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Pogacar vince nella disfida dei Pirenei

Tadej non fa il vuoto ma deve tenere a bada Vingegaard e Carapaz per conquistare il successo a Saint-Lary-Soulan. Tratti di bel ciclismo in ogni caso. Tour sempre più indirizzato, Urán precipita giù dal podio, Cattaneo sempre 12esimo

Era il terz’ultimo scontro frontale, prima della chiusura pirenaica di domani e la crono di sabato; quel che ci si aspettava aveva a che fare col concetto di assalto e con quello di Pogacar. Restava da capire se l’assalto sarebbe stato portato a Tadej, o se sarebbe stato Tadej a scatenarlo contro tutti. Nessuna delle due, diciamo, perché se per assalto intendevamo una cosa tipo Le Grand-Bornand, ebbene non c’è stata. C’è stata però la vittoria di tappa per Pogacar, che ha coronato in maglia gialla una giornata in cui non ha comunque mancato di attaccare.

Una, due, cinque, otto volte, tra scatti, allunghi, accelerazioni: e solo l’ultima, a un passo dal traguardo, gli ha permesso di mettere del margine tra sé, Jonas Vingegaard e Richard Carapaz. Due avversari di rilievo, schiacciati dagli oltre cinque minuti di ritardo in classifica rispetto alla maglia gialla, coinvolti in pieno nella lotta per conquistare il podio, supportati da due squadre fortissime, seppur via via sempre più sfiatate, e che non potranno dire di non averci provato, in questa Boucle. L’ecuadoriano ha attaccato varie volte ma s’è sempre preso lo sberlone budspenceriano di ritorno; il danese è la novità più bella della corsa, sul Ventoux aveva pure fatto malino a Tadej, e oggi quasi non ha perso un colpo rispetto ai blasonati avversari. È questo il trio del Tour, in definitiva, paiono difficili rientri da dietro a questo punto. Una trinità in cui però il vertice alto è realmente irraggiungibile e può permettersi di correre sul velluto, proprio grazie alla spaziale impresa della prima tappa alpina.

E anche oggi, come in già tante tappe del Tour 2021, lo spettacolo non è mancato, la dura salita finale del Col de Portet ha messo tutti i protagonisti uno contro l’altro, le residue energie hanno fatto il resto e abbiamo comunque goduto di una decina di chilometri pieni di pathos. Il ciclismo dello scattino ai 3 km pare sempre più lontano, nel tempo e nella memoria. Speriamo continui ad allontanarsi.

Da Muret a Saint-Lary-Soulan la 17esima tappa del Tour de France 2021 misurava 178.4 km e prevedeva un gran finale su alcuni dei colli storici dei Pirenei. Dati i primi 115 km di pianura, era chiaro che la corsa avrebbe avuto uno sviluppo duplice: la lotta per la fuga è infuriata sin da subito con vari tentativi, finché al km 18 si sono avvantaggiati in 4: Lukas Pöstlberger (Bora-Hansgrohe), Anthony Perez (Cofidis, Solutions Crédits), Danny Van Poppel (Intermarché-Wanty) e Dorian Godon (AG2R Citroën). Su di loro sono poi rientrati al km 30, dopo aver chiuso un gap di 40″, Anthony Turgis (TotalEnergies) e Maxime Chevalier (B&B Hotels p/b KTM), mentre Julien Bernard (Trek-Segafredo), mossosi con troppo ritardo e rimasto all’aria per chilometri e chilometri, non è riuscito nell’impegno.

Andata la fuga e messo in naftalina il gruppo col ritmo UAE-Emirates, i battistrada hanno messo insieme 8’20” di vantaggio massimo, dopodiché al km 60 gli Israel Start-Up Nation hanno rilevato il team di Tadej Pogacar in testa al plotone con l’obiettivo di non far allargare troppo la voragine; anche l’Arkéa Samsic ha collaborato all’azione, lo scopo era abbastanza chiaro, ovvero mettere gli uomini interessati alla maglia a pois nelle condizioni di potersi giocare, più avanti, qualche traguardo Gpm.

