Alessandro Fedeli gioisce per il successo al Giro della Valle d'Aosta © Giro della Valle d'Aosta
Alessandro Fedeli gioisce per il successo al Giro della Valle d'Aosta © Giro della Valle d'Aosta

Fedeli keeps the faith

Intervista al veronese, prossimo al passaggio tra i professionisti con la Delko Marseille Provence

Alessandro Fedeli, veronese classe 1996, non ha i capelli di Richie Sambora, ma ha la sua stessa grinta e determinazione: l’assolo di Keep the faith dei Bon Jovi può accompagnare l’immagine dei suoi continui attacchi nella terza tappa del Giro della Valle d’Aosta dove, dopo aver fatto parte della fuga di giornata, ha lasciato sul posto i compagni d’avventura conquistando un bellissimo successo in solitaria. Alessandro è stato fedele al suo sogno: il prossimo anno passerà professionista dopo aver firmato un biennale con i francesi della Delko Provence Marseille.

Dopo tanto duro lavoro arriva il passaggio tra i professionisti. Tu sei reduce da esperienze Under 23 e Continental: come ti definiresti in quella categoria, professionista o dilettante?
«No, sicuramente più un dilettante. Fai qualche corsa con i professionisti, ma sono per lo più corse di basso livello, corse italiane o all’estero dove partecipa qualche Professional e al massimo un paio di World Tour; per lo più ho sempre corso gare Under 23 contro altre Continental, quindi le considero dilettanti. Certo, ci sono alcune squadre che fanno gare solamente dilettantische e ce ne sono altre che fanno gare esclusivamente professionistiche. Mancano comunque però quelle coperture fiscali e alcune regole che ti tutelano quando sei professionista»

Come ti senti nell’essere riuscito a realizzare il sogno di diventare professionista?
«Sono super contento, passare professionista è il sogno di tutti quanti, altrimenti è inutile correre. Sono inoltre molto felice di poter correre per una squadra straniera, e questo è una grande soddisfazione perché essere un italiano e farsi notare da una formazione estera è difficile. Passare ed esordire al primo anno in una squadra Professional non è una cosa così comune negli ultimi anni. Un grande risultato per me che evidenzia il lavoro del team manager Frédéric Rostaing, sempre molto aggiornato su tutti i risultati a livello mondiale»

Come è nato il tuo avvicinamento alla formazione francese?
«Già l’anno scorso c’era stato un contatto con Fred ma era stata una trattativa molto breve e non siamo riusciti a concludere niente. Quest’anno invece sono aumentati i risultati ed è stato decisivo il supporto di Mauro Finetto, che ringrazierò sempre per aver spinto e sostenuto la mia candidatura. È così arrivata prima la possibilità di fare un periodo da stagista, del quale la dirigenza si è dimostrata soddisfatta, che mi ha portato fino all’offerta di contratto»

Mi ha colpito molto la rabbia con cui hai vinto la tappa del Giro Valle d’Aosta. È diventato veramente così difficile e impegnativo fare il passaggio da dilettante a professionista?
«Parlando con atleti che sono passati professionisti dieci anni fa o comunque non nell’ultimo periodo, ho sentito che ormai è diventato esasperante il passaggio al professionismo. A volte, alcuni passaggi non sembrano proprio meritati, quindi quando ottieni questa promozione solo per meriti tuoi è una grande soddisfazione»

Gp Liberazione, Trofeo Edil C e il successo di Champoluc al Valle d’Aosta: quale è stato il più bello?
«La vittoria più sofferta e più difficile è stata sicuramente la tappa del Giro della Valle d’Aosta, che presentava veramente un percorso molto duro. Quella che mi ha dato più soddisfazione però è stato il Liberazione»

Già molti italiani stanno riscoprendo l’estero come occasione per continuare la loro carriera. Secondo te come mai c’è questa tendenza?
«Per le World Tour ormai è un obbligo non essendoci più formazioni di licenza italiana. Rispetto alle Professional italiane, all’estero ci sono progetti più solidi, con un calendario più prestigioso e un maggiore budget, a cominciare dalla Cofidis e dalla Wanty. Queste sono squadre che possono affrontare un calendario da World Tour con un budget quasi da World Tour, quello che purtroppo le formazioni nostrane non possono fare»

La Delko Provence Marseille con molti corridori di formazione italiana, fra cui l’altro volto nuovo Grosu: questo è stato un vantaggio nell’ambientarti meglio?
«Grosu ancora lo devo incontrare, intanto però ci sono Filosi che conosco bene e Finetto che come detto prima è un ottimo amico. La Delko è la formazione francese più internazionale dato che ci sono spagnoli, polacchi, australiani e tanti altri. Mi trovo bene: una squadra super attrezzata, giovane con ampi margini di crescita»

Quali gare sogni di correre?
«Mi piacerebbe molto partecipare alla Paris Roubaix e le possibilità che la squadra vi prenda parte sono molto alte: il fascino della corsa è enorme e vorrei testarmi sul pavé, pur non essendo il mio terreno. Tra le altre corse mi vedrei bene alla Paris Nice e ancor più alla Flèche Wallonne e alla Liège Bastogne Liège, corse che sono molto adatte alle mie caratteristiche».

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