Vittoria per Jonas Vingegaard © ATCommunication/TDP
Vittoria per Jonas Vingegaard © ATCommunication/TDP

E allora chiamiamolo Vincegaard

Tour de Pologne, il neopro’ danese della Jumbo vince a sorpresa a Zakopane e diventa leader, nei 10 Formolo e Ulissi, Domani la chiusura a Bukowina Tatrzanska

I Monti Tatra regalano una grande sorpresa in questa edizione del Tour de Pologne: a vincere la sesta tappa sul traguardo di Koscielisko è stato infatti il 22enne danese Jonas Vingegaard, neoprofessionista del Team Jumbo-Visma che al termine di una prova incredibilmente generosa ha centrato il primo successo in carriera tra i grandi e si è preso anche la maglia di leader. Come tanti suoi connazionali, Vingegaard vanta buoni trascorsi nelle categorie giovani, anche se non è certo stato uno dei più appariscenti: nel 2016 prima di compiere 20 anni finì secondo al Tour of China I, l’anno scorso invece era stato quinto alla Corsa della Pace e aveva messo nel mirino il Giro della Valle d’Aosta dove aveva vinto la cronoscalata iniziale, salvo poi doversi ritirare il giorno successivo dopo appena 10 chilometri per colpa di una caduta in discesa.

Se la Danimarca è famosa per le tante medaglie conquistate tra Juniores e Under23, soprattutto a cronometro, ecco che Jonas Vingegaard poteva meno credito rispetto ad altri suoi connazionali, ma il Team Jumbo-Visma ha saputo puntare e credere su questo ragazzo che compirà 23 anni il prossimo 10 dicembre: la risposta è stata la bella vittoria di oggi, ottenuta non con una fuga da lontano sottovalutata dal plotone, ma lottando fianco e fianco con i migliori, spendendo energie per inseguire e attaccare e poi trovando anche la forza per un bello sprint.

Tappa dura, partenza veloce
La due giorni decisiva del Tour de Pologne 2019 si è aperta oggi con una tappa di 160 chilometri nei dintorni di Zakopane, senza dubbio il centro più importante del paese per quanto riguarda lo sci ed i vari sport invernali. Il percorso consisteva in cinque giorni di un circuito caratterizzata dalla salita di Pitoniówka, poco meno di 3 chilometri con una pendenza media che sfiorava il 9%, in più all’inizio e alla fine della tappa era previsto un passaggio sull’ascesa di Gubalówka con l’ultimo gran premio della montagna posto a soli 3 chilometri dalla conclusione. Si poteva parlare quindi di un tracciato adatto a corridori esplosivi, in grado di scattare e cambiare ritmo sugli strappi brevi ma impegnativi.

Ma esplosivo è stato anche l’avvio di tappa con il gruppo che ha percorso praticamente in apnea i primi 55 chilometri di giornata. Complice la partenza in salita, gli scatti sono iniziati praticamente subito e addirittura dopo pochi chilometri il gruppo si è frazionato: capito l’andazzo, e dovendosi anche preparare per il Campionato Europeo dove sarà uno dei favoriti, il leader della classifica generale Pascal Ackermann ha preferito ritirarsi subito per dirigersi il prima possibile verso Alkmaar nei Paesi Bassi. Gli scatti in testa al plotone sono stati innumerevole in questa fase iniziale, con il francese Geoffrey Bouchard (AG2R) ed il nostro Matteo Fabbro (Katusha) tra i più attivi nel cercare di portare via un gruppetto.

La fuga nasce dopo 55 chilometri
Sebbene Bouchard e Fabbro non rappresentassero delle grosse insidie per il gruppo, da dietro gli scatti sono proseguiti senza soluzione di continuità e dopo il primo passaggio sulla salita di Pitoniówka si è formato davanti un gruppo interessante: inizialmente erano in sei tra cui Diego Ulissi, Matej Mohoric e Petr Vakoc che si sono rispettivamente presi 3″, 2″ e 1″ di abbuono al primo traguardo volante, poi sono rientrati altri corridori importanti come Davide Formolo, Rafael Valls e Tao Geoghegan Hart fino ad avere al comando della tappa un maxi gruppodi ben 25 unità al chilometro 45 di gara. Ad un gruppo così non si poteva lasciare il minimo spazio ed è stata l’Astana, pur avendo Dario Cataldo davanti, che è andata subito a chiudere: e così il plotone s’è spezzato un’altra volta con non più di cinquanta corridori a comporre il drappello di testa.

