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Tour de France, Roglic lancia il primo avviso ai rivali a Orcières-Merlette. Big quasi tutti assieme, Alaphilippe mantiene la maglia gialla

Se la domenica nizzarda, tutto sommato, è passata in cavalleria senza colpo ferire, la quarta tappa del Tour de France 2020 sulla carta si presenta più insidiosa e di maggior impatto in chiave classifica, se non altro trattandosi del primo arrivo in salita dell’edizione 107. La Sisteron-Orcières Merlette di 160.5 km riporta la carovana lì dove Ocaña brillò e Merckx barcollò; stavolta, pur essendoci quattro gpm in precedenza, l’attesa è tutta per l’ascesa conclusiva di 7.1 km al 6.7%, pendenza estremamente regolare da fondo a cima.

Sei in fuga, c’è anche Benoot. Lotta Bennett-Sagan per la maglia verde
Come già accaduto nelle altre giornate, non c’è neppure una minima lotta per andare in fuga dopo che alle 13.31 viene dato il via: il primo tentativo, che parte già dopo una decina di metri, è quello buono. I sei attaccanti odierni sono i francesi Mathieu Burgaudeau (Total Direct Energie), Quentin Pacher (B&B Hotels-Vital Concept) e Alexis Vuillermoz (AG2R La Mondiale), il belga Tiesj Benoot (Team Sunweb), il lettone Krists Neilands (Israel Start-Up Nation) e il tedesco Nils Politt (Israel Start-Up Nation). Nomi di sicuro valore dove spicca quello di Benoot, già fuori classifica dopo la giornataccia domenicale e un ritardo già prossimo ai 18′.

Il gruppo si disinteressa e concede loro un margine vicino ai 4′ dopo 20 km; Rémi Cavagna e Tim Declercq iniziano la loro lunga giornata in testa al plotone, mantenendo nel corso della prima ora, affronta a 43.7 km/di media, un gap di poco superiore ai 3′. Al traguardo volante di Veynes (km 51.5) Politt sprinta su Burgaudeau e Benoot; il settimo posto va a Sam Bennett, ben pilotato e seguito da Michael Mørkøv, il quale toglie punti a Matteo Trentin, Bryan Coquard, Giacomo Nizzolo, Peter Sagan, Alexander Kristoff e Niccolò Bonifazio, giunti in quest’ordine. Con questa mossa l’irlandese raggiunge lo slovacco a quota 83 nella classifica a punti, ma il tre volte iridato mantiene la maglia verde in virtù del miglior posizionamento in classifica generale, non avendo nessuno dei due ancora vinto alcuna tappa o traguardo volante.

Venti km da solo per Politt, in una mossa con poco senso
Tutto scorre tranquillo sulle rampe del terza categoria del Col de Festre (km 67.5) fino a 600 metri dallo scollinamento, quando Quentin Pacher scatta per prendere i due punti in palio senza venire inseguito da alcuno; in gruppo si sale regolari ma, nonostante tutto, Wout Poels fatica in coda – con una costola rotta c’è da capirlo e applaudirlo. Ciò che, invece, è di difficile comprensione sono le tattiche della Israel Start-Up Nation, che subito dopo il gpm manda in avanscoperta solitaria Nils Politt; il tedesco resta in testa per una ventina di km, venendo riassorbito ai meno 70 km in un breve tratto di pianura prima della breve Côte de Corps (km 97.5), anche questa appannaggio di Pacher.

La corsa procede stancamente, pur affrontando una fase di vento laterale in cui nessuno cerca di avvantaggiarsi; i sei davanti entrano negli ultimi 50 km con 2’40” sul gruppo, sempre tirato da Cavagna e Declercq. L’unica cosa che cambia, stante un distacco che si mantiene anche ai meno 40 km, è la decisione di Burgaudeau di non tirare più, non cedendo neppure agli inviti in tal senso di Benoot.

Pericolosa ma per fortuna innocua caduta di Benoot, inizia la selezione da dietro
La Côte de l’Aullagnier (km 125.5) vede Pacher proseguire nel suo percorso netto, stante il disinteresse altrui; inizia qui, a poco più di 30 km dall’arrivo, la selezione da dietro in gruppo. Il primo a staccarsi è il più alto tra i 176 partenti, ossia Max Walscheid, imitato poco dopo dal povero Poels oltre che da Consonni, Kristoff, Coquard e Greipel. Chi se la vede brutta è Tiesj Benoot: 26 km dalla fine il belga sbaglia l’impostazione di una curva in discesa e va oltre il guardrail, fortunatamente senza conseguenze per lui tanto che subito dopo si rialza. Non altrettanto per la sua Cervélo, letteralmente segata in due parti.

Con il solito Declercq indaffarato nel lavoro, il gruppo riduce il disavanzo dal battistrada a 1’50” ai meno 25 km. “Dal” e non “dai” perché, ancora una volta, Politt viene mandato in avanscoperta, consentendo a Neilands di risparmiare qualcosa; il tedesco dura sino ai meno 21 km quando, ripreso dagli altri quattro, subito si stacca, imitato poco dopo dal giovane Burgaudeau.

