Il podio del Lombardia 2016 con Rosa, Chaves e Urán © Bettiniphoto
Il podio del Lombardia 2016 con Rosa, Chaves e Urán © Bettiniphoto

Anche nei voti Chaves vince al colpo di reni

Le pagelle del Lombardia: solo la lode divide il vincitore dal grande combattente Rosa. Martin e Ulissi deludono, Valverde c’è sempre

Esteban Chaves – 10 e lode
Parte da favorito e già questo è un problema, perché come giustifichi poi eventuali débâcle? Se ne frega, è il più forte e non tira indietro la gamba quando si tratta di scattare sulla salita di Sant’Antonio Abbandonato, e poi ancora appena si approda al Selvino. E ancora, non contento, quando la rampa di Bergamo Alta gli torna utile per mettere in croce i tre compagni di fuga (tra i quali Bardet salta del tutto). E poi, volata di perfetta scelta di tempo e di sparo, per un successo che resterà epocale tra la sua gente. Il giorno perfetto.

Diego Rosa – 10
Solo una lode di differenza tra vincitore e vinto? Essì, ma come fai a dare al piemontese meno di 10? Fa il gregario per sette ottavi di gara, poi solo sul Selvino in casa Astana capiscono l’antifona, e allora lo sguinzagliano. Certo, avesse risparmiato prima (e non l’ha fatto, decisamente), gli sarebbe forse rimasto qualcosa dopo. E invece, nonostante provi in tutti i modi a mettere nel sacco gli avversari di giornata, gli rimane solo quel “nooo” infinito mentre Chaves lo passa a uno sputino dall’arrivo, e le lacrime successive.

Alejandro Valverde – 8
Come al solito largheggiamo col murciano, è ancora lì a ottobre a lottare per un posto al sole, dopo aver concluso felicemente tre (3, sì) grandi giri, e aver disputato tutte le classiche che gli è stato possibile disputare. Sesto al traguardo, certo gli è mancata la brillantezza dei Chaves, ma la sua presenza in gara dà sempre spessore alle vittorie altrui. Un grande.

Damiano Caruso – 7
Va di forza in una fuga che non voleva saperne di partire, poi via via (salita dopo salita) fa fuori i compagni d’azione, resta solo, lo riprendono direttamente i big impegnati nel corpo a corpo, sulla salita di Miragolo San Salvatore. Esemplare esempio di come ci si guadagna la pagnotta.

Romain Bardet – 7
La tempra non gli manca, è il primo dei favoriti a muovere la bici in direzione vittoria, quando mancano poco meno di 60 km alla conclusione. Cerca e amabilmente trova lo scontro a viso aperto con gli avversari principali, e l’aver messo la gara in questi termini gli permette di mandarne all’aria qualcuno, ma non tutti; alla fine, anzi, è proprio lui a perdere le ruote dei migliori tre, a un passo dal traguardo. Il podio lo meritava pure, ma c’è stata una rampa di troppo. Non c’è dubbio che ritornerà al Lombardia per vincerlo, in futuro.

Fabio Aru – 5
Senza per forza infierire, ci si può chiedere se non poteva accorgersi prima di non avere quella gamba spaziale che a volte permette di salvare una stagione all’ultima occasione possibile. Invece aspetta i -32 km per dare il via libera a Rosa, dopo averlo fatto lavorare per la causa. Quella causa che lui per primo non è stato in grado di onorare. Fuori dalla top ten, risultato simbolico di un 2016 (quasi) tutto sbagliato. Un’annata storta può capitare, in bocca al lupo per un 2017 di riscatto.

Daniel Moreno – 4
Secondo l’anno scorso, invisibile quest’anno, già in difficoltà sul Sant’Antonio Abbandonato. Spot vivente della discontinuità fatta pedale.

Rigoberto Urán – 7
La sua prestazione è come quelle immaginette bidimensionali (o qualcosa del genere), quelle che se le guardi in un modo vedi un’immagine, se le sposti un po’ ne vedi un’altra. Ci siamo capiti, insomma. In partenza (immagine A) è accreditato della capacità di spaccare il mondo, poi sul Sant’Antonio Abbandonato gli scappano da tutte le parti, lui (immagine B) si distrae, o forse sottovaluta, fatto sta che si ritrova fuori dai giochi come un pivello. E allora (immagine A), si mette a inseguire come un matto, e rientra tutto solo sul Miragolo, e da lì assume i panni che gli competevano, comportandosi da favorito. Sul Selvino è il più lesto ad accodarsi a Chaves, poi contribuisce alla causa del quartetto di testa, infine (immagine B) sbaglia tutto lo sbagliabile nell’ultimo chilometro, mettendosi in testa, facendosi sorprendere dall’anticipo di Rosa, trovandosi senza le sufficienti gambe per contendere il primo posto agli altri due. Un podio comunque (il terzo per lui al Lombardia) non lo butti mai via.

