Megan Guarnier premiata per la vittoria del World Tour 2016 © UCI
Megan Guarnier premiata per la vittoria del World Tour 2016 © UCI

Un World Tour che piace? C’è quello femminile

Il punto sul calendario 2017 del ciclismo in rosa, tra Women’s World Tour e nuove gare

Nato nel 2016 come primo passo di una riforma a molto più ampio respiro, il Women’s World Tour ha chiuso positivamente la sua prima stagione e si appresta già a crescere nel 2017: alle 17 gare già esistenti, tutte confermate anche per il prossimo anno, se ne aggiungeranno altre quattro che porteranno il totale dei giorni di corsa a quota 47. L’UCI ha deciso di concentrare sul calendario la maggior parte dei propri sforzi riguardanti il ciclismo femminile, trascurando per il momento i (buoni) propositi di una divisione della categorie delle squadre per aumentare la professionalità dell’ambiente: l’obiettivo dei vertici di Aigle comunque è chiaro, si vuol dare maggiore visibilità al movimento femminile, avvicinando sempre di più il calendario a quello maschile.

Le novità: arrivano Amstel e Liegi, la Course si fa alpina
Le due principali novità del 2017 saranno infatti l’Amstel Gold Race e la Liegi-Bastogne-Liegi, in programma rispettivamente il 16 e 23 aprile, che assieme alla già esistente Freccia Vallone andranno a formare il mitico trittico delle Ardenne anche per le donne: se pensiamo anche alla Strade Bianche, alla Gand-Wevelgem, al Giro delle Fiandre, al GP Plouay o anche a La Course by Le Tour e la Madrid Challenge by La Vuelta, vediamo che le sovrapposizioni tra World Tour maschile e femminile sono sempre più numerose e che, probabilmente, in futuro aumenteranno ancora. Le altre new entry nel massimo circuito femminile dell’UCI sono due gare a tappe: il Ladies Tour of Norway ed il Boels Rental Ladies Tour in Olanda sono state promosse alla massima categoria dopo aver dimostrato negli ultimi anni ottimi standard dal punto di vista della qualità organizzativa.

Impossibile anche non parlare della rivoluzione che riguarderà l’ormai celebre La Course by Le Tour de France, sebbene si disputi solamente dal 2014: dopo tre edizioni vinte nell’ordine da Marianne Vos, Anna Van der Breggen e Chloe Hosking, la gara dei Campi Elisi cambierà data e location per spostarsi dai Campi Elisi alle Alpi. Anziché disputarsi a Parigi in corrispondenza dell’ultima tappa del Tour de France, la gara è stata anticipata al giovedì precedente e si disputerà tra Briançon ed il Col d’Izoard in contemporanea con una tappa della corsa maschile: da corsa per velociste si trasformerà quindi in una prova per scalatrici pure, ma probabilmente c’è dietro anche la voglia di testare l’organizzazione su un nuovo tipo terreno e valutare così la possibilità di trasformare il tutto in una gara a tappe in un prossimo futuro.

Ma non tutti la prendono bene
Questa novità de La Course ha scatenato diverse polemiche nell’ambiente. La prima è stata di livello puramente tecnico: nonostante molti concordino che sia importante per la visibilità dare alle ragazze la possibile di testarsi in gara su percorsi di alta montagna che da sempre attraggono maggiormente gli spettatori, il chilometraggio di appena 67 chilometri di questa gara ha fatto immediatamente pensare ad un grosso passo indietro. Ma quello che più ci interessa qui è la polemica riguardante il cambio di data che messo ancora più in evidenza un tema già emerso al momento dell’annuncio di Amstel Gold Race e Liegi-Bastogne-Liegi: queste corse, praticamente senza storia ma con un organizzatore importante alle spalle, sono entrate subito in calendario con la massima categoria e nella data richiesta (ovvio, serve essere lo stesso giorno degli uomini) ma hanno anche costretto alcune corse con una storia più lunga a traslocare.

