Professionisti

Pinot gode, Yates e Quintana litigano

09.09.2018 18:45

Vuelta a España, il francese è il migliore a Lagos de Covadonga. Scaramucce fra il britannico e il colombiano, Aru esce di classifica


Il tanto atteso trittico con la cordigliera cantabro-asturiana ha lasciato in dote tanti dubbi e pochissime conferme. Una cosa sicura è che non c'è, al momento, un corridore superiore alla concorrenza, in un livello medio che per ora non sembra affatto sfavillante. C'è da sperare che, dopo il riposo, la situazione migliori.

Si arriva a Lagos de Covadonga, mitica vetta della Vuelta. Lambrecht non c'è
Dopo due frazioni francamente dimenticabili ai fini della classifica, il trittico montagnoso presenta, finalmente, una salita finale seria e non la purtroppo classica rampa da garage. Intendiamoci, le pendenze anche in questo caso toccano (brevemente) il 20%, ma paragonare La Camperona e Las Praeres con los Lagos de Covadonga è un insulto per una cima storica della Vuelta a España. Affrontata per la prima volta nel 1983 con il successo di Marino Lejarreta, questa cima è una piacevole costante nella ronda iberica: questa è infatti la ventunesima volta in cui la cima asturiana viene raggiunta dopo aver pedalato per 11.7 km con pendenza media del 7.2%.

Il via della Ribera de Arriba-Lagos de Covadonga di 178.2 km viene dato alle 12.55 con 166 partenti. Rispetto a ieri non è scattato Bjorg Lambrecht: per il neopro' della Lotto Soudal si tratta di un ritiro programmato alla vigilia, per giustamente non rischiare un fuorigiri nel suo primo grande giro della carriera. Il ventunenne di Gent si è comunque distinto in più occasioni, con il quarto posto di La Camperona e l'ottavo sullo sprint all'insù di Almadén. Per il principale talento belga per le corse a tappe una esperienza sicuramente positiva.

Diversi tentativi, la fuga parte dopo 35 km
Gli scatti non mancano sin dai primi km e sulla prima salita di giornata, l'Alto de Santo Emiliano, si avvantaggia una coppia di campioni nazionali, vale a dire il polacco Michal Kwiatkowski (Team Sky) e l'austriaco Lukas Pöstlberger (Bora Hansgrohe). Sulle rampe dell'ascesa rientrano su di loro Thomas De Gendt (Lotto Soudal) e Rafal Majka (Bora Hansgrohe): la superiorità numerica dei tedeschi scema subito dopo, con Pöstlberger che cede. Allo scollinamento (km 20) De Gendt transita per primo, portandosi a soli 7 punti da Maté (per altro indebolito per una bronchite) nella classifica dei gpm: il gruppo, però, li bracca ad una manciata di secondi.

Il ricongiungimento avviene già in discesa, nella quale cercano di avvantaggiarsi dodici corridori: la Lotto Soudal, senza propri esponenti in questo drappello, prontamente ricuce. Ma i belgi devono alzare bandiera bianca perché il tentativo seguente, che nasce attorno al km 34, vede rappresentate dieci formazioni ma non loro e di collaborazione per provare ad annullare anche questa azione non ne trovano.

Dodici in fuga, ci sono Conti e Felline
Sono dodici i coraggiosi, vale a dire Iván García Cortina (Bahrain Merida), Nicolas Roche (BMC Racing Team), Imanol Erviti (Movistar Team), Benjamin King (Team Dimension Data), Pierre Rolland (Team EF Education First-Drapac), George Bennett e Danny van Poppel (Team LottoNL-Jumbo), Tao Geoghegan Hart (Team Sky), Fabio Felline e Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Valerio Conti (UAE Team Emirates) e Nick Schultz (Caja Rural-Seguros RGA).

Immediatamente il vantaggio si fa corposo, tanto che già al km 40 il gap è di 2'30". Dietro la Mitchelton-Scott controlla senza dannarsi l'anima, dato che il neozelandese Bennett, il meglio posizionato in classifica, è a oltre 10' a causa di una due giorni particolarmente difficile. Il margine cresce costantemente toccando i 5'40" al km 77, che rappresenta il bottino massimo dell'intera giornata.

Si scala Mirador del Fito, Mollema passa in testa. Lavora l'Astana
Dal km 93 inizia la salita di Mirador del Fito, che verrà scalata anche 40 km più tardi seppur da un versante diverso: questa ascesa è a suo modo entrata nella storia del ciclismo nel 1996 quando, durante la tredicesima tappa della Vuelta, Miguel Indurain decise di abbandonare la corsa sulle rampe di tale asperità. Quella fu l'ultima volta in cui il fenomenale navarro gareggiò nella sua gloriosa carriera da professionista.

