Anna van der Breggen vince la Freccia Vallone in maglia iridata © Boels-Dolmans
Anna van der Breggen vince la Freccia Vallone in maglia iridata © Boels-Dolmans

Anna scocca la quinta Freccia

Con la prima vittoria in maglia iridata, salgono a cinque i successi consecutivi di Van der Breggen sul Muro di Huy. Van Vleteun e Langvad a podio

Uno dei temi generali emersi delle prime dell’anno del ciclismo femminile era il rendimento della Boels-Dolmans, sempre squadra di riferimento del plotone ma apparsa molto meno corazzata imbattibile rispetto a come eravamo abituati a conoscerli: nei primi mesi del 2019 “solo” due vittorie all’Omloop het Nieuwsblad ed al Le Samyn des Dames mentre nelle varie prove dell’UCI Women’s World Tour gli unici podi erano stati i secondi posti di Annika Langvad alla Strade Bianche e Chantal Blaak alla Ronde van Drenthe. Per una formazione che mieteva successi a ripetizione con momenti di dominio incontrastato, qualche campanello d’allarme deve essere suonato, anche se di ragioni per spiegare queste piccole difficoltà ce n’erano diversi: In squadra c’è infatti chi ha reso un poco al di sotto delle aspettative, chi ha dovuto fare i conti con gli impegnati internazioni su pista che hanno sicuramento condizionato l’avvio di stagione su strada e chi invece è stata rallentata dagli infortuni.

E poi invece c’è Anna van der Breggen che per un po’ di tempo ha scelto di privilegiare gli allenamenti in MTB e nel mese di marzo ha partecipato alla gara a tappe Cape Epic in Sudafrica, ovviamente vincendo assieme alla compagna di squadra Annika Langvad. La campionessa del mondo in carica ha un palmarès sconfinato ed ha raggiunto un livello tale da potersi permettere di scegliere i propri obiettivi con una notevole libertà, ma tutti erano ansiosi di scoprire dove avrebbe conquistato la sua prima vittoria in maglia iridata: all’Amstel Gold Race non era ancora brillante, ma oggi Anna van der Breggen si è ritrovata e si è confermata ancora l’autentica regina del Muro di Huy andando a vincere per la quinta volta consecutiva la Freccia Vallone, pareggiando il numero di successi di Marianne Vos che però li ha spalmati su sette anni.

Cinque atlete in fuga, sfortuna per Erica Magnaldi
Alla parte le atlete hanno trovato una giornata soleggiata e anche abbastanza calda, ma con un po’ di vento a rendere ancora più complicata una corsa già di suo molto impegnativa tra le salite di Côte d’Ereffe, Côte de Cherave e Muro di Huy da ripetere tutte per due volte. Fin dai primi chilometri ci sono stati numerosi tentativi di fuga che però hanno avuto vita molto breve: il più significativo è stato quello di Roxane Knetemann, rimasta in testa dal chilometro 18 al chilometro 28. Appena ripresa la neerlandese della Parkhotel, è uscito dal plotone un drappello di sei atlete e questa è stata finalmente la vera fuga di giornata: Malgorzata Jasinska (Movistar), Diana Peñuela (Alé Cipollini), Marie-Soleil Blais (Astana), Lauren Stephens (TIBCO), Tetyana Riabchenko (Doltcini) e Loes Adegeest (Parkhotel) erano le protagoniste di questa azione.

La prima a cedere dopo pochi chilometri in avanscoperta è stata Adegeest, mentre le altre cinque hanno continuato a guadagnare fino ad avere anche due minuti e mezzo di vantaggio. Con l’ingresso nell’impegnativo circuito finale, il gruppo ha notevolmente aumentato l’andatura iniziando anche a perdere qualche elemento nelle retrovie: al primo passaggio sulla Côte d’Ereffe l’ucraina Riabchenko ha staccato le compagne di fuga scollinando per prima – come già aveva fatto sulla precedente Côte de Warre – ma subito dopo a 42 chilometri dalla conclusione il gruppo principale è tornato compatto. In questa fase molte atlete si sono staccate, compresa anche Chantal Blaak, e va segnalata la sfortuna di Erica Magnaldi che dopo un problema meccanico ha dovuto prendere una bici prima dal servizio di assistenza neutro, poi dalla compagna di squadra Laura Asencio: l’ammiraglia della WNT era stata infatti messa fuori corsa assieme a Kathrin Hammes per un’irregolarità, mentre Erica finirà solo 27esima.

