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Mohoric strappa le fughe e cuce le bocche

Seconda vittoria per Matej al Tour 2021, a Libourne domina una fuga a 20 e si toglie qualche sassolino. Ballerini molto attivo nell’attacco ma fatto fuori nel momento topico. Nessun problema per Pogacar, domani la crono

Ha rivinto Matej Mohoric, uno dei talenti più belli visti nel ciclismo di questo scorcio di millennio, già di suo ricchissimo di qualità. Ha rivinto la Bahrain-Victorious, una delle squadre più forti che stiamo vedendo in questa stagione 2021. Da qualche parte nell’universo ciclismo qualcuno scriverà qualcosa che appartiene al genere pulp, “un libro che tratta argomenti sinistri, normalmente stampato su carta di bassa qualità”, come potevamo leggere sulla locandina di un leggendario film a caso di Quentin Tarantino. Francamente ce ne infischiamo, qui preferiamo parlare di cose belle.

Quando è in giornata, Mohoric è davvero uno dei corridori più entusiasmanti del gruppo, la sua capacità di prendere l’attimo, di prendere margine, di prendere il largo l’avevamo già apprezzata nella settima tappa, quando a Le Creusot completò la sua personale tripla coroncina (successi di giornata in tutti e tre i GT). Esaurita lì l’impresa della statistica, tutto quel che viene di più è mero godimento. Come dev’essere stato un momento orgasmatico per lui quello in cui, esultando per il successo, ha mimato una cerniera sulle labbra, chiudentesi come a dire “tacete, una volta per tutte” ai sospettosi in servizio permanente effettivo.

Tutto ciò è successo a conclusione della più interlocutoria delle terz’ultime tappe di un grande giro, volata via a ritmo altissimo (48 di media) senza che qualcosa cambiasse in una classifica già da tempo mandata in cassazione da Tadej Pogacar. Una tappa piena di chilometri (207) e di cose, la 19esima del Tour de France 2021, la Mourenx-Libourne, partita senza Michael Woods (Israel Start-Up Nation) e Miguel Ángel López (Movistar) e con una megacaduta ad attendere il gruppo dopo appena 2 km di gara. Mentre i ruzzolati (tra loro l’immancabile presenza di Geraint Thomas ma anche di uomini di classifica come Wilco Kelderman e David Gaudu) si riassettavano, Georg Zimmermann (Intermarché-Wanty) ha ispirato una fuga di 6 partita coerentemente al km 6: col tedesco c’erano Julien Bernard (Trek-Segafredo), Jonas Rutsch (EF Education-Nippo), Simon Clarke (Qhubeka-NextHash), Franck Bonnamour (B&B Hotels p/b KTM) e Matej Mohoric (Bahrain-Victorious).

La Alpecin-Fenix e la DSM hanno preso le redini del gruppo in questo frangente, ma ciò non ha impedito agli attaccanti di volare rapidamente a +4’20”, margine toccato al km 27 (a 180 dalla fine). Corsa indirizzata? Macché! Intanto c’era da fare i conti con un’altra cadutona al km 38, e stavolta sono stati coinvolti tra gli altri Mark Cavendish (Deceuninck-Quick Step), Enric Mas (Movistar), Guillaume Martin (Cofidis, Solutions Crédits) e – sorprendentemente… – quel corridore gallese che corre per la Ineos Grenadiers: provate a identificarlo, ha per iniziali GT…

La Alpecin non voleva comunque saperne di abbassare il ritmo, ci si è dovuto mettere il corpo diplomatico – composto da Tadej Pogacar e Michal Kwiatkowski – per ottenere una riduzione dell’andatura che permettesse a tutti gli attardati di rientrare senza perdere anni di vita. Intanto che queste dinamiche si sviluppavano, Zimmermann si è preso lo sprint di Saint-Sever (km 54), in precedenza Rutsch aveva conquistato il piccolo Gpm di Côte de Bareille, unico altro traguardo intermedio di giornata.

Il plotone era comunque in avvicinamento, e dopo una serie di stressate, frazionamenti e allunghi vari, a 130 km dalla fine è sortito con una certa veemenza un drappello di contrattaccanti guidato da Nils Politt (Bora-Hansgrohe) ed Edward Theuns (Trek). Con loro altri 18, ovvero Mike Teunissen (Jumbo-Visma), Jasper Stuvyen  (Trek), Davide Ballerini (Deceuninck), Jorge Arcas, Ivan García Cortina e Alejandro Valverde (Movistar), Christophe Laporte (Cofidis), Silvan Dillier (Alpecin), Michael Valgren (EF), Greg Van Avermaet (AG2R Citroën), Élie Gesbert (Arkéa-Samsic), Casper Pedersen (DSM), Brent Van Moer (Lotto Soudal), Ómar Fraile, Dimitri Gruzdev e Ion Izagirre (Astana-Premier Tech), Max Walscheid (Qhubeka) e Anthony Turgis (TotalEnergies).

Il margine dai primi sei è crollato nel giro di pochi chilometri, ma non è che il plotone lasciasse tanto fare, tirato da un certo punto in poi dalla Israel ma non solo. C’erano evidentemente dei nomi che non dovevano esserci, tra quei 20, e in effetti al km 90 si sono staccati dal drappello degli intercalati Valverde, Arcas, García Cortina, Fraile, Gruzdev e Van Avermaet e sono stati ripresi dal gruppo. Le distanze tra le parti restavano comunque ampiamente colmabili, e dopo due ore a oltre 47 di media, i primi inseguitori sono riusciti a raggiungere i sei fuggitivi del mattino: km 104, 103 al traguardo, insomma metà corsa.

