Matteo Sobrero festeggia la vittoria della crono di Verona @ BikeExchange-Jayco - GettySport
Matteo Sobrero festeggia la vittoria della crono di Verona @ BikeExchange-Jayco - GettySport

Sobrero mette il cappello sul Giro di Hindley

Matteo vince l’ultima tappa, la crono di Verona, precedendo Arensman e Van der Poel. Jai si difende ottimamente e diventa il primo australiano a vincere la corsa rosa, Carapaz e Landa completano il podio

Matteo Sobrero ha 25 anni da poco compiuti, è il campione italiano a cronometro in carica, è cognato (nonché grande amico) di Filippo Ganna e questo più o meno sapeva di lui fino a oggi il grande pubblico del ciclismo. Diciamo che da Verona parte una nuova carriera per l’albese, che se il secondo giorno di gara, a Budapest, aveva preso le misure agli avversari (chiudendo al quarto posto la prima crono del Giro), da lì a qui non ha fatto altro che pensare a questi 17.4 km contro il tempo che oggi lo aspettavano all’impresa dell’ancor giovane carriera. E lui a quest’appuntamento è arrivato puntualissimo, non è peccare di lesa maestà nei confronti della corsa rosa dire che soprattutto in queste ultime tappe Sobrero stava risparmiando la gamba per dare tutto nella prova veronese. Si è visto da subito, sin dai primi colpi di pedale, che oggi Matteo aveva tanto tanto gas per spingere i rapportoni su cui ha costruito il suo successo. Si è anche giovato del fatto che non tutti i possibili rivali fossero al top, come spieghiamo più giù, ma compito dello sportivo è ottenere il massimo possibile da se stesso e sperare che ciò si coniughi al meglio con quel che gli succede intorno. Oggi la congiunzione è stata stellare per il piemontese. Tanti complimenti a lui.

Di stellare oggi c’era pure il trofeo che attendeva Jai Hindley al traguardo, a patto che il ragazzo non facesse errori marchiani: il margine su Richard Carapaz non era di massima sicurezza, ma concedeva financo qualche sbavatura. Come quelle che Jai ha commesso in avvio, quando era visibilmente frenato dalla grande emozione (ma se diciamo “paura” non insultiamo certo il 26enne di Perth: è umano che qualche timore possa bloccarci quando siamo a un passo da un grande obiettivo). Ma poi pedalata dopo pedalata Hindley si è sciolto, ha trovato il bandolo, ha trovato soprattutto la salita dove si è espresso ancora a livelli d’eccellenza, confermando di aver meritato in tutto e per tutto questo Giro: essere il primo australiano nella storia a riuscire a conquistare la corsa rosa era un traguardo che non poteva essere barattato con nessuna titubanza di troppo. Ha chiuso in crescendo, ha tenuto a distanza Carapaz, ha completato il capolavoro accennato due anni fa e sfumato proprio in una crono conclusiva (ma lì partiva da condizioni molto meno favorevoli), ha chiuso insomma il cerchio nella maniera migliore. Tutti gli onori e tutte le lodi per Jai, allora.

Vediamo come sono andate le cose nella 21esima tappa del Giro d’Italia 2022, partenza e arrivo a Verona per 17.4 km di cronometro. Il primo tempo di rilievo l’ha fatto segnare Michael Hepburn (BikeExchange-Jayco), il primo ad andare sotto i 24′, per lui un 23’48” con cui ha nettamente distanziato Julius Van den Berg (EF Education-EasyPost) che era al comando fino a quel punto. Edoardo Affini (Jumbo-Visma) non è riuscito ad abbassare il tempo di Hepburn (23’54” per il mantovano), ce l’ha fatta invece subito dopo Magnus Cort Nielse (EF), nuovo hot seat con 23’42”. Un tempo che Mauro Schmid (Quick-Step Alpha Vinyl) ha limato di 1″, nulla però in confronto alla botta che di lì a poco ha dato Matteo Sobrero: già migliore all’intertempo, il piemontese della BikeExchange ha stampato un sensazionale 22’24” (ha abbassato il tempo di Schmid di ben 1’17”!) grazie al quale ha tenuto a distanza anche un Mathieu Van der Poel (Alpecin-Fenix), che ha gareggiato poco dopo di lui: il Fenomeno ha trovato strade un pelo più umide rispetto al campione italiano di specialità, ma pure Sobrero non è che avesse gareggiato su un parquet, quindi più che le condizioni ambientali hanno pesato decisamente le gambe.