Tanti attacchi ma nessuna fa la differenza
Sulla prima ascesa della Côte de Cherave s’è vista abbastanza attiva la britannica Elizabeth Deignan che è già a livelli più che accettabili dopo la lunga pausa per maternità, ma anche sul Muro di Huy non si sono stati grandi attacchi bensì solamente tanta selezione da dietro. Terminato il primo giro di salite, in gruppo di testa era ristretto ad una trentina di atlete al massimo, ma nessuna formazione voleva prendere l’iniziativa anche a causa che vento: il rallentamento ha permesso a molte atlete di rifarsi sotto ed ai meno 23 chilometri è partito un contropiede con Elisa Balsamo (Valcar Cylance), Jeanne Korevaar (CCC), Ruth Winder (Trek-Segafredo) e Olga Shekel (Astana) che ha preso anche 40″ di vantaggio prima che il plotone riuscisse a riorganizzarsi.

Il quartetto di attaccanti è passato in testa sulla Côte d’Ereffe ma poco dopo, sulla spinta della Mitchelton-Scott, il gruppo è tornato un’altra volta compatto. A quel punto restavano appena 10 chilometri e la Côte de Cherave era l’unica salita rimasta per chi voleva provare ad evitare lo scontro diretto sulle pendenze del Muro di Huy, e infatti, dopo un allungo di Alison Jackson, sia Katarzyna Niewiadoma che Amanda Spratt ci hanno provato con convinzione: nessuna atleta è riuscita però a fare la differenza, una dozzina di ciclista tra cui tutte le principali favorite si sono ritrovate tutte assieme lì in cima, nessuna ha scelto di forzare ancora e così tutto è stato rimandato alla mitica ascesa finale con il primo gruppo ancora abbastanza numeroso.

Van der Breggen non sbaglia i tempi
La Sunweb, priva di atlete in grado di giocarsela su questo tipo di percorsi, ha provato a lanciare all’attacco Floortje Mackaij che però aveva troppo poco spazio per mettere assieme un vantaggio tale da potersi difendere sul Muro di Huy ed infatti è stata anche lei risucchiata all’ultimo chilometri. Tra le favorite a fare la prima mossa è stata Katarzyna Niewiadoma, lanciatissima dopo la vittoria di domenica scorsa all’Amstel Gold Race e forse anche troppo: la polacca della Canyon-SRAM ha anticipato troppo i tempi e nulla ha potuto quando sono state le altre a muoversi. Perfetta nei tempi è stata invece Anna van der Breggen che ormai il Muro di Huy lo conosce meglio delle proprie tasche: la stella della Boels-Dolmans sa dove e come attaccare, ha dimostrato di saper vincere anche in modi diversi e oggi è anche riuscita a difendersi nel finale dal tentativo di rimonta di Annemiek van Vleuten a cui non è riuscita la beffa come alla scorsa La Course by Le Tour.

Per la quinta volta di fila è stata quinti Anna van der Breggen a tagliare per prima il traguardo e lo ha fatto con appena 1″ di vantaggio su Annemiek van Vleuten mentre la Boels-Dolmans ha piazzato anche la danese Annika Langvad in terza a posizione 4″: e senza un problema meccanico all’ultimo chilometro, forse ci sarebbe stata anche Katie Hall a lottare lì con loro. In quarta posizione si è piazzata Marianne Vos, l’altra cinque volte vincitrice della Freccia Vallone, che ha perso 14″ e che ha preceduto la rivelazione di queste classiche Démi Vollering, quinta a 16″; sfilacciate dal sesto al decimo posto si sono piazzate Katarzyna Niewiadoma, Ashleigh Moolman, Cecilie Uttrup Ludwig, Brodie Chapman e Mavi García, notevole il dodicesimo posto della cubana Arlenis Sierra dopo quattro stop tra forature e cambi di bici, mentre la migliore delle italiane è stata Soraya Paladin, sedicesima a 45″ dalla vincitrice.

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