Da sinistra a destra: Cassani, Bettiol. Trentin, Viviani e Colbrelli © Archivio UCI
Da sinistra a destra: Cassani, Bettiol. Trentin, Viviani e Colbrelli © Archivio UCI

Gli azzurri in ricognizione sul percorso del Mondiale. Coro unanime: «La gara sarà molto dura»

Nella mattinata odierna una delegazione composta dal commissario tecnico Davide Cassani e da Alberto Bettiol, Sonny Colbrelli, Matteo Trentin ed Elia Viviani ha effettuato la ricognizione sul percorso che a fine settembre ospiterà il Campionato del Mondo su strada.

Queste le parole del selezionatore in merito al tracciato dello Yorkshire: «Abbiamo realizzato una ricognizione in particolare sulla parte finale del percorso ed in onestà pensavo fosse più tenero. Il circuito presenta due strappi di cui uno abbastanza impegnativo ed un arrivo leggermente in salita. Non è per velocisti puri ma per uomini che sanno anche recuperare».

Sonny Colbrelli si è invece espresso in questi termini: «Circuito tosto: non è per velocisti puri ma per passisti. Prima di entrare nel circuito ci sono tre salite a cui segue una fase centrale dove si può respirare un poco. Pensare ad un ipotetico arrivo? Potrebbe esserci un arrivo di 10/15 corridori. Vista la presenza di molti punti chiave, sarà proprio il percorso a fare selezione».

Dal canto suo Matteo Trentin sottolinea: «È un circuito veramente duro perché nervoso con saliscendi continui. C’è una salita decisiva che può fare la differenza. È un percorso da classiche del Nord con molte variabili: la prima parte con strade ampie poi diventa nervoso ed è necessario saper recuperare bene. Mi piace. Molto. Sia nel chilometraggio sia nella morfologia. Sarà un mondiale molto interessante».

Alberto Bettiol evidenzia: «Quando entri nel circuito mancano ancora 98 km all’arrivo ed hai già nelle gambe le tre salite e la strada percorsa con l’asfalto ruvido tenendo in considerazione l’incognita del meteo. Poi ci si immette nel circuito che è impegnativo. Sì, è un mondiale duro. Un percorso che richiama le classiche del Nord dove è necessario saper dosare le energie, essere sempre concentrati, tentare il più possibile di stare davanti per non fare fatica nei ranghi inferiori. Duro anche per il chilometraggio: occorre fondo. Più duro di quello di Bergen 2017. Il percorso mondiale 2019 è davvero esigente».

Tira le somme Elia Viviani: «Il circuito è nervoso. Strappi. saliscendi, non un attimo di respiro. E a 7 km dal traguardo c’è l’ultima salita. Se si sommano i chilometri realizzati per immettersi nel circuito e quelli del circuito, sì, certo è un mondiale che nel complesso è duro e nervoso. Dopo la Milano-Sanremo è la corsa più lunga. C’è da considerare anche questo: il chilometraggio ed in più l’incognita del tempo. Richiama molto le classiche».

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