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Il pagellone del cross 2021-2022

Brand, Vos, Pieterse e Pidcock sugli scudi, ma il 10 lo merita solo Van Aert. Per quanto riguarda il movimento italiano, eccezionale l’annata di Silvia Persico

Eli Iserbyt – 8
Una stagione all’insegna della costanza e della solidità, vissuta da protagonista causa numerose assenze di Pidcock, Van Aert e Van der Poel. Il bottino finale comprende ben 14 successi parziali, tra cui prove prestigiosissime quali il Duinencross di Koksijde, lo Jaarmarktcross di Niel e il Druivencross di Overijse, medaglia di bronzo ai Mondiali di Fayetteville e soprattutto le generali di Coppa del Mondo e Superprestige. La prima in particolare, già ipotecata dopo poche tappe, testimonia la superiorità di Iserbyt tra ottobre e novembre, quando sulla sua strada ha trovato solamente gli altri “specialisti” della disciplina. Proprio in questa prima fase, Eli si è dimostrato il migliore nei tracciati scorrevoli con molti rilanci, il suo pane da quando è salito su una bicicletta, ma al contempo uno dei più bravi nei circuiti impegnativi, fangosi e sabbiosi. I suoi trionfi a Overijse e Koksijde sono indicativi di un cambiamento sostanziale del folletto di Bavikhove, che l’ha portato non solo a non crollare sotto i colpi di Aerts nei percorsi a lui meno congeniali, ma anche a uscire con brillantezza dal sempre temibile periodo natalizio. Ciò gli ha consentito di arrivare con riserve di energia al mondiale americano per la prima volta tra gli élite e di giocarsi la maglia iridata. Unica nota dolente di una stagione quasi perfetta altrimenti, le spedizioni negative al campionato europeo e belga; con in palio maglia e medaglia Eli si è sciolto sul più bello, capitolando brutalmente in entrambe le occasioni. Prima del 2022-2023, nuova attività estiva per Iserbyt, che da quest’estate si dedicherà alla MTB con un duplice scopo: accrescere le sue abilità tecniche in vista dell’inverno crossistico, per avvicinarsi quanto più possibile al livello dei big three (l’orizzonte prossimo a cui deve guardare il belga) e, se tutto andrà come previsto con le ruote grasse, iniziare a pensare alle Olimpiadi di Parigi 2024.

Tom Pidcock – 9
Se il 2020-2021 era stata la stagione dell’esplosione anche tra i professionisti, anticipata dal Mondiale di Dubendorf 2020, il 2021-2022 è stata l’annata della conferma. Ripartito al rallentatore come suo solito, da Rucphen in avanti Pidcock si è guadagnato il ruolo di principale anti-Van Aert, elevandosi rispetto alla concorrenza. A differenza di 12 mesi fa, però, Tom non è mai riuscito a mettere in seria difficoltà WVA, complici pessime partenze, se non nei rari momenti di sfortuna del belga (Baal e Hulst). Terminata la stagione del Rollingstone di Herentals tutta la pressione è finita addosso all’inglesino di Leeds, il quale è riuscito a gestirla ottimamente senza cambiare i suoi piani di avvicinamento al Mondiale di Fayetteville e, una volta lì, dominandolo. Prova di maturità superata, obiettivo della carriera crossistica raggiunto e testa che può finalmente rivolgersi alla lunga e dispendiosa primavera stradale.

Wout van Aert – 10
Solo una catena incastrata gli ha impedito di realizzare il 10/10, ma quel punteggio se lo merita ugualmente. Per quel che si è visto, poco in realtà, non si è scorto alcun limite, nessun difetto né debolezze di talun genere. Senza l’arcirivale di sempre, Wout ha potuto giocare con gli avversari sin dall’esordio a Boom senza palesare mai difficoltà, nemmeno nei momenti più delicati. In presenza di fango la sua superiorità sugli avversari è biblica, ma anche nei circuiti più scorrevoli quest’anno non ha conosciuto opposizione. Unico e solo obiettivo il driekleur di Middelkerke, ottenuto senza grossi patemi. Per il resto, il mese vissuto nei campi da cross è servito per divertirsi in primis e poi in funzione della stagione stradale, sul cui altare ha sacrificato anche una scontata quarta maglia iridata. Nel 2022 scopriremo se avrà davvero smussato i pochi punti deboli nella sua disciplina natale, o se l’assenza di Van der Poel è stata decisiva in tutto e per tutto. Nel frattempo, Van Aert ha ricominciato con la strada ottenendo subito il primo acuto. Il suo inverno, trascorso per lo più al caldo spagnolo, è stato sostanzialmente impeccabile: Fiandre e Roubaix non devono scappargli.

