Sonny Colbrelli urla di gioria al Tour de Romandie
Sonny Colbrelli urla di gioria al Tour de Romandie

Mai dormire Sonny tranquilli con Colbrelli!

La rivincita del bresciano: secondo ieri, primo oggi al Tour de Romandie. Grande resistenza in salita e successo su Patrick Bevin e Marc Hirschi. Rohan Dennis sempre leader

Benedetto Sonny Colbrelli, se c’è un corridore che incarna l’ansia di far bene è lui. Delusissimo dalla sconfitta di ieri, patita per mano (anzi per ruota) di Peter Sagan anche per un anticipo troppo ampio sul lancio dello sprint, oggi il bresciano dev’essersi svegliato con la luna storta e tutte le intenzioni di pareggiare un bilancio che riteneva ingiustamente in perdita. Ha riguardato l’altimetria della giornata, si è detto “io ci provo”, nel senso di tenere sulle tante salite anche impegnative della frazione, e così ha fatto: mentre altre ruote veloci (tra cui lo stesso Sagan) perdevano contatto sull’ultima scalata a 20 km dalla fine, lui niente. Attaccato coi denti ha ribattuto colpo su colpo al ritmo potente (ma regolare) della Ineos Grenadiers, ha ringraziato l’assenza di attacchi all’arma bianca da qualche contendente per la generale (sviluppo abbastanza deludente per quel che riguarda i giochi di classifica), e ce l’ha fatta, si è salvato.

Restava da fare la conta dei presenti e – piccolo particolare – sprintare. C’era Patrick Bevin su tutti da tenere a bada, c’era la coppia UAE-Emirates Hirschi-Ulissi, e poco altro del settore veloce. Eppure, in una condizione molto favorevole, Colbrelli si è fatto di nuovo prendere da un minimo di foga, è partito come ieri ai 200 metri e ha rischiato di farsi uccellare un’altra volta. Solo che la rabbia covata da 24 ore poteva esplodere solo in un modo: con l’urlo della vittoria. E così è andata, Sonny ha respinto il tentativo di rimonta di Bevin e si è aggiudicato il terzo successo in carriera nel World Tour, nonché primo stagionale. A un passo dallo stop dopo il periodo delle classiche, il bresciano mette il punto esclamativo sulla prima parte del suo 2021. Bene così e guardiamo avanti.

La seconda tappa del Tour de Romandie 2021, da La Neuveville a Saint-Imier (165.7 km), è partita senza Alexey Lutsenko (Astana-Premier Tech) e Dries Devenyns (Deceuninck-Quick Step) e ha visto la fuga del giorno prendere le mosse sulla prima delle sei salite Gpm di giornata (ce n’erano anche altre ma non tutte valevano come traguardo per scalatori). A innescarla Antwan Tolhoek, che si è voluto regalare una giornata all’arrembaggio per festeggiare il suo 27esimo compleanno; dopodiché, la presenza del forte gregario Jumbo-Visma in avanscoperta avrebbe potuto avere anche una valenza tattica. Con l’olandese – si era verso la cima di Prêles, km 23 – si sono mossi Chris Hamilton (DSM), che a fine tappa si sarebbe poi addirittura ritirato, Hermann Pernsteiner (Bahrain-Victorious), Davide Villella (Movistar), Jonathan Caicedo (EF Education-Nippo) e Rein Taaramäe (Intermarché-Wanty).

Tolhoek ha vinto il Gpm di Prêles, Villella i successivi di Chaumont (km 44), Les Bugnenets (km 59), Mont Crosin (km 71), intanto la fuga è passata dal suo margine massimo di circa 5′, e di fatto ci siamo ritrovati ai 50 km all’arrivo, e a quel punto (anzi, precisamente ai -49) Taaramäe ha deciso di fare una sgambata nella sgambata, allungando rispetto ai compagni d’attacco. L’estone è transitato al comando al Gpm di Les Pontins (km 122, a 44 dalla conclusione), rallentando la rincorsa di Villella alla maglia di migliore scalatore detenuta da Joel Suter (Swiss Cycling), e intanto Tolhoek ha finito le carte a disposizione e si è staccato dagli altri.

La situazione è rapidamente precipitata: il ritmo della Ineos Grenadiers da un lato ha selezionato il gruppo dei migliori lungo la salita di La Vue-des-Alpes, l’ultima della giornata (Gpm ai -17), dall’altro ha recuperato tutti quelli che erano davanti. Per ultimo appunto Taaramäe ai -21. E non c’è stata grande grinta nel tentare di sottrarsi alla logica del trenino (che ogni tanto torna a far capolino): un tentativo a cinque ispirato da un paio di Deceuninck-Quick Step, poi più avanti si è fatto vedere anche Michael Woods (Israel Start-Up Nation), ma nessuno ha fatto la differenza.

Tra i pochi corridori rimasti nel primo gruppo (non più di 40) c’erano anche alcuni uomini molto veloci, nella fattispecie Sonny Colbrelli (Bahrain) e Patrick Bevin (Israel): occasione d’oro per loro, restava giusto da disinnescare qualche colpo di mano dell’ultimo minuto. Ci ha provato Ben O’Connor (AG2R Citroën) ma a chiudere ci ha pensato il solito Rohan Dennis, che si è tirato appresso anche capitan Geraint Thomas, tanto che tra il duo Ineos (e O’Connor) e gli altri si è aperto un buco. Woods si è impegnato per annullare il piccolo gap (a beneficio di Bevin), e allora ci si è potuti concentrare sullo sprint.

Il trenino Bahrain si è dispiegato con Jack Haig e poi Damiano Caruso a lanciare Sonny Colbrelli. Il bresciano è partito ai 200 metri, aveva Bevin alla ruota, e ancora una volta la volata un tantinello lunga ha aperto la porta alla possibile rimonta. Solo che stavolta Sonny ha fatto bene i conti ed è riuscito a chiudere la partita con mezza ruota sul neozelandese. Terzo posto per Marc Hirschi (UAE-Emirates), quindi troviamo Clément Champoussin (AG2R), Diego Ulissi (UAE), Wilco Kelderman (Bora-Hansgrohe), Ilan Van Wilder (DSM), Fausto Masnada (Deceuninck), Rui Costa (UAE) e Marc Soler (Movistar).

La classifica cambia ancora in base agli abbuoni: Rohan Dennis resta leader ma ora il secondo è Patrick Bevin a 8″, seguito da Geraint Thomas e Richie Porte a 9″, stesso distacco di Colbrelli che sale in quinta posizione. Domani la terza tappa sarà tutta intorno a Estavayer, sede di partenza e d’arrivo dopo un giro di 168.7 km con il consueto circuito romando e diverse salitelle (7 Gpm, tutti di 3a categoria), l’ultima delle quali svetta a 9 km dal traguardo: chi piazzerà in cima lo scatto buono?

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