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Trentin progetta, Lutsenko realizza

Il kazako vince la Coppa Agostoni con una splendida volata a due, Matteo rimastica il secondo posto e il suo compagno Alessandro Covi si prende (a distanza) il terzo e l’intero Trittico

Penultima gara italiana dell’anno (su strada, s’intende), ultime pedalate per tanti corridori, una buona partecipazione con sei squadre World Tour al via, un vincitore di gran classe, e insomma la Coppa Agostoni oggi ha rappresentato una bella chiusura per il Trittico Lombardo in una giornata di sole e benessere (immancabile quando c’è il ciclismo!). C’è da dire che Alexey Lutsenko (è lui ad aver alzato le braccia a Lissone) aveva dichiaratamente un conto aperto con questa corsa, da quando due anni fa venne battuto in uno sprint a due da Aleksandr Riabushenko; ragion per cui il kazako dell’Astana ha fatto di tutto per riproporre un finale identico a quello, ovvero lui alle prese con un avversario della UAE. Riabu era pure in corsa ma non ha tenuto fino alla fine; le sue veci le ha fatte allora Matteo Trentin, e a lui è toccato patire la vendetta di Luts, che si è imposto con uno sprint perentorio conquistando così la seconda vittoria stagionale dopo la crono vinta al Delfinato. Un 2021 in tono minore per il forte Alexey, a cui manca sempre la famosa lira per fare il milione ma che quando è in giornata lo batti difficilmente.

Terzo posto per il sempre più convincente Alessandro Covi, che ha confermato l’ottima condizione di questo ultimo scorcio di 2021 ma che poi s’è preso pure una mezza lavata di capo dal capitano Trentin a causa di alcuni risvolti di gara che leggerete più giù…

Partenza e arrivo a Lissone, 180 km col classicissimo circuito del Lissolo da ripetere 4 volte, e alla salita simbolo della corsa gli organizzatori hanno aggiunto quelle di Sirtori e Colle Brianza nei 24 km di ogni tornata: tutto questo per la Coppa Agostoni 2021, partita con ritmo sostenuto, tante strappate e una fuga che ci ha messo 30 km a prendere forma, ispirata da Thomas Champion (Cofidis, Solutions Crédits), Lorenzo Fortunato (Eolo-Kometa) e Filippo Fiorelli (Bardiani-CSF) e che ha chiamato a coalizione anche Simone Bevilacqua (Vini Zabù), Floris De Tier (Alpecin-Fenix), Federico Burchio (Work Service Marchiol) e Francesco Carollo (Mg.K Vis VPM). Il vantaggio dei sette al comando ha raggiunto i 3′, margine mantenuto tra il km 50 e il 70, dopodiché è iniziato il progressivo recupero del gruppo guidato da Movistar e Astana-Premier Tech, ovvero le squadre di due dei principali favoriti di giornata, Alejandro Valverde e Alexey Lutsenko.

Al primo passaggio dal Lissolo, a 100 km dal traguardo, la mossa che non ti aspetti l’ha fatta Lorenzo Rota (Intermarché-Wanty), uscito di prepotenza dal plotone e messosi sulle tracce dei battistrada, che a quel punto erano ancora 2’30” più avanti. Dal drappello di testa peraltro iniziavano le defezioni, il primo a staccarsi è stato Burchio al km 95 (85 dalla fine), al secondo passaggio sul Colle Brianza. Proprio negli stessi momenti Rota è riuscito a rientrare sugli uomini al comando, riportando a 7 il numero dei componenti del gruppetto. A questo punto la Israel Start-Up Nation è passata a condurre il plotone.

Sul terzo Colle Brianza hanno alzato bandiera bianca in quattro: Fiorelli, Bevilacqua, De Tier e Carollo hanno perso contatto dal primo drappello e sono stati rapidamente risucchiati dal gruppo in forte avvicinamento. Mancavano a quel punto 60 km alla conclusione e la Movistar stava di nuovo spingendo a tutta in un plotone ridotto a circa 25 unità. Il momento del ricongiungimento coi superstiti Champion, Fortunato e Rota era questione di pochi minuti, e puntualmente si è verificato a 53 km dal traguardo, corsa riazzerata e tutto da costruire ancora: in programma ancora un penultimo passaggio sul Lissolo e un altro giro intero con tutte e tre le salite, prima del dolce digradare finale (una ventina di chilometri) verso il traguardo di Lissone.

Ai -51, sul Lissolo appunto, si è mosso Simon Geschke (Cofidis), ma è durato poco: il ritmo Movistar (Dario Cataldo in questa fase, ma pure Einer Rubio) tritava tutto e tutti, e si è dovuta aspettare l’ultima scalata al Colle Brianza, ai -36, per assistere a un nuovo tentativo, portato da Rubén Fernández (Cofidis). Lo spagnolo ha guadagnato qualche secondo, il suo connazionale Marc Soler, passato a tirare per la Movistar, non ne aveva abbastanza per andare a chiudere, sicché ci si è messa pure l’Astana a dare una mano con Samuele Battistella. Fernández è scollinato ai -34 con 7″ di margine ma è stato ripreso inesorabilmente a fine discesa, ai -28.

Un chilometro più avanti si è approdati all’ultimo Lissolo, Fernández ha accennato un nuovo allungo ma era solo un’azione illusoria, quel che è prevalso è stato un controllo generale (con la Alpecin a officiare) mentre la selezione continuava ad avvenire da dietro. Sul forcing del team belga nelle retrovie si sono arrotati Mark Christian (Eolo) e Simone Velasco (Gazprom-Rusvelo), e contemporaneamente (eravamo ai -25) il ritmo di Ben Tulett (Alpecin) ha portato via Valverde, Lutsenko, Rémi Rochas (Cofidis), Ben Hermans (Israel) e Alessandro Covi (UAE-Emirates), con Matteo Trentin (UAE) che ha perso contatto proprio in cima alla salita (un po’ attardato, in verità, anche dalla caduta di cui sopra).

In ogni caso il trentino ha spinto forte in discesa e ai -20 è riuscito a rientrare sul prezioso drappello di testa, nel quale trovava un compagno di squadra (Covi, che però avrebbe potuto o dovuto aspettarlo un po’ prima per aiutarlo) e il titolo di favorito della corsa nel preventivabile arrivo in volata ristretta. Il secondo gruppetto inseguiva a 30″, tirato (oltre che da Intermarché e Israel) anche dagli Alpecin, non tanto per poca fiducia nelle possibilità del pur bravo Tulett davanti, quanto per la certezza che Kristian Sbaragli, presente nel drappello bis, avesse tutte le carte in regola per vincere uno sprint più nutrito. Stesse considerazioni le faceva la Eolo con Vincenzo Albanese, e infatti pure la Professional azzurrina ha contribuito a inseguire pancia a terra.

Tutto ciò ha eroso sensibilmente il margine dei primi, al punto che, quando il vantaggio è sceso a 10″ circa, si è palesata la necessità da parte di qualcuno di tentare un diversivo: ed è stato proprio Trentin, ai -12, ad andarsene come un fagianetto. Lutsenko ha capito la cosa e si è accodato – non senza fatica – mentre il resto degli attaccanti traccheggiava troppo, anche per la presenza di Covi che si muoveva ottimamente in marcatura. Una chiave tattica che ha permesso a Matteo e Alexey di guadagnare un vantaggio che si poteva pensare di portare fino a Lissone.

Valverde ha accennato un allungo, ma quando s’è visto di nuovo Covi alle calcagna ha desistito, tutti si son rialzati, il gruppo dietro li ha ripresi (ai -8) e restavano 10-15″ da riconquistare alla coppia al comando. Solo che nel momento in cui c’era da stringere i tempi, gli inseguitori hanno improvvisamente perso smalto. Rochas ha tentato un nuovo contropiede velleitario, i due treni al comando continuavano a spingere e a un certo punto (diciamo ai -5) si son ritrovati con 20″ di vantaggio, destinati a salire.

Il brivido più grande è stato un attraversamento pedonale di una signora svagata che stava per farsi investire da Trentin-Lutsenko o quantomeno dalla motocamera al seguito… mancata per pochi centimetri l’attraversatrice (per fortuna di tutti), restava solo da disputare la volata a due che avrebbe assegnato il successo della 75esima Coppa Agostoni. Lutsenko, propagandandosi battuto, ha lasciato all’italiano la testa, per poi partire lui a meno di 200 metri dalla linea d’arrivo. Lo spunto del kazako è stato irresistibile, poi probabilmente Matteo era pure un po’ sfiatato dopo aver inseguito in precedenza e tirato tanto nel finale, mettiamoci pure che magari le tante salite di giornata erano rimaste più nelle gambe del corridore UAE che in quelle dell’avversario… e mettiamoci pure un attimo di sorpresa da cui Trentin è stato colto nel momento in cui Alexey è partito.

Fatto sta che la vittoria ha sorriso a Lutsenko, Trentin si è subito rassegnato al secondo posto (non certo il peggiore della sua carriera…), e a 12″ è arrivato il gruppetto con Alessandro Covi a prendersi il terzo posto davanti a Velasco, Albanese, Sbaragli, Rota, Tulett, Valverde e Mattia Bais (Androni-Sidermec) al decimo posto. Dopo il traguardo qualche piccolo chiarimento tra Trentin e Covi, a cui il più esperto compagno ha forse imputato di non averlo atteso dopo lo scollinamento dal Lissolo. Il giovane piemontese si consola con la vittoria della challenge del Trittico Lombardo, avendo ottenuto bei piazzamenti in tutte e tre le prove: secondo alla Bernocchi, nono alla Tre Valli e terzo all’Agostoni.

La stagione italiana su strada è quasi in archivio, resta solo la Veneto Classic di dopodomani, ovvero la nuova scommessa di Pippo Pozzato (ormai organizzatore a tutti gli effetti) di riportare in vita il Giro del Veneto. Appuntamento a mercoledì per questo finale old style.