Il Portale del Ciclismo professionistico

Procuratori, presto l'albo - Parla Carera, presidente dell'AIAC

Versione stampabile

Le parole di Giuseppe Acquadro, una settimana fa, avevano posto l'accento anche sul ruolo e sulla figura professionale del procuratore di ciclismo (d'ora in poi useremo il termine esatto, cioè "agente"): infatti, oltre a replicare alle parole di Gianni Savio sulla disputa tra il team Selle Italia-Serramenti Diquigiovanni e José Rujano, Acquadro ci disse che per esercitare come agente nel ciclismo professionistico basta una Partita Iva e la registrazione come agente intermediario.
Tutto questo è confermato dalle parole di Johnny Carera, presidente dell'Associazione Internazionale Agenti di Ciclismo (A.I.A.C., che fa capo all'Unione Ciclistica Internazionale - UCI), e fondatore, con il fratello Alex, di una delle società italiane più importanti nel management degli atleti. Carera, oltre che confermare, tiene però anche a sottolineare l'esistenza dell'associazione di cui lui è, appunto, presidente, e di come alcuni agenti di ciclismo non ne facciano parte pur avendone le credenziali. Proprio Carera ci spiega quali sono le prerogative dell'A.I.A.C. e le differenze tra un associato e un non associato.
Quando è nata l'A.I.A.C. e quali sono gli scopi dell'associazione?
«L'A.I.A.C. è nata nel 1999, in una assemblea tenutasi a Pescara e con sede istituita a Milano, con il fine di regolamentare un lavoro con delle norme ben precise. Questi obblighi partono dal rispetto verso tutti i gruppi sportivi e gli atleti che fanno capo all'UCI, e di rimando riguardano il rispetto che gli stessi gruppi sportivi e gli atleti devono portare agli associati. Le regole sono più o meno le medesime di tutte le associazioni internazionali dei manager sportivi, anche del calcio e degli altri sport. Anzi, per essere corretti iniziamo a chiamare la nostra figura professionale con il nome che le compete, che è quello di "agente di ciclismo", lasciando la parola manager a completo appannaggio di chi gestisce i gruppi sportivi verso cui noi facciamo riferimento. Il nostro regolamento prevede come caposaldo assoluto la conoscenza ed il rispetto del regolamento diramato dall'UCI, visto che chi deve gestire gli interessi di un atleta deve sapere come muoversi e comportarsi nel rispetto delle regole senza rischiare di far danni d'immagine per tutti e per tutto, dopodiché viene il rapporto con i tesserati ed il rispetto da portare ai gruppi sportivi anche nell'esercitare la nostra professione: ad esempio, nel regolamento dell'A.I.A.C. è prevista l'impossibilità da parte dell'agente di recarsi nella stanza dell'albergo del proprio assistito durante una corsa per sottoporgli una qualsiasi questione contrattuale. Abbiamo istituito una sorta di regolamento interno al fine di salvaguardare l'immagine di tutti gli associati».
L'Associazione è stata creata quindi per stabilire una linea etica all'interno del regolamento.
«Esatto: una sorta di etica all'interno delle regole. Per allargare non solo al campo dell'etica il ruolo della nostra Associazione, stiamo discutendo con il Consiglio del Ciclismo Professionistico (CCP) di Cerato per costituire un albo degli agenti a tutti gli effetti riconosciuto anche dalla Federazione Italiana, dopodiché parleremo anche con Vittorio Adorni per avere una licenza professionale a livello internazionale».
È possibile, in Italia, diventare agente di ciclismo soltanto possedendo una Partita Iva e registrandosi come agente intermediario senza, di fatto, certificare alcuna competenza in materia?
«Le parole di Acquadro - che preciso non essere iscritto alla nostra Associazione - rilasciate nella precedente intervista riguardo la figura dell'agente di ciclismo in Italia sono vere "legalmente", ma secondo noi non "eticamente": difatti non vediamo come sia possibile essere l'intermediario di qualcuno non facendo parte della nostra Associazione e non assicurando, quindi, la completa conoscenza delle norme UCI. I nostri interessi sono quelli di fare gli interessi degli atleti senza causare danni, e gli associati sanno che i contratti firmati non possono rompersi da un momento all'altro senza particolari inadempienze, certificate, da parte del gruppo sportivo di riferimento. I contratti si rispettano, se i presupposti per rispettarli ci sono tutte: non ci si può svegliare la mattina e dire di non voler rispettare un contratto. O meglio, il corridore potrebbe anche pensarlo, ma proprio l'agente del corridore dovrebbe indirizzarlo verso la retta via dei regolamenti UCI e del rispetto di tali regolamenti».
Qual è la posizione dei vostri consociati e dell'Associazione verso gli agenti che non fanno parte dell'A.I.A.C.?
«Non sta a noi giudicare. L'UCI o chi per essa deciderà come dovrà essere regolamentata la figura professionale. Di certo la questione non è campanilistica, perché nella nostra Associazione ci sono agenti belgi, spagnoli, danesi, oltre che italiani. All'interno dell'Associazione si collabora per delineare un quadro professionale che abbia un peso specifico importante, per ottenere benefici da un buon lavoro o sanzioni da eventuali danni riportati a terzi. Ovviamente, verso i non associati, non possiamo prendere posizioni in merito».
Secondo il Presidente dell'Associazione, perché gli agenti di ciclismo che non fanno parte dell'A.I.A.C. non richiedono l'iscrizione ad un organo dell'UCI?
«Non saprei, per sapere questo dovremmo sentire i diretti interessati».
Ad esempio potrebbe dirci qual è l'iter da seguire per richiedere l'iscrizione all'Associazione Internazionale Agenti di Ciclismo.
«Si manda una domanda all'Associazione, la domanda viene valutata dagli associati, si deve dimostrare di avere delle procure, di rappresentare almeno cinque atleti, e se la domanda rispetta questi parametri viene accolta. Da quel momento, l'associato deve lavorare secondo il regolamento dell'Associazione, ed ecco: io credo che chi non vuole iscriversi forse non vuole rispettare determinate regole. Potremmo pensare così. Ad esempio un associato non può tentare di trattare con un atleta assistito da un altro agente, invece un non associato potrebbe rivolgersi ad un atleta che è già assistito da qualcun altro, come mi è sembrato di aver capito che faccia qualcuno».