Eravamo a 110 chilometri dal traguardo ed era impensabile di andare avanti a questo ritmo fino al traguardo. Attorno al chilometro 55 di gara, in vista del secondo passaggio sulla salita di Pitoniówka, ha attaccato il polacco Tomasz Marczynski (Lotto Soudal) che si è portato Geoffrey Bouchard (AG2R), Petr Vakoc (Deceuninck-QuickStep) e Simon Geschke (CCC): stavolta il gruppo non ha reagito, ha lasciato andare gli attaccanti e ha aspettato che dietro rientrassero i corridori che erano rimasti attardati nel caos iniziale. Il quartetto in fuga ha così ringraziato e con una buona collaborazione è arrivato ad un massimo di tre minuti e mezzo di vantaggio: un buon margine, ma non abbastanza per sognare in grande.

Il gruppo esplode di nuovo negli ultimi 50 chilometri
Uscita la fuga di Bouchard, Geschke, Marczynski e Vakoc, in gruppo c’è stato l’unico momento in cui tirare un po’ il fiato, ma non è durato molto perché Team Ineos e Astana sono ben presto andare davanti a tirare per tenere sotto controllo gli attaccanti ed iniziare a recuperare un po’ di terreno. Il margine è comprensibilmente sceso fino a un minuto e mezzo circa, poi a poco meno di 55 chilometri dalla conclusione è arrivata un’accelerazione molto decisa del Team Jumbo-Visma che, evidentemente, già in quel momento aveva dei piani molto precisi per la tappa di oggi: il forcing dei gialloneri ha fatto sì che il plotone principale si spezzasse un’altra volta ad al quarto gran premio della montagna di Pitoniówka, i fuggitivi erano ormai a tiro. Il primo a riportarsi sotto è stato proprio un uomo della Jumbo-Visma, Antwan Tolhoek, poi a 43 chilometri dall’arrivo la fuga è stata definitivamente annullata.

A questo punto in testa alla corsa c’è stato solo un attimo per guardarsi attorno e ci si è resi conto che il plotoncino di testa era composto da appena 13 unità, compresi alcuni surstiti della fuga iniziale: con Bouchard, Geschke, Vakoc e Tolhoek, c’erano Formolo, Latour, Kudus, López, Ulissi, Sivakov, Hindley, Edet e Grmay, poi qualche chilometro dopo sono rientrati anche Majka, Geoghegan Hart, Ion Izagirre e Pozzovivo. Tutti i principali favoriti della vigilia erano in questo drappello e forse è stato proprio per questo motivo che è venuto meno l’interesse a tenere alta l’andatura per non far rientrare un gruppo di un’altra quindicina di uomini distante una quindicina di seconda: davanti non hanno spinto a fondo come invece ha fatto dietro la EF Education First per il colombiano Sergio Higuita ed a 27 chilometri il due gruppetti si sono ricompattati. Tutto da rifare, anche se ormai il primo gruppo contava meno di quaranta corridori.

Ben Swift si fa vedere all’attacco
A questo punto dopo 130 e più chilometri percorsi a ritmo molto elevato, di forze per tenere chiusa la corsa non ce n’erano più tante e sono ripartiti gli scatti. Il primo a muoversi è stato l’etiope Tsgabu Grmay (Mitchelton-Scott) che era presente anche nel tentativo di fuga dei 25 nella prima parte di tappa, poi a lui si è unito il campione britannico Ben Swift, i cui netti miglioramenti in salita di erano già visti negli ultimi due mesi. Questa strana coppia ha preso fino a 45″ di vantaggio sugli inseguitori, ma restavano ancora due salite da affrontare. All’ultimo passaggio su Pitoniówka è rimasto solo al comando Swift che si è letteramente tolto di ruota Grmay quando mancavano 16.6 chilometri all’arrivo: il britannico del Team Ineos ha dato un’occhiata indietro per vedere se poteva valere la pena aspettare l’africano della Mitchelton-Scott, poi ha tirato dritto e scelto di fare tutto da solo.

