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L'Analisi del Percorso

Tour de France


È il sogno di ogni ciclista, la corsa più ambita ed importante del mondo, e come tale, saranno i corridori di maggior rango internazionale a darsi battaglia nelle tre settimane della corsa francese.
Un percorso che in questi ultimi anni è stato spesso giudicato, non a torto, sicuramente inadeguato per un corsa di tale livello, ma è pur vero che non vi è nessun'altra corsa ad essere così influenzata da un fattore esterno che la rende quanto mai impegnativa, spettacolare, unica: il caldo.
Sarà questo il primo avversario di tutti coloro che si apprestano a misurarsi con i ventuno esami di quella che è sempre più da considerarsi l'università del ciclismo moderno.

Sabato 1/7 - Prologo: Strasbourg - Strasbourg (Cronometro-7,1 km)

Prova classica e velocissima, dal centro della cittadina sede del Parlamento europeo. Tutta pianura, con un rettilineo iniziale in cui sarà importante prendere subito il giusto ritmo, una segmento centrale dove sarà fondamentale rilanciare l'azione nelle poche curve presenti sul tracciato ed un lungo rettilineo finale in cui toccherà alle potenti pedalate dei passisti più forti del gruppo, i quali si giocheranno la vittoria e la conquista della prima maglia gialla.








Domenica 2/7 - 1a tappa: Strasbourg - Strasbourg (184,5 km)

Sempre le vie di Strasburgo vedranno il via e l'epilogo di una tappa completamente pianeggiante, che attraverserà gran parte della regione del basso Reno, fiume che sarà costeggiato nella parte finale, prima di venir attraversato nello sconfinamento in Germania: una quarantina di km in tutto, non lontano dalle zone care a Jan Ullrich, per ritornare poi in Francia quando mancheranno meno di dieci km all'arrivo, dopo aver nuovamente attraversato il Reno e concludere una tappa che con tutta probabilità sarà affare per velocisti dato che l'unica difficoltà altimetrica della giornata si trova poco dopo metà percorso, con un piccolo e pedalabile strappetto che servirà solamente per aggiudicarsi la prima maglia a pois della corsa francese.


Lunedì 3/7 - 2a tappa: Obernai - Esch-sur-Alzette (228,5 km)

Sicuramente più movimentato è il profilo della seconda tappa, diretta verso nord, verso il Lussemburgo. All'inizio un paio di salitelle potrebbero dar vita ad un fuga abbastanza corposa, ed anche nei km successivi non ci sarà pianura vera e propria, ma sempre quel continuo saliscendi che caratterizza gran parte del territorio francese. Ci vuole sicuramente grande fondo in una tappa come questa, una delle più lunghe dell'intero Tour, ma anche l'esplosività giusta per provare ad evadere dal gruppo nel caso si arrivasse tutti uniti ad una ventina di km dall'arrivo, già in territorio lussemburghese, ai piedi di un paio di strappetti ad una decina di km dal traguardo e con pochissima pianura in cui potersi organizzare nel finale per un arrivo in volata.


Martedì 4/7 - 3a tappa: Esch-sur-Alzette - Valkenburg (216,5 km)

Altra tappa nervosa, interamente in territorio straniero: dal Lussemburgo si passerà per il Belgio fino a giungere in Olanda, attraverso le Ardenne, ripercorrendo parte dei tracciati celebri di classiche storiche come la Liegi (c'è la Côte de la Haute Levée), cui seguiranno altre brevi ma impegnativi strappi fino ad arrivare all'ultimo, il Cauberg, sede d'arrivo dell'Amstel, ma che stavolta scollinerà a 2 km dal traguardo, dopo quasi un km di salita al 7,3% con tratti, brevissimi, che superano il 10%, e dove chi avrà gambe per fare il vuoto potrebbe reggere al ritorno di un gruppo che sarà sfilacciato dall'erta finale. Chi avrà ambizioni di classifica dovrà correre davanti, sempre pronto a ricucire sui propri rivali o, perché no, nel tentativo di guadagnare qualche secondo.


Mercoledì 5/7 - 4a tappa: Huy - Saint-Quentin (207 km)

Ancora profumo di classiche alla partenza della tappa, dalla ormai celebre cittadina di Huy. Ma stavolta ci si dirigerà verso est, verso la Francia, per una tappa piuttosto lunga ma di facile interpretazione: tutta pianura, e con tutta probabilità ci sarà la solita fuga di qualche impavido coraggioso che verrà ripreso a pochi km dall'arrivo da team ancora freschi nel lavorare per i loro uomini veloci. E se purtroppo ci fosse qualche caduta e si creassero dei ventagli? Non sono molte le frazioni in cui puoi vincere una corsa a tappe nel ciclismo moderno, ma di sicuro ognuna di queste è buona per dire addio alle proprie ambizioni, che spesso in una corsa come il Tour coincidono con l'intera stagione.



