Lorenzo Milesi, Davide Piganzoli e Alessandro Fancellu premiati come miglior nazionale al Tour de l'Avenir 2022 © Tour de l'Avenir-Anouk Flesch
Lorenzo Milesi, Davide Piganzoli e Alessandro Fancellu premiati come miglior nazionale al Tour de l'Avenir 2022 © Tour de l'Avenir-Anouk Flesch

Uijtdebroeks su tutti, azzurri promossi a pieni voti

Le pagelle del Tour de l’Avenir: la classifica di Piganzoli e Fancellu e la tappa vinta da Milesi valgono agli italiani un posto in prima fila nel bilancio di fine corsa. Van Uden super, Martinez deludente

Cian Uijtdebroeks – 9.5
Dominatore assoluto della corsa, il corridore della Bora-Hansgrohe centra l’obiettivo della stagione e conferma la bontà del suo percorso fino a questo momento. La prima parte del suo Tour de l’Avenir non è stata eccellente; il belga ha lasciato sul piatto più di un minuto nella quarta tappa e dopo la cronometro a squadre si trovava addirittura alle spalle di due compagni di squadra in classifica generale. Il ritiro di uno sfortunato Lennert Van Eetvelt (8) ha cambiato i piani in squadra e Uijtdebroeks ha concretizzato alla perfezione il lavoro del suo Belgio vincendo sul Col de la Madeleine e a La Toussuire. Per lui, oltre alla maglia gialla, la vittoria della maglia a pois di migliore scalatore e di quella bianca, dedicata al miglior giovane. Una tripletta che ricorda quella di un certo sloveno al Tour de France di due anni fa…

Johannes Staune-Mittet – 9
Ha centrato l’obiettivo del podio, chiudendo al secondo posto dopo un Avenir più che convincente. La sua Norvegia lo ha pilotato bene e Staune-Mittet è riuscito quasi sempre a mettersi in mostra. In salita non ha retto il ritmo di Uijtdebroeks, ma chi ci sarebbe riuscito? Aveva una grossa responsabilità dopo due edizioni vinte dai suoi connazionali, Tobias Foss e Tobias Johannessen; il secondo posto a 1’23” da Uijtdebroeks è una fantastica iniezione di fiducia.

Michel Hessmann – 9
La tattica del tedesco è stata chiara sin da subito: attaccare e sfruttare la cronometro a squadre per distanziare gli scalatori e provare a salvare la pelle nelle tappe di montagna. Missione compiuta. Il cronoman tedesco ha corso da veterano mettendo in atto – e completando – un piano tutt’altro che semplice, accompagnato da Hannes Wilksch (8), gregario a tutto tondo che appare anche nella top 10 finale. Veste la maglia gialla per tre tappe e conquista un podio che alla Germania mancava dal 2009. Meglio di così…

Archie Ryan – 8.5
Una delle sorprese di questo Tour de l’Avenir. Era tra i protagonisti più attesi, ma in pochi avrebbero scommesso su un quarto posto finale. La sua prestazione nella scalata a La Toussuire, in cui è stato l’unico a tenere la ruota di Uijtdebroeks fino al traguardo, lo annovera tra gli scalatori del futuro. Nonostante una cronometro a squadre che la sua Irlanda chiude a 1’48” dalla Germania, porta a casa un risultato importante dopo una stagione non proprio brillante.

Davide Piganzoli – 8
Piganzoli è stato attento a gestire le proprie energie nella prima fase della corsa, arrivando con i migliori sul difficile traguardo di Chaillac. Dopo una solida prova nella cronometro a squadre, ha sfiorato la vittoria a Oyonnax e ha illuminato d’azzurro il Col de la Madeleine nella settima frazione, in cui ha tagliato il traguardo al secondo posto. Ha sofferto sul Col de l’Iseran perdendo la possibilità di agguantare il podio e chiudendo quinto in classifica generale, un piazzamento che qualche settimana fa sembrava pura utopia. Bravo Davide.

Alessandro Fancellu – 8
Ancora Italia, questa volta con Fancellu che termina subito alle spalle del connazionale. Il suo obiettivo sembrava essere la maglia a pois, ma le sensazioni sono state migliori del previsto e Fancellu è rimasto saldamente in classifica. Sul Col de l’Iseran è stato l’unico big ad attaccare, rimanendo a tu per tu con Uijtdebroeks per qualche chilometro prima del rientro dei suoi avversari. Finisce dietro a Piganzoli, ma la coraggiosa azione sull’Iseran merita di essere premiata.

