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Pogacar siderale! Si mette il Tour nel taschino

Impresa travolgente di Tadej che in montagna assesta il colpo da ko. Rivali a 3’20” e maglia gialla conquistata, ma la vittoria è rimandata: successo per Dylan Teuns in fuga. Van Aert si difende, Van der Poel e Nibali lontanissimi

Ma come, solo ieri scrivevamo di Tour apertissimo a qualsiasi possibilità, e oggi diamo per chiusa la Grande Boucle? Succede. Non di sbagliare un’analisi (ieri non avevamo torto), ma di avere a che fare con un corridore siderale, che distrugge gli avversari e la corsa tutta, con un attacco di 32 km grazie al quale rifila più di tre minuti ai primi rivali, che non dovremmo più nemmeno chiamare così, dato che la partita è chiusa. Sigillata.

Quel corridore è Tadej Pogacar, autore oggi di una prova spaziale con la quale ha riempito di sé ogni possibile spiraglio di Tour de France. Non c’è altro, sarebbe quasi superfluo parlare di tutto il resto. L’impresa di oggi non ha regalato la vittoria al 22enne sloveno, ma resterà ugualmente negli annali, perché una simile prova di forza in salita non la si vedeva da una vita. Abbiamo anche pudore a fare il riferimento, anche se tutti l’avete pensato. Non è dato sapere quale sia il perimetro entro cui è destinato a muoversi da qui in avanti Tadej, il ciclismo sembra addirittura troppo stretto per le sue potenzialità (e diciamo potenzialità perché quel che è certo è che di lui non abbiamo ancora visto tutto), come obiettivo per il 2022 potrebbe porsi “portare la pace nel mondo”, risulterebbe ugualmente credibile…

Il povero Richard Carapaz si ricorderà a lungo di quell’insano gesto, ovvero il pretendere di tenere la ruota di Tadej sul Col de Romme: c’è da scommettere che non lo farà più, del resto a chi piace essere brutalizzati in mondovisione? Ciò non vuol dire che l’ecuadoriano e gli altri non possano cercare altri modi per provare a mettere in difficoltà il simpatico padrone della corsa, solo che al momento non riusciamo a ipotizzare un come: il colpo da ko è stato talmente tremendo che a tanti da domani tremeranno le gambe al sol pensiero di fare qualcosa.

Due belgi li mettiamo sugli scudi: Wout Van Aert, che ha resistito molto meglio della maglia gialla uscente Mathieu Van der Poel, e ha salvato un secondo posto in classifica destinato ahilui a essere temporaneo. E Dylan Teuns, che la tappa l’ha vinta, entrando nella fuga che, con fatica, ha preso margine dopo un’ora abbondante di battaglia; e battendo tutti i fortissimi compagni d’azione, e resistendo, lui unico, al furente ritorno di Tadej. Una vittoria che conferma la stagione d’oro della Bahrain-Victorious, squadra che in fuga è quasi inesorabile; per Teuns è la seconda vittoria al Tour dopo quella di La Planche des Belles Filles di due anni fa (il giorno in cui Giulio Ciccone prese la maglia gialla).

Veniamo alla ricca cronaca della giornata. Partenza in salita per la Oyonnax-Le Grand-Bornand (150.8 km), tappa numero 8 del Tour de France 2021, e come quasi ogni partenza in salita, è stata subito battaglia. Dopo 2 km Wout Poels (Bahrain-Victorious) è stato il primo ad andare all’attacco, è scollinato per primo sulla Forêt d’Échallon al km 5 (non era comunque un traguardo Gpm), è rimasto solo al comando per un altro po’, e intanto alle sue spalle la battaglia infuriante mieteva già le prime vittime: subito Geraint Thomas (Ineos Grenadiers), staccatosi senza appello, poi un po’ a sorpresa Pierre Latour (TotalEnergies), nono della generale.

Non faremo l’elenco di tutti i corridori che hanno provato ad attaccare anche perché sarebbe impossibile, ma sono stati tanti, e tra loro Mattia Cattaneo (Deceuninck-Quick Step) è stato uno dei più attivi, tentando la via dell’evasione più e più volte; ma il gruppo, benché in progressiva selezione, rientrava sempre, anche perché tra quelli che ci provavano si è segnalato, come ieri, Wout Van Aert. Il campione della Jumbo-Visma si è mosso una prima volta al km 24, portandosi su un drappello che era già in avascoperta (e al cui interno c’era per l’appunto Cattaneo), ma dopo quanto visto nella precedente tappa chi avrebbe mai lasciato spazio al RollingStone di Herentals?

