanda era Kiel Reijnen, oggi portacolori della Trek-Segafredo ma allora in forza al Team Type 1 con cui diede spettacolo nella corsa africana portando a casa anche il successo finale: adesso lo statunitense si trova a dover condividere questo primato con il colombiano Jhonatan Restrepo, assolutamente scatenato in queste giorni qui in Ruanda. Il neoacquisto dell’Androni-Sidermec s’è imposto anche nella cronometro portando a tre i successi consecutivi, a quattro quelli nella corsa e a sei quelli stagionali: nessuno ha vinto quando Restrepo in questo inizio di 2020 e Gianni Savio non può che godersi il bottino di 11 vittoria stagionali fin qui.

Restrepo vola sul Mur de Kigali
Per il Tour du Rwanda la presenza nel percorso non è certo una novità assoluta, ma nelle precedenti occasione per sette volte era stata utilizzata come prologo nella giornata d’apertura e solo una volta, nel lontano 2009, era arrivata più avanti. Quella proposta quest’anno dagli organizzatori è stata una cronometro decisamente particolare e poco adatta agli specialista: il regolamento vietava l’utilizzo di biciclette specifiche per le prove contro il tempo, ma ci pensava anche il tracciato a sconsigliarle con un partenza subito in salita, poi una discesa con un paio di passaggi delicati, e soprattutto nel finale l’ascesa del mitico Mur de Kigali, 500 metri in pavé (e che pavé!) con una pendenza media dell’11.5%. Il tutto in appena 4500 metri di gara.

Una prova di pura intensità e disegnata per esaltare le caratteristiche del corridore più forte ed in forma tra quelli in gara: lo stato di grazia di Jhonatan Restrepo lo avevamo già ammirato nei giorni scorsi e non è stata quindi una sorpresa che fosse proprio lui a far registrare il miglior tempo tra i 67 corridori rimasti in gara a questo punto. Il corridore dell’Androni ha chiuso in 6’32” a più di 41 km/h di media, una prestazione che gli ha permesso di negare la vittoria al talento eritreo Biniam Girmay, giunto secondi con appena 2″ di distacco. Ottima anche la prestazione dello svizzero Patrick Schelling che si è piazzato terzo a 5″, con Kent Main quarto a 12″, Yevgeniy Fedorov quinto a 14″ e Carlos Julián Quintero sesto con lo stesso ritardo.

Tesfatsion perde, Mugisha di più
Se prendiamo i corridori ai piani alti della classifica generale, i primi due sono anche quelli che sono andati peggio nella cronometro di Kigali. I tecnici eritrei ci avevano indicato che il punto debole di Natnael Tesfatsion sono proprio le prove a cronometro, ma c’era fiducia che il ragazzo potesse difendersi bene in questi 4.5 chilometri, ed in ogni caso il percorso era troppo breve per fare ribaltoni. La maglia gialla ha chiuso con il tempo di 6’59” che si è tradotto in un ventunesimo posto ed il 27″ persi nei confronti di Quintero, e qualcosa in meno rispetto agli altri.

Ma la buona notizia per Tesfatsion è arrivata da quello che era il suo rivali più vicino in classifica generale, il ruandee Moise Mugisha: il 23enne della Skol Adrien Cycling Academy è incappato in una giornata storta finendo addirittura nella seconda metà dell’ordine d’arrivo. Pur non brillando, quindi, Tesfatsion è riuscito a guadagnare addirittura 22″ su Mugisha e ad incrementare nuovamente il proprio margine di vantaggio quando ormai manca una sola tappa alla conclusione del Tour du Rwanda 2020.

La lotta per il podio è apertissima
Per la resa dei conti finali gli organizzatori della corsa ruandese hanno fatto le cose in grande: in appena 89.3 chilometri si scalerà per due volte il Mur de Kigali, per tre volte lo strappo in pavé di Rebero (1.2 km al 8.2%) dove sarà anche posto l’arrivo, ma soprattutto i corridori dovranno affrontare per due volte l’inedito Mount Kigali, una salita di 5.8 km al 6.4% medio ma con un’ultimo chilometro durissimo, una rampa tutta dritta al 12% e forse anche qualcosa in più.

La posizione del leader Natnael Tesfatsion sembra abbastanza sicura anche perché può contare su quattro compagni di squadra forti ed uniti per un’unico obiettivo: in ogni caso il giovane eritreo non potrà dormire sonni tranquilli perché dietro saranno in tanti che proveranno ad approfittare di un passo falso. Ancora più aperta è la lotta per il podio con ben sei corridori racchiusi nell’arco di un minuto. Dietro alla maglia gialla, infatti, troviamo infatti Moise Mugisha a 1’30”, Patrick Schelling a 1’49”, Carlos Julián Quintero a 1’55”, Kent Main a 2’06”, Jhonatan Restrepo a 2’21” e Simone Ravanelli a 2’31”: l’Androni è quella che ha meno da perdere, sazia anche dei quattro successi parziali, e proverà a far di tutto per far saltare il banco.