Neilands ci prova, ripreso prima della salita finale
La musica cambia sulla Côte de Saint Léger les Mélèzes, lunga poco meno di 3 km; Declercq e Cavagna lasciano il compito a Kasper Asgreen, che aumenta il ritmo aumentando la selezione da dietro, portando a far distanziare tutti i velocisti a cui si sommano, tra gli altri, la lanterne rouge Pavel Sivakov, la maglia a pois Benoît Cosnefroy e un sempre più irriconoscibile Roman Kreuziger.  A 700 metri dallo scollinamento, quindi a 19.5 km dal traguardo, Krists Neilands decide di attaccare, prendendo subito vantaggio su Pacher e Vuillermoz, scollinando (km 141.5) con una dozzina di secondi su di loro e 1’32” sul gruppo principale.

Con Asgreen che finisce il suo lavoro a 10 km dalla conclusione, giusto poco prima che Pacher e Vuillermoz vengano ripresi, nessuna formazione si interessa nel lavorare, con UAE Team Emirates, Jumbo-Visma, Cofidis, Arkéa-Samsic e Astana interessate solo a tenere davanti i rispettivi capitani. Tuttavia il passo è comunque sufficiente per andare a riassorbire Neilands a 7.3 km dalla conclusione, giusto poco prima che l’ascesa inizi ufficialmente.

Ci prova Rolland, Che lavoro Van Aert! Aru e Zakarin tra gli staccati
Il penultimo uomo a disposizione di Alaphilippe è Dries Devenyns, che si mette ad impostare un’andatura regolare nel gruppo, forte ancora di una sessantina di elementi. L’esperto belga lavora però pochissimo, lasciando il testimone a Bob Jungels che prosegue nel passo tutt’altro che impossibile; a cercare di dare uno scossone ai meno 4.5 km è Pierre Rolland, apparso rigenerato negli ultimi mesi; il capitano della B&B Hotels-Vital Concept dura però lo spazio di mezzo km, venendo riassorbito dal lavoro di Jan Polanc per la UAE e Mikel Nieve per la Mitchelton.

Tra i pochi nomi di un certo spessore a staccarsi sul passo del basco vi sono l’acciaccato Daniel Martin e Ilnur Zakarin, ormai irriconoscibile. Finito anche il compito di Nieve, tocca al corridore più in forma del plotone, ossia a Wout van Aert, darci dentro; con l’opera del belga il gruppo si allunga e, tra chi non tiene più, vi è Fabio Aru oltre che un compagno dell’armata Jumbo-Visma come George Bennett.

Martin prova a mettere il naso fuori, Roglic non ci sta e vince
Una trentina gli elementi presenti nel gruppo maglia gialla al cartello dei 2 km dall’arrivo; la sublime opera dell’ex iridato del ciclocross dura fino ai 1500 metri dall’arrivo, quindi è il turno di Sepp Kuss con Roglic a ruota, marcato stretto da Bernal, Pogacar, Alaphilippe, Martin, Landa, Pinot, Yates, Dumoulin e via tutti gli altri.

Lo statunitense resta in testa sino ai meno 550 metri quando scatta Guillaume Martin; entra quindi in azione Primoz Roglic che lo riprende in un attimo, portandosi dietro gli altri big. Si giunge così alla volata, con Primoz Roglic semplicemente dominante: lo sloveno parte al momento giusto, copre il lato da dove provava ad uscire López e prosegue nella sua progressione, andando a vincere in maniera netta, mettendo in chiaro come, al momento, l’uomo più in forma per la generale pare essere lui,

Pogacar e Martin a podio; Buchmann, Valverde, Carapaz e Higuita perdono qualche secondo
La festa del piccolo paese mitteleuropeo prosegue con la seconda piazza di Tadej Pogacar (UAE Team Emirates). Un volitivo Guillaume Martin (Cofidis) mantiene il terzo posto e l’abbuono; seguono, tutti con lo stesso tempo, Nairo Quintana (Team Arkea-Samsic), Julian Alaphilippe (Deceuninck-Quick Step), Miguel Ángel López (Astana Pro Team), Egan Bernal (Ineos Grenadiers), Thibaut Pinot (Groupama-FDJ), Mikel Landa (Bahrain-McLaren) e Adam Yates (Mitchelton-Scott). Stesso tempo anche per Tom Dumoulin, Esteban Chaves, Bauke Mollema, Richie Porte, Rigoberto Urán e Romain Bardet.

Pagano invece 9″ Emanuel Buchmann, Enric Mas e Sepp Kuss. La grande sconfitta di giornata, Urán escluso, è la EF Pro Cycling: 15″ per Hugh Carthy, 28″ per Daniel Martínez e Sergio Higuita. Perdono terreno anche Alejandro Valverde, giunto a 21″; un sorprendente in negativo Richard Carapaz a 28″ con Nicolas Roche, Damiano Caruso e Sébastien Reichenbach. 38″ per Marc Hirschi, 57″ per Pierre Rolland e Davide Formolo, 1’17” per Fabio Aru.

In classifica Julian Alaphilippe mantiene comunque la maglia gialla con 4″ su Yates, 7″ su Roglic, 11″ su Pogacar, 13″ su Martin e 17″ sugli altri. Domani cambio di protagonisti e, sulla carta, dovrebbero essere le ruote veloci a darsi battaglia. Il condizionale e non l’indicativo in quanto la Gap-Privas di 183 km è, di fatto, quasi interamente in discesa se si escludono tre strappetti – uno solo contabilizzato come gpm, per altro di quarta categoria – a cui si somma la rampa finale di circa 7 che km tira costantemente al 2/3%, prima di un ultimo km di fatto pianeggiante su strada, però, tutt’altro che ampia.