Appunto, le gambe: altri che avrebbero potuto giocare un ruolo da protagonisti oggi sono arrivati all’ultimo appuntamento con il motore un po’ scarburato dal lavoro svolto in questi ultimi giorni. Uno era Ben Tulett (INEOS Grenadiers), tra i favoriti ma che quando ha concluso la propria prova non ha fatto più del terzo posto a 1’11” da Sobrero, e poi è stato sopravanzato pure da Bauke Mollema, 1’08” il ritardo dell’olandese della Trek-Segafredo. Più sul pezzo Thymen Arensman (DSM), il quale non si è certo risparmiato lungo tutta la corsa rosa, eppure ha trovato ancora le forze per issarsi al secondo posto a 22″ dal primo.

Nell’attesa che i primi si giocassero le posizioni di vertice (per quel poco che si poteva), si è fatta notare la prestazione di Hugh Carthy (EF), il cui 23’53” raffrontato al 25’06” di Juan Pedro López (Trek) ha determinato il sorpasso in classifica del britannico ai danni dello spagnolo. Poi gli uomini da podio, anzi prima di loro Vincenzo Nibali: il messinese dell’Astana Qazaqstan ha pedalato i suoi ultimi chilometri al Giro nella costante ovazione del pubblico di Verona, che in rappresentanza del pubblico del ciclismo tutto (non solo italiano) ha tributato allo Squalo il ringraziamento proveniente dal cuore di ogni appassionato. Nibali ha completato la propria prova con un distacco di 2’36” dall’ormai inamovibile (dal primo posto) Sobrero.

Poi Mikel Landa (Bahrain-Victorious), prestazione in linea con le scarse attese che accompagnano l’alavese quando lotta contro le lancette: 3’04” il ritardo per il terzo della generale. Restavano i primi due: Richard Carapaz (INEOS) è partito meglio di un legnosissimo Jai Hindley (Bora), poi però l’australiano è migliorato nettamente quando la strada si è messa a salire ed è transitato al Gpm di Torricella Massimiliana (al km 9.5) con un solo secondo di ritardo rispetto al contendente. E da lì alla fine i due hanno proceduto bene o male con lo stesso ritmo, sicché il decimo (notevole) posto di Carapaz a 1’24” da Sobrero ha permesso all’ecuadoriano di recuperare solo 7″ sulla maglia rosa che ha chiuso al 15esimo posto a 1’31”. Forse la miglior crono della carriera per Jai.

Riepiloghiamo l’ordine d’arrivo: Sobrero ha vinto con 23″ su Arensman, 40″ su Van der Poel, 1’08” su Mollema, 1’12” su Tulett, 1’17” su Schmid, 1’18” su Cort, 1’19” su Tobias Foss (Jumbo), 1’24” su Hepburn e Carapaz, 1’29” su Carthy, 1’30” su Affini, 1’31” su Lennard Kämna (Bora), Martijn Tusveld (DSM) e Hindley. La generale va agli archivi con Jai Hindley in maglia rosa con 1’18” su Carapaz e 3’24” su Landa. Nibali chiude al quarto posto a 9’02” dal primo, seguito da Pello Bilbao (Bahrain) a 9’14”, Jan Hirt (Intermarché-Wanty) a 9’28”, Emanuel Buchmann (Bora) a 13’19”, Domenico Pozzovivo (Intermarché) a 17’29”, Carthy a 17’54” e López a 18’40”. Fuori dai 10 Alejandro Valverde (Movistar), pure lui all’ultimo Giro, 23’24” il suo ritardo finale; alle sue spalle Santiago Buitrago (Bahrain) a 24’23”, Lucas Hamilton (BikeExchange) a 28’02”, Guillaume Martin (Cofidis) a 28’37”, Lorenzo Fortunato (Eolo-Kometa) a 33’15”, Pavel Sivakov (INEOS) a 41’43”, Wilco Kelderman (Bora) a 41’45”, Arensman a 42’31”, Kämna a 43’58” e Sam Oomen (Jumbo) a chiudere la top20 a 1h04’22”. 149 corridori hanno terminato il Giro 2022, l’ultimo è stato Roger Kluge (Lotto Soudal) a 7h13’57” da Hindley. Applausi anche per lui.

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