Giovedì 6/7 - 5a tappa: Beauvais - Caen (225 km)

Ancora una tappa molto lunga ed ancora, purtroppo, una sostanziale pianura, resa meno noiosa da qualche irrisorio Gpm e da qualche sprint intermedio. Si continua a scendere dal nord della nazione, attraversando a metà corsa la Senna e dirigendosi quindi verso l'Oceano Atlantico, per una tappa che difficilmente sfuggirà agli sprinter del gruppo.










Venerdì 7/7 - 6a tappa: Lisieux - Vitré (189 km)

La quinta tappa condurrà il gruppo dalla bassa Normandia alle porte delle Bretagna, e come infelice tradizione degli organizzatori del Tour de France anche questa sarà l'ennesima tappa destinata ai velocisti. Ancora una volta Boonen, McEwen, Freire e gli altri velocisti della corsa salveranno quindi la baracca a dispetto delle scelte molto discutibili di chi ogni anno ha l'onore, e l'onere, di tracciare il disegno della corsa più importante del mondo.








Sabato 8/7 - 7a tappa: Saint-Grégoire - Rennes (Cronometro-52 km)

Sarà questo il primo vero appuntamento per chi nutre ambizioni di maglia gialla: una cronometro lunga ed abbastanza facile, con una prima parte vallonata e gli ultimi 20 km molto veloci, in cui sicuramente gli specialisti potrebbero fare grandi distacchi su chi sarà invece costretto a difendersi. Anche perché siamo ancora ad inizio Tour, le gambe sono ormai rodate ma ancora molto fresche ed è ancora troppo presto affinché il fondo divenga rilevante per un livellamento di valori divenuto ormai necessario nel ciclismo moderno per rendere meno determinante l'attitudine a questo esercizio. Nella capitale della Bretagna, lungo le rive del fiume Vilaine, sapremo chi dovrà rincorrere e chi, invece, sarà già in fuga.



Domenica 9/7 - 8a tappa: Saint-Méen-le-Grand - Lorient (181 km)

Si entrerà nel cuore della Bretagna, per una tappa da prendere con le molle: tutta pianura o quasi, all'apparenza, ma in realtà per i primi cento km di pianura ce ne sarà ben poca: strade strette e continue contropendenze, con la Côte del Mur de Bretagne (1,6 km al 7,5%) che sarà solo il più celebre di molti altri strappetti. È questa inoltre una zona spesso battuta da un forte vento laterale e bisognerà quindi correre con grande attenzione, con i capitani circondati da tutta la squadra e pronti a qualsiasi tempestiva decisione. Forse a Lorient, sul mare Atlantico, si arriverà in volata, ma non c'è da scommetterci.





Lunedì 10/7 - Riposo e trasferimento


Martedì 11/7 - 9a tappa: Bordeaux - Dax (169,5 km)

Se il giorno di riposo segna la fine della prima settimana di corsa, questa tappa segna l'epilogo della prima, un po' monotona, metà di Tour de France. Ed infatti ancora un altro percorso da biliardo attende i corridori, su di una distanza davvero breve che con tutta probabilità verrà percorsa a medie elevatissime.











Mercoledì 12/7 - 10a tappa: Cambo-les-Bains - Pau (190,5 km)

Ed eccola la prima resa dei conti: in partenza si sfiorerà il confine spagnolo, cominciando a salire verso una delle prime ascese dei Pirenei Atlantici: il Col d'Osquich. Solo sei pedalabili km che faranno da antipasto ad altre due vette pirenaiche diventate celebri nella storia del Tour: il Soudet ed il Marie Blanque. Il versante, abbastanza inedito, del Col de Soudet, è quello che spesso viene affrontato in discesa, con gli ultimi 11 km che superano un dislivello di quasi 900 metri, salendo costantemente all'8/9% fino a quota 1540 metri, dopo poco più di cento km di corsa. La discesa, abbastanza ripida e tecnica, porterà prima ad Arrette, dove è previsto il rifornimento, e quindi ad Escot, ai piedi del Col de Marie Blanque: quasi dieci km veramente impegnativi, con una pendenza media che sfiora l'8% e gli ultimi 3 km costantemente sopra il 10! Dalla cima mancheranno però ancora più di 40 km, una dozzina dei quali in pedalabile discesa che si farà poi sempre più dolce mano a mano che ci si avvicinerà all'arrivo di Pau, che per la 60esima volta ospiterà la Grande Boucle. È la prima frazione di montagna, ed anche se con una migliore dislocazione queste salite sarebbero sicuramente risultate più decisive per l'esito della tappa (e non solo), mostrerà comunque chi avrà digerito al meglio giorni e giorni passati a medie vertiginose e rapporti impossibili e chi, invece, avrà già le gambe imballate e difficilmente potrà avere ambizioni di classifica.