Al km 30 si è staccato dal gruppo Primoz Roglic (Jumbo), pietra tombale sul suo Tour; come per Geraint, pesano le botte rimediate nei giorni scorsi. Il suo amico-nemico Tadej Pogacar (UAE-Emirates) è invece riuscito a inserirsi in uno dei mille tentativi, in un gruppetto di una ventina di unità, ma l’azione è subito sfumata. Un altro corridore che pareva tarantolato era Sonny Colbrelli, che aveva messo nel mirino il traguardo volante di Frangy al km 45, puntualmente vinto dal bresciano dopo che il suo compagno Matej Mohoric aveva a propria volta espresso qualche chilometro di attacco solitario. E per restare in casa Bahrain, subito dopo il TV è ripartito Poels, a 94 km dalla fine, e stavolta il suo monologo era destinato a durare di più.

Alle spalle del belga sono continuati i contrattacchi per provare a riportarsi sul battistrada, in questa fase abbiamo visto muoversi molto Kenny Elissonde (Trek-Segafredo), Nairo Quintana (Arkéa Samsic), Michael Woods (Israel Start-Up Nation); Van Aert ci ha riprovato ma ancora una volta il gruppo ha reagito, sicché si è capito che solo un drappello di comprimari (per la generale) avrebbe avuto spazio per andare in caccia di Poels, che intanto aveva doppiato i primi facili Gpm di giornata, la Côte de Copponex ai -88 e la Côte de Menthonnex-en-Bornes ai -78. E il plotoncino, via via, si è formato.

Possiamo elencarne i 18 componenti: Søren Kragh Andersen e Tiesj Benoot (DSM), Sergio Henao (Qhubeka NextHash), Guillaume Martin (Cofidis, Solutions Crédits), Aurélien Paret-Peintre e Nans Peters (AG2R Citroën), Alejandro Valverde (Movistar), Simon Yates e Chris Juul-Jensen (BikeExchange), Dylan Teuns (Bahrain), Jonathan Castroviejo (Ineos), Ion Izagirre (Astana-Premier Tech), Bruno Armirail (Groupama-FDJ) e Sepp Kuss (Jumbo), oltre ai citati Elissonde, Quintana, Woods; e ovviamente Mattia Cattaneo. Questo bel gruppettone, pieno di tanta qualità, ha raggiunto Poels a 57 km dalla fine, ma senza Valverde, il quale – senza un apparente motivo, in realtà fiaccato da freddo – si era rialzato poco prima; il gruppo maglia gialla, invariabilmente tirato dagli UAE, veleggiava a quel punto a 3’40” di distanza; Latour, Roglic, Thomas: dispersi.

La Côte de Mont-Saxonnex era il primo Gpm di 1a categoria della giornata, per 5 dei quasi 6 km della scalata ha tirato il solo Juul-Jensen a beneficio di Yates, poi in vista della vetta uno scatto di Elissonde ha movimentato la situazione e portato a staccarsi Izagirre, Armirail e Peters. Il Gpm l’ha comunque vinto Poels (il gruppo a questo punto – mancavano 47 km – pagava 5’15”), poi in discesa Kragh Andersen e Benoot si sono avvantaggiati, e sul successivo Col de Romme il danese è rimasto solo. Ma fu gloria passeggera, infatti dietro non stavano certo fermi: Woods si è avvantaggiato con Quintana e Paret-Peintre sugli altri fuggitivi, quindi il canadese è andato da solo a riprendere e superare SKA a poco meno di 7 dalla vetta (e 34 dalla fine). Alle sue spalle si è strutturato quindi un quartetto con Nairo, Poels, Cattaneo e Yates.

I colpi grossi venivano però nel gruppetto dei big, laddove un ritmo esagerato di Davide Formolo (UAE) preparava il terreno per Pogacar ma nel frattempo devastava il campo: a 35 dal traguardo è saltato Emanuel Buchmann (Bora-Hansgrohe), ai 34.5 fuori Vincenzo Nibali (Trek) e Steven Kruijswijk (Jumbo), ai 34 il botto forte, staccata la maglia gialla Mathieu Van der Poel (Alpecin-Fenix). Ancora, ai 33.5 fuori gioco Miguel Ángel López (Movistar) e Jakob Fuglsang (Astana), e subito dopo anche il secondo della generale, Van Aert. Per la Jumbo quasi i titoli di coda, anche se Jonas Vingegaard (seppur andato fuori strada in discesa procurandosi un’abrasione alla spalla sinistra) resisteva nel gruppetto buono.

Una breve tirata di Richie Porte (Ineos) lasciava presagire intenzioni bellicose di Richard Carapaz, ma dopo un’altra ripassata di Formolo è scattato proprio l’uomo che tutti attendevano: Tadej Pogacar. Carapaz è stato l’unico a rispondere allo sloveno, ma gliene incolse proprio male, perché il ragazzino ha ridato un’altra botta e un’altra ancora quando mancavano 3 km alla vetta, e ha fatto polpette dell’ecuadoriano, involandosi a rimontare i fuggitivi uno dopo l’altro.

