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Il lutto: Addio grande Laurent - Fignon è morto dopo una lunga lotta contro il cancro

Il Professore esce dall'aula. Laurent Fignon non darà più lezioni, magari di vita, dopo averne date di ciclismo, in bicicletta, per un decennio. Il grande campione degli anni '80 è morto stamattina; la realtà si fa beffe dell'irrazionale speranza in un miracolo, ancora coltivata da tanti di noi dopo averlo visto ospite all'ultimo Tour, e dopo che già era stata rafforzata dall'averlo visto in discrete condizioni anche durante il Giro d'Italia.
Così vanno le cose e così devono andare, e il Professore era lui per primo più realista del re quando gli si chiedeva quante speranze avesse di superare il tumore che l'ha stroncato dopo essere stato scoperto troppo tardi. Già il fatto di aver voluto (a giugno 2009) rendere pubblica la sua malattia, se da un lato ne sottolineava la voglia di riprendere, tener vivo, un mai interrotto filo con gli appassionati che l'hanno seguito con affetto nel corso della sua carriera, attraverso le memorabili vittorie e le cocenti sconfitte, un affetto dalla cui rinnovata espressione il campione è stato grandemente gratificato; dall'altro lato ha evidenziato la lucidità positivista di chi sa che la morte è un evento della vita, e si confronta con l'indicibile a testa alta, davanti a un pubblico che in queste situazioni fa un passo indietro, diventa testimone e non più giudice (come quando è di fronte a una rappresentazione sportiva).
Di Fignon ci resterà quest'aura che lo circondava, oltre a una carriera scolpita nella storia del ciclismo. Una carriera di alti e bassi, stagioni sfolgoranti (l'83 col suo primo Tour, l'84 con la seconda Boucle e un Giro sfuggito per pochissimo), cadute tra infortuni e problemi vari (il triennio '85-'87), rinascite tumultuose (dalla doppietta alla Sanremo nell'88-'89, al Giro vinto sempre nel 1989), e un declino iniziato con la doppia beffa di Lemond (al Tour '89, in cui Fignon fu secondo, e al Mondiale di Chambery, dove il parigino fu sesto e dovette assistere a un'altra vittoria del rivale americano).
Gli 8" di Parigi, epilogo amarissimo del Tour dell'89, quel Tour che sentiva già in tasca e gli avrebbe permesso di completare la doppietta dei grandissimi (i due principali GT nella stessa stagione). 8" che lo separarono da Lemond, alla fine di quella crono incredibile, ovvero il margine minimo tra primo e secondo in una Grande Boucle: a un corridore così spettacolare, non poteva bastare una sconfitta normale: ha dovuto per forza collezionare la più bruciante della storia. Quegli 8" gli sono rimasti incollati addosso, frequente pensiero di ritorno, e forse troppo facile associazione mentale quando si parlava di Fignon.
Che invece non finì lì, sui Campi Elisi all'improvviso patrigni. Andò avanti come ciclista per qualche anno, forse svuotato di troppi stimoli. Strabuzzavamo gli occhi vedendolo andare all'ammiraglia a fare il carico di borracce, quando quel codino biondo aveva smesso di frequentare alla maniera di un tempo la testa di un gruppo che tuttavia mai smise di riconoscere il carisma di Laurent. Restò nel ciclismo, come commentatore televisivo, come organizzatore, come presenza catalizzatrice di sport, tecnica, idee. Sempre lui, sempre inconfondibile; per sempre, il Professore.
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