Giovedì 13/7 - 11a tappa: Tarbes - Val d'Aran (206,5 km)

Un'altra sede classica, Tarbes, vedrà la partenza di una vera e propria cavalcata pirenaica: ben cinque colli in poco meno di 150 km, di cui più di 60 col naso all'insù, per più di 4000 metri di dislivello complessivi! Numeri spaventosi, che esalteranno il fondo di coloro che riusciranno a mantenere la brillantezza necessaria per esser protagonisti nelle fasi finali di corsa, dopo aver scalato salite storiche come il Tourmalet (2115 metri), affrontato dal versante più nobile di Luz Saint Saveur, l'Aspin (1489 metri), dopo una dozzina di km di morbida salita che diverrà più impegnativa solo negli ultimi 4 km, il Peyresourde (1569 metri), che verrà anch'esso affrontato dal versante meno impegnativo ma tanto caro a Marco Pantani, scollinando dopo una decina di km abbastanza regolari al 6/7%, ancora però a più di 70 km all'arrivo. Si scenderà quindi verso Luchon, dove l'ennesima salita potrebbe stavolta veder nascere i primi tentativi tra i big della generale, dando vita ad una corsa nella corsa con gli eventuali fuggitivi di giornata impegnati sia nella vittoria di tappa che pronti ad attendere ed aiutare il proprio capitano nel caso ce ne fosse bisogno. Il Col du Portillon (1293 metri) sarà salita corta ma molto impegnativa, con tratti che superano il 10% e che si alterneranno a momenti, pochi, in cui poter rifiatare. In cima si entrerà in territorio spagnolo e la tecnica discesa che segue porterà proprio in Val d'Aran, dove comincerà un falsopiano che pian piano sale in modo sempre più sensibile, superando Vielha per giungere ai piedi della salita finale, che sarà purtroppo molto pedalabile: 13 km al 5,5% porteranno in cima al Puerto de Beret (1860 metri), dove ci sarà il Gpm ma non l'arrivo, previsto invece dopo un paio di km in leggera discesa.


Venerdì 14/7 - 12a tappa: Luchon - Carcassonne (211,5 km)

Dal cuore dei Pirenei si comincerà a risalire la nazione con una tappa abbastanza nervosa, almeno nella prima metà, e dove il pedalabile Col des Ares (797 metri) sarà l'ascesa più significativa di giornata, subito dopo la partenza. Sono poco più di sette km abbastanza facili, ma potrebbero essere il trampolino ideale per dei tentativi di fuga che di solito dopo aver superato le prime tappe di montagna della corsa cominciano ad avere esiti positivi.








Sabato 15/7 - 13a tappa: Béziers - Montélimar (230 km)

È la tappa più lunga del Tour ma non si può dire che sia anche la più difficile. La solita nervosa pianura francese, non lontano dalle prime colline del Massiccio Centrale, e per fortuna che un paio di questi piccoli strappetti si affronteranno negli ultimi trenta km di corsa, lungo un terreno molto accidentato che tornerà agevole solamente negli ultimi otto km. Niente di significativo, almeno per gli uomini di classifica, ma per le squadre ed i loro velocisti sarà di sicuro più difficile organizzarsi in un eventuale inseguimento.







Domenica 16/7 - 14a tappa: Montélimar - Gap (180,5 km)

Si punta deciso verso ovest, incontrando così le prime morbide salite alpine: il Col de Perty (1303 metri), poco dopo metà corsa, è di sicuro la più rilevante, con quasi 9 km di salita molto regolare al 5/6%. Ma le difficoltà non finiranno qui perché nel finale un'altra breve ma impegnativa salita precederà la picchiata verso Gap: è il Col de la Sentinelle (981 metri), già affrontato di recente proprio al Tour, con risultati spettacolari. Sì, perché i 5 km che portano in cima sono molto più duri di quanto la pendenza media del 5% lasci intendere; si va su a strappi, con un paio di punti molto impegnativi, seppur brevi. Il terreno ideale per scattisti, su cui anche gli uomini di classifica dovranno evitare di rimanere nella pancia di un plotone che rischia di spezzarsi in più tronconi.


