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Il Principe di Lombardia
Cunego e Bettini, la festa è doppia
Che spettacolo, signori! Ancora ci stropicciamo gli occhi per questo Giro di Lombardia, ma la sensazione è che
continueremo a lungo a farlo. La stagione 2004 si commiata da noi con una corsa bellissima, e con un'affermazione, quella
del Piccolo Grande Principe Damiano Cunego, destinata a fare epoca.
Il veronese ha vinto dopo aver attaccato in discesa e in pianura, lui che è uno scalatore, e dopo aver ripreso in salita,
a San Fermo, Basso che se n'era andato con Boogerd ed Evans. Ci ha fatto vedere l'intero campionario, Damiano, ha vinto
allo sprint dopo aver dato, letteralmente, tutto, per conquistarsi il diritto a disputare quella volata. Se Basso ha
dimostrato di essere probabilmente il più forte oggi, Cunego è stato di gran lunga il più tenace.
Ha capito che Ivan non sarebbe stato attaccabile in salita, e del resto proprio l'uomo Csc ha tenuto andature impossibili
sul Ghisallo e poi sul San Fermo, e allora ha cambiato orizzonti, ha provato a giocare di rimessa quando è stato
necessario, ma non ha rinunciato ad assecondare la propria indole di attaccante. Semplicemente ha variato il contesto dei
suoi assalti: non è, questo realismo, sintomo di una grande maturità, di un'ottima capacità di leggere la corsa sin nelle
sue pieghe nascoste? E' questo quid di esperienza già acquisita ed evidenziata, aggiunto alle sue gambe e alla sua voglia
(e al suo piacere) di attaccare ogni volta che può, a fare di Cunego una perfetta macchina dei sogni per noi che seguiamo
le sue avventure nel mondo dei pedali.
Al veronese si contrappone Ivan Basso. Non siamo noi che scriviamo a creare questa rivalità, ma la strada; e loro stessi,
quando allungano i desideri sullo stesso obiettivo (il Giro 2005) e si danno appuntamento a Reggio Calabria, alla partenza
della prossima corsa rosa. E' lo stesso Cunego, quando dice "vi faremo divertire", è lo stesso Basso quando accetta il
ruolo e la sfida; sono proprio loro due a lasciarci questo pesante rimpianto che la stagione sia già finita, perché
vorremmo vederli da subito a duellare di nuovo come hanno fatto oggi; vorremmo che domani fosse già maggio, fosse già
caldo, fosse già Giro. Pazienza.
Basso lo avevamo criticato durante il Tour de France, per la sua arrendevolezza al cospetto di Armstrong: non uno scatto
fece Ivan alla Grande Boucle, pur essendo bravo a conquistare il terzo posto finale. Ma era il terzo posto della
regolarità (eccellente, sia chiaro), non quello del cuore e della fantasia, e non ci aveva scaldati come avremmo voluto.
Stavolta sembrava invece che Basso volesse rifarsi in un giorno solo di tutti gli attacchi non compiuti al Tour. Il Giro
di Lombardia è una sua vittoria, così come di Cunego, perché qui c'è un nuovo inizio per lui: un corridore capace di
cercare caparbiamente un successo, e non solo di tenere le ruote dei migliori. Questo Basso, contrapposto a quel Cunego
che avevamo già imparato ad amare nel corso di questa memorabile sua stagione, potrà davvero contendere a Damiano le
attenzioni e le emozioni degli appassionati, oltre a qualche vittoria importante. A patto che non ricada nella tentazione
del difensivismo.
Di Cunego, che dire ancora: ha iniziato a vincere al Giro del Trentino, ha proseguito sulle strade d'Italia, proprio su
tutte (se l'anno scorso andò a conquistare una corsa a tappe addirittura in Cina, nel 2004 non ha mai alzato le braccia al
di là dei confini nazionali). Ha solo 23 anni, compiuti da nemmeno un mese, e rischia di trasformare il decennio a venire
nell'era Cunego. Quanti Giri potrà ancora vincere? Saprà fare la differenza anche al Tour? Il Damiano visto al Giro di
Lombardia è anche al di sopra di queste domande, tanto è clamorosamente superiore al valore medio di chi gli sta intorno.
Ha comunque ancora molto da dimostrare, ma al contempo ha margini di miglioramento che consentono ogni ottimismo. Restiamo
in ascolto, qualcosa accadrà.