Il cambio di data della corsa francese ha indispettito non poco gli organizzatori del Thüringen Rundfahrt, una delle gare a tappe di maggior tradizione e che nel 2017 toccherà il traguardo delle 30 edizioni, che hanno dovuto rivedere i loro piani in fretta e furia per anticipare la corsa anche se solo di pochi giorni: la corsa tedesca di svolgerà quindi tra il 12 ed il 18 luglio e dovrebbe quindi permettere di partecipare sia a chi era al via del Giro Rosa (che finirà il 9 luglio), sia a chi vorrà poi andare in Francia a scalare l’Izoard giovedì 20 luglio. L’arrivo della Liegi invece ha costretto gli organizzatori della Dwars door Westhoek (otto edizioni alle spalle) di spostarsi in avanti di tre settimane passando da aprile a metà maggio.

Il caso del Bira e gli insegnamenti del passato
In Spagna invece è guerra sempre più aperta tra gli organizzatori dell’Emakumeen Bira e l’UCI: già quest’anno la corsa basca si è vista negare l’accesso al Women’s World Tour nonostante la sua lunga e consolidata storia, nel 2017 invece andrà ancora peggio perché oltre a rimanere nella categoria 2.1 la corsa si troverà in concomitanza con l’Amstel Gold Race che attirerà al via quasi tutte le atlete più forti al mondo per quanto riguarda i percorsi impegnativi. Alla richiesta di spiegazioni, l’organizzatore Agustín Ruiz s’è sentito proporre l’impraticabile mese di febbraio (nei Paesi Baschi!) per l’entrata nel Women’s World Tour, mentre al momento non si hanno notizie su un possibile nuovo spostamento alla terza settimana di maggio; in Spagna si aspettavano sicuramente un trattamento migliore dopo 29 anni di gare.

L’UCI ha scelto di privilegiare i nuovi eventi in contemporanea di grandi eventi maschili, una decisione assolutamente comprensibile che senza dubbio porterà a breve termine maggiori investimenti e maggiore visibilità al movimento del ciclismo femminile: il pubblico si identifica più facilmente con le grandi gare che già conosce e sarà più invogliato ad informarsi su una Liegi-Bastogne-Liegi al femminile piuttosto che che su una Dwars door Westhoek, tanto per fare un esempio. Ma allo stesso tempo i vertici della federazione internazionali non possono ignorare chi ha creduto nel ciclismo femminile per tutti questi anni difficili, di fatto salvandolo quando sarebbe quasi potuto scomparire: da Aigle dovranno essere bravi quindi a tutelare le tante corse storiche perché l’Amstel Gold Race già una volta è durata solo tre anni e la Sanremo al femminile è scomparsa dopo sole sette edizioni, le altre gare invece hanno sempre resistito e possono essere un’importante garanzia per il futuro.

Le altre novità fra Europa e resto del mondo
Chiudiamo con una piccola parentesi su tutte le altre novità del calendario UCI 2017, tenendo conto comunque che nei prossimi mesi potranno esserci ancora alcune novità o cambiamenti. Restando al Women’s World Tour notiamo come le due prove di Vårgårda si sono scambiate di posizione con il Ladies Tour of Norway, restando come sempre ad agosto: prima si correrà in Svezia, poi ci si trasferirà in Norvegia. Adesso quindi sarà Vårgårda a sovrapporsi alla Route de France (2.1) che ha chiesto ed ottenuto di passare da otto a nove giorni di corsa: gare a tappe più lunghe sono senza dubbio un altro fatto positivo, anche se non la pensa così la federazione britannica che ha rigettato la domanda dell’Aviva Women’s Tour di allargarsi da sei a sette giorni.

In Asia va registrata la crescita del Tour of Thailand che ha ottenuto la categoria 2.1, mentre non è ben chiara l’intenzione degli organizzatori in Cina che hanno anticipato il Tour of Zhoushan Island che per il 2017 è previsto prima del Tour of Chongming Island, il quale resterà sempre nel Women’s World Tour: l’assurdità è che tra le due corse ci saranno ben sei giorni di buco che sicuramente non renderanno più facile la vita a quelle squadre che fino a quest’anno riuscivano a prendere parte ad entrambe le corse. In Europa c’è la novità della Semana Ciclista Valenciana dall’8 all’11 marzo mentre in Sudamerica, oltre alla conferma del Tour de San Luis, ci sarà la nascita del Tour del Sur: il progetto è ambizioso e ha subito ottenuto la categoria 2.1, saranno otto giorni di corsa tra Brasile, Uruguay, Argentina e Cile, ma aspettiamo di saperne di più perché ogni anno in calendario abbiamo corse che poi in realtà non vengono mai disputate.

Archivio

La vignetta di Pellegrini