Questo gran premio della montagna non era immediatamente seguito da una discesa e proprio quel falsopiano si è poi rivelato decisivo: nel primo il primo a passare è stato Jonas Vingegaard che poi si è ritrovato ad inseguire assieme a Jai Hindley (Sunweb) e con Pavel Sivakov (Ineos) passivo a ruota avendo davanti Swift. In questa fase gli altri uomini di classifica si sono forsi fatti sorprendere un poco, ma per andare via dopo uno strappo al 9% bisogna avere le gambe, e Hindley e Vingegaard hanno dimostrato di essere in un’ottima condizione fisica. Questo giovanissimo terzetto di inseguitori, 67 anni in tre, ha imboccato la salita finale di Gubalówka a poca distanza da Swift e poi è andato a riprenderlo quando mancavano 6.6 chilometri all’arrivo.

Se ne vanno in tre: la volata a Vingegaard
Quest’ultima salita di giornata era più lunga e meno ripida delle precedente, ma nessuno ha avuto le gambe per fare la differenza: Hindley, Sivakov e Vingegaard sono sempre rimasti uniti mentre Swift è stato costretto ad alzare bandiera bianca, ad un certo punto era riuscito a rientrare su di loro il britannico James Knox che però ha pagato carissimo lo sforzo rimbalzando all’indietro dopo pochissime centinaia di metri, mentre ciò che restava del gruppo si è affidato ai tentativi di Ion Izagirre e soprattutto al generoso lavoro del campione italiano Davide Formolo, che però non sono riusciti a chiudere il gap di pochi secondi che li separava dal terzetto di testa. Al gran premio della montagna il gap era nell’ordine dei dieci secondi che equivaleva praticamente ad un game over, visto che restavano meno di tre chilometri con la discesa che terminava a 700 metri dalla conclusione.

La lotta per la vittoria di tappa era quindi tutta davanti e chiunque fosse riuscito ad avere la meglio si sarebbe impadronito automaticamente anche della maglia di leader in classifica generale. In discesa è stato l’australiano Jai Hindley a prendere qualche metro di vantaggio e poi il corridore della Sunweb ha provato a rilanciare non appena la strada è tornata in leggerissima salita: Pavel Sivakov e Jonas Vingegaard non si sono fatti sorprendere e hanno quindi potuto beneficiare di un ottimo pesce pilota in vista dello sprint. È stata una volata senza riferimenti anche perché nessuno aveva la certezza di essere più veloce dell’altro, ma da ora in poi sapremo che Vingegaard non andrà sottovalutato in queste situazione: giovane danese ha preso subito margine con lo scatto iniziale e non ha lasciato scampo a Pavel Sivakov, con Jai Hindley in terza posizione.

Il ritardo degli inseguitori è stato di pochissimi secondi con Sergio Higuita capace addirittura di chiudere quarto a 8″, davanti a tutti gli altri che sono stati classificati con un gap di 10″: dal quinto all’undicesimo posto si sono piazzati nell’ordine Rafal Majka, Pierre Latour, Davide Formolo, Tao Geoghegan Hart, Chris Hamilton, Diego Ulissi e James Knox. Ion Izagirre ha chiuso a 13″, Domenico Pozzivivo si è staccato proprio in vista dell’ultimo gpm e ha perso 25″, benino i giovani Matteo Fabbro a 49″ e Nicola Conci a 1’15”, mentre il colombiano Miguel Ángel López si è fatto sfilare a 16 chilometri dall’arrivo sulla penultima salita.

Domani ancora salite per il gran finale
Ad una sola tappa dal termine di questo Tour de Pologne la classifica generale è ancora apertissima e abbiamo una dozzina di corridori ancora in gioco per la vittoria finale: davanti a tutti ci sono i tre protagonisti dell’attacco di oggi con Jonas Vingegaard in maglia gialla seguito da Pavel Sivakov a 4″ e da Jai Hindley a 6″, ossia il gap creato dagli abbuoni al traguardo. Tra gli altri ringrazia gli abbuoni anche Diego Ulissi che è quarto a 17″, mentre in scia troviamo Sergio Higuita a 18″, Pierre Latour a 19″, Davide Formolo, Chris Hamilton, Rafal Majka, James Knox e Tao Geoghegan Hart a 20″, infine Ion Izagirre a 23″.

Domani la settima ed ultima tappa è quella che potremmo definire classica sulle salite di Bukowina Tatrzanska: sono 153.3 chilometri con cinque gran premi della montagna di prima categoria (salite brevi ma ripide), più altri strappi e gli ultimi tre chilometri e mezzo tutti all’insù in cui può succedere davvero di tutto.

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