Lunedì 17/7 - Riposo a Gap


Martedì 18/7 - 15a tappa: Gap - L'Alpe d'Huez (187 km)

Sarà questo il primo di tre appuntamenti quanto mai decisivi. Da Gap ci si dirige verso Embrun, quindi Guillestre, per arrivare i piedi dell'Izoard (2361 metri), che verrà scalato dal versante classico di Arvieux: è una delle salite più famose del mondo, spesso teatro d'imprese indimenticabili, ed anche se è inevitabilmente diventata meno estrema che in passato, resta comunque molto impegnativa, con lunghi tratti a cavallo del 10%, soprattutto nella parte finale, quando l'ossigeno comincia a mancare ed i km di salita già affrontati, quasi 15 in totale, si faranno sentire nelle gambe di tutti. Purtroppo però dalla cima mancheranno ancora più di 100 km, e soprattutto la salita seguente, il Col de Lautaret (2058 metri), è uno dei più facili valichi alpini, soprattutto dal versante di Briançon; la salita effettiva è poco meno di 10 km, con strada larga e pendenze costanti intorno al 5%. Insomma i giochi si faranno prima o, soprattutto, dopo. Perché la discesa che segue, molto veloce, è lunga più di 30 km e porterà nelle vicinanze di Bourg-d'Oisans, dove inizierà l'ultima difficoltà di giornata, sicuramente l'arrivo in salita più duro dell'intera corsa: l'Alpe d'Huez. Per la 25esima volta saranno ancora i 21 tornanti dell'Alpe a decidere le sorti della corsa, quasi 14 km che salgono in modo costante intorno all'8% fino ad arrivare ai 1860 metri della celebre località alpina. Di sicuro chi prenderà per primo quell'ultima secca curva a sinistra per immettersi nel rettilineo finale sarà un Campione vero, un grande protagonista della corsa transalpina.


Mercoledì 19/7 - 16a tappa: Bourg-d'Oisans - La Toussuire (182 km)

È la tappa più dura del Tour de France 2006: quasi 90 km di salita più o meno impegnativa, per ben tre volte dal fondovalle si arriverà a sfiorare, e talvolta superare, quota 2000 metri, per un totale di più di 5000 metri di dislivello. I numeri parlano da soli, ma non bastano ad illustrare le difficoltà di una tappa che se verrà affrontata col mordente giusto fin dai primi km potrebbe vedere all'arrivo distacchi d'altri tempi ed una classifica totalmente rivoluzionata. Si comincia subito con il Col du Galibier (2645 metri), che sarà la "Cima Henri Desgrange", in onore del fondatore del Tour de France più di un secolo fa. Sono più di 40 km di salita, con gli ultimi 8 km e mezzo che si fanno sicuramente più impegnativi, soprattutto l'ultimo, il più difficile, al 10%. La discesa che segue sarà molto lunga, tecnica ed intervallata dalla breve contropendenza verso il Col du Télégraphe, subito dopo Valloire; si passerà quindi una prima volta per Saint-Jean-de-Maurienne, e poco dopo si svolterà a sinistra per cominciare la seconda durissima ascesa di giornata: il Col de la Croix de Fer (2067 metri). È sicuramente la salita più impegnativa dell'intera tappa, 23 km al 7%, per gran parte coincidenti col versante più duro del Col de Glandon, altra mitica vetta alpina. Le pendenze diventano più impegnative mano a mano che si sale di quota, fino a superare il 10% proprio negli ultimi due km del Glandon, da dove una volta scollinato si svolterà a sinistra per ulteriori 2 km e mezzo sicuramente più morbidi, intorno al 6/7%. In cima arriveranno tanti piccoli gruppetti, che si giocheranno tappa e classifica nelle salite successive: il Mollard e soprattutto l'arrivo in salita di La Toussuire (1705 metri). Dopo una decina di km di veloce discesa infatti si svolterà a destra per tornare a salire per poco meno di 6 km in totale, su di una strada abbastanza stretta e con pendenze intorno al 7-8%, fatta eccezione per un breve falsopiano nella parte centrale. La cima, a quota 1638 metri, sarà seguita da una discesa lunga ed abbastanza tecnica, soprattutto per la sede stradale piuttosto stretta, che condurrà nuovamente a Saint-Jean-de-Maurienne, diretti stavolta verso l'arrivo. La difficoltà principale dell'ultima inedita salita è soprattutto la notevole lunghezza: più di 18 km tutto sommato abbastanza pedalabili che diverranno però impegnativi perché posti al termine di una terribile cavalcata alpina, quando le gambe bruciano da ore e sono la testa ed il cuore a fare la differenza.