Casper van Uden – 9
Obiettivo maglia verde centrato in pieno. Il neerlandese non dilaga nella classifica a punti, ma di fatto appare in totale controllo, come se non avesse rivali. Conquista la seconda tappa e dopo la terza si veste di verde fino alla fine dell’Avenir. Vincente come pochi, può fare tanta strada tra i professionisti.

Romain Grégoire – 8.5
Il Julian Alaphilippe in formato mignon salva la Francia dal tracollo, mettendo in mostra tutte le sue doti tecniche: attacca in discesa, in salita resiste meglio del previsto e porta a casa la vittoria sul traguardo di Oyonnax dopo una prestazione superba. Grégoire fa sempre più paura, non vediamo l’ora di vederlo nel World Tour.

Loe van Belle – 7
Veste la prima maglia gialla dopo il prologo a squadre di esibizione. Per molti sembra poter essere l’unico squillo del neerlandese, che invece si dà da fare per difendere la sua classifica. Lo si vede spesso all’attacco e con notevole senso tattico si assicura un insperato nono posto nella generale. Nota molto positiva in un Avenir altrettanto buono per i Paesi Bassi.

Lorenzo Milesi – 8.5
Una stagione tutt’altro che semplice non impedisce a Lorenzo Milesi di correre un eccellente Tour de l’Avenir. Sfiora la vittoria nella seconda tappa, rimandando l’appuntamento all’ultima frazione dove trionfa in solitaria dopo una giornata in fuga. Un vero leone, forte su tutti i terreni: l’Italia ha trovato un cacciatore di tappe per i prossimi anni.

Søren Wærenskjold – 7.5
Wærenskjold conferma un certo feeling con la corsa conquistando la prima tappa e vestendo la maglia gialla. La sua fiamma si spegne lentamente dopo la prova a cronometro, dopo la quale soffre fino a scegliere di mettere il piede a terra nell’ultima frazione. Il norvegese, che corre tra le fila della Uno-X, ha verosimilmente sofferto la sua prima stagione corsa interamente tra i professionisti. La vittoria di tappa, però, è una perla di rara bellezza.

Italia – 8.5
La compagine azzurra ha preso il via orfana di Marco Frigo e Lorenzo Germani. Questo ridimensionamento ha però sortito degli effetti positivi. Gli azzurri hanno corso all’attacco, con umiltà e dopo una buona prova di squadra contro il tempo si sono assicurati due piazzamenti nella top 10 finale, una vittoria di tappa e la classifica a squadre. Pesano i ritiri di Davide Dapporto, Alberto Bruttomesso e Alessio Martinelli, ma il bilancio finale è più che positivo.

Lenny Martinez – 5
Tra i favoriti per la vittoria finale, nella corsa di casa e con una squadra mai così unita a sua disposizione. Risultato? Ottavo a 6’59” dal vincitore. Martinez non è mai sembrato capace di reggere il confronto con i rivali. Sul Col de la Madeleine, complice anche una caduta a inizio tappa, taglia il traguardo con quasi 5′ di ritardo da Uijtdebroeks. Doveva fare la differenza sul suo terreno preferito, la montagna, ed invece è proprio lì che compromette l’Avenir. Bravo a non crollare nelle ultime due tappe, ma non basta per la sufficienza.

Thibau Nys – 6-
Tra le stelle più attese di questa edizione, Nys non brilla come previsto. È quarto nella prima tappa, poi non si vede mai nelle poche occasioni rimaste. Era lecito aspettarsi un po’ di più da un talento come lui, ma il suo lavoro per Uijtdebroeks nella seconda parte della corsa è encomiabile.

Matthew Riccitello – 5
Lo statunitense era uno dei più attesi sulle montagne, ma l’inizio del suo Tour de l’Avenir non è stato buono. Ha accusato un distacco di quasi 4′ nella quarta tappa e dopo una difficile cronometro a squadre ha lasciato la corsa, vittima di una febbre. Non il modo migliore per mettersi in mostra nei panni di nuovo stagista della Israel Premier Tech, ma il talento c’è. Avrà modo di rifarsi e di migliorare il suo posizionamento in gruppo.

Gran Bretagna – s.v.
Chiudiamo con una delle formazioni più attese che, insieme alla modesta Slovacchia, è l’unica a non aver tagliato il traguardo. Difficile dare un voto dopo così tanta sfortuna. In pochi giorni, i britannici hanno perso un Tom Gloag (7.5) in forma smagliante, risultato positivo al Covid-19, e il velocista Sam Watson (7) per un’intossicazione alimentare. Ritiro anche per Leo Hayter (4.5), coinvolto in più di una caduta e lontano parente del vincitore del Giro d’Italia U23 di poche settimane fa.

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