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È un principe... un re... un emiro! Pogacar batte Yates e tutti gli altri all'UAE Tour, suo come nel 2021

26.02.2022 14:11

Si chiude in gloria l'UAE Tour, ha vinto il più forte e con la squadra più forte. Il più forte del ciclismo, quello è certo; che lo sia anche la squadra, forse no, o non ancora, ma il rischio treninismo è comunque sempre all'ordine del giorno, e quando il treninismo è al servizio del più forte lo spettacolo si avvia alla dipartita. Va bene, ne riparleremo, oggi diamo spazio alla vittoria di Tadej Pogacar. Già a segno a Jebel Jais mercoledì, già in testa alla classifica, lo sloveno della UAE Emirates si è tolto lo sfizietto di conquistare anche la tappa conclusiva della corsa, più o meno la tappa regina, anche se uguale al precedente arrivo in salita, di fatto: piattone e monopuerto.

C'era fame di vittoria per il gran finale della "corsa di famiglia", o - se preferite - la squadra di casa ci teneva particolarmente a regalare un'altra gioia allo sceicco che scuce; del resto, poveraccio, conduce una vita talmente grama che merita gli si regali ogni tanto qualche piccola soddisfazione (ma in questi giorni l'avete percepito da queste righe l'affetto smisurato per la categoria degli sceicchi?).

L'andamento della Al Ain-Jebel Hafeet, 148 km di cui gli ultimi 11 in salita, è presto detto. Partenza velocina, fuga in viaggio solo dopo 15 chilometri (coi tris Gazprom-RusVelo dei giorni scorsi eravamo abituati allo scatto buono già al km 0), 7 uomini davanti e la UAE Emirates di Tadej Pogacar a tirare dietro. I sette erano Daryl Impey (Israel-Premier Tech), Gianni Vermeersch (Alpecin-Fenix), Joris Nieuwenhuis (DSM), Michael Mørkøv (Quick-Step Alpha Vinyl), Kaden Groves (BikeExchange-Jayco), Michael Schwarzmann (Lotto Soudal) e Clément Davy (Groupama-FDJ), e hanno messo insieme tre minuti di margine sul gruppo, non di più (ai -65), poi sono stati ripresi che già si era sulla salita conclusiva, l'ultimo a cedere è stato Vermeersch che è stato raggiunto a 7.5 km dalla vetta.

La Bora-Hansgrohe tirava in quel momento lasciando presagire chissà quale esplosione di potenza che ci avrebbe riservato Aleksandr Vlasov; alcuni uomini di classifica si erano a quel punto già staccati, parliamo del nono, Ruben Guerreiro (EF Education-EasyPost), fatto fuori da un problema meccanico ai -10, e del secondo, Filippo Ganna (INEOS Grenadiers), out ai -9, ma era troppo pretendere da lui che tenesse pure oggi dopo l'ottimo sforzo profuso a Jebel Jais. Ai -7 si è poi perso per strada l'ottavo, Óscar Rodríguez (Movistar), mentre nessuno si è stupito che si sia sfilato - al pari di tanti altri componenti di un gruppo sempre più ridotto - il pallido Tom Dumoulin (Jumbo-Visma) visto in questi giorni.

Sempre ai -7 l'accelerazione imposta da Rafal Majka (UAE) al ritmo gara ha dato la botta finale, facendo saltare tutti quelli che dovevano ancora saltare, così davanti son rimasti i soli Pogacar scortato da João Almeida e dallo stesso Majka, Pello Bilbao (Bahrain-Victorious), il citato Vlasov, Carlos Verona (Movistar) e Adam Yates insieme al compagno Luke Plapp. È stato da questo drappello che Yates è partito forte ai 3 km (abbondanti), e uno solo l'ha subito seguito: Tadej.

Il britannico ha martellato bene ma non è riuscito a staccare l'altro, sicché ha poi un po' alzato il piede dall'acceleratore e ciò ha favorito il rientro di Bilbao prima (ai 2400 metri) e Almeida poi: quando il portoghese si è rimesso in scia, ai 2200, non si è fermato un attimo a pensare al logorio del ciclismo moderno ma è ripartito immediatamente in contropiede, e Yates ha dovuto chiudere (ai 1800). Sicché João ha fatto un'ultima trenata pro-Tadej e si è sfilato, mentre Yates, all'ultimo chilometro, andava all-in con uno scatto poderoso a cui però il solito Pogacar ha risposto a tono, o meglio ha risposto e basta: ha potuto giusto attaccarsi alla ruota di Adam e stringere i denti per non farsi staccare.

Quando Yates, dopo aver dato tutto, ha preso atto che l'avversario non si faceva staccare, si è rassegnato a giocarsela allo sprint; ovvero, a perderla allo sprint. E infatti puntualmente lo sloveno è partito ai 300 metri e si è lanciato verso la vittoria, mai più contestata da Adam, il quale anzi è andato pure a fare grandi complimenti all'avversario e a scambiarsi sorrisi con lui per un serenissimo post-tappa, festeggiato oltre che dallo staff UAE Emirates anche dallo sceicco di cui sopra.

Al traguardo 1" tra Pogaca, (a segno per il terzo anno di fila a Jebel Hafeet) e Yates, Bilbao è arrivato a 5", Almeida a 15", poi a 16" Plapp, Verona e Majka. Vlasov ha accusato il colpo, ottavo a 30"; a 53" Geoffrey Bouchard (AG2R Citroën), Chris Harper (Jumbo), David De La Cruz (Astana Qazaqstan) e Romain Bardet (DSM). Altri nomi: Jai Hindley (DSM) è arrivato 15esimo a 1'30", stesso distacco di Powless e Louis Meintjes (Intermarché-Wanty), Jan Hirt (Intermarché), come Guerreiro e Óscar Rodríguez, ha pagato 2'55", Dumoulin 4'41", Ganna 20'02". Miglior italiano al traguardo Sameuel Zoccarato (Bardiani-CSF), 26esimo a 2'53".

La classifica si sigilla così: Tadej Pogacar vince l'UAE Tour 2022 (tre vittorie per lui in settimana, questa generale più le due tappe) con 22" su Yates e 48" su Bilbao che grazie all'ottimo finale si ritaglia un posticino sul podio a spese di Vlasov, scivolato in quarta posizione a 54" e insidiato pure da Almeida a 55". Sesto chiude Verona a 1'17", seguito da Majka a 1'24", Bouchard e Bardet a 1'46" e De la Cruz a chiudere la top ten a 1'58". Il migliore italiano della generale è Dario Cataldo (Trek-Segafredo), 25esimo a 4'23". Per Pogacar è il secondo UAE Tour di fila in palmarès battendo sempre Adam Yates, dopo il secondo posto del 2020 alle spalle di... Adam Yates.

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Marco Grassi
Giornalista in prova, ciclista mai sbocciato, musicista mancato, comunista disperato. Per il resto, tutto ok!