Toon Aerts – 5.5
La parabola di Toon da due stagioni a questa parte è pericolosamente discendente. Dopo 2018-2019 e 2019-2020 in cui si era affermato come il numero 2 del lotto (considerando l’infortunio di WVA), con il trasferimento di Van der Poel e Van Aert su strada gli si è aperta una possibilità gigantesca: diventare il crossista numero uno al mondo; proprio quando si è trattato di mettere per iscritto la teoria, Toon ha fallito. Nel corso degli ultimi due inverni, infatti, Iserbyt lo ha surclassato sotto quasi ogni aspetto, primo fra tutti quello mentale. In questo 2021-2022 Aerts ha saltuariamente mostrato sprazzi della propria classe, in particolare a Gieten, Kortrijk e Lille, ma fallendo spesso e volentieri su altri fronti. La leadership nell’X2O, costruita per la maggior parte all’Urban Cross e che potrebbe venirgli revocata in seguito al controllo anti-doping cui è risultato positivo, rappresenta l’unica reale soddisfazione dell’anno. Se il quarto posto agli Europei di Vamberg può essere tutto sommato positivo considerando la natura del tracciato, troppo veloce per le caratteristiche di Toon, le debacle a BK e Mondiali spiccano fra le numerose prestazioni negative offerte dall’atleta in forza alla Baloise. Sempre tenendo conto della vicenda doping che potrebbe relegarlo ai box per lungo tempo, sarà necessario un cambiamento soprattutto nell’interpretazione mentale delle corse se vorrà tornare ai fasti di un tempo a partire dal 2022.

Lars van der Haar – 8.5
Facendo la tara ad avversari ed età, si può affermare con assoluta certezza che quella appena terminata sia stata la migliore stagione della carriera di LVDH dopo la venuta di Van der Poel e Van Aert. Gli obiettivi che si era prefissato non erano molti, almeno rispetto a quelli di Aerts ed Iserbyt: campionato europeo, qualche tappa nelle challenge, campionato nazionale e campionato del mondo. Primi tre centrati in pieno, al Mondiale è arrivato un meritato argento. Lars ha gestito la condizione da maestro, dimostrando di conoscere profondamente sé stesso e il proprio corpo: partito con decisione sin da settembre, dopo i trionfi europei e di Tabor si è preso un po’ di pausa, anche per sistemare il ginocchio dolorante. Tornato al massimo per inizio gennaio negli ultimi due mesi non è mai uscito dalla top five, a testimonianza dell’ottima forma raggiunta. Se nei tracciati scorrevoli la sua recente evoluzione non è poi così sorprendente, il rendimento sui circuiti fangosi è invece sensibilmente migliorato: primi giri in sordina e poi, una volta preso il ritmo, rimonte su rimonte fino a giungere molto spesso addirittura sul podio. Fino a qualche tempo fa semplicemente inimmaginabile. L’operazione che ha interrotto la sua stagione anzitempo è capitata a fagiolo per permettergli una off-season tranquilla e mirata al nuovo anno.

Michael Vanthourenhout – 7
Ormai ci ha preso gusto, aggiungendo al palmares altre due tappe nelle challenge e la medaglia di bronzo agli Europei. Fra tutti i risultati spicca ovviamente il primo posto nel Citadelcross di Namur, una delle prove più ambite in Belgio, ottenuto battendo lo specialista di quei percorsi Tom Pidcock. Abilissimo tecnicamente e ottimo in salita, Vanthourenhout ha saputo ritagliarsi uno spazio anche in presenza di Pidcock e Van Aert, rimanendo sempre tra i primi degli ordini d’arrivo. Oltre a ciò, Michael è stato un gregario fedele di Iserbyt, assecondando in alcune occasioni l’andamento di gara preferito dall’ex campione d’Europa e divenendo un fondamentale uomo squadra per la Pauwels.

Laurens Sweeck – 5
Ci aveva abituato bene in passato, infilando campionati nazionali e frazioni storiche una dietro l’altra, ma stavolta è rimasto a secco. I suoi lampi di classe, in particolare sulla sabbia, erano la costante del crossista più incostante del gruppo. E invece nel 2021-2022 la luce non è mai arrivata e Laurens è rimasto nell’ombra, senza raggiungere mai la condizione necessaria per vincere qualcosa di importante; solamente il convincente argento nel campionato nazionale di Middelkerke e il successo nel Flandriencross lo salvano da un 4 altrimenti irrimediabile. Possibile, se non probabile, che dal primo gennaio 2023 si accasi al Tormans CX team lasciando la squadra di Mettepenningen, formazione che punta più sulla concretezza di Iserbyt che sull’arte di Sweeck.