La Federciclismo (FCI) e l'Associazione Corridori Professionisti (ACCPI) italiane come affrontano tale situazione?
«Della Federciclismo già ne abbiamo parlato prima, e ripeto che con il signor Cerato si sta già lavorando per istituire una licenza da fornire agli agenti di ciclismo - come avviene, ad esempio, per i massaggiatori - che presentino determinate credenziali. Questo in Spagna già avviene da 6 anni, mentre in Francia da 1 anno. Diciamo che il problema non è avvertito come tra i più urgenti, al momento, ma proprio noi - facendo fede anche al ruolo dell'A.I.A.C. - vogliamo regolamentare la situazione per cercare di evitare problemi in futuro; per evitare che uno si svegli la mattina e decida di fare il procuratore, magari sbagliando e creando danni d'immagine per tutta la categoria professionale, come in fondo vale per tutti i ruoli professionali: bastano poche persone poco professionali per fare un fascio comune di tutti coloro che operano in un determinato campo. Vale per gli agenti di ciclismo, per i giornalisti, per tutti. A noi questo preoccupa non poco, ma comunque crediamo che la soluzione sia già pronta e sia soltanto questione di tempo. L'esigenza, ormai, è diventata rilevante».
Diciamo che un albo o un tesserino dovrebbero aiutare quantomeno a prevenire le problematiche d'immagine più gravi.
«Certo, poi in ogni cosa c'è possibilità che un iscritto ad un albo o un tesserato possa incappare in determinati tipi di problemi. Noi ci attendiamo una sorta di esame, che attesti quantomeno la piena conoscenza dei regolamenti UCI, per ottenere l'iscrizione all'albo o il rilascio del tesserino. Altrimenti, senza esami o certificati, si rischia seriamente una giungla dove un individuo che non è a conoscenza di determinati regolamenti possa determinare eventuali danni, magari anche senza volerlo, ma di fatto divulgando un'immagine negativa del lavoro che è lo stesso di taluni professionisti seri».
Ovviamente bastando la Partita Iva, attualmente, si rischia di incappare in persone magari poco qualificate.
«Esatto. Poi alla fine invece non è proprio così, perché il nostro lavoro è quello di fare gli interessi dell'atleta, ed assicuro che è tutto fuorché una cosa semplice».
Può riassumerci, in soldoni, quelli che saranno i prossimi passi dell'A.I.A.C. verso un riconoscimento totale della professionalità degli agenti di ciclismo?
«A livello nazionale stiamo discutendo con Cerato del CCP per ottenere di regolamentare la figura del procuratore, quindi istituendo un albo o vagliando un tesserino riconosciuto; inoltre a livello internazionale si sta pensando di ottenere una licenza unica, per tutti gli agenti di tutti i Paesi che fanno capo all'UCI. Per questo, noi proporremo di partire con l'ossatura determinata dalla presenza dei procuratori "storici", cioé da chi opera nel settore da almeno un lustro. Come si è fatto negli altri sport, dando modo a chi è già nel settore da tempo ed opera con atleti di assoluto livello di entrarvi di diritto, mentre per i nuovi iscritti, per i "giovani" che magari operano da un paio di anni e per chi vorrà lavorare in questo campo in futuro istituire un esame che possa certificare una competenza almeno teorica dei regolamenti con cui si andrà a lavorare. Ovvio poi che tutti gli iscritti ad un albo o i tesserati riconosciuti debbano far fronte ad un organo di controllo che determini degli obblighi, a partire dai benefici legati al loro buon lavoro e dalle sanzioni legate ad eventuali "casini" che un agente di ciclismo può sempre creare».
Pensa che questo organo di controllo debba essere interno alla futura associazione?
«Il controllo può essere istituito da un gruppo di persone che fanno parte del ciclismo e che possano giudicare gli agenti di ciclismo: membri dell'UCI, membri del Consiglio Professionistico, membri dell'Associazioni Corridori, eccetera. Inoltre, pensiamo che la futura associazione possa essere anche un segno tangibile di tutela verso gli associati, garantendo all'agente un giudizio interno - prima di intraprendere eventuali vie legali - nei casi di inadempienze contrattuali da parte dell'atleta verso lo stesso agente che lo assiste».
In questo caso, l'appartenenza ad un'associazione precluderebbe allo stesso atleta la facilità nel trovare un nuovo agente, visto che il nuovo agente sarebbe comunque un associato e sarebbe totalmente a conoscenza delle vicende precedenti.
«Sicuramente, se ha ragione il procuratore. Tante volte - ad esempio - è successo che il procuratore fa ottenere all'assistito un contratto di tot anni e l'assistito gli dice, dalla sera alla mattina, che non ne ha bisogno e che il procuratore non gli serve più. Il nostro mondo è sempre fatto di persone, e quindi alla fine può succedere di tutto. E visto che il ruolo del procuratore sta diventando sempre più importante, è giusto che vada tutelato. Alla fine, quando c'è chiarezza, c'è tutela da entrambe le parti: e chi lavora davvero con passione e con rispetto delle regole non deve aver timore di niente. Alcune volte a me capita di leggere sdegno nei confronti dei procuratori, e devo dire che chi esprime tale sentimento alla fine non ha tutti i torti, se davvero qualcuno può intraprendere questa carriera decidendolo di punto in bianco, senza aver maturato un minimo di conoscenze a riguardo, e reinventandosi agente dall'oggi al domani. È pur vero che chiunque può fidarsi di chiunque altro, ci mancherebbe, anche perché il ruolo dell'agente di ciclismo non racchiude soltanto la fredda parte contrattuale, ma chi ti affida la procura ti affida la propria fiducia, e poi se uno non è bravo si può cambiare. Ovviamente, nel caso di contratti ancora in essere, pagando delle penali. Di certo il ciclismo ha bisogno di figure professionali chiare, anche perché è dimostrato che, oramai, chi non è assistito da un agente rimane spesso e volentieri a piedi, quindi la bravura e le competenze contano».

