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Mondiali 2010: Amarezza Gilbert, Freire non brilla - Le nostre pagelle della corsa

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Hushovd - 9
Non poteva correre diversamente ed ha capitalizzato alla perfezione la grande occasione che gli si è palesata davanti agli occhi. Un percorso abbastanza duro da far fuori i velocisti puri, ma non sufficientemente duro da non permettere ai passisti veloci di dire la loro con quegli ultimi 800 metri all'insù. Il vichingo norvegese è sornione fino agli ultimi 150 metri, poi sceglie la sinistra della sede stradale per andare a conquistare il primo titolo iridato per un corridore scandinavo. Il connazionale Boasson Hagen (5) è stato bravo fino a tre giri dalla conclusione, poi s'è spento e s'è addirittura ritirato.

Breschel - 7
Dopo il terzo posto di Varese 2008 arriva anche il secondo posto di Melbourne 2010. Un corridore evidentemente adatto ai tracciati iridati che si spera possa farsi vedere con maggiore assiduità nelle parti alte degli ordini d'arrivo delle classiche Monumento da qui a breve, anche per dare maggiore peso a queste medaglie mondiali. Nella Danimarca è stato pimpante anche lo scalatore Chris Sørensen (6+), in fuga nel terzultimo e nel penultimo giro e pilota - un po' improvvisato, ma con dedizione - per Breschel lungo la rampa finale.

A. Davis - 7
Ci si chiedeva chi fosse più in forma tra il corridore dell'Astana ed il connazionale Goss (n.g., mai visto), vista la forma mostrata da quest'ultimo durante la Vuelta a España. In realtà durante la corsa spagnola Davis, libero da compiti specifici, si è allenato alla grande, testandosi soprattutto in occasione degli arrivi in salita. Nel finale si è incollato alla ruota di Breschel e per un attimo si è pensato che il suo sprint avrebbe potuto imitare quello di Bronzini su Vos, invece per poco non si fa soffiare da Pozzato la medaglia di bronzo.

Pozzato - 6
Non gli si può rimproverare granché, a parte le fastidiose dichiarazioni a caldo (magari i crampi gli saranno venuti davvero, ma dirlo subito sa di giustificazione). Quando l'Italia attacca lui è sempre presente, così come quando a muoversi il Belgio: il vicentino è l'ombra di Gilbert e il vallone s'innervosisce. È bravo a non concedergli spazio quando allunga al penultimo giro (sulla seconda salita), ma se lo perde piuttosto colpevolmente quando il belga piazza lo scatto che sembra buono sulla prima salita durante l'ultimo giro. Nel finale, poi - come a Toledo alla Vuelta - ottiene un 4° posto in rimonta partendo da una posizione eccessivamente di rincalzo. Ovvio che gli si punterà parecchio il dito contro perché era il finalizzatore che ha fallito l'obiettivo (la medaglia).

Van Avermaet - 8
La sensazione è che l'Omega Pharma abbia perso un gran corridore, così come la BMC se ne troverà uno nelle proprie fila: dopo un'ottima Vuelta, il veloce Greg ottiene un 5° posto al termine di una gara spesa al servizio di capitan Gilbert. Presente nella fuga dei 33 del sestultimo giro, a spianare la salita prima dello scatto di Gilbert nell'ultimo giro, e poi a sprintare - tutto solo - per un buon piazzamento. Un gradino sotto troviamo Leukemans (7), bravo nella versione stopper ma forse un tantino limitato nelle iniziative; un paio di volte avrebbe potuto assestare dei contropiedi pericolosi, ma gli ordini dai box sono stati evidentemente differenti.

Freire - 4.5
Quando sul lungomare abbiamo visto il gruppo riportarsi sotto, la mente ci è andata subito al quarto Mondiale di Freire (sarebbe stato il record assoluto). Si fa sorprendere stranamente dal frazionamento agli 80 km dall'arrivo e costringe Luis León Sánchez e Gárate ad un superlavoro per ricucire il gap (anche grazie all'aiuto della Russia). Non è pero il miglior Freire, e una volta ottenuto lo scopo - cioè l'arrivo in volata - si piazza soltanto al 6° posto nonostante la preparazione allo sprint fosse stata fin lì priva di sbavature. Ci riproverà l'anno prossimo a Copenhagen.

Kolobnev - 5.5
Un Mondiale tutto all'inseguimento, vuoi - insieme alla squadra - per riprendere il gruppetto dei 33 formatosi a sei giri dalla fine, vuoi per riportarsi sullo scatto di Leukemans, Gilbert e Pozzato al penultimo giro, infine durante l'ultimo giro per colmare il gap che si era formato ancora con Gilbert. La squadra (bravi anche Trofimov e Gusev su tutti) lo mette in condizione di far bene, ma alla fine sarà soltanto 7° e chiuderà con un sacco di rimpianti.

