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Parte Porte, arriva Padun

Richie attacca al Delfinato con López, lo stacca e conquista la maglia di leader. Penultima tappa vinta dall’ucraino con un finale da maestro; domani si chiude ancora tra le montagne. Aru lontanissimo

Per una corsa vinta per sei volte dalla Sky negli anni ’10, sembrava addirittura strano che potessero essere passate ben due edizioni senza affermazioni del superteam britannico, e oggi Richie Porte ha rimesso in una prospettiva più consona le cose al Criterium del Delfinato: è vero che la sua squadra ha cambiato nome (Ineos Grenadiers, come tutti sapete) e anche un po’ modo di correre, ma resta di fondo un’efficacia spaventosa, confermata oggi dal tasmaniano che è andato addirittura meglio del capitano designato Geraint Thomas. Del resto lo stesso 36enne di Launceston col Dauphiné ha un conto aperto, se è vero che nel 2017 ce l’aveva già in tasca ma nell’ultima tappa tentò di distruggere tutti col risultato di non riuscire a difendersi, pur dando grande spettacolo in salita.

Vedremo se stavolta Richie porterà a termine l’impresa, dipenderà anche da come si sveglierà domani mattina; gli avversari più vicini in classifica sono quelli che fanno meno paura: uno è Alexey Lutsenko, che era leader della corsa ma che in salita non è certo al livello di Porte; l’altro è proprio Geraint, che a questo punto lavorerà per il compagno venuto dall’Australia, o quantomeno non lo attaccherà. Chi ci proverà di sicuro saranno la Movistar e la Bahrain: il team spagnolo oggi ha causato una bella selezione sulla salita finale, anche se López, pur provando a finalizzare, ha dovuto cedere il passo a Richie nell’ultimo chilometro; la squadra del sultano vedrà invece come lanciare Jack Haig, messo molto bene (attualmente quinto in classifica) nel contesto di una formazione che continua a macinare ciclismo e vittorie: l’ultima, proprio oggi, proprio al Delfinato, proprio all’arrivo di La Plagne, ad opera di Mark Padun, autore di una scalata finale di lusso, tanto da andarci all’attacco, staccare Porte e Mas e poi pure Kuss che era stato l’ultimo a resistergli, involandosi verso il quinto successo da professionista, il primo fuori dall’Italia (se escludiamo il titolo nazionale a cronometro di due anni fa): fin qui aveva vinto solo al Tour of the Alps e all’Adriatica Ionica Race, e lo ricordiamo anche per la bella fuga di Cesenatico al Giro 2020, quando il solo Jhonatan Narváez potè batterlo. Tra un mese compirà 25 anni, vediamo di non dimenticare troppo spesso di annoverarlo quando facciamo l’elenco mentale dei protagonisti della new wave del ciclismo anni ’20.

La cronaca. Settima e penultima tappa del Criterium del Delfinato 2021 da Saint-Martin-le-Vinoux a La Plagne per un totale di 171.1 km. Partenza a razzo come nei giorni scorsi, mille tentativi e nessuna fuga fino al km 67, quando si sono avvantaggiati in 5: Alexis Renard (Israel Start-Up Nation), Marco Haller (Bahrain-Victorious), Martin Salmon (DSM), Pierre Rolland e Franck Bonnamour (entrambi della B&B Hotels p/b KTM). Dietro di loro si sono messi in caccia subito Michael Valgren (EF Education-Nippo) e Tony Martin (Jumbo-Visma), e poi, dopo Albertville e la salitella di Venthon, anche Lawson Craddock (EF), Warren Barguil (Arkéa Samsic), Steff Cras e Matthew Holmes (Lotto Soudal), Mikkel Bjerg (UAE-Emirates), Kenny Elissonde (Trek-Segafredo), Martijn Tusveld (DSM), Nils Politt (Bora-Hansgrohe) e Jorge Arcas (Movistar).

Alcuni son rientrati sul Col du Pré, Craddock è andato a prendersi i punti Gpm sia del Pré che del successivo Cormet de Roselend (ai -50), sulla cui discesa sono partiti Haller e Valgren; sui due son rientrati Arcas e Tusveld, quindi ai -25 anche Bjerg, mentre hanno mancato l’aggancio Rolland ed Elissonde, i quali sarebbero rientrati più avanti, sulla salita di La Plagne, quando al comando è rimasto il solo Valgren; ma il gruppo (che non era mai stato più lontano di 3’45”, limite toccato al km 125) era in rapido avvicinamento, e si è presto capito che la fuga non avrebbe avuto un gran futuro. Quando poi la Movistar si è messa a pestare forte a beneficio di Miguel Ángel López, il sipario è calato: preso per ultimo Rolland a 10.5 km dal traguardo, ed eravamo già in zona battaglia per la classifica.

