Einer Rubio festeggia il successo a Dimaro Folgarida al Giro d'Italia Under 23 © Isolapress
Einer Rubio festeggia il successo a Dimaro Folgarida al Giro d'Italia Under 23 © Isolapress

Rubio fa lo chef, la Colombia serve un pasticcio

Giro d’Italia Under 23, a Dimaro Folgarida i sudamericani vincono la tappa con Rubio ma perdono la maglia rosa. Il britannico Williams è il nuovo leader

Iniziare la tappa con la maglia rosa oltre al quinto e al settimo in classifica. Vincere la tappa, con un elemento diverso dai tre in questione. E perdere la maglia rosa, scendendo al secondo posto a cui aggiungere una quarta e una sesta piazza. La nazionale colombiana ha spesso abituato nelle gare disputate in Europa a condotte di gara poco redditizie e che mettono a rischio il potenziale dominio di cui sono a disposizione. Mandare in avanscoperta solitaria a 50 km dal traguardo un uomo, contrattaccare nel finale con uno che, sulla carta, parte con il rango di gregario ma che vince, mentre il capitano designato dalla strada non brilla, a differenza di colui che sta emergendo come il principale intralcio fra loro e la vittoria finale.

Si arriva in salita a Dimaro Folgarida, diverse le defezioni
Se il Passo Maniva ha rappresentato la prima sfida tra gli uomini di classifica, la quinta tappa in linea del Giro d’Italia Under 23 permette subito la rivincita su un terreno ancora più complicato. Da Darfo Boario Terme i girini lasciano la Lombardia per approdare in Trentino Alto Adige, con l’accoppiata Passo del Tonale e l’ascesa verso Dimaro Folgarida a caratterizzare la seconda parte di gara. 127.8 i km totali, con la salita finale verso Malga di Dimaro di 12.1 km al 7.4% di pendenza media.

Fra mancate partenze e prematuri ritiri in corsa, sono diversi gli atleti che terminano la propria avventura. È il caso, ad esempio, di Andrea Innocenti e Federico Molini, entrambi della Dimension Data for Qhubeka: il pratese, maglia nera del Giro, e il pistoiese sono già tornati in Toscana per prepararsi a sostenere gli esami di maturità. Mancato avvio di tappa anche per lo spagnolo Juan Pedro López (Polartec-Kometa) mentre si sono ritirati per una caduta sia il barese Giuseppe D’Apote (VPM Porto Sant’Elpidio) che il bolognese Massimo Orlandi (Cycling Team Friuli), grande protagonista della tappa di ieri. Termina anche il Giro di Samuele Battistella: il vicentino della Zalf Euromobil Désirée Fior, ottimo secondo la scorsa settimana al Gp Priessnitz, è sempre stato alle prese con malanni che gli hanno impedito di mettersi in mostra.

I delusi di ieri cercano vanamente la fuga. Mäder ancora in azione
Il via dalla località camuna viene dato allo scoccare delle 12, dando il là alla abituale sequela di scatti e controscatti che, stavolta, faticano a guadagnare spazio in una giornata, almeno inizialmente, caratterizzata dal meteo avverso. Poco dopo il km 40 si forma un drappello interessantissimo composto dai principali delusi dell’esito dell’arrivo di ieri: presenti lo statunitense Sean Bennett (Hagens Berman Axeon), il belga Julian Mertens (Lotto Soudal), il cuneese Matteo Sobrero (Dimension Data for Qhubeka) e l’australiano Robert Stannard (Mitchelton-BikeExchange), a cui si accodano il britannico Gabriel Cullaigh (SEG Racing Academy) e lo spagnolo Iñigo Elosegui (Equipo Lizarte).

Il plotone non si scompone e già al km 47 avviene il ricongiungimento. Si ritirano intanto due gregari di uomini di classifica come il bergamasco Davide Baldaccini (Team Colpack) e il colombiano Luis Fernando Jiménez (Colombia), vincitore un mese fa della prestigiosa Vuelta Juventud davanti a Osorio. Sulla salita di Corteno Golgi si avvantaggia Gino Mäder: lo svizzero della IAM Excelsior, ieri eccellente terzo dopo la lunga fuga, ambisce ad un successo di tappa, dato il ritardo monstre in classifica: allo scollinamento (km 50.4) transita con una ventina di secondi sul gruppo.

