Nibali, Chaves e Kruijswijk affrontano la discesa del Colle dell'Agnello nell'ultima edizione del Giro © ANSA
Nibali, Chaves e Kruijswijk affrontano la discesa del Colle dell'Agnello nell'ultima edizione del Giro © ANSA

Vuoi rischiare il collo per 5000 €? No? Allora ribellati

Il Ranking per il miglior discesista al Giro fa discutere. La soluzione? Ignorare il Ranking

Firmato Nicola Stufano

L’argomento del giorno è una novità abbastanza inaspettata, e alquanto bizzarra, inserita da RCS nel regolamento del Giro: un premio per il miglior discesista del Giro, che verrà assegnato tramite una classifica a punti, proprio come la maglia di miglior scalatore o di miglior velocista. 

Funziona così: verranno presi i tempi di tutti i concorrenti su 10 discese di questo Giro d’Italia, tra le quali Stelvio, Tonale, Pordoi, Monte Grappa. Per ciascuna discesa, l’atleta col miglior tempo prende 8 punti oltre che un premio di 500 €, il secondo 5 punti, terzo, quarto e quinto da 3 a 1 punto. 

Le perplessità su questa novità proposta sono molteplici, a cominciare da quelle squisitamente pratiche: come prendere correttamente i tempi di 198 corridori, classificandoli sul tempo esatto o sul tempo del proprio gruppo? Non si rischia una competizione sommersa e ingestibile per gli stessi atleti, nella quale magari a prendere i punti è un corridore 150esimo allo scollinamento che lotta per non finire fuori tempo massimo? Cosa si fa in caso di neutralizzazioni?

Ma al di là di questo (d’altronde è comprovato che i ranking delle corse a tappe difficilmente premiano effettivamente il migliore in qualcosa, quanto colui che si impegna di più per un determinato traguardo), c’è l’ovvio problema della sicurezza in gara, sollevato già da molti atleti e associazioni di categoria (come quella nordamericana), tema sempre caldo e ancor di più in questo momento, con la recente dipartita di Chad Young, caduto in discesa al Tour of Gila.

Ovvio per tutti, ma non per RCS a quanto pare, alla quale non è bastato il ripristino della maglia nera per accontentare un numero eccezionale di sponsor che pretendono tutti la giusta visibilità attraverso premi in denaro. 

Intendiamoci, non siamo neanche contrari tout-court rispetto a un premio per il miglior discesista, ma la cosa poteva essere proposta decisamente meglio e in maniera puramente qualitativa: ad esempio con l’assegnazione del premio per la miglior discesa a fine Giro, un po’ come avviene per la Combattività al Tour de France.

La curiosità maggiore, a questo punto, è vedere come gli atleti affronteranno la questione. In caso di convergenza unanime contro il ranking e resistenza da parte degli organizzatori un modo ci sarebbe, anche molto semplice: correre come se il ranking non esistesse. Con un gesto estremo e corporativo in senso buono, si potrebbe anche non partecipare alle premiazioni, rifiutare i riconoscimenti ed il montepremi, oppure devolvere quest’ultimo in beneficienza ad associazioni come la Marina Romoli Onlus (Salvato e soci dell’ACCPI, fare quadrato sulla questione è competenza del sindacato, noi un suggerimento per il modus operandi ve l’abbiamo dato…).

Facile a dirsi, ma per realizzare tutto questo ci vuole un gruppo compatto, una volta tanto; il primo premio per il ranking finale è 5000 €, che non cambiano la vita ma per un gregario non sono bruscolini. A questo punto, siamo curiosi di seguire il comportamento dei girini, dalla discesa di Monte Sant’Angelo in poi.

 

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