A proposito di fuga: Woods è riuscito a transitare in testa al Gpm ai -28 con 1’10” sul gruppetto di Quintana, Poels, Cattaneo e Yates, su cui si erano intanto riportati Martin e Izagirre, molto bravo a gestirsi, e poi anche Teuns. TamauPogi è passato a 3’20”, Carapaz a 4’30”, Van Aert (per il momento ancora maglia gialla virtuale, partiva con 3’13” su Tadej) a 5’30”, Van der Poel a 11’20”.

Carapaz ha trovato Castroviejo ad aspettarlo in discesa, da un lato bisognava limitare i crescenti danni rispetto a Pogacar, dall’altro c’era comunque da sostanziare il vantaggio su tutti gli altri rivali di classifica. Woods è sceso con una certa prudenza, non l’abbiamo ancora detto ma oggi è piovuto quasi per tutta la tappa per cui le insidie sull’asfalto bagnato si moltiplicavano; da dietro gli si sono un po’ riavvicinati, e sul Col de la Colombière Simon Yates è scattato portandosi appresso Cattaneo, Izagirre e Teuns. Quintana e Poels non hanno avuto gambe sufficienti per tenere il contropiede del gemello. Ma a 20 dal traguardo (e 5.5 dalla vetta) lo stesso Yates è rimasto a secco, staccandosi come pure Cattaneo. Poco dopo Teuns ha mollato pure Izagirre, restando solo all’inseguimento di Woods, sempre più vicino e destinato a essere ripreso dal belga della Bahrain a 18 dal traguardo.

Ma ormai quel che tutti attendevano era il completamento della rimonta di Pogacar, che continuava a raggiungere e staccare tutti i fuggitivi. Uno spettacolo inesorabile, saltati come in uno slalom all’insù, l’unico a riuscire a precedere Tadej al Gpm è stato Teuns, che a un chilometro dallo scollinamento aveva staccato Woods. 15″ per Dylan al passaggio, ovvero un tesoro inestimabile per lui, perché era l’assicurazione per la vittoria di tappa. Prevedibilmente, infatti, Pogacar non ha rischiato in maniera esagerata in discesa, non ne aveva bisogno dato che praticamente ha il Tour in tasca. Teuns invece ha spinto a tutta, riguadagnando sullo sloveno il quale si è visto riprendere a sua volta da Izagirre e Woods.

La meritata vittoria di Teuns è giunta con 44″ di vantaggio su Izagirre, che al traguardo di Le Grand-Bornand ha anticipato Woods (cronometrato a 47″) e Pogacar (a 49″); 2’33” il ritardo di Poels, 2’43” quello di Yates, 3’03” per Paret-Peintre e Martin, 4’07” per Cattaneo, e a 4’09” è arrivato il cosiddetto gruppo, che aveva nel finale ripreso Carapaz. Nel drappello Vingegaard, Alexey Lutsenko (Astana), Enric Mas (Movistar), Carapaz, Rigoberto Urán (EF Education-Nippo), David Gaudu (Groupama), Pello Bilbao (Bahrain), Wilco Kelderman (Bora) e Ben O’Connor (AG2R); a 4’13” cronometrato Henao, a 4’18” Formolo, a 5’45” solo soletto è arrivato Van Aert, bravissimo a difendere se non altro il secondo posto della generale. Van der Poel e  Nibali sono arrivati insieme a 21’47”, Thomas e Roglic a oltre 35′.

La nuova classifica è accecante: tra Pogacar e Van Aert c’è 1’48”, ma si presume che Wout paghi ancora dazi pesanti in salita; Lutsenko è terzo a 4’38”, Urán quarto a 4’46”, Vingegaard quinto a 5′ netti. E poi ci sono Carapaz a 5’01”, Kelderman a 5’13”, Mas a 5’15”, Gaudu a 5’52” e Bilbao a 6’41”. Primo italiano in classifica, Mattia Cattaneo, 19esimo a 12’39”.

Quello che si profila domani è la possibilità di un colpo di grazia dell’uomo in giallo: la nona tappa, da Cluses a Tignes per 144.9 km, porterà il gruppo ad affrontare cinque Gpm: Côte de Domancy, Col des Saisies, Col du Pré, Cormet de Roselend e Montée de Tignes all’arrivo, praticamente 20 km di scalata per concludere la giornata. 20 km di scalata su cui Pogacar potrà dare altri sberloni. Come proveranno a pararli tutti gli altri?