Elia Viviani festeggia vittoria e compleanno © LaPresse Ferrari/Paolone
Elia Viviani festeggia vittoria e compleanno © LaPresse Ferrari/Paolone

Tanti auguri Elia!

Viviani vince la seconda tappa del Dubai Tour nel giorno del suo 29° compleanno. Rivincita su Groenewegen, buon terzo Minali

Seconda vittoria stagionale per Elia Viviani che, dopo il buon avvio di stagione in Australia, è riuscito oggi ad imporsi nella seconda tappa del Dubai Tour trovando un pronto riscatto dopo l’errore tattico nella volata di ieri che gli era probabilmente costato abbastanza caro: stavolta Elia non poteva proprio fallire perché, oltre alla piena fiducia di una squadra come la Quick-Step Floors che ha un treno molto ben organizzato, oggi c’era anche la motivazione extra di volersi fare un bel regalo per festeggiare il 29° compleanno. Quello di Viviani è probabilmente l’inizio di stagione più convincente della sua carriera fino a questo momento ed il cambio di maglia sembra avergli fatto bene, ma d’altronde partire bene è fondamentale se la concorrenza interna alla squadra arriva da un ragazzotto chiamato Fernando Gaviria.

Sei in fuga dal chilometro 0
La seconda frazione del Dubai Tour 2018 era anche la più lunga con i suoi 190 chilometri e portava i corridori da Dubai a Ras al Khaimah, uno degli altri sei emirati che vanno a comporre gli Emirati Arabi Uniti. La distanza ed il profilo altimetrico piatto come un tavolo da biliardo non hanno scoraggiato gli attaccanti di giornata e la fuga buona è partita subito al chilometro 0: l’iniziatore è stato il francese Nicolas Edet (Cofidis) che è stato seguito da Yousef Mirza (UAE Team Emitates), Fuwen Xue (Mitchelton-BikeExchange) e da tre corridori che avevamo già visto all’attacco anche ieri, il francese Charles Planet (Novo Nordisk), il belga Nathan Van Hooydonck (BMC) e Mohammed Al Mansoori, portacolori della nazionale locale.

In soli 20 chilometri i sei battistrada hanno messo assieme un vantaggio di ben sette minuti, poi grazie al lavoro di LottoNL-Jumbo e Katusha-Alpecin è iniziata la lenta ma insorabile rimonta del plotone. La fuga era destinata ad essere ripresa ed infatti a metà tappa il gap era già sceso a tre minuti negando ai battistrada anche la minima illusione di arrivare fino in fondo. Bisogna comunque mettere in evidenza la prestazione del giovane Van Hooydonck che ai traguardi volanti ha sommato 4″ di abbuoni ai 3″ già conquistati ieri e che ha gestito bene le proprie energie per riuscire a rimanere in gruppo una volta ripreso: adesso è leader della speciale classifica degli sprint intermedi, ma soprattutto si trova in terza posizione in classifica generale.

Viviani fora, poi gruppo compatto ai meno 10
A poco più di 40 chilometri dal traguardo sono rimasti in testa alla corsa solamente i francesi Edet e Planet ed il cinese Xue che sono riusciti a prolungare la propria avventura fino agli ultimi 10 chilometri quando il plotone si è definitivamente ricompattato. In precedenza gli unici episodi degni di nota sono stati un veloce cambio di bicicletta del leader Dylan Groenewegen per un problema meccanico e una foratura di Elia Viviani ai meno 23 chilometri: il piccolo incidente del veronese ha messo in luce le non rapidissime tempistiche di un cambio ruota posteriore in presenza dei freni a disco, ma il velocista della Quick-Step Floors è comunque riuscito a ritrovare la code del plotone nel giro di cinque chilometri.

Gli ultimi chilometri sono stati come sempre una grande battaglia tra i vari treni per tenere le posizioni di testa: il fatto di correre su strade molto larghe ed in quasi totale assenza di curva ha favorito continui avvicendamenti tra le squadre che hanno fatto fatica a restare compatte attorno al proprio velocista. Un bel lavoro in testa attorno ai meno 5 chilometri lo ha fatto anche la Wilier-Selle Italia per tenere davanti Jakub Mareczko: il treno giallorosso ha fatto bella impressione nelle prime posizioni ma forse ha anticipato un po’ troppo i tempi perché poi nel finale il bresciano è stato costretto ad arrangiarsi quasi da solo.

Viviani si prende la rivincita su Groenewegen
Giunti al momento della volata, è stato proprio Jakub Mareczko a lanciarsi per primo ma decisamente troppo presto per poter ambire ad un risultato di rilievo: l’italo-polacco è stato saltato di netto ed a centro strada è venuto fuori Elia Viviani che stavolta non ha sbagliato nulla ed è andato a prendersi ciò che invece ieri gli era sfuggito; ma negli ultimi metri c’è stato anche un piccolo brivido per il veronese della Quick-Step Floors perché dalle retrovie (colpa dei precedenti problemi alla bici?) è salito velocissimo Dylan Groenewegen che ha provato anche a dare il colpo di reni, ma all’olandese del Team LottoNL-Jumbo non è bastato per fare lo scherzetto e si è dovuto accontentare della seconda posizione e del relativo abbuoni in classifica che gli permetterà di vestire anche domani la maglia di leader.

Un ottimo risultato, terzo, è stato anche quello di Riccardo Minali che continua a prendere confidenza a questi livelli: stavolta il giovane dell’Astana ha fatto la volata per se stesso anche perché nell’ultimo chilometro il danese Magnus Cort Nielsen si era un po’ perso e alla fine non è andato oltre alla sesta posizione. La volata di oggi ha messo anche in evidenza uno stato di forma ancora non ottimale di Mark Cavendish: il britannico si è lanciato praticamente assieme a Viviani, ma negli ultimi metri non ha più avuto la forza di continuare a spingere e ha chiuso quarto subito davanti a Degenkolb; un segnale non molto incoraggiante quindi per Cavendish che dopo l’infortunio allo scorso Tour de France sembra aver perso un po’ di smalto.

Kittel, se ci sei batti un colpo
Attualmente manca di brillantezza anche il campione europeo Alexander Kristoff e pur Nacer Bouhanni non ha convinto in questi primi due sprint, ma la vera incognita di questo inizio di Dubai Tour è Marcel Kittel che oggi ha replicato il 17° posto di ieri. Il Team Katusha-Alpecin ha lavorato molto anche oggi nella fase iniziale di tappa, ma quando sono entrati in azione non si sono più visti, salvo una fugace e disorganizzata trenata ai meno due chilometri con Kittel che però era ancora molto più indietro: il treno ha sicuramente molto lavorare per il futuro e sappiamo bene quali siano i limiti del tedesco in questi finali un po’ caotici, ma anche lui adesso deve metterci del suo perché in Quick Step si era forse abituato fin troppo bene a farsi portare su e giù nel gruppo con grande facilità.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile Versione stampabile