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Tour de l'Aude 2010: Pooley ha messo tutti d'accordo - Le pagelle della corsa francese

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Numerose le pretendenti alla successione di Claudia Häusler, ma una sola la vincitrice. Andiamo ad analizzare nel dettaglio il Tour de l'Aude delle ragazze più attese alla vigilia.

 

Emma Pooley (Cervélo Test Team) - 10

La piccola inglese della Cervélo ha lettaralmente dominato la corsa: essere nella squadra più forte l'ha sicuramente aiutata ma il suo successo è arrivato grazie alle sue azione in salita e alla prima di montagna ha fatto capire a tutte che in questo Tour de l'Aude si sarebbe lottato per il secondo posto. Emma, oltre al successo finale, s'è aggiudicata anche una tappa e classifica dei gpm proprio per leggittimare la sua superiorità che si protrae da parecchio tempo: la britannica, infatti, ha vinto le ultime quattro corse a cui ha preso parte e neanche le insidiose discese dell'Aude l'hanno messa in difficoltà.


Mara Abbott (Nazionale USA) - 9

 La scalatrice americana è stata l'unica che è riuscita a reggere il ritmo della Pooley in salita e loro due hanno regalato un bellissimo spettacolo nella tappe di Osseja e di Roquefeuil. Sul passo paga ancora qualcosa alla Pooley ma la vittoria di tappa e il secondo posto nella generale devono essere il punto di partenza per preparare un Giro d'Italia che la vedrà sicuramente tra le protagoniste: nella corsa rosa l'assenza della cronosquadre e l'arrivo in salita allo Stelvio la favoriranno. Grande crescita per tutta la nazionale statunitense: le ragazze guidate da Manel Lacambra (8 per le due frazioni portate a casa e la solidità del collettivo, sempre in attesa di Neben) sono state molto attive, soprattutto con Katherine Curi Mattis (una vittoria di tappa e molto pimpante in salita, voto 7) e Brooke Miller (prima nella classifica degli sprint e spesso all'attacco, 6.5 anche per l'ex campionessa americana).


Ina-Yoko Teutenberg (HTC-Columbia Women) - 8.5

È la velocista più forte al mondo ma quello che ci piace di lei è che sa rompere gli schemi e non si fa problemi ad attaccare. Il suo bottino complessivo al Tour de l'Aude è giunto a quota venti successi di cui tre conquistati in questa edizione: a testimonianza di quanto detto prima il fatto che solo uno, l'ultimo, è arrivato con una volata a ranghi compatti mentre i primi due sono arrivati dopo una lunga fuga. Ogni squadra vorrebbe avere tra le proprie fila un'atleta così che sa vincere, aiutare e far lavorare le altre squadre.


Marianne Vos (Nederland Bloeit) - 6.5

 Non è stata molto bene durante la corsa a tappe francese ed il suo rendimento, soprattutto in salita, ne ha risentito tanto che nella tappa di Roquefeuil a chiuso "solamemente" in ottava posizione (stessa posizione nella generale finale) a ben 4'52" dalla Pooley. Il suo talento e il suo orgoglio da grande campionessa le hanno comunque consentito di cogliere un successo di tappa con una grande volata e di regalare poi spettacolo nell'ultima frazione: prima una lunga fuga solitaria, poi una gran volata chiusa al secondo posto nonostante tutte le energie spese in precedenza.


Emma Johansson (RedSun Cycling Team) - 8

Dobbiamo ammettere non ci saremmo aspettati di vederla così competitiva sulle salite lunghe e impegnative del Tour de l'Aude: il podio finale è il segno che se vorrà nei prossimi anni potrà puntare a vincere una corsa a tappe di grande prestigio. L'unico problema, forse, è che sta diventando a tutti gli effetti una piazzata di lusso: una come lei, sempre tra le prime 10 degli ordini d'aarivo dovvrebbe vincere un po' di più.


Evelyn Stevens (HTC-Columbia) - 7

 In parecchi l'aspettavano al varco per la sua prima lunga corsa a tappe in Europa, per di più corsa come capitana unica per la classifica generale per l'assenza della leader di lungo corso Judith Arndt. La statunitense non ha deluso le aspettative arrendendosi solo alle scatenate Pooley e Abbott nella dura tappa di Osseja anche se l'essersi fatta sorprendere da un ventaglio il giorno prima denota ancora qualche carenza sotto la voce esperienza e anche una squadra non troppo all'altezza in quest'occasione (7 per le ottime individualità ma 5 per il gruppo HTC-Columbia). Purtroppo una caduta l'ha tolta dalla competizione quando era ampiamente in lotta per un posto sul podio che l'avrebbe certamente rinfrancata in vista dei prossimi appuntamenti. In ogni caso il corridore c'è e non converrà a nessuno sottovalutarla.


Claudia Häusler (Cervélo Test Team) - 6-

Superfluo dire che dalla vincitrice uscente ci si aspettava ben più di un misero quarto posto senza nemmeno alcun podio di tappa. In ogni caso potrebbe benissimo darsi che la squadra avesse previsto per lei un calendario leggermente differente rispetto a quello dell'anno passato, soprattutto ritrovandosi a che fare con una Pooley che da tempo aveva fissato la corsa a tappe francese come uno dei principali obiettivi del 2010, tenendosi buona la tedeschina per i prossimi mesi ricchi di impegni importanti. Come potrebbe darsi che Claudia avesse pagato più del dovuto il cambio di guida tecnica in seno alla Cervélo (squadra comunque superlativa al Tour de l'Aude, voto 10). Lo sapremo presto. 


Trixi Worrack (Noris Cycling) - 5

 Senza nascondersi. Era venuta in Francia per puntare per lo meno al podio (con una squadra di questo livello difficilmente avrebbe potuto fare meglio) o, al limite, ad una tappa, ma entrambi gli obiettivi non sono stati neanche sfiorati. Quella vista in Francia ci è sembrata una Worrack certamente più debole del solito in salita, ma anche svogliata, rassegnata, mai all'attacco con convinzione. Sicuramente per lei questa è una stagione difficile per i guai della società, ma serve ben altro piglio per togliersi anche qualche minima soddisfazione. Speriamo fortemente che ci smentisca quanto prima.


Tatiana Guderzo (Valdarno) - s.v.

Era reduce da un periodo di riposo ed evidentemente il Tour de l'Aude non ti permette, neanche se indossi la maglia iridata, di essere competitiva senza una preparazione adeguata. Sicuramente i chilometri percorsi in Francia le saranno utili nelle prossime settimane, ma qualche guizzo, magari in tappe intermedie, era lecito attenderselo. Il voto lo estendiamo volentieri all'intero movimento italiano che ha interpretato la corsa in maniera troppo "blanda" (per usare un eufemismo). Parziale eccezione la Gauss che è riuscito a portare a casa un paio di piazzamenti con Martissova e Bras.


Annemiek Van Vleuten (Nederland Bloeit) - 7.5

 È la vera rivelazione della stagione, forte sul pavé e competitiva sulle lunghe salite. Il suo quinto posto finale, colto dopo diverse tappe corse all'attacco può essere un punto di partenza importante per capire i propri limiti. Con lei un'ottima Nederland Bloeit (8 per il fortissimo gruppo, anche se avrebbero dovuto portare a casa almeno un'altra tappa) che con Gunnewijk e De Vocht ha spesso movimentato la corsa, attaccando a ripetizione e supplendo in parte ad una Vos non proprio in vena di mirabilie. D'ora in poi sono da tenere d'occhio anche nelle corse a tappe.

Sebastiano Cipriani
Giuseppe Cristiano

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