Giovedì 20/7 - 17a tappa: St-Jean-de-Maurienne - Morzine (200,5 km)

Ancora Alpi ed ancora salite per il terzo giorno consecutivo. Si comincerà però in pianura, per 60 km circa, passando per l'olimpionica Albertville, dove poco dopo inizierà la prima salita di giornata: il Col des Saises (1650 metri). Il percorso sarà lo stesso dell'agrodolce tentativo d'altri tempi di Marco Pantani sei anni fa, con l'Aravis (1486 metri), la Colombière (1618 metri), dalla cui cima mancheranno però quasi 70 km all'arrivo, la breve e pedalabile ascesa della Côte de Châtillon-sur-Cluses (735 metri) ma soprattutto l'ultima, una delle salite più dure dell'intera corsa: il Joux Plane. Sono 11 km e mezzo all'8,5%, ed una volta in cima, a 1713 metri di quota, bisognerà avere ancora la potenza necessaria per pedalare sul falsopiano che sale e scende dolcemente verso il Col du Ranfolly, a meno di 8 km dal traguardo; da qui sarà una velocissima picchiata che porterà fino all'ultimo km, per tornare a quindi a salire leggermente in vista dell'arrivo. Sarà questa l'ultima occasione per chi vorrà provare a far saltare il banco in salita per difendersi invece sui molti, forse troppi km a cronometro.


Venerdì 21/7 - 18a tappa: Morzine - Mâcon (197 km)

Si esce dalle Alpi per continuare a risalire la nazione diretti verso ovest, scendendo dolcemente da Morzine fino a sfiorare Ginevra ed il lago omonimo, per riprendere quel saliscendi continuo che avrà il suo culmine nella salitella di Berthiand (780 metri): neanche 5 km al 6% e soprattutto così lontana dal traguardo, più di 60 km, che neanche ai velocisti risulterà indigesta. Mano a mano che ci avvicinerà a Mâcon la strada sarà sempre più agevole e difficilmente i pochi velocisti rimasti si faranno sfuggire, dopo quasi una settimana, un'altra ghiotta opportunità.






Sabato 22/7 - 19a tappa: Le Creusot - Montceau (Cronometro-57 km)

Sono molte le analogie di questo percorso con l'indimenticabile Tour del '98, ed infatti anche questa cronometro è molto simile al percorso, fatto al contrario, di otto anni fa. E come allora un altro vallonato disegno attende i corridori: di pianura vera e propria ce ne sarà pochissima, e non sarà facile riuscire a prendere il giusto ritmo anche a causa della presenza di alcune curve secche. Inoltre siamo a fine Tour ed ancor prima che la specializzazione conterà il fondo di ogni atleta, saranno determinanti le capacità di recupero da grandi fatiche (i Pirenei e le Alpi), insomma servirà il requisito principale di colui che sul podio di Le Creusot sarà ufficiosamente consacrato come il trionfatore della più importante corsa del mondo, il primo dopo l'era Armstrong.


Domenica 23/7 - 20a tappa: Sceuaux-Antony - Paris (154,5 km)

L'ultima tappa partirà da uno dei parchi più grandi e belli della Francia con i suoi 180 ettari e più di due milioni di visitatori all'anno. Per il resto sarà la classica passerella finale alle porte di Parigi, con un paio di sprint intermedi e di cavalcavia consacrati al titolo di Gpm interessanti solo nel caso le rispettive maglie, verde ed a pois, saranno ancora in bilico. Si entrerà quindi nella capitale della nazione, dopo una novantina di km circa, per iniziare il mozzafiato circuito ormai consolidato in questi ultimi anni; saranno nove i passaggi complessivi, sessanta km in cui scrosceranno vigorosi gli applausi delle migliaia di persone che, come sempre, saranno assiepate ai bordi della corsa più importante del mondo, per applaudire, incitare, onorare, i suoi valorosi protagonisti.



a cura di Giuseppe Matranga
Marco Grassi



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