In effetti i fuggitivi sono stati tenuti lì a poco meno di 8′ fino a poco prima del traguardo volante di Bagnères-de-Luchon (km 113, a 65 dal traguardo), laddove Van Poppel ha vinto lo sprint dei primi e Michael Matthews (BikeExchange) ha preceduto Mark Cavendish (Deceuninck-Quick Step) nella volata del gruppo. Subito dopo si approcciava il Peyresourde, il gruppo ci è arrivato a 8’30” dai battistrada e subito c’è stato il preventivabile attacco a pois: a 60 dall’arrivo in pratica dopo un paio di chilometri di salita, Nairo Quintana è uscito con il compagno Élie Gesbert. Il detentore della maglia, Wout Poels (Bahrain-Victorious), non è stato a guardare e si è accodato alla coppia Arkéa; più avanti è riuscito a rientrare anche Pierre Latour (TotalEnergies) ma il quartetto non ha scavato solchi rispetto al plotone.

E quando davanti si son resi conto che il trenino UAE era in avvicinamento, Latour ha tentato la sortita personale a 4 km dalla vetta, mentre Quintana e Poels si sono semplicemente rialzati. Al Gpm (-49) Turgis ha preceduto i compagni di fuga, quindi Latour è transitato a 3’20” e il gruppo maglia gialla, già piuttosto selezionato, a 4′. In discesa il corridore intercalato ha visto dimezzarsi il proprio vantaggio, ma si era capito che il ragazzo avrebbe avuto poca decorrenza, e in effetti è stato ripreso dal gruppo ai piedi della salita di Val Louron.

Su questa scalata tre dei francesi in fuga hanno staccato subito gli altri tre, e poi Perez ha perfezionato il progetto disfacendosi di Godon e Turgis a 5.5 km dal Gpm. A questo punto Latour, imperterrito, ci ha riprovato, il gruppo sempre più assottigliato gli ha concesso i soliti 10″, ma insomma Pierre se ne faceva poco e infatti l’azione è subito rientrata. Perez è transitato in vetta (a 29 dal traguardo) con soli 10″ su Godon che si era amministrato assai bene lungo la salita; a 1’10” è passato Turgis, a 3’30” Poels ha anticipato il rivale Quintana e il resto del gruppo.

A 22 dalla fine Godon è rientrato su Perez, entrambi consci delle zerovirgola possibilità di andare all’arrivo. A 16 dalla fine si approcciava il Col de Portet, e dopo un paio di chilometri di scalata Godon ha provato a staccare Perez, salvo prendersi nei denti la reazione del connazionale. Il gruppo perdeva pezzi su pezzi: Esteban Chaves (BikeExchange) aveva forato ai piedi della salita, ma subito in scalata hanno perso contatto Mattia Cattaneo (Deceuninck), Quintana e Wout Van Aert (Jumbo-Visma) tra gli altri. Per la Jumbo una perdita netta, nel giorno in cui Steven Kruijswijk aveva deciso – nella prima parte della frazione – di ritirarsi dal Tour.

Ai -13 si è staccato Aurélien Paret-Peintre (AG2R), 13esimo della generale, ma soprattutto Enric Mas (Movistar) e Guillaume Martin (Cofidis), ottavo e nono alla partenza. Lo spagnolo, con l’aiuto di Miguel Ángel López, ha provato a chiudere il buco rispetto ai migliori, ma il ritmo impresso in quel momento da Rafal Majka (UAE) era troppo per le gambe del capitano Movistar. Ai -11 Jonathan Castroviejo (Ineos Grenadiers) ha fatto una breve sfuriata che ha diffuso acido lattico a spiovere sul gruppetto, Alexey Lutsenko (Astana) ha preso qui a fare il consueto elastico, ma va lodata la tenacia del kazako.

Richard Carapaz non sembrava quello dei giorni migliori, e per questo motivo Castroviejo s’è fatto da parte; allora Pello Bilbao (Bahrain), superati i -10, ha fatto un allunghetto in stile fagiano, ha ripreso e superato Godon, ma dopo circa un chilometro Majka ha fatto l’ultima sgasata della sua giornata, si è rimesso in scia allo spagnolo e a quel punto è partito fortissimo Tadej. Tutti se l’aspettavano, un’azione di questo tipo, eppure tutti si son ritrovati uno per angolo.