Maxi fuga, dentro anche Covi, Donovan e Monaco. Muñoz rientra da solo
Nell’approccio del lungo falsopiano di 20 km che porta da Edolo a Ponte di Legno, Mäder viene raggiunto e staccato dal lecchese Andrea Colnaghi (Team Palazzago), dal milanese Raul Colombo (Biesse Carrera Gavardo) e dal ferrarese Matteo Donegà (Cycling Team Friuli). Ai quali si aggiungono, al km 64, altri tredici elementi: lo spagnolo Roger Adriá (Equipo Lizarte), il trentino Mattia Bais (Cycling Team Friuli), lo statunitense William Barta (Hagens Berman Axeon), il bresciano Aldo Caiati (Zalf Euromobil Désirée Fior), il novarese Alessandro Covi (Team Colpack), il modenese Luca Covili (Mastromarco Sensi Nibali), il sudafricano Stefan De Bod (Dimension Data for Qhubeka), il britannico Mark Donovan (Team Wiggins), il milanese Giacomo Garavaglia (Petroli Firenze Hopplà Maserati), il belga Ward Jaspers (Lotto Soudal), il ragusano Giuseppe La Terra (Mastromarco Sensi Nibali), il tarantino Alessandro Monaco (Petroli Firenze Hopplà Maserati) e il kazako Grigoriy Shtein (Astana City).

Sesto, nono, undicesimo, sedicesimo, diciottesimo, ventesimo: nomi pesanti dunque in azione, con le nazionali di Colombia e Russia rimaste fuori (al pari della Delio Gallina Colosio Eurofeed, con l’anconetano Francesco Zandri che non riesce a rientrare). I sedici di testa passano al km 70 con circa 1’15” sul gruppo. Ma all’imbocco del Passo del Tonale i 16 sono diventati 17: su di loro è rientrato con una grandissima azione individuale Cristián Muñoz, che permette così alla Colombia di non dover lavorare in gruppo.

E stacca facilmente tutti. Ma in discesa…
Dopo l’intergiro di Ponte di Legno (km 77.4) vinto da Covi su Colombo, già nelle prime rampe della salita attacca Muñoz: il boyacense, quarto ieri, viene tenuto dai soli Colnaghi e Donegà. Ma una nuova sgasata del ventiduenne fa perdere le ruote anche gli altri due che saranno poi ripresi, come gli altri fuggitivi, dal gruppo tirato dalla Russia. E dal quale provano l’attacco il danese Mikkel Bjerg (Hagens Berman Axeon) e il già citato Shtein, che vengono imitati e raggiunti dal kazako Olzhas Bayembayev (Astana City), dal pisano Gianni Pugi (Malmantile) e dal sopra menzionato Elosegui.

In vetta ai 1883 metri (km 88.2) Muñoz passa con 3′ sugli inseguitori e 3’30” sul gruppo, con Russia e Zalf a lavorare. Nelle prime rampe di discesa gli atleti a bagnomaria vengono ripresi ma Pugi, assieme al bolognese Gregorio Ferri (Zalf Euromobil Désirée Fior), ci riprova ancora nella seconda parte di discesa. Terreno in cui Muñoz, come capitava ai colombiani degli anni ’80, è deficitario: a 25 km dal termine il suo margine è infatti sceso a 2′ su Ferri e Pugi e a 2’30” sul gruppo.

Cherkasov, Natarov e Rubio rientrano su Muñoz
A Dimaro, a 14 km dal termine, con Ferri e Pugi raggiunti, Muñoz vanta solo 45″ sul plotone, dal quale prova senza fortuna una sortita il teatino Francesco Di Felice (Delio Gallina Colosio Eurofeed). A tirare dietro è la Hagens Berman Axeon prima con Mikkel Bjerg e poi con Sean Bennett: il loro ritmo regolare non provoca una grande selezione, permette a Muñoz di conservare il vantaggio e al bellunese Simone Zandomeneghi (Iseo Serrature Rime) di cercare di involarsi.