Gilbert - 7+
Ci ha provato davvero, praticamente in tutti i modi: attento e sempre nelle posizioni d'avanguardia, il favorito principale per il Mondiale australiano s'è fatto soprendere solo dall'attacco di Nibali, Moerenhout, Visconti, Serpa (il colombiano meriterbbe di disputare maggiori corse di caratura internazionale: 6.5) e Sørensen nella seconda metà del terzultimo giro. L'attacco dell'ultimo giro, con 14" rifilati a tutti nella prima salita, è un gesto tecnico di inestimabile bellezza: purtroppo negli ultimi chilometri deve fare i conti col vento contrario e il suo sogno di arrivare da solo svanisce a poco meno di 3 km dalla conclusione.

Evans - 7
Prestazione di assoluto spessore per il campione del mondo uscente, un atleta mai domo che cerca sempre di inventarsi qualche azione nel giusto frangente per ottenere un buon piazzamento. Non ha terreno per prendere delle iniziative concrete, quindi ci prova perlopiù con dei contrattacchi in pianura.

Cancellara - 3
Sicuramente la grande delusione del Mondiale in linea australiano per quanto riguarda i pro'. Non è mai nel vivo della corsa e si fa beffare addirittura da Albasini e Wyss, che entrano nella fuga dei 33 mentre il quattro volte campione del mondo a cronometro rimane invischiato nel gruppo dietro. Non mette mai il naso fuori e si fa notare principalmente per una sorta di passerella che si concede sotto il traguardo in occasione del suono della campana.

Cavendish - 5-
Non si era nascosto, il britannico, ed aveva annunciato che questo percorso non era adatto alle sue caratteristiche. Profezia azzeccata, perché Mark non riesce a destreggiarsi sin dalle prime battute della corsa e rimane malinconicamente attardato appena le cose si fanno un poco più serie. Nei prossimi due anni, a quanto sembra, avrà altre occasioni.

Goss, Sagan - 5
Non partivano con la stessa considerazione di Cavendish, ma potenzialmente sarebbero stati più adatti del britannico al circuito australiano. Goss ha fallito un'occasione importante, vista la gamba mostrata alla Vuelta, e visto che dal 2011 tra i pro' arriverà un certo Matthews a rappresentare un ulteriore contendente ad un ruolo importante; Sagan invece non ha il problema di doversi guadagnare il posto o i gradi di corridore importante, ma oggi - al primo anno - si è perso, forse schiacciato un po' dalle pressioni che comunque aveva, vista la strepitosa annata trascorsa.

Farrar - 4.5
Il due volte vincitore della Vattenfall Cyclassics di Amburgo sembrava il "velocista" più adatto a questo percorso. Anche il Farrar visto a Toledo, col 2° posto ottenuto in scia a Gilbert, ci aveva regalato non sono un corridore capace di impensierire Cavendish allo sprint, ma anche di esprimersi con discreti risultati nelle corse di un giorno e nelle brevi cronometro. Gli USA, dopo l'iniziale lavoro insieme al Belgio per recuperare margine ai fuggitivi tra Melbourne e Geelong, non gli dà più molta assistenza e il futuro compagno del neocampione del mondo non riesce a tenere il ritmo dei più forti.

Moerenhout - 8
Mondiale strepitoso per questo 37enne (li compirà il 5 novembre) olandese che a fine 2010 lascerà il ciclismo per entrare a far parte dello staff Rabobank per quanto riguarda la comunicazione, le pubbliche relazioni e le attività di promozione. È sempre davanti, con azioni sia promosse in prima persona, sia lanciate all'inseguimento di altri attaccanti. Alla fine della corsa disputa anche lo sprint e si piazza al 13esimo posto. In generale tutta l'Olanda (spiccano Terpstra e Poels: un bel 7 anche per loro) a non accontentarsi di essere al via e a provare - seguendo spesso l'Italia - a movimentare la gara per scongiurare l'arrivo allo sprint.

Martens - 6.5
È uno dei corridori più sottovalutati dal gruppo, visto che poi quando gli si dà fiducia difficilmente tradisce. Anche oggi questo tedesco che corre in Olanda e ha un cognome di chiara matrice belga si è fatto apprezzare per la presenza nelle posizioni appena dietro a Gilbert durante l'ultimo giro, ma è tutta la Germania a dare qualche segnale positivo grazie alle prestazioni di Wegmann soprattutto, ma anche di Tony Martin e Greipel (finché ha resistito). E pensare che Martens ha disputato questo Mondiale solo per via dell'infortunio di Lang...

Hoste, Tosatto, Gerrans - 7
Per Belgio, Italia e Australia sono loro i corridori scelti per faticare maggiormente e più a lungo. Quando si forma il gruppo dei 33 è grazie a loro se si è potuto fantasticare sulla buona riuscita di quell'azione. In più rispetto ai colleghi, il veneto della Quick Step ci mette un paio di accelerazioni mica male con la finalità di spezzare il gruppo e far faticare gli inseguitori.

Kvachuk - 8
Partito praticamente al km 0 insieme al colombiano Tamayo (l'iniziatore della corsa), al venezuelano Jackson Rodríguez, all'irlandese Brammeier e al marocchino El Ammoury (a cui diamo un 6 collettivo), resiste fino al terzultimo giro dopo aver staccato gli ex compagni d'avventura un paio di tornate prima. Ha saputo amministrare con forza e tenacia i 200 e passa chilometri di fuga realizzati.