Stavolta nessun ritiro ma un cambio secco di ritmo nel gruppo: è l'Astana Pro Team che decide di accelerare, con Dario Cataldo, Nikita Stalnov e Andrey Zeits a fare un'andatura più decisa. Davanti, intanto, Danny van Poppel lavora a fondo in favore di Bennett ma a muoversi per primo è Mollema: il neerlandese, interessato ai punti del gpm (posto al km 100.1), anticipa il rivale King andando a cogliere i 10 punti in palio. Il plotone scollina con un ritardo di 3'30".

King supera Mollema al gpm, Nibali si stacca
Il capitano della Trek guadagna qualche secondo anche in discesa, ma ai meno 70 km i dodici di testa tornano tutti assieme. Fra il resto del declivio, falsopiano e poca pianura i fuggitivi tornano sopra la soglia dei 4', gap col quale si giunge anche ai piedi della seconda ascesa di Mirador del Fito. Stavolta a lavorare davanti è Felline e l'andatura del piemontese fa distanziare un Van Poppel comunque estremamente positivo.

Si ripete la sfida per i 10 punti in palio al gpm ma stavolta è King, autore sinora di una Vuelta al di là di ogni più rosea previsione, a beffare Mollema partendo lungo e passando così per primo al km 137.6. Il gruppo, sempre con il celeste Astana a monopolizzarne l'avanguardia, passa dopo 2'55" con diversi staccati, fra i quali un Vincenzo Nibali (Bahrain Merida) lasciato tranquillo dopo il super lavoro di ieri.

García Cortina ci prova, cadono Geniez e Kwiatkowski
Durante la discesa Bennett, García Cortina e Mollema aprono un gap rispetto agli altri sette inseguitori: da loro manca un Roche staccatosi negli ultimi metri della precedente salita, con l'irlandese che appare in netta fase calante rispetto alla scorsa stagione. I dieci superstiti ritornano però tutti assieme attorno ai meno 28 km, tornando a collaborare. Caduta di rilievo, invece, nella panca del gruppo: si arrotano Alexandre Geniez (AG2R La Mondiale) e Michal Kwiatkowski (Team Sky), con il polacco alquanto dolorante al costato.

Appena passato il cartello dei meno 25 km tra gli uomini al comando iniziano gli scatti: quello giusto lo effettua Iván García Cortina. Il forte passista-veloce della Bahrain parte ai meno 22 km e se ne va con un notevole passo, transitando per primo al traguardo volante di Cangas de Onis (km 156.3). Il ventiduenne asturiano inizia gli ultimi 11.7 km di salita con 1'05" sugli inseguitori e 2'15" sul gruppo, con Cataldo e Fraile a dettare l'andatura.

Buon ritmo Astana, si staccano Gallopin, Kelderman e Aru
Sin da subito si staccano Gorka Izagirre, l'ex leader Jesús Herrada e Ilnur Zakarin mentre viene presto ripreso Mollema, rialzatosi nell'ultimo tratto di pianura una volta capito di non avere più possibilità di successo. Medesimo destino, poche decine di metri più tardi, per Erviti, Felline, King e Schultz e, poco dopo, per Geoghegan Hart. Con le ultime energie residue Omar Fraile incrementa ancora l'andatura provocando due vittime di peso: ai meno 11 km salta Tony Gallopin (AG2R La Mondiale), per altro già bravo a resistere in classifica per due settimane, mentre 500 metri dopo è il turno di Wilco Kelderman. Il neerlandese del Team Sunweb punta a salire con il suo passo, ma metro dopo metro perde sul resto dei migliori.

La terza vittima di peso tra gli uomini di classifica è Fabio Aru: il sardo della UAE Team Emirates, per altro non pimpantissimo neppure nella salita precedente, si sfila quando il plotone comprende ancora una ventina di unità. Nessun segnale di miglioramento, dunque, per il ventottenne, il cui 2018 deve essere archiviato in tutta fretta in vista di un 2019 in cui necessariamente dare una sterzata nelle prestazioni.

Ci prova López, i Movistar lo riprendono. Pinot attacca
Entrano in azione gli ultimi due gregari Astana, ovvero sia Pello Bilbao e Jan Hirt, che vanno a riassorbire uno stoico García Cortina a 8.1 km dal termine, preparando così il terreno per l'attacco del capitano. Che, puntualmente, avviene ai meno 7.7 km: per andare a rincorrere Miguel Ángel López il Movistar Team può fare affidamento su Richard Carapaz in appoggio ai leader Quintana e Valverde. E il lavoro dell'ecuadoriano è utile per riprendere, 500 metri dopo lo scatto, il colombiano: ma il quarto dell'ultimo Giro, dopo questa trenata, è costretto a farsi da parte.

Rimangono così nel gruppo buono Kruijswijk, López, Mas, Pinot, Quintana, Valverde, Urán e Yates. Il più in difficoltà è Rigoberto Urán: il capitano del Team EF Education First-Drapac si stacca ai meno 6.5 km ma, favorito dal controllo fra gli altri, rientra 200 metri più tardi. Proprio quando attacca Thibaut Pinot: il francese, non nelle primissime posizioni della graduatoria a causa principalmente del ritardo accumulato per i ventagli a San Javier, viene lasciato andare. E lui, senza ovviamente lamentarsi, ne approfitta.