Bettini e Rebellin, poi. A dispetto del suo modo di correre arrembante, il Grillo ha vinto la sua terza Coppa del Mondo in
maniera troppo aritmetica per essere profondamente sua. Non ha mai vinto, lungo le dieci gare della challenge, ma gli
vengono buoni i tre secondi posti agostani (barattati in un patto faustiano con l'oro olimpico? Benissimo!). Rebellin, a
conti fatti, vincendo Amstel e Liegi ha caratterizzato di più la Coppa 2004, ma gli è mancato lo sprint finale per piegare
il cagnaccio di Cecina. E' stata comunque una bella lotta, che ha arricchito di temi questo finale di stagione e che è
vissuta sul grande rispetto che l'uno ha dell'altro: bello l'epilogo con Rebellin e Bettini abbracciati.
Proprio alla luce di ciò, stupisce la zappa sui piedi che l'Uci si è data cancellando, dal prossimo anno, la Coppa del
Mondo, che era diventata un appuntamento obbligato e centrale per la stagione ciclistica. Credono, Verbruggen e soci, che
ci sarà la stessa attenzione, mediatica e di pubblico, per corse come la Classica di Amburgo o quella di San Sebastian?
Più facile che, da questo punto di vista, le gare minori della Coppa scivolino, come interesse, verso i vari Giri di
Polonia o del Benelux, esplicitando un livellamento verso il basso di cui il ciclismo non aveva certo bisogno.
Consoliamoci con l'idea che non ci sono strade senza ritorno, e quindi chissà che la nostra amata Coppa del Mondo non
venga riesumata da qui a qualche anno.
Marco Grassi
Le pagelle del Giro di Lombardia
Cunego - 10
E' incredibile. A 23 anni appena compiuti il veronese ha già al suo attivo un Giro d'Italia e un Lombardia, entrambi corsi
con la calma di un veterano. Solo Merckx era riuscito in un'impresa del genere, nel '72, ma in quell'anno aggiunse anche
il Tour alle sue vittorie. Non a caso lo chiamavano "il Cannibale". Cunego invece, in un ciclismo diverso da quello, ha
dimostrato che si può essere in forma più volte in un anno (vero Armstrong?) e vincere sia le corse a tappe che quelle di
un giorno.
Bettini - 10
Un diavolo. Si è staccato su tutte le salite, a cominciare dal Ghisallo, ma ha sempre recuperato in discesa approfittando
anche di una giornata non proprio straordinaria del suo rivale Rebellin. Così ha vinto la sua terza Coppa del Mondo
consecutiva. Peccato che dal'anno prossimo gliel'abbiano tolta. Poteva diventare l'Armstrong di questa kermesse.
Basso - 8
Peccato che la mancanza di velocità allo sprint lo penalizzi tanto. Oggi è stato il vero animatore della corsa. Sin dal
Ghisallo ha provato a rendere la corsa dura, e c'è riuscito. Ma ha dovuto accontentarsi del terzo posto.
Boogerd - 7
Stesso discorso di Basso. L'olandese è un talento naturale ma non ha lo sprint.
Evans - 7
Era dal Giro del 2002 che non si vedeva ad alti livelli. E' arrivato con i primi ma non ne aveva più.
Nardello - 7
Compagno di squadra di Evans. I due, se avessero avuto un briciolo di energie, potevano inventarsi qualcosa nel finale.
Invece hanno occupato gli ultimi due posti del quintetto che si è giocato la vittoria. Daniele era stato in fuga anche in
precedenza. Comunque bravo.
Nozal - 7
Quello che colpisce di questo corridore è la grande generosità e la capacità di soffrire. Lo ricordate al Mondiale? Se
Freire ha vinto molto merito va a lui. Oggi ha ceduto solo nel finale.
Rebellin - 6
Ci ha provato ma non c'è stato niente da fare. Si può tranquillamente dire che più che averla vinta Bettini la Coppa del
Mondo l'ha persa lui, con un Lombardia sotto tono. Se solo fosse stato con i primi al traguardo...
Frigo - 6
Il migliore con Basso fino all'inizio dell'ultima salita. Poi si è spento.
Casagrande - 5
Molto bravo fino a un certo punto. Poi è sparito. Uno come lui dovrebbe essere abituato a gestire bene le proprie energie.
Questa volta ha sbagliato.
Bartoli - sv
Michelino ha voluto onorare la corsa che aveva vinto nelle ultime due edizioni presentandosi al via nonostante i problemi
alla schiena che si porta dietro da agosto, quando fu costretto a rinunciare alle Olimpiadi. Dopo pochi chilometri, quando
la corsa transitava ancora in Svizzera, ha anche provato ad andare in fuga: un gesto dimostrativo evidentemente. Non
poteva fare molto di più.
Maurizio Sansone
La chiave tattica
Tre errori corretti appena in tempo. Soltanto grazie a questa grande lucidità in corsa Damiano Cunego ha vinto il Giro di
Lombardia.