Sul ritmo di Carlos Verona è saltato ai 9.5 il settimo della generale, Patrick Konrad (Bora), quindi il 12esimo, Ben Hermans (Israel), quindi Alejandro Valverde ha aumentato il Moviritmo e a pagar dazio è stato Steven Kruijswijk (Jumbo) ai -9; il murciano si è spostato dopo 500 metri, e subito è partito Richie Porte (Ineos Grenadiers), su cui è andato a chiudere Enric Mas (Movistar) insieme a Sepp Kuss (Jumbo) e Mark Padun (Bahrain); questi ultimi due, su iniziativa dell’ucraino, son subito ripartiti in contropiede, avvantaggiandosi decisamente, e il destino della coppia sarebbe stato quello di scoppiare ai 5 km, su un allungo crudele sempre di Padun.

Porte e Mas son rimasti a mezza strada, e nel finale sono stati raggiunti dagli attacchi partiti dal gruppo maglia gialla, nel quale fin lì il leader Alexey Lutsenko resisteva bene, spalleggiato dall’Astana-Premier Tech che inseguiva tutti con Ion Izagirre. Ai 4 km è partito Ben O’Connor (AG2R Citroën) subito dopo e subito prima dei tentativi di Miguel Ángel López, il quale ai 3 km è riuscito a staccare il gruppo Lutsenko; anche David Gaudu (Groupama-FDJ) è uscito fortissimo dal drappello maglia gialla, ma non è riuscito a chiudere su López e O’Connor, i quali avevano già raggiunto Porte e Mas e a quel punto, ai 2 km, Enric si era messo a tirare fortissimo; Gaudu è stato raggiunto da Jack Haig (Bahrain), davanti López ha fatto il suo attacco nell’ultimo chilometro, e con Porte si è riportato su Kuss.

Non su Padun, il cui vantaggio era ormai diventato incolmabile: il forcing di Porte dopo la flamme rouge è stato sufficiente a staccare l’americano in giallonero, e poi addirittura anche Superman López, e tra l’altro sufficiente pure a conquistare la maglia di leader; ma non abbastanza per chiudere il gap rispetto al vincitore di giornata: 34″ tra Padun e Porte al traguardo, ennesimo colpo a segno per la Bahrain di questa tarda primavera.

Al terzo posto ha chiuso López, limitando i danni a 43″ da Padun e 9″ da Porte; stesso distacco per Haig in fortissima rimonta, tanto da superare O’Connor (quinto a 47″) e Kuss (sesto a 52″); a 56″ troviamo poi Gaudu (che ha evidentemente pagato il fuorigiri) e Mas, a 59″ Geraint Thomas (Ineos), a 1′ Lutsenko. Ancora, fuori dai 10 abbiamo Valverde e Wilco Kelderman (Bora) a 1’04”, Aurélien Paret-Peintre (AG2R) a 1’20” con Tao Geoghegan Hart (Ineos); a 1’13” Nairo Quintana (Arkéa) con Izagirre; a 1’39” il terzetto Damien Howson (BikeExchange)-Kruijswijk-Louis Meintjes (Intermarché-Wanty). Fabio Aru (Qhubeka Assos) ha chiuso 31esimo a 9’01”: la controprestazione da lui la si teme sempre, è arrivata dopo le dignitose prove dei giorni scorsi.

La generale passa per il momento nelle ben note grinfie Ineos, con Richie che difenderà 17″ su Lutsenko, 29″ su Thomas, 33″ su Kelderman, 34″ su Haig, 38″ su López e Izagirre, 1′ su O’Connor, 1’12” su Gaudu, 1’17” su Paret-Peintre, 1’24” su Tao e Valverde, 1’26” su Kuss, 1’28” su Mas, 1’35” su Kruijswijk, 1’44” su Quintana, 1’55” su Howson, 2’18” su Meintjes, 2’28” su Hermans, 2’51” su Konrad. Aru è 25esimo a 10’17”.

Domani il Criterium del Delfinato 2021 si concluderà con l’ottava tappa, da La Léchère-Les-Bains a Les Gets, 147 km con – niente meno – Aravis, Colombière e, nel finale, i 12 km del Joux Plane, prima della picchiata su Morzine e la risalita verso il traguardo. Sulla carta, una tappa promettentissima.