Se il veneto non fa strada, ben più valido è l’attacco di Nikolay Cherkasov. Il russo si porta su Muñoz senza difficoltà e comincia con lui una sfida senza senso: chiede infatti al sudamericano, solitario fuggitivo per quasi 50 km nonché compagno di squadra della maglia rosa, di dargli una mano. Proseguono quasi in surplace, i due, con la spinta decisiva all’aumento del ritmo che viene data dal rientro a 6.6 km del kazako Yuriy Natarov (Astana City) e, poco più tardi, dal colombiano Einer Rubio (Colombia).

Gran lavoro di Maas sfruttato da Williams. Davanti è Rubio che accelera
Il quartetto, finalmente, collabora mentre dietro è il neerlandese Jan Maas (SEG Racing Academy) a fare l’andatura di un gruppo composto da oltre venti elementi. Il già citato Covili e il pordenonese Alberto Giuriato (Cycling Team Friuli) mettono la testa fuori dal plotoncino, ma Maas li riassorbe meno di 1 km più tardi, continuando con la sua azione regolare ma che tiene i quattro battistrada nell’ordine dei 30/40″.

Agli ultimi 1940 metri viene presa la svolta che porta al traguardo: pendenza media del 9.6% che subito invoglia Stephen Williams a concretizzare il lavoro del compagno di squadra Maas. Il gallese parte subito e fa il vuoto, lanciandosi in caccia dei quattro battistrada. Davanti è Natarov che forza l’andatura: Muñoz e Cherkasov non reagiscono, Rubio sì e, andando su con il suo passo, lo riprende e lo stacca ai meno 1700 metri, provando a cogliere una super doppietta.

Il colombiano della Vejus resiste e vince, Osorio fatica
Il suo avversario, più che un collega di fuga, è Williams: il britannico raccoglie passo dopo passo Cherkasov, Muñoz e Natarov attorno all’ultimo km, con Rubio che si fa sempre più vicino nel campo visivo. Il ventenne colombiano lo capisce, riaccelera e nella svolta finale ai 300 metri stampa l’azione decisiva che gli permette di andare a cogliere il successo più importante della carriera. Per lui e anche per la sua Vejus, formazione sannita per cui gareggia e che è rimasta fuori dal Giro come prima delle escluse.

Secondo posto a 5″ per un Stephen Williams (SEG Racing Academy) che dimostra di essere a suo agio sulle pendenze più arcigne. Yuriy Natarov riesce a difendere il terzo posto a 10″ mentre, come ieri, Cristián Muñoz è quarto a 21″, con la soddisfazione di indossare da domani la maglia verde dei gpm. Buon quinto posto per il portoghese João Almeida (Hagens Berman Axeon), giunto a 26″ assieme a Cherkasov e al di lui connazionale Aleksander Vlasov. Ritardo di 30″ invece per l’australiano Robert Stannard (Mitchelton-BikeExchange), per il kazako Vadim Pronskiy (Astana City) e per il colombiano Alejandro Osorio: la maglia rosa non è affatto apparso pimpante come ieri.

Williams in maglia rosa, gli azzurri non brillano. Domani volata a Pergine Valsugana
Non buone notizie per i colori italiani: il migliore è solamente sedicesimo, ossia Aldo Caiati, giunto a 54″. Segue a 1’04” la coppia Luca Covili e Alessandro Covi, giunti assieme all’austriaco Markus Wildauer (Tirol Cycling Team). Escono invece di classifica Alessandro Monaco, che lascia sul piatto ben 4’21”, e Mattia Bais che perde oltre 10′.

L’eccellente prova di Williams e la contemporanea giornata non esaltante di Osorio comportano un passaggio della maglia rosa, che ora viene indossata dal britannico. Il suo vantaggio su Osorio è ora di 13″ mentre Natarov è a 23″, Vlasov a 25″, Cristián Muñoz a 27″, Rubio a 36″, Almeida a 38″, Barta a 54″, Michel Ries (Polartec-Kometa) e Donovan a 56″. Il migliore degli italiani è Covi, tredicesimo a 1’08”.

Domani una frazione che non dovrebbe provocare differenze in classifica (ma tra i giovani meglio non azzardare pronostici definitivi): nella tappa tutta trentina da Dimaro Folgarida a Pergine Valsugana gli strappetti di Mordano e Alberè di Tenna non dovrebbero impedire la disputa della terza volata, al termine dei 120.7 km previsti.

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