1) Subito dopo la discesa del Ghisallo pensava fosse andata via la fuga buona e si è lanciato da solo all'inseguimento del
sestetto che comprendeva anche Nardello e Frigo. Poi ha capito che non era una buona idea e si è fermato.
2) Nella difficilissima discesa dopo Civiglio si è ritrovato in fuga quasi senza volerlo. Ma ha capito che non sarebbe
arrivato da solo al traguardo e si è lasciato riprendere.
3) Sull'ultima salita, verso San Fermo, la progressione di Basso, Boogerd ed Evans lo ha sorpreso. Quella sì che era la
fuga giusta. ll tempo di riprendere fiato e dare fondo alle energie residue. Ha scollinato con cinque secondi di ritardo,
ha ripreso il terzetto e ha battuto tutti allo sprint.
Ma nel Lombardia c'era una sfida nella sfida, quella tra Paolo Bettini e Davide Rebellin per la vittoria in Coppa del
Mondo. Rebellin non era al top, ma il livornese è stato bravissimo, senza squadra, a non perdere la testa e a recuperare
ogni volta sul rivale su cui aveva 13 punti di vantaggio alla vigilia. Addirittura Bettini ha perso contatto dal veneto
dopo appena due chilometri della salita del Ghisallo. Poi è sempre riuscito a riprenderlo.
Maurizio Sansone
Bettini-Rebellin, l'ultimo testa a testa
Si è svolta oggi una splendida edizione del Giro di Lombardia. La novantottesima per la precisione, e forse grazie
all'ingresso in regia di Angelo Zomegnan, si è voluti tornare alla tradizione, riscoprendo quel tracciato che per ben
venticinque anni dal 1961 al 1984, ha rappresentato la storia di questa bellissima corsa.
Ci si aspettava la sfida all'ultimo sangue tra Paolo Bettini e Davide Rebellin per l'assalto a quella che sarà archiviata
come l'ultima edizione della Coppa del Mondo di Ciclismo. A dispetto però di una gara avvincente e spettacolare che ha
vissuto momenti magici nella sfida Cunego-Basso, si è dovuto assistere ad un Campione Olimpico sicuramente meno "Grillo" e
più "Ragioniere". Bettini ha comunque dimostrato indiscutibilmente che aldilà della frenesia e della spregiudicatezza,
talvolta giudicate da qualche "opinionista" come indice di imprudenza tattica, sa usare molto bene la testa, come
evidenziato del resto dai suoi risultati ed dal curriculum sportivo che può vantare all'età di 30 anni.
E' probabile che lui sia estremamente consapevole che la sua irrequietezza infastidisce e non poco i suoi avversari,
allenati oggigiorno più a spingere per chilometri e chilometri i quarantacinque, cinquanta all'ora, che non magari ad
avere a che fare con la sua imprevedibilità. Tutto questo va però a scontrarsi con il suo atteggiamento di oggi; Bettini
voleva solo ed esclusivamente vincere la sua terza Coppa del mondo. Voleva forse anche dimostrare che temperamento e
generosità accostati ad un "cervello fino" possono consentire risultati che tattiche di tavolino ed eccessi di attendismo
molto spesso non consentono.
Era forse consapevole di essere un po' lontano da quello di Atene e che aldilà delle sventure, a Verona non si era sentito
nella condizione che avrebbe desiderato. Forse queste riflessioni, abbinate ad una profonda stima che tutti i campioni
riconoscono sempre nei propri avversari, hanno fatto sì che il corridore livornese abbia deciso di correre in modo
diametralmente opposto a quello consueto e di badare solo ed esclusivamente a Rebellin.
Ai fini di questa sfida infatti, la corsa ha proceduto senza sussulti sino alla salita del Ghisallo. Soltanto al km 123
c'è da rilevare una foratura di Bettini stesso il quale è potuto però prontamente rientrare in gruppo senza problemi. Il
momento più importante e topico del duello è stato vissuto sulla seconda parte del Ghisallo quando al km 191 si è
avvantaggiato un gruppetto formato da Basso, Rebellin, Caruso, Nozal, Fertonani, Boogerd, Rasmussen, Cunego, Eddy
Mazzoleni, Rodriguez, Evans e Casagrande. Bettini stava allora inseguendo staccato di 18 secondi. A tre chilometri dalla
vetta del Ghisallo, Basso tenta l'allungo provocando maggiore selezione e Bettini che nel frattempo era riuscito a
recuperare 8 secondi, deve scollinare invece a 28 secondi dal battistrada.