Quinten Hermans – 7.5
La doppia attività strada-ciclocross gli ha dato la scossa e Quinten è diventato un habitué delle zone nobili delle classifiche. Il contagio gli ha impedito di volare negli States alla ricerca di una medaglia che avrebbe fatto il paio, anzi il trio, con l’argento europeo e il bronzo belga, sullo stesso tracciato che gli aveva regalato la prima gioia in una challenge. Sistemato l’aspetto atletico, Hermans deve modificare la propria mentalità, dopodiché potrà senza paura rubare lo scettro di Iserbyt. Troppo spesso, infatti, Quinten si è imposto un rigido schema tattico per colpa del quale ha speso inutilmente gran parte delle energie tentando vanamente di staccare gli avversari di forza, rimanendo poi svuotato negli istanti decisivi, mentre i rivali scappavano via.

Jens Adams – 7.5
Materiale al massimo da top ten, si pensava; e invece Adams, ancora senza squadra e attivo come crossista indipendente accompagnato da sponsor personali, tra l’inizio di gennaio e il termine della stagione ha realizzato alcune delle migliori prestazioni della carriera, prima fra tutte il campionato belga di Middelkerke, ove ha sfiorato il podio. Prima o poi potrebbe saltar fuori una medaglia inaspettata.

Kevin Kuhn – 7
Costantemente ai margini dei migliori 10, lo svizzero è divenuto un volto familiare anche per i belgi, in parte per merito delle sue partenze fulminee. In patria, dove gli si chiedeva la vittoria, non ha disatteso le aspettative.

Mees Hendrikx – 8
La rivelazione. Il neerlandese si è affermato come U23 numero 1 al mondo nonostante il suo rapporto repellente con la vittoria. Ha accumulato una sfilza di piazzamenti che gli sono valsi il primo posto nella CDM e non si è lasciato scappare il titolo nazionale di categoria. La sua forza nasce anche dallo straordinario carattere espresso in ogni corsa, senza mai arrendersi alle avversità.

Lucinda Brand – 9
Rispetto al favoloso 2020-2021 in cui marcò un clamoroso 5/5, quest’anno la protagonista del cross ha siglato “solo” un 4/6 senza conquistare il Mondiale. Il dominio che ha instaurato in assenza di Vos, però, ed anche in presenza di Marianne nelle prove fangose, è a dir poco schiacciante e più netto rispetto a quello della scorsa stagione dettato in gran parte dalla debolezza delle rivali. Lucinda ha vinto ovunque e in qualsiasi condizione, chiudendo la partita da subito in alcune gare e aspettando saggiamente l’ultimo giro in altre; in tutto ciò, ha trascinato il ciclocross femminile nella propria direzione, imponendo la propria legge sull’andamento di corsa e costringendo tutte le rivali ad andare al massimo per 50 minuti filati. Nel momento in cui calerà un po’, la sua eredità rimarrà pesantissima e influirà nella lotta tra le campionesse in erba che già in questo inverno le hanno dato filo da torcere. Unica nota dolente il confronto con Vos: o l’ha detronizzata, come a Dendermonde e Hulst, o ha perso il testa a testa; mai è riuscita a imporsi in un duello ravvicinato. Resta solo questo a dividere Brand dalla perfezione.

Marianne Vos – 9
La campionissima, la più forte di sempre. Dopo 8 anni è tornata sul tetto del mondo staccando Erik De Vlaeminck (fermo a 7 campionati mondiali) e riscrivendo la storia dello sport. La stagione passata aveva gettato qualche ombra sul futuro di Marianne, apparsa poco brillante e facile preda di errori banali. Questi pochi mesi, invece, l’hanno rilanciata. Non solo Fayetteville, aggiunti al palmares anche il campionato nazionale, conquistato al termine di uno splendido assolo, e quattro prove di CDM. Qualche debolezza l’ha riscontrata nei terreni pesanti, ma il sangue freddo nei momenti decisivi rimane qualcosa di unico. Chapeau.