Mario Casaldi    

 

Val di Fassa Bike

RSS Facebook Twitter Youtube

03/Aug/2015 - 18:52
Giro di Polonia, Matteo Pelucchi vince la seconda tappa su Kittel e Nizzolo. Laocoontica caduta sul rettilineo finale innescata da Caleb Ewan

03/Aug/2015 - 11:07
Arriva la conferma, Nairo Quintana correrà la Vuelta a España 2015

03/Aug/2015 - 10:39
Tom Danielson comunica la positività ad un controllo fuori competizione

03/Aug/2015 - 09:27
Ciclomercato: Chris Juul Jensen firma un biennale con la Orica GreenEDGE

02/Aug/2015 - 22:10
Michele Gazzara (Mg.Kvis) vince il Trofeo Bastianelli sul compagno di squadra Nicola Gaffurini

02/Aug/2015 - 21:28
Portogallo, Filipe Cardoso vince in fuga la 4a tappa della Volta. Gustavo César Veloso allunga in vetta

02/Aug/2015 - 20:13
Il lussemburghese Jempy Drucker vince a sorpresa la Prudential RideLondon & Surrey Classic. Teunissen e Swift a podio, Sbaragli 5°

02/Aug/2015 - 17:44
Poly Normande, il belga Oliver Naesen beffa tutti i francesi. Battuti Jeandesboz e il canadese Duchesne

02/Aug/2015 - 16:59
Tour de Pologne, nella prima tappa si sblocca finalmente Marcel Kittel; 3° Bonifazio, 7° Guardini

02/Aug/2015 - 15:22
Arriva un'altra vittoria di Barbara Guarischi. Suo lo Sparkassen Giro, prova di Coppa del Mondo

01/Aug/2015 - 20:40
Spettacolare en plein Colpack a Felino: Simone Consonni vince su Rosa e Martinelli

01/Aug/2015 - 20:27
Vittoria di Barbara Guarischi al Prudential RideLondon. A podio Shelley Olds ed Annalisa Cucinotta

01/Aug/2015 - 19:25
Volta a Portugal, sul traguardo di Fafe arriva il terzo centro stagionale di Davide Viganò

01/Aug/2015 - 18:58
Terribile tragedia nel ciclismo femminile italiano: a soli 22 anni è morta Chiara Pierobon, vittima di un malore