Mentre agli 8.3 km veniva ripreso Perez, Castroviejo teneva a galla Carapaz, e rispondevano bene Jonas Vingegaard (Jumbo), Rigoberto Urán (EF Education-Nippo) e Ben O’Connor (AG2R); seconda rasoiata di Pogacar agli 8 km e si è staccato O’Connor (oltre a Castroviejo); terza botta ai 7.5, e ciao Rigo; Vingegaard a questo punto ha preso a collaborare, di quando in quando, ma l’altro se ne fregava e provava comunque a staccarlo; Carapaz, accucciato in terza ruota, attendeva gli eventi, quel tipo di eventi che possono significare podio, s’intende. Più indietro Urán faceva comunella con O’Connor e soprattutto col compagno e connazionale Sergio Higuita, pronto a lavorare per il saggio capitano. Alle spalle del trio Rigo, Wilco Kelderman (Bora), David Gaudu (Groupama-FDJ) e Bilbao, mentre si faceva grigia la giornata di Lutsenko.

A 6 dalla vetta, un mezzo minutino tra i primi tre e i primi inseguitori, su cui erano rientrati i secondi inseguitori (per chiarire: gruppetto Wilco sul gruppetto Rigo). Ai 5.5 km, quinta botta(rella) di Taddeo (la quarta l’aveva data ai -7), non si scomposero gli astanti. Gaudu, in sorprendente crescita, intanto staccava quelli del drappello su cui andava a rientrare Dylan Teuns (Bahrain).

Nella nebbia dell’alta vetta la situazione si è cristallizzata fino ai -2, dove Pogacar ha accelerato per la sesta volta, questa in maniera quantomai violenta e prolungata, ma pure in questo caso lo sloveno non è riuscito a staccare Vingegaard e Carapaz; ci ha riprovato ancora ai 1700 metri, niente. Ai 1400 allora ha preso ed è partito Richard. Uno scatto potente che ha permesso all’ecuadoriano di staccare se non altro Vingegaard, mentre la maglia gialla restava ben agganciata.

Carapaz è rimasto in tiro fino ai 150 metri, ma sempre meno, tanto che ai 200 è riuscito a riaccodarsi Vingegaard. Ai 120 è partito Pogacar e ha finalmente fatto il buco. Il danese è stato a questo punto più reattivo, ma non gli è stato sufficiente per riprendere Tadej, che ha tagliato il traguardo esultando per la vittoria in montagna che avrebbe già meritato sulle Alpi e che non poteva mancare per lui, nel quadro di un Tour dominato.

Il cronometro ha detto di 3″ tra Tadej e Vingegaard allo striscione d’arrivo, con Carapaz a 4″; a 1’19” ha chiuso Gaudu, a 1’26” l’ottimo O’Connor (bella la sua ripresa nel finale), a 1’40” Kelderman, a 1’44” Bilbao, a 1’49” Higuita con Urán e Teuns. Mas è arrivato a 2’27”, Lutsenko a 2’53”, Guillaume a 3’39”, Louis Meintjes (Intermarché) a 3’41”, seguito da Ruben Guerreiro (EF) a 3’55”, Chaves e Cattaneo a 4’46”.

La classifica vede varie inversioni ma Pogacar resta saldo in giallo. Immediatamente alle sue spalle ora fa capolino Vingegaard a 5’39”, Carapaz è terzo s 5’43” e Urán perde due posizioni, scendendo in quarta a 7’17” e per di più insidiato da O’Connor, quinto a 7’34”. La top ten è completata da Kelderman a 8’06”, Mas che a 9’48” scavalca Lutsenko a 10’04”, Martin a 11’51” e Bilbao a 12’53”; fuori dai 10 Gaudu a 15’42”, Cattaneo a 19’41” e Chaves a 28’42”; gli altri tutti sopra la mezz’ora.

Domani si bissa sui Pirenei, ma con una minitappa: la 18esima, da Pau a Luz Ardiden, misura appena 129.7 km ma nel finale propone il Tourmalet e la scalata verso il traguardo (pur sempre 13 km al 7.5%). Ultime possibilità per gli scalatori: ragazzi, vedete un po’ cosa vi va di fare.