Daniel Martin – 4
Ma c’era? Pessimo modo di onorare una gara che in passato (su altro percorso, certo) ha pure vinto. Un voto che potrebbe condividere con il compagno Julian Alaphilippe, malamente rimbalzato sul Sant’Antonio Abbandonato.

Davide Villella – 7
Quinto all’arrivo per un risultato che è senza troppi dubbi il migliore nella sua carriera da professionista; un piazzamento ottenuto emergendo bene nel finale dopo aver lavorato con antenne ben dritte in funzione del capitano Urán; e che ci (gli) restituisce fiducia sulle sue possibilità. Forse non è solo un destino da gregario quello che gli si dipana davanti.

Giovanni Visconti – 7
Limita per quanto possibile i danni per il suo capitano Valverde dopo che Chaves, Urán, Bardet e Rosa sono andati via sul Selvino. Ma è uno contro quattro, visto che nel gruppetto nessun altro collabora. Bravo a essere nel vivo della corsa già dai -60, sfiancato alla fine.

Robert Gesink – 6.5
Innesca la corsa dei big sul Sant’Antonio Abbandonato, poi si nasconde quando gli altri fanno sul serio, per rimettere il muso fuori sulla rampa della Boccola verso Bergamo Alta. Una top ten che non aggiunge tanto alla sua carriera, ma che ci fa dire “è vivo e lotta insieme a noi”.

Alessandro De Marchi – 6.5
Non gioca sul terreno più adatto alle sue caratteristiche, deve fare le veci dei teorici capitani BMC (Philippe Gilbert ha provato un allungo scendendo dalla Valcava, Greg Van Avermaet neanche quello: ma il percorso per loro era davvero troppo duro, per cui se la cavano entrambi con un s.v.), riesce con la solita fantastica tigna che lo contraddistingue a rientrare sui migliori (e poi rimanere nel drappello che fa la corsa), e chiude con un degno nono posto.

Diego Ulissi – 4
Se abbiamo dato 4 agli altri desaparecidos eccellenti della giornata, non possiamo non usare lo stesso metro con lui. Lampre trasparente, visto che anche Rui Costa (abbondiamo coi 4) non si vede mai, e quando nel finale emerge dalla palude è decisamente troppo tardi per qualsiasi cosa.

Rodolfo Torres – 6.5
Tra tanta Colombia ridens, anche lui si ritaglia un giusto e meritato spazietto, inserendosi in discesa nell’azione del giorno (quella partita sul Sant’Antonio Abbandonato), proponendo un paio di contropiede e chiudendo in debito di ossigeno. Comunque il miglior Professional dell’ordine d’arrivo, col suo 13esimo posto.

Jan Bakelants – 6.5
Fa quel che può (molto lontano dal traguardo) e comunque fa in funzione di Bardet. Lui come una AG2R molto presente nelle pieghe della corsa, a partire da Pierre-Roger Latour (altro 6.5), decimo all’arrivo e già utile per la causa del capitano.

Gianluca Brambilla – 6
In discesa dà il meglio (e incidentalmente, pure una grande mano ad Aru a rientrare sui migliori appena prima del Miragolo San Salvatore), poi però si assopisce un po’ quando ci attenderemmo che facesse altre mirabilie in picchiata giù dal Selvino. Lì esce dalla corsa e di fatto pure dalla top ten.

Warren Barguil – 6
Ottavo al traguardo, ma non è che il suo contributo all’inseguimento dei quattro protagonisti di giornata sia stato tangibile. Esce quando gli altri sono sfiatati, ottiene la sospirata top ten, ma da uno con la sua qualità ci si aspetterebbe che “sospirasse” per qualcosa di più, e invece anche per lui il 2016 è una stagione balorda.

Joaquim Rodríguez – 8
Mai visto in gara, il voto è alla carriera visto che quella di oggi è stata (lo giura) la sua ultima corsa da professionista. Il Lombardia l’ha vinto due volte, merita che gli si tributino i giusti onori.

Archivio

La vignetta di Pellegrini