Il suo capolavoro avviene però nei chilometri immediatamente successivi. Essendo riuscito a salvare la gamba e non essendo
caduto nel panico appena perso le ruote da Rebellin, con energie psico-fisiche ottimali, riesce appena quattro chilometri
dopo lo scollinamento del Ghisallo a rientrare sul gruppo di Rebellin. In quel momento il duello tra i due aveva vissuto
il momento cruciale.
Come due pugili sul ring, Rebellin doveva colpire per sferrare il colpo del ko e Bettini doveva oltre che evitarlo, saper
superare questa fase negativa per riprendere in mano la gestione del match e portarlo alla fine riuscendo a conservare il
suo vantaggio ai punti. Rientrando nel gruppo del veneto, Bettini aveva ormai quasi del tutto ipotecato la sua terza Coppa
del Mondo.
Rebellin, svuotato forse di energie fisiche ed anche psicologiche, accentuate quest'ultime anche dalle recenti vicende
"argentine", altro non ha potuto che subire il serrato marcamento di Bettini. Ai piedi della salita di San Fermo i due
hanno colloquiato esprimendosi la reciproca stima e curiosamente, proprio alle pendici del colle che evoca una famosa
battaglia, i due eroi di Coppa del mondo hanno deciso di deporre le armi e di sancire la fine delle ostilità.
Rebellin e Bettini si sono presentati sul lungolago di Como appaiati, rispettivamente 28° e 29° ad un minuto e quaranta di
distacco dal vincitore Cunego. Un bellissimo epilogo per una storia vissuta intensamente e con fasi alterne da entrambi,
incominciata quasi sette mesi fa nella Riviera Ligure con un inizio non troppo esaltante; in particolar modo per Rebellin
che nella discesa della Cipressa cadde urtando la bicicletta di Michele Bartoli e Bettini che nonostante l'attacco sul
Poggio, non riuscì a bissare il successo dell'anno 2003, dovendosi accontentare di un ottavo posto ottenuto in via Roma
nella volata di gruppo vinta dall'astuto Freire.
Poi, la Coppa del Mondo ha preso però un'altra strada, con Rebellin autentico mattatore delle Ardenne, primo all'Amstel
Gold Race e alla Liegi-Bastogne-Liegi sempre davanti a Boogerd (intervallate dal successo nella Freccia-Vallone, gara però
non valida ai fini della Coppa del Mondo). Bettini, piazzatissimo secondo nelle tre prove estive, battuto da Perdiguero a
San Sebastian, da O'Grady ad Amburgo e da Flecha a Zurigo.
Bettini mai vincitore riesce alla fine a spuntarla su Rebellin che ha primeggiato due volte. Il tutto è stato arricchito
se non surclassato dall'altro splendido duello che si è consumato in corsa tra Cunego e Basso; segno che aldilà delle
polemiche e degli errori sicuramente riscontrabili due domeniche fa a Verona, il nostro continua ad essere ciclismo di
campioni con continue e succulente alternanze.
Del resto, delle sedici edizioni della Coppa del Mondo di Ciclismo, oltre la metà (ben nove!) sono state appannaggio di
atleti azzurri: Bettini (3), Bartoli (2), Fondriest (2), Bugno (1), Bortolami (1). Ormai però, la stagione sta volgendo al
termine per lasciare il posto a lunghe discussioni invernali, a rievocare i momenti del Giro del Tour e di tutte le gare
più avvincenti di questo anno. Ci riverseremo poi tutti, con le gambe e con il cuore, al primo sole di febbraio, nella
Costa Tirrenica in quel di Donoratico, per iniziare una nuova e sicuramente avvincente stagione ciclistica.
Roberto Sardelli
Le dichiarazioni di Cunego
"E' la degna conclusione di una stagione fantastica. Grazie a tutti, alla squadra, ai miei magnifici compagni che si sono
sacrificati per me. Grazie anche a me stesso per averci creduto fino in fondo". Cunego come Hinault, che vinse 20 anni fa
il Lombardia? "Non scomodiamo nomi troppo importanti, però per me è stato davvero un anno magico. Dopo le vittorie in
primavera è venuto il Giro, e per me era già come volare. Adesso un successo in Coppa del Mondo, è straordinario".
"Ho commesso degli errori, ho speso troppo, ma probabilemnte era l'unico modo per sbloccare la situazione a mio favore. E'
una vittoria bella quasi come quella del Giro ed è il massimo che potessi desiderare. Vincere una prova di Coppa del Mondo
vale il doppio rispetto ad altre gare. E poi so di aver battuto grandi avversari, soprattutto Ivan Basso che è stato
fortissimo, e con il quale so che accenderemo grandi duelli in futuro. Tutto questo è bello per il ciclismo, per dare
entusiasmo alla gente, per interessare sempre di più i giovani: nei prossimi anni avremo di che divertirci".
Enzo D'Alesio
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