Yates si esibisce in tanti scattini inutili, Quintana non dà cambi manco per sbaglio
Il primo tra quelli di alta classifica a muoversi è chi la maglia rossa la indossa da ieri pomeriggio, vale a dire Simon Yates: il britannico accelera ai meno 6.1 km ma, constatato il poco guadagno accumulato sul drappello tirato da Valverde (dal quale Urán si stacca irrimediabilmente), decide di rallentare per farsi riprendere mezzo km più tardi. Il capitano della Michelton-Scott riparte ai meno 5.2 km, ma non fa differenze, così come un tentativo del giovane ma già validissimo Enric Mas portato ai meno 4.9 km.

500 metri dopo il "figlioccio" di Alberto Contador scatta nuovamente e stavolta la sua mossa ha maggiori conseguenze: Yates, López e Quintana rientrano in quest'ordine mentre Kruijswijk e Valverde non ce la fanno più venendo distanziati. Mentre Pinot prosegue la sua cavalcata mantenendo un margine attorno ai 20", il quartetto inseguitore inizia una tiritera di inutili scattini: Yates ci prova tre volte fra i meno 3.6 e i meno 2.8, con López e Quintana che si guardano bene da dare cambi o da proseguire l'azione, mentre Mas rimane con loro senza eccessivi patemi.

López attacca, Pinot vince con pieno merito
La diretta conseguenza di tale atteggiamento è che sia Valverde che Kruijswijk rientrano ai meno 2.3 km mentre il margine di Pinot tocca i 30". Fra i tre rivali per la generale i più censurabili sono Quintana e Yates, con una condotta di gara eccessivamente speculativa per potersi meritare un grande giro: più volitivo è López che, ai meno 2.2 km, attacca riuscendo stavolta a guadagnare terreno grazie alla marcatura asfissiante fra gli altri due, con l'albionico che prende a male parole il latinoamericano.

In un battibaleno il capitano dell'Astana guadagna tanto che, sotto l'arco dell'ultimo km, Pinot transita con 20" su di lui mentre i cinque inseguitori sono a 33". Chi può già festeggiare è Thibaut Pinot, il quale spinge fino all'ultimo metro prima di alzare le braccia al cielo: è lui il re 2018 a Lagos de Covadonga. Per il capitano della Groupama-FDJ è la meritata soddisfazione dopo lo sfortunatissimo finale di Giro d'Italia che lo ha visto uscire di classifica nell'ultima tappa di salita.

Con questo successo il ventottenne della Franca Contea, che non vinceva dalla tappa di Asiago al Giro 2017, entra nel club di quanti hanno conquistato una frazione in ciascun grande giro. È il nono francese a riuscirvi, raggiungendo nomi quali Jacques Anquetil, Jean Stablinski, Bernard Hinault, Laurent Fignon, Charly Mottet, Jean-François Bernard, Thierry Marie e Laurent Jalabert.

López è secondo, Aru paga oltre 5'
Seconda posizione a 28" per un Miguel Ángel López apparso un po' appesantito nel km finale. Chi invece con il solito scattino è andato a prendersi l'abbuono restante è Simon Yates, terzo a 30", Seguono Alejandro Valverde e Steven Kruijswijk a 32", Enric Mas e Nairo Quintana a 34", Rigoberto Urán a 1'25", Emanuel Buchmann a 1'33" e Ion Izagirre a 1’49". Undicesimo a 2’38" il miglior italiano, vale a dire Gianluca Brambilla.

Rispetto a come si erano messe le cose, non va alla deriva Tony Gallopin, dodicesimo a 2'50". Non altrettanto si può dire per Wilco Kelderman, quattordicesimo a 4'01", e soprattutto per Fabio Aru: il sardo è definitivamente uscito di classifica giungendo ventitreesimo a 5’19”, dietro anche a un sempre competitivo Franco Pellizotti, diciottesimo a 4'43" e che con le prestazioni si sta strameritando la chiamata per Innsbruck.

Yates in rosso, martedì si riparte con la cronometro
In classifica, ancora una volta, poche variazioni: Simon Yates guida con 26" su Alejandro Valverde, 33" su Nairo Quintana, 43" su Miguel Ángel López, 1'29" su Steven Kruijswijk, 1'55" su Enric Mas, 2'10" su Thibaut Pinot, 2'27" su Rigoberto Urán, 3'03" su Ion Izagirre e 3'15" su Emanuel Buchmann. Gianluca Brambilla diventa il miglior italiano, tredicesimo a 7'44", mentre Fabio Aru è quattordicesimo a 8'19".

Domani spazio al secondo e ultimo giorno di riposo prima di tornare in sella martedì, nella attesissima cronometro individuale da Santillana del Mar a Torrelavega. Il percorso di 32 km presenta alcune ondulazioni nella fase centrale ma indubbiamente strizza l'occhio agli specialisti della disciplina.
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