Bettini (ct Italia) - 7
Decisamente non male come debutto per il toscano erede di Ballerini: non arriva alcuna medaglia e qualche senatore (vedi Paolini e Tonti) gira a vuoto, però la Nazionale è viva e quando entra in azione fa male a tanti corridori. Costruisce una bella struttura con compiti e ruoli piuttosto azzeccati (a parte un triste Nocentini messo alla lavagna ai box: per chi è stato 8 giorni in maglia gialla al Tour non sembra il massimo), ma soprattutto conferisce sicurezza alle proprie mezzepunte, che non aspettano che la corsa diventi dura, ma la aggrediscono. Si era sicuramente immaginato un finale diverso, ma allo stato attuale del ciclismo italiano non abbiamo a casa corridori in grado sui quali recriminare: Petacchi, Bennati, oppure Ballan, Cunego e Riccò sarebbero stati sicuramente bei nomi, ma ad oggi nessuno avrebbe dato garanzie migliori del 4° posto.

Nibali, Visconti - 6.5
Un Mondiale praticamente parallelo per i due siciliani trapiantati in Toscana, con quell'attacco sincrono al terzultimo giro che resterà uno dei ricordi più belli del circuito di Geelong: Visconti sulla prima salita (con Nibali a ruota), Nibali sulla seconda (con Visconti a marcare Moerenhout); purtroppo il tentativo a 5 nato a cavallo col penultimo giro non ha grande fortuna, visto che il gruppo dietro si ricompatta e ha gioco facile.

F. Gavazzi, Oss - 6+
I debuttanti azzurri (lo era anche Nibali, in realtà, ma si può chiamare debuttante un vincitore di Vuelta?) hanno superato il loro primo esame, pur senza infamia e senza lode. Bettini cuce loro addosso due ruoli che prevedono non troppa responsabilità, anche perché la posta in palio è alta e uno sbaglio potrebbe compromettere troppe situazioni (psicologiche, anche). Oss è praticamente il primo azzurro a lavorare, mentre Gavazzi entra in scena a metà degli 11 giri del circuito di Geelong sacrificandosi (forse un po' prematuramente) nel dare linfa vitale all'azione dei 33 uomini.

Bruseghin - 5
Ha un ruolo diverso, stavolta, anche se bisognerà capire se i motivi sono realmente tattici o contingenti: sarebbe stato più utile il veneto rispetto a Gavazzi nella fuga dei 33, anche perché una volta esaurito il lavoro di Gavazzi e Tosatto poi Visconti e Nibali sono stati "costretti" a partire per non bruciarsi come semplici gregari. "Bruse" entra in azione a cavallo tra il penultimo e l'ultimo giro, dà una menata (fortissima) per qualche chilometro (8, all'incirca) e poi si sposta quando inizia per l'ultima volta la prima salita: il problema è che dopo non parte Pozzato, ma Van Avermaet a fare da testa di ponte per Gilbert. Se questo era il suo compito, ci pare francamente insufficiente.

Tonti, Paolini - 4.5
Il marchigiano era stato scelto per l'esperienza e per la capacità di lavorare per lunghi periodi in testa al gruppo, mentre il lombardo era stato designato come regista in corsa (ruolo ancora più importante per via dell'assenza delle radioline): entrambi vengono a mancare, e se l'assenza di Tonti non è particolarmente decisiva (perché il Belgio ci ha tolto parecchie castagne dal fuoco nei primi 90 km), lo è invece quella di Paolini, soprattutto se confrontata con lo stesso ruolo svolto da Rebellin nei Mondiali vinti dallo stesso Bettini e da Ballan. Nel penultimo giro, ad esempio, una volta esaurita l'azione di Visconti e Nibali, Leukemans attacca, Gilbert contrattacca e Pozzato risponde; arrivano Kolobnev, Terpstra ed Evans, e con questi corridori ci sarebbe voluto senz'altro Paolini (anche se le consegne del mattino prevedevano la marcatura a uomo su Cancellara, che però s'è annullato da solo). Anche nel finale potrebbe portare Pozzato nelle posizioni buone per affrontare la volata, ma inspiegabilmente si sfila a metà dell'ultimo giro ed arriva al traguardo con più di 5 minuti di distacco.

Spagna - 4
Spedizione da fiasco completo per il ct De Santos e per lo squadrone spagnolo, che forse si affida troppo ad un Freire mai apparso particolarmente brillante nell'ultimo periodo. Alla Spagna è mancata la voglia di rischiare, ma in realtà è mancata proprio una tattica definita, altrimenti non si spiega la presenza passiva di Barredo, Plaza e Zubeldia nel gruppo dei 33 attaccanti, mentre da dietro LLS, Gárate e poi anche Ventoso si consumavano per riportare Freire nel gruppo di testa. Delle due, l'una: o si ferma (almeno) un corridore per dar manforte all'inseguimento, oppure si collabora per la buona riuscita dell'azione. Certo che la più che anonima prestazione del campione olimpico Samuel Sánchez (evitiamo di dare un voto, visto che sarebbe poco più alto di zero) non ha aiutato eventuali tattiche alternative.

Mario Casaldi
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