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Vlasov pasteggia sui resti del Tour de Suisse

Giro di Svizzera falcidiato dai ritiri per covid, a Novazzano il russo precede Powless, Fuglsang, Thomas e Ulissi e va in testa alla generale, ma Jakob e Geraint lo tengono ancora sulla corda. E in classifica c’è anche Pozzovivo

È un salto in avanti importante quello che Aleksandr Vlasov sta compiendo in questo 2022. Superata la fase di approccio al World Tour con l’Astana, caratterizzata da qualche alto&basso, il russo sembra aver assunto maggior consapevolezza di sé e di sicuro più forza e caratura dal momento del passaggio in Bora-Hansgrohe all’inizio della stagione in corso. Già dominatore di Valenciana e Romandia (entrambi con corredo di una tappa conquistata), presenza non banale all’UAE Tour (quarto alla fine) e al Paesi Baschi (terzo), ha pure imparato a muoversi in determinate classiche (podio alla Freccia) e soprattutto pare aver messo insieme la solidità necessaria per essere realmente un fattore nei grandi giri. Di quest’ultimo aspetto avremo conferma all’imminente Tour de France, e nel caso sarebbe nient’altro che il compimento delle prospettive che su Vlasov erano ben presenti sin dai suoi anni giovanili.

Quello che dispiace è che la corsa abbia perso diversi protagonisti a causa del revanscismo di quel maledetto virus che da ormai due anni e mezzo ha stravolto le vite di tutti, ma su questo nessuno – in gruppo e fuori – ha il potere di mettere definitivamente la ruota davanti, almeno per il momento. Si naviga a vista, nella speranza che la risalente nuova ondata di contagi non faccia i danni delle precedenti.

La Ambri-Novazzano (190.1 km), quinta tappa del Tour de Suisse 2022, era destinata a cambiare parecchio la classifica. I cattivi presagi hanno accompagnato la maglia gialla Stephen Williams sin dalla vigilia, con due compagni della Bahrain-Victorious – Gino Mäder e Hermann Pernsteiner – non partiti a causa di problemi gastrointestinali patiti nella notte. Oltre a loro, non ha preso il via l’intera Jumbo-Visma a causa di un caso di covid-19 nella squadra, e per lo stesso motivo sono rimasti ai box Adam Yates (INEOS Grenadiers) e mezza DSM (Søren Kragh Andersen, Cees Bol e Casper Pedersen), insomma una vera e propria slavina in startlist, bloccati pure Yevgeniy Fedorov (Astana Qazaqstan), Otto Vergaerde (Trek-Segafredo) e Michael Gogl (Alpecin-Fenix): una falcidie che non ci tranquillizza certo anche in chiave Tour de France.

Chi invece è partito, e forte, sono stati Silvan Dillier (Alpecin), Anthony Turgis (TotalEnergies), Johan Jacobs (Movistar) e Claudio Imhof (Nazionale Svizzera), a cui si è presto aggiunto pure Alexander Kamp (Trek), ovvero i cinque andati in fuga nei primi chilometri in discesa e volati presto a +7’40” sul gruppo (margine toccato al km 40) in cui a un certo punto si è messa a tirare la INEOS. Sulla prima delle tre scalate alla salita di Pedrinate, ai -65, Williams ha gettato la spugna, staccandosi irrimediabilmente dal plotone e lasciando libero il primo posto in classifica. Intanto il quintetto di testa esplodeva, fuori causa Imhof e Turgis, poi Jacobs. La seconda scalata a Pedrinate, ai -37, è stata invece fatale a Kamp, e a quel punto Dillier è rimasto solo, ma nel frattempo il suo vantaggio sul gruppo era già crollato a 1’30”: per la fuga le prospettive di successo tendevano allo zero.

Ai -21, sullo strappo di Castel San Pietro, è stata la Israel-Premier Tech a mettersi a far forcing, e ciò ha fatto staccare Remco Evenepoel (Quick-Step Alpha Vinyl); sulla successiva discesa ai -18 è scivolato Alessandro Covi (UAE Emirates), mentre Remco è rientrato. Ai -14.5 Dillier è stato infine raggiunto sull’ultimo passaggio dallo strappo di Morbio Inferiore (tutte salitelle, queste, caratterizzanti il bello e intenso circuito finale).

Il ritmo Israel sull’ultima Pedrinate ha fatto male a tanti (tra cui di nuovo Evenepoel ma pure Thibaut Pinot della Groupama-FDJ, giusto per fare un nome), e Jakob Fuglsang ha tentato di finalizzare il lavoro dei suoi compagni con un allungo ai -8.7, ma si era ormai a poche centinaia di metri dal Gpm per cui nessuno dei rivali di classifica del danese si è fatto trovare impreparato. Dopo lo scollinamento ci hanno provato i Bora-Hansgrohe (Maximilian Schachmann e Aleksandr Vlasov), il tedesco ha insistito in discesa tampinato da Thomas Pidcock (INEOS) ma non c’era più strada per fare la differenza prima dello strappo dell’arrivo, per cui alla fine della picchiata ai -5 si son presentati in 15, gli stessi che erano transitati insieme in cima a Pedrinate.

Un fisiologico rallentamento ha consentito a questo punto il riavvicinamento da parte di un secondo gruppetto (destinato a rienrtare di lì a poco), ma ai -4.7 ancora Fuglsang ha tentato l’evasione, prendendo stavolta margine; un terzetto composto da Vlasov, Geraint Thomas (INEOS) e Neilson Powless (EF Education-EasyPost) si è messo sulle sue tracce, e in seconda battuta anche Schachmann e Ion Izagirre (Cofidis) sono usciti dal drappello grosso.

Ai 2 km Vlasov ha fatto la sua sparata staccando i due compagni di terzetto e acciuffando in un attimo Fuglsang; Thomas si è riaccodato ai 1500 metri e i tre si sono praticamente fermati, favorendo il rientro di Powless e poi pure di Schachmann, e già si era praticamente all’ultimo chilometro. Mentre ai primi si avvicinava un gruppetto con Domenico Pozzovivo (Intermarché-Wanty) e Diego Ulissi (UAE), Schachmann ha cambiato passo ai 500 metri ma era troppo presto. Fuglsang ha reagito, ma meglio ancora l’ha fatto ai 200 metri Vlasov, che non ha più mollato il primo posto nonostante la bella rimonta di Powless, arrivato a 10 centimetri dal russo.

In scia ai due, Fuglsang e Thomas, a 5″ ha chiuso Ulissi, a 6″ cronometrati Felix Grossschartner (Bora), Stefan Küng (Groupama), Sergio Higuita (Bora) e Schachmann, a 9″ Sébastien Reichenbach (Groupama) e Andreas Kron (Lotto Soudal), a 10″ Pozzovivo e Rigoberto Urán (EF); Izagirre ha chiuso a 21″, a 29″ è arrivato Hugo Houle (Israel), e a 37″ un quartetto con Pidcock, Bob Jungels (AG2R Citroën), Andreas Leknessund (DSM) e Hugh Carthy (EF); 53″ il ritardo di Daniel Martínez (INEOS) e Marc Hisrchi (UAE), 1’49” quello di Pinot, 2’12” quello di Evenepoel.

Il colpo per Vlasov è doppio in quanto con il successo di tappa arriva anche la maglia gialla, con 6″ su Fuglsang, 7″ su Thomas, 14″ su Kron, 16″ su Küng e Higuita, 28″ su Powless, 40″ su Grossschartner, 43″ su Reichenbach e 44″ su Leknessund; oltre il minuto e fuori dai dieci Schachmann a 1’01”, Hirschi a 1’03”, Urán a 1’11” e Pozzovivo a 1’13”, 14esimo. Dal 15 in giù, Jungels a 1’38”, Martínez a 1’54”, Houle a 1’58”, Pidcock a 2’06”, Evenepoel a 2’22” e Carthy a 2’39”. Domani la sesta tappa del Giro di Svizzera proporrà il primo vero arrivo in quota, al termine dei 177.5 km della Locarno-Moosalp: prima della salita finale (18 km all’8% medio) si scalerà, a metà frazione, pure il Nufenenpass; si sale due volte over 2000, insomma non ci sarà modo di nascondersi. Come dire che il Tour de Suisse 2022 è ancora tutto da scrivere.