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La Vuelta a Colombia ed il mese d’oro di Diego Camargo

Prima il successo tra gli Under23, poi quello tra i grandi: a 22 anni il boyacense può essere la nuova stella emergente da seguire

Tra gli ultimi giorni di ottobre e l’inizio di novembre in Colombia si è disputata la Vuelta de la Juventud che di fatto è la corsa a tappe più importante del paese per quanto riguarda la categoria Under23: vincerla significa iniziare ad attirare le attenzioni dei grandi squadroni del World Tour e negli ultimi 20 anni troviamo nell’albo d’oro ciclisti del calibro di Mauricio Soler, Fabio Duarte, Sergio Henao, Carlos Betancur, Miguel Ángel López e Richard Carapaz. Quest’anno ad imporsi al termine di cinque giorni di gara è stato il 22enne Diego Camargo della Colombia Tierra de Atletas-GW che ha messo in mostra una grande solidità su tutti i terreni.

La Vuelta de la Juventud si è conclusa il 1° novembre, ma non c’era tempo per festeggiare troppo: il 13 novembre era infatti in programma la prima tappa di un altro sentitissimo appuntamento, quello con la 70esima edizione della Vuelta a Colombia che è spesso e volentieri teatro di spettacolari battaglie tra le squadre colombiane. È vero, la Vuelta a Colombia non fa più parte del calendario UCI e non attrae al via in grandi big delle squadre World Tour (che invece sono presenti al giovane Tour Colombia che si disputa in febbraio), ma in gara si trova sempre un bel misto di vecchi volponi e giovani di talento a sfidarsi su dieci tappe e percorsi caratterizzati da salite mitiche.

Alla vigilia i favori del pronostico erano tutti per la corazzata del Team Medellín capitanato dal vincitore uscente Fabio Duarte e dal tricampeón Óscar Sevilla che a 44 anni non smette di andare forte. L’arrivo sullo strappo di Macanal alla seconda tappa ha invece sorriso alla EPM-UNE che ha preso la maglia di leader con Alex Gil, ma tutto è cambiato alla quinta tappa che si concludeva in cima ai 3233 metri dell’Alto de la Linea, ascesa di 21.7 chilometri al 7.6% di pendenza media. A conquistare la vittoria su una delle più celebri salite di Colombia è stato Salvador Moreno, ma la scena era tutta per il giovane Diego Camargo che aveva staccato tutti i rivali di classifica e con il secondo posto si è preso anche il primato nella generale.

A quel punto per Diego Camargo il bilancio della Vuelta a Colombia era già positivo, ma nei giorni successivi il boyacense di Tuta, città natale di Juan Diego Alba della Movistar, si è letteralmente superato: nella cronoscalata di Manizales ha contenuto a soli 22″ il ritardo dallo scatenato Óscar Sevilla, poi nell’ultime tre tappe si è difeso alla grande a Belalcázar, sull’infinito Alto de Minas (42 km di salita al 4.3% medio) ed anche nell’ultima giornata con arrivo sul Puerto de Santa Rosa ha saputo gestire alla perfezione la pressione portata da Team Medellín, EPM e Orgullo Paisa. La classifica generale finale ha visto quindi Diego Camargo in prima posizione, con Óscar Sevilla secondo a 24″, Juan Pablo Suaréz terzo a 44″, Danny Osorio quarto a 52″ e Didier Chaparro quinto a 1’50”.

Nella storia del ciclismo colombiano, prima di Diego Camargo solo due corridori erano riusciti a vincere la Vuelta de la Juventud e la Vuelta a Colombia nello stesso, e l’ultimo era stato ben 31 anni fa un altro grande talento boyacense, Oliverio Rincón che poi ha brillato anche in Europa vincendo una tappa al Giro, una tappa al Tour e due alla Vuelta. Camargo è arrivato tardi al ciclismo agonistico e adesso sogna di imitare il suo corregionale: in pole posizione per metterlo sotto contratto c’è la EF Pro Cycling che sogna di affiancarlo agli altri colombiani già in rosa, Urán, Martínez e Higuita.