Sin qui il gruppo aveva ancora mezzo minuto o poco più, ma nel momento in cui i contrattaccanti hanno preso la testa della corsa non si sono più tenuti. Del resto nel plotone la Israel lottava un po’ contro i mulini a vento, né la BikeExchange (altra squadra interessata a inseguire) ha dato quella mano determinante… a tanti andava bene la fuga che si era composta, a partire dalla Deceuninck a cui la prospettiva dell’assenza di uno sprint generale a fine tappa garbava assai: nessuno avrebbe eventualmente potuto guadagnare punti verdi su Cavendish.

Sicché i 20 al comando hanno preso a guadagnare tantissimo, e non si sono più fermati. 50 km a tutta per mettere insieme i primi dieci minuti, quindi a 45 dalla fine si è rotta la vacillante armonia, coi successivi affondo di Stuyven, poi di Gesbert, poi di Ballerini con Valgren, Pedersen e Stuyven, poi di Walscheid. In più di un’occasione è stato Laporte a incaricarsi di chiudere. Ancora: ai 37 è partito Bonnamour, con lui Rutsch, eravamo su uno strappetto; su di loro è rientrato poi Gesbert, ma i Trek del drappello (con Bernard a sacrificarsi) hanno guidato l’inseguimento e Mohoric l’ha finalizzato: azione annullata a 34 dalla fine.

Ai -33 Ballerini ha promosso un nuovo contrattacco e la bagarre è continuata inesausta, ci ha provato da solo Laporte, quindi Politt a tirar via a più riprese un drappello nel drappello, e in questa fase (eravamo ai -30) l’italiano della Deceuninck ha perso colpi ed è rimasto intruoppato nel secondo troncone. Ma pure il primo continuava a essere troppo corposo, per cui i tentativi di smontarlo sono proseguiti. C’erano già 20″ tra i primi e i secondi quando Ballerini, con uno scatto ai -26, ha tentato da solo di ricucire, ma era il suo canto del cigno, perché dopo questa sgasata è pesantemente rimbalzato, ripreso e pure superato da quelli che erano con lui.

Lì davanti Politt continuava a menare, poi ai 25.5 Mohoric ha preso il via e il suo margine è subito parso buono. Ancora Laporte si è impegnato più di altri, tanto da uscire solo all’inseguimento dello sloveno, ma si è capito abbastanza presto che lo sforzo del francese avrebbe sbattuto contro un muro di realtà. Dietro i Trek superstiti provavano a riorganizzare una doppia fila con gli altri astanti, ma intanto in meno di 5 km Matej aveva raggranellato una quarantina di secondi su di loro; Laporte era a meno di mezzo minuto dal primo, ma l’universo del suo distacco era in espansione. E infatti il corridore della Cofidis è stato preso ai -20 da quelli dietro.

Ai -15 Mohoric era ancora perfettamente in spinta e vantava 45″ sui primi inseguitori, 1’30” sul gruppetto Ballerini, 17′ sul péloton. Ai 10 chilometri c’è stata una reviviscenza del drappello inseguitore, uno scatto di Turgis, poi una strappata di Politt, quindi un allungo di Pedersen con Teunissen e Laporte, ma erano proprio gli ultimi fuochi: il famoso ragno non sarebbe stato cavato dal famoso buco. L’andatura altalenante frutto di questi tentativi faceva partire i titoli di coda sulla tappa, e per Mohoric si è trattato solo di pedalare regolare (e forte) come sa fino al traguardo di Libourne, laddove ha esultato nel modo che abbiamo già descritto in apertura.

Dai rivolgimenti che nel finale avevano smosso il gruppetto alle spalle dello sloveno sono emersi Laporte e Pedersen, podio di giornata (in quest’ordine) a 58″ dal vincitore. A 1’02” ha chiuso Teunissen, a 1’08” sono arrivati Politt, Theuns, Valgren e Zimmermann, a 1’10” Turgis e Stuyven. A 2’37” il drappello Ballerini (Davide si è piazzato 13esimo), più indietro altri fuggitivi sparsi qua e là, il gruppo ha chiuso in relax a 20’50”.

La classifica generale è del tutto invariata rispetto a ieri: Tadej Pogacar (UAE) conserva 5’45” su Jonas Vingegaard (Jumbo), 5’51” su Richard Carapaz (Ineos), 8’18” su Ben O’Connor (AG2R), 8’50” su Wilco Kelderman (Bora), 10’11” su Enric Mas, 11’22” su Alexey Lutsenko (Astana), 12’46” su Guillaume Martin, 13’48” su Pello Bilbao (Bahrain), 16’25” su Rigoberto Urán (EF), 18’42” su David Gaudu (Groupama) e 23’36” su Mattia Cattaneo (Deceuninck). Come cambierà domani, con la 20esima tappa, ultima di rilievo per i big? Da Libourne a Saint-Émilion avremo 30.8 km a cronometro sostanzialmente pianeggianti, il favorito è ancora una volta Pogacar, è atteso qualche assestamento (il secondo e il terzo della generale son vicini ma il secondo è sulla carta comunque più forte contro il tempo; anche il quarto e il quinto sono vicini; anche il sesto e il settimo) ma niente che ti faccia dire “annullo tutti gli impegni e la seguo coi popcorn”. Noi ovviamente la guarderemo, la tappa. Vi faremo sapere.