Denise Betsema – 6.5
Cinque mesi da numero 2. Questa la perfetta sintesi della stagione vissuta da Betsema, costantemente all’ombra di Brand e quasi mai capace di un exploit (con l’eccezione del fine settimana di ritorno dalla trasferta americana). Le si deve dare atto della sua continuità, testimoniata dai tre secondi posti nelle challenge, ma nel giudizio complessivo pesa molto di più la sua assenza dal podio di NK, Europei e Mondiali (nemmeno disputati causa malattia, va detto). Nemmeno sull’amata sabbia, tranne che a Zonhoven, è riuscita a imporre la propria legge sul duo Vos-Brand o sulla sola Lucinda. Va preso atto che le due sopraccitate hanno qualche cavallo in più.

Annemarie Worst – 6
Un anno sulle montagne russe in compagnia di Worst, sottotitolo della stagione crossistica appena conclusa; Annemarie è ripartita bene per poi peggiorare in corrispondenza dell’arrivo di Vos, rientrando nella spirale che l’aveva già divorata nel 2020-2021. Da metà novembre la scossa e il successo a Koksijde. Già si pregustava la definitiva riapparsa di una delle campionesse del cross moderno, ma poi il black-out. Solo dopo Natale la ripresa e proprio quando tutto era apparecchiato per un Mondiale da outsider nella lotta Brand-Vos l’arrivo del Covid. La sfida del 2022-2023 è mantenere la stessa condizione per più di qualche settimana.

Ceylin del Carmen Alvarado – 5
Problemi, problemi e ancora problemi per la crossista caraibica che non è mai riuscita a riprendersi completamente dai continui acciacchi. Lei che in condizioni normali è forse la miglior crossista a tutto tondo, si è ritrovata a soffrire in maniera accentuatissima ogni segmento pianeggiante e scorrevole, non riuscendo a imprimere sui pedali la sua solita potenza. Solo con la sabbia, superficie che richiede un feeling particolare, ha ben figurato, mentre a cavallo di Capodanno ha dato per un paio di settimane la sensazione di poter tornare in tempi utili (leggi Mondiali) la vecchia Alvarado, senza successo. Qualche miglioramento si è notato, ma nulla di davvero sufficiente per tornare ai livelli di un tempo. I prossimi mesi che vivrà tra strada e MTB le saranno utili per presentarsi a settembre al 100%.

Silvia Persico – 8.5
Gradevolissima sorpresa della stagione crossistica, non solo in Italia; il percorso che l’ha portata sul podio mondiale merita un’analisi. Innanzitutto la squadra: il progetto di Davide Bramati, direttore della neonata FAS, costola della Valcar, ha permesso a lei, Lechner, Lucia Bramati ed Alice Maria Arzuffi (la sua stagione troppo brutta per essere vera) di correre con continuità in Belgio, affrontando le migliori al mondo e avendo l’opportunità di crescere all’ombra delle campionesse, realizzando al massimo il proprio potenziale. Silvia è scattata bene sin da subito, posizionandosi tra le prime 15 già nei mesi di ottobre e novembre e sfruttando al massimo la propria potenza fisica. Poi, dopo aver saltato in toto il periodo natalizio per preservarsi in vista di CN e Mondiali è prima divenuta campionessa italiana e successivamente, passando attraverso due ottimi piazzamenti a Flamanville e Hoogerheide, bronzo iridato, a coronamento di un’annata eccezionale. Guardando al futuro, Persico avrà il difficile compito di restare su questi livelli, ed anche facendolo replicare il terzo posto di Fayetteville sarà ardua impresa, ma soprattutto, dove possibile, migliorarsi; balza all’occhio la tecnica, aspetto su cui ha ancora molto da imparare (e in squadra ha l’atleta che può insegnarle meglio di chiunque altro la guida del mezzo).

Eva Lechner – 7
Nonostante l’età, l’altoatesina continua a fare il suo: top ten nelle prove in Belgio e podio, spesso vittoria, in quelle italiane, talvolta battendo la stessa Persico. Di più non le si può chiedere, ma lei spera ancora in un ultimo acuto (magari un podio in Coppa o un’ennesima maglia tricolore) prima di appendere la bici al chiodo.

Puck Pieterse – 9
Capacità tecniche sublimi, esplosività eccezionale e caparbietà notevole. Mescolando questi ingredienti si ottiene la “ricetta” Pieterse. La portacolori della Alpecin ha selezionato con cura i propri obiettivi, concentrandosi quasi esclusivamente sulle prove di Coppa, dove è stata la più costante fra le under e spesso pericolosissima anche per le élite. Si è però dovuta scontrare con l’avversaria più ostica del mondo per un’atleta con le sue caratteristiche: Lucinda Brand, la quale ha scelto talvolta di rimanere alle spalle della connazionale per tre quarti di gara e sorpassarla solo nel finale, sfruttando anche un leggero calo della giovanissima neerlandese. Dopo tanti podi e zero vittorie, il primo posto è giunto nella corsa più importante, il campionato del mondo U23, gestito magistralmente sia fisicamente che tatticamente. In estate l’attendono molte prove di MTB in vista dei Mondiali di Les Gets e dei Giochi di Parigi.

Fem van Empel – 8.5
Altra 2002 che ha fatto capire di voler sfondare già dal 2022 con le grandi. I suoi successi li ha messi in cascina, su tutti le due tappe di Coppa a Vermiglio e Flamanville; in queste circostanze ha dimostrato un istinto killer raro, proprio delle vere fuoriclasse, acuito dallo spunto veloce che fa di Fem la migliore “starter” del circus. Proprio per questo, fanno specie i due bronzi raccolti tra Europei e Mondiali, in contesti che avrebbero dovuto favorire le sue doti. Molto forte anche a piedi, si è piazzata con costanza fra le prime 5 élite in quasi ogni cross disputato da novembre in avanti e ora si concentrerà su MTB e strada.

Shirin van Anrooij – 7.5
Meno onnipresente delle due coetanee, ma ugualmente incisiva nella giornata secca, in particolare sui suoi terreni, ovvero sabbia e fango. Quando si è trovata di fronte una concorrenza scarna ha dominato e nella propria categoria ha prima ottenuto la maglia a stelle e strisce di campionessa d’Europa e poi sfiorato quella iridata. Il suo tallone d’Achille è sicuramente la scarsissima esplosività di cui è in possesso, il che si riflette sulle partenze ad handicap che effettua in quasi tutti i fine settimana e che la costringono ad un dispendio esagerato di energie nei primi giri. Nel frattempo ha già ricominciato con la strada, settore in cui potrà mettere in gioco tutta la sua potenza, facendosi trovare all’altezza delle aspettative nel weekend di apertura belga.

Kata Blanka Vas – 7.5
Una media ponderata tra la prima parte di stagione, ottima, e la seconda deludente.
L’argento tra le élite sul Col du Vam e il successo al Druivencross di Overijse (entrambi caratterizzati da molta salita) risaltano nella sua lista di risultati; dopo essersi presa una pausa tra novembre e dicembre, è rientrata nel periodo natalizio senza più riuscire a mettere in campo la stessa forza di ottobre e fallendo anche alla rassegna di Fayetteville, scontando almeno in parte le scorie di una lunghissima annata vissuta tra tre discipline diverse. A breve il debutto su strada con la maglia SD Worx, appuntamento all’Amstel.

Inge van der Heijden – 6
La migliore insieme a Van Empel nelle partenze. Con il trascorrere dei minuti il suo motore calava di giri, relegandola in posizioni di rincalzo, nonostante l’elevata capacità tecnica e l’abilità sulla sabbia non la facessero affondare. Si è scoperta anche amante del fango estremo e a Boom ha colto il miglior piazzamento stagionale, giungendo seconda dietro alla solita Brand.

Sanne Cant – 4.5
Niente da fare. Si auspicava in un cambio di passo dettato dal suo enorme talento, ma ormai la parabola della belga sembra giunta al termine, surclassata dalla nuova generazione e da due atlete impareggiabili come Vos e Brand. Solo in presenza di terreno pesantissimo è riuscita ad avvicinare le migliori.

Maghalie Rochette – 7
Fino a novembre tutto nella norma, una stagione americana dominata e quella europea vissuta tra il decimo e il ventesimo posto. Poi, all’improvviso, il botto: seconda a Besançon, quarta a Boom e terza a Vermiglio; sembrava lanciata verso un periodo natalizio entusiasmante ma è rapidamente tornata al proprio posto.

Clara Honsinger – 6.5
Più che piccolo passo indietro rispetto al 2020-2021, nessun passo avanti. Nei tracciati scorrevoli è rimasta a lottare nelle retrovie e non ha mai realizzato una partenza decente, indice di esplosività praticamente nulla. Potenza, invece, da vendere. Terza a Fayetteville (in CDM, però), prima a Oudenaarde e seconda a Dendermonde, per lei giardino di casa. Nella seconda parte dell’anno è mancato quel quid che lo scorso inverno le aveva